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C'era una volta Kreay: che fine ha fatto Kreayshawn?

Mentre Kreayshawn scivolava nel dimenticatoio, Natassia Gail Zolot emergeva con una carriera da designer di gioielli, un figlio e la volontà di decidere del proprio futuro.

di Marianne Eloise
12 ottobre 2016, 11:21am

Sono seduta al tavolo di un caffè a Los Angeles con la rapper di Oakland Kreayshawn—vero nome Natassia Gail Zolot—a bere acqua del rubinetto sperando di evitare di venire notate dai camerieri. È il suo compleanno domani e le mie istruzioni sono molto chiare, a giudicare da questo tweet​: "Ho un'intervista con VICE oggi. Se l'intervistatrice non mi porta un regalo di compleanno me ne vado (so che stai leggendo)". Le porto un palloncino con scritto "principessa" e un pupazzetto con la testa mobile per il cruscotto dell'auto, sembra molto felice. 

Chiunque si sia interessato anche un minimo ai trend rap di inizio anni Dieci si ricorderà di Kreayshawn. La minuta rapper della Baia si abbatté sulla scena come un meteorite coperto di gioielli e eyeliner con il video del suo primo singolo "Gucci Gucci" nel 2011. Era una hit orecchiabile e multicolore che sprizzava girl power anni Novanta da ogni poro, mischiandola con l'energia adolescenziale che gli Odd Future avevano reinserito nel genere solo pochi mesi prima, e creò più divisioni tra il pubblico di Barb in ​Stranger Things​. ​Il pezzo trasformò Kreayshawn in una star dalla sera alla mattina, raccogliendo tre milioni di visualizzazioni in sole due settimane. Pochi mesi dopo arrivò il disco d'oro, poi fu remixata da Lil Wayne in Sorry 4 The Wait e, prima che potesse capire che cosa stava succedendo, Kreayshawn aveva un contratto milionario con Columbia Records.

"Gucci Gucci", come tante hit virali, fu un successo clamoroso. Ma il pubblico faticava a "capirla". Si diffusero varie teorie del complotto, tra cui una che ipotizzava che Zolot fosse una studentessa di arti performative che aveva creato Kreayshawn come progetto artistico sui temi del blog-rap e dell'autenticità nel mondo hip-hop. 

Quando uscì il suo primo album Somethin' Bout Kreay, l'hype era ormai spento come un piccolo falò sotto una tempesta di neve. "Gucci Gucci" divenne rapidamente l'esempio perfetto della effimerità delle hit virali, e l'album stabilì il record negativo di vendite nella prima settimana per un'artista su major: soltanto 3.900 copie vendute. Non aiutava il fatto che i dischi si trovassero esclusivamente da Hot Topic, e nemmeno le severe critiche che i giornalisti rivolsero a un album che non era senza dubbio stato concepito per loro. 

"Fare musica per i tuoi fan in un contesto di nicchia è una figata", mi dice, "ma quando le cose sfuggono al tuo controllo e la tua musica finisce nelle orecchie di gente che normalmente non l'ascolterebbe, non è una bella cosa. Capisci? Tutto era partito da un gruppo di amiche che cercavano di divertirsi a Oakland, ma quando raggiunse una scala globale cambiò tutto. Il significato del progetto cambiò completamente. Molte persone si fecero l'idea sbagliata. Anche se ho una personalità forte e sono molto loquace, non amo molto stare sotto i riflettori".

Dopo il flop del suo album e del tour che lo seguì, con il conseguente scioglimento della sua crew (deliberatamente chiamata "White Girl Mob"), Kreayshawn ha tirato il freno. Rimasta incinta all'età di 23 anni, ha colto l'occasione per ritirarsi dall'industria musicale. "Ci siamo divertite a registrare l'album, ma poi è venuto un periodo davvero difficile, in cui volevo farla finita con quella roba", racconta, esasperata. "Poi, nemmeno troppo tempo dopo l'album, sono rimasta incinta e ho pensato: 'Cazzo, è il modo perfetto per tirarmi fuori da tutta questa tragedia e concentrarmi su me stessa'. Non ero mai rimasta incinta prima di allora, quindi mi sono detta: 'Fanculo, avrò un bambino! Sembra facile!'"


Nei quattro anni dall'uscita del suo primo album, non ha mai smesso di lavorare. Qualche mese fa ha collaborato con il duo elettronico NERVO sul singolo "Hey Ricky", ma, a parte qualche piccola uscita qua e là (tra cui una improbabile collaborazione con Grimes), le sue uscite sono state relativamente rare. La sua è una storia già sentita, quella di un'industria musicale che strappa giovani artisti al mondo reale per poi risputarceli dentro brutalmente senza pensare alle conseguenze. "Che si tratti di musica o di moda, [le donne] hanno sempre una data di scadenza", spiega. "Una donna su un milione è senza tempo in questo campo. Di solito vieni semplicemente riciclata. Fa schifo. I musicisti maschi possono avere qualunque età".

Ma da quando non è più concentrata sulla musica, è diventata una madre lavoratrice e una donna d'affari, dedicandosi a una linea di gioielli (di cui è direttrice creativa), fondando un programma radio e un vlog, facendo la DJ e la graffitara e progettando una zine che raccoglierà i suoi "tweet bomba, quelli veramente divertenti". Ha anche fondato un collettivo di DJ per sole donne con le amiche Chippy Nonstop e Brittney Scott, tra le altre, e ha anche cominciato a fare tatuaggi, e nel dirmelo si offre di inchiostrare la mia pelle inviolata, aggiungendo: "Tatuo soltanto vergini". Rispettosamente declino, ma è il pensiero che conta. 

"Al momento sto cercando di aprire un negozio", dice, quando cominciamo a parlare dei suoi progetti futuri. "Voglio vendere oggetti prodotti da me e dai miei amici, soltanto prodotti fighi. Come questo!" e indica il regalo che le ho portato, "piccoli bobblehead". 

Ma nonostante la sua energia inesauribile e il suo ottimismo, si intravedono ancora le cicatrici lasciate dal suo breve incontro con la fama. È noto che dopo l'uscita dell'album postò uno screengrab del suo conto PayPal, contenente meno di un centesimo, e quando menziono che aprire un negozio è un'operazione costosa, risponde senza peli sulla lingua. "Oh certo, sono piena di debiti. Tipo 350 mila dollari. Sono in bancarotta. Dovrò convincere qualcuno a farsi fare la licenza per conto mio". Lo scorso anno il suo conto in banca è stato svuotato dal fisco USA. In un tweet poi cancellato, ha dichiarato: "Non avrei mai creduto che questo giorno sarebbe arrivato. Il fisco mi ha prosciugato completamente il conto in banca. Quattro giorni prima di Natale. Sono completamente distrutta", e poi ha proseguito accusando il proprio commercialista di non aver pagato le tasse.

Mentre la fiamma di "Gucci Gucci" e Somethin' Bout Kreay continua a bruciare principalmente in ambienti ​cult​, la sua disarmante sincerità su Twitter e nei suoi vlog l'ha mantenuta una figura pubblica, e l'ha aiutata a mantenere una fanbase affezionata di oltre mezzo milione di persone. "Non so dirti quante volte ho scritto in privato a dei fan che mi avevano contattata dicendo 'sono depresso/a e mi voglio suicidare'. Con alcuni ho anche costruito un rapporto di amicizia e spesso li contatto per avere notizie o loro contattano me. Ecco perché ogni tanto mi lascio andare a degli sfoghi imbarazzanti o che non ti permetteresti nemmeno con il tuo migliore amico. Lo scrivo su Twitter perché so che qualcuno là fuori ha bisogno di leggere certe parole".

Sfortunatamente, però, questa pratica può avere diversi risultati, e la sua apertura può metterla in circostanze spiacevoli. Quando ha comunicato al mondo i suoi problemi con il fisco è caduta sotto i colpi dell'indifferenza dell'opinione pubblica verso chi cade dalle stelle alle stalle, arrendendosi poi a cancellare i tweet perché era "troppo doloroso vedere la gente ridere delle mie disgrazie". 

Nel corso della nostra conversazione mantiene un tono pacato, ma parla molto. È anche molto spiritosa. Notando il mio accento britannico, la conversazione si sposta rapidamente sulle sue tendenze anglofile. Ama la parola "mate" e riconosce il modo di dire inglese "tickled my fancy" ("solleticare la mia fantasia"). Parlando di meme inglesi cita l'epocale Vine "I'm in me mum's car". Quando viene a Londra, le piace passare il tempo a Brick Lane—tra negozi di bagel, curry e negozi di abiti vintage—e "mangiare un botto da Nandos". Inoltre ama suo figlio, Desmond, che ha appena compiuto tre anni. "È davvero simpatico e gentile. Ha i suoi momenti difficili, ma va tutto bene—io e suo padre siamo amici. Lo stiamo tirando su insieme metà settimana ciascuno". È anche orgogliosa di lui: "Ha un gran talento musicale, inventa delle canzoncine in continuazione. Ha tipo tre canzoni pronte al lancio".


Le chiedo se ci sono possibilità che torni a fare musica. "Non lo so", risponde. "La gente me lo chiede spesso e... quando rileggo i tweet di quando avevo 24 anni dicevo: 'Quest'anno voglio fare un album!' e poi a 25 dicevo ancora: 'Quest'anno voglio fare un album!' Il tempo passa e più mi allontano dall'età in cui ho iniziato più mi sento troppo vecchia per sbattermi".

La nostra conversazione sotto al sole ustionante della California è interrotta da un "fotografo". Ci dice che vuole fotografare "ragazze dal look strano". Gli diciamo che non facciamo le modelle, ma ci dà comunque il suo biglietto da visita. Lei mi dice che i fotografi losangelini sono dei pervertiti, tipi che farebbero qualunque cosa per rimorchiare. Così decidiamo di muoverci. Mentre ce ne andiamo, perdiamo il palloncino da principessa. Lei ci è talmente affezionata che la devo fermare perché non si faccia investire correndo in mezzo alla strada per inseguire il nostro nuovo amico di policloroprene.

Alla fine della nostra conversazione è abbastanza chiaro che non si considera più una persona famosa. Anzi, non sembra più voler essere associata con "Kreayshawn" del tutto; mi dice che la fa arrabbiare quando le sue amiche la chiamano così. Per essere una persona che con un po' di fortuna avrebbe potuto fare carriera, non sembra sentire la mancanza della musica. Vuole voltare pagina. Mentre Kreayshawn scivolava nell'oscurità durante la prima metà di questo decennio, Natassia Gail Zolot emergeva, con una carriera nella gioielleria, un figlio, ambizioni da tatuatrice e un ottimismo di ferro. Vuole decidere del proprio futuro. 

Mentre ci salutiamo, mi lascia con un'ultima perla di saggezza: "Cerco di non rimanere intrappolata a prendere le cose sul serio. La vita è troppo breve... e dura. Preferisco sbafarmi dei burrito a letto". 

Tutte le foto sono dell'autrice.

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