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Conversazione via @Grindrina.
Identità

Quattro persone queer raccontano l'omofobia e il razzismo dentro Grindr

Troppo femminile, nero, passivo: le discriminazioni all'interno della comunità LGBTQ+ esistono, e le app di incontri lo dimostrano.
16.11.20

"Se soltanto la smettessimo di odiarci in questo modo… è tutto lì, sai? Se riuscissimo a imparare a non odiare noi stessi in modo così implacabile." Questa battuta viene pronunciata da Michael (Jim Parsons) in The Boys in the Band, film Netflix prodotto da Ryan Murphy e tratto dalla pièce teatrale di Mart Crowley che racconta uno spaccato dalla realtà omosessuale degli anni Sessanta a Manhattan.

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È un riferimento all’omofobia interiorizzata, che porta le persone omosessuali ad assimilare l’idea che l’eterosessualità equivalga alla norma, a percepire il resto degli orientamenti “sbagliati” e a provare sentimenti negativi verso di sé—con implicazioni psicologiche e difficoltà nel fare coming out.

Catalizzata verso l’esterno, questa stessa omofobia interiorizzata contribuisce in parte alle discriminazioni interne alla comunità queer. Basta prendere ad esempio le app di incontri: in un sondaggio condotto nell'estate 2020 dalla community italiana Neg.zone, l'82 percento dei loro utenti ha dichiarato di aver subito un qualche tipo di discriminazioni sull’app di dating per persone gay, bi, trans e queer Grindr.

"Un ragazzo una volta mi disse che ero ‘troppo femminile’ per iscrivermi su una dating app. Come se ci fosse un limite di femminilità da non superare per poter risultare interessante per qualcuno," mi racconta Vincenzo D'Ambrosio, creatore del profilo Instagram @Grindrina, in cui pubblica screenshot di conversazioni discriminatorie su Grindr. “Molte di queste nascono come insulti gratuiti: trovi il gay effeminato che deride quello riservato, e viceversa, chi insulta chi lotta per i diritti delle unioni civili e chi supporta i salviniani, chi ancora fa fatica a capire cosa sia la fluidità e a rispettarla. Tra le conversazioni più raccapriccianti ci sono soggetti che si identificano come difensori dell’ideologia fascista e chi insulta gravemente per il diverso colore della pelle, a volte anche arrivando a minacce.”

FEMMEPHOBIA E BOTTOM SHAMING: COSA SONO

La "femmephobia" riguarda l'odio per le persone la cui espressione di genere non rispecchia gli standard di mascolinità socialmente accettati, anche all'interno della comunità gay. Grindr stessa ha provato a sensibilizzare su questi temi col suo progetto "Kindr Grindr", una webserie il cui episodio cinque è dedicato proprio al "femme-shaming".

"Solo maschili, no effeminati, no queen, no principesse sono solo degli esempi di frasi che si possono trovare nelle bio di alcune dating app gay," elenca l'attivista queer La Gacta. "Altri di solito esordiscono con ‘sei carino ma,’ seguito da ‘sei troppo gay, troppo appariscente, quegli orecchini non sono da ragazzo, ti metti lo smalto.’ Quello che vorrei cercare di far capire," prosegue, "è che non è un problema l'essere attratt* da ‘uomini maschili’, il vero problema è che spesso queste frasi non esprimono soltanto una preferenza in merito agli appuntamenti, ma nascondono un'ideologia predominante e sessista, che si tende poi a giustificare con ‘è solo una preferenza’ oppure ‘chiunque ha dei gusti’.”

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Nello stesso ambito di odio verso tutto ciò che è identificato come "femminile" affonda le radici anche un'altra forma di discriminazione diffusa sulle dating app come Grindr: il "bottom-shaming", ovvero l'odio verso le persone che assumono un ruolo sessualmente passivo.

Ho avuto modo di affrontare proprio questo argomento in una live Instagram con La Gacta: "Si è abituati a pensare che le persone che svolgono ruolo insertivo, attivo/top, cioè che effettuano la penetrazione, siano maschi virili e dominanti," spiega l'attivista. "Di conseguenza chi svolge il ruolo ricettivo viene considerato spesso un individuo femminile e/o sottomesso, e vulnerabilità e sottomissione sono quelle caratteristiche che la mascolinità tossica associa alle donne. Non vi è mai capitato di sentire o peggio fare la domanda ‘quindi tra i due chi fa la donna?’ Ecco perché non fa ridere, ricalca l'eteronormatività per cui una persona che svolge ruolo penetrativo viene considerata virile e dominante ed ha il potere, mentre chi riceve è la parte debole e vulnerabile. Insomma, da quando prenderlo nel didietro è considerato un segno di debolezza?"

IL CONFINE TRA GUSTO PERSONALE E DISCRIMINAZIONE

E se una frase discriminatoria spesso viene difesa come una innocente espressione di preferenza, è bene sottolineare che il confine tra gusto personale e discriminazione è molto sottile, come ricorda La Gacta: "Penso che queste frasi diventino discriminatorie in una app di incontri per persone omosessuali in quanto escludono automaticamente individui queer, androgini e/o persone non binarie, escludendo identità e minoranze che fanno parte della comunità LGBTQ+. Mi rendo conto sia difficile riuscire a vedere la linea che separa una semplice preferenza da una discriminazione, ma questo non può e non deve trasformarsi in razzismo, misoginia o omofobia interiorizzata."

Anche Protopapa, DJ, mi racconta di aver subito discriminazioni sulle dating app gay: "Purtroppo è successo numerose volte e per diversi motivi: ‘sei troppo grasso’ o ‘vai in palestra e poi vediamo…’ ma anche ‘hai i capelli rosa ora? Allora scrivimi quando li tagli’ o anche ‘ah sei in PrEP, allora sei una troa’. Perché ‘ci’ viene insegnato che macho è giusto, che femminuccia è debole e che passivo è zoccla."

Protopapa è anche Creative Director di FLUIDOSTUDIO, che ha curato il video dell'ultimo singolo di David Blank e PNKSAND. Il singolo, dal titolo "Foreplay", parla proprio di online dating e il video è un manifesto che ha lo scopo di "celebrare delle facce che non vengono prese in considerazione nei media,” in questo caso quelle della comunità black italiana.

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Anche Blank, artista queer e nero, mi racconta di aver subito discriminazioni sulle app di dating: "sono così all’ordine del giorno che ho addirittura deciso di prendere una pausa, perché non ne potevo più. L’ultima che mi è successa è stata con un ragazzo che dovevo incontrare per un drink: ha visto delle foto di me con lo smalto, mentre a lui ‘piacciono i maschi’. Tristissimo, neanche ho continuato la conversazione."

Fino a non molto tempo fa su Grindr erano disponibili filtri per etnia, ma l’app ha deciso di eliminarli per supportare Black Lives Matter.

Togliere i filtri etnici però non significa eliminare il razzismo dalle dating app: "Mi è capitato fin troppe volte di essere stato offeso in relazione al fatto che fossi nero—da ne*o di mera a ‘torna al tuo paese’ in poi,” spiega Blank. “È veramente triste perché uno pensa che tra ‘discriminati’ ci si capisca meglio, invece diventa un gioco di potere: ‘sì, sono gay, ma almeno non sono nero." Così, i livelli di odio si intersecano.

"Nella comunità esiste una parte che sente l’assurda esigenza di voler apparire ‘normale’, nel senso che per molti essere gay è già qualcosa fuori dal comune, ed essere femminili destabilizza quella normalità,” prosegue Blank. "La mascolinità tossica è il fattore dominante, c'è uno status quo che deve essere perseguito. Molti sentono la necessità di dover apparire eccessivamente mascolini.”

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Dello stesso avviso è D'Ambrosio, secondo cui "la nostra è una società ancora corrotta dall'ideologia eteronormativa, secondo cui l'eterosessualità sia l'unica norma, e che le relazioni sessuali e coniugali siano appropriate solo tra persone di sesso opposto." Prosegue: "Credo che la paura di essere discriminati dalla società porti molte persone, soprattutto quelle che vivono all’ombra di un’idea di accettazione sociale, a condannare atteggiamenti troppo ‘in vista’ o ‘stravaganti’,  rischiosi per estensione per la loro reputazione."

INCLUSIVITÀ NELLA COMUNITÀ LGBTQ+

L'inclusività all'interno della comunità LGBTQ+ è un fronte ancora aperto e controverso. "Essere queer non è facile, viviamo in una società che preferisce l'uomo tipicamente maschile e vede la figura femminile particolarmente vulnerabile," spiega La Gacta. "La comunità LGBTQ+ è bella proprio perché diversificata, ma non è ancora totalmente inclusiva—o meglio, si ricorda di esserlo solo a giugno durante il Pride."

D'Ambrosio in proposito usa una metafora interessante: "Mi piace pensare alla comunità LGBTQ+ come a una numerosa classe variopinta composta da tanti studenti diversi: quelli che hanno simili interessi preferiscono condividere la stessa fila o addirittura lo stesso banco, fino a quando non arrivano quei giorni in cui l’insegnante decide di cambiare le assegnazioni dei posti, spesso creando scompiglio e scontri tra alunni. Questo succede perché difficilmente andiamo oltre le nostre certezze, e le novità a volte sembrano spaventarci," dice.

"Il motivo per il quale ho creato il profilo Grindrina è evidenziare questi scontri, analizzarli e commentarli insieme per far capire che, nonostante le incomprensioni che si possono creare tra noi, siamo tutte e tutti parte della stessa classe, della stessa famiglia."

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