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È arrivato il momento di parlare della satira di destra in Italia

C'è stato un tempo in cui la satira politica in Italia era monopolizzata dalla sinistra e dall'antiberlusconismo. Adesso invece su Facebook sta emergendo una nuova "satira di destra" fatta di vignette razziste, sessite e omofobe.

di Mattia Salvia
25 ottobre 2016, 8:40am

Una cosa che ricordo con grande nitidezza del decennio di berlusconismo che ho vissuto da essere senziente (prima ero troppo piccolo) è la presentazione della satira come una specie di "arma" per scardinare la retorica dominante del "regime."

Quegli anni sono stati un'età aurea per la satira in Italia; poi l'ultimo governo Berlusconi è crollato, e con lui se n'è andata quella dicotomia su cui si reggeva tutta la vita culturale del paese. Si è creato un vuoto, e da quel vuoto è riemersa la satira di destra.

Con l'espressione "satira di destra" mi riferisco alle opere di tutti quei vignettisti schierati su posizioni non solo conservatrici o berlusconiane, ma anche di destra più o meno estrema. È un fenomeno sempre più rilevante e penso sia arrivato il momento di parlarne in modo diffuso, perché la satira in Italia non è mai stata così di destra come negli ultimi tempi.

Il padre nobile di questo "movimento" è ovviamente il vignettista del Giornale Alfio Krancic. Nato a Fiume nel 1948 e da sempre legato ad ambienti di estrema destra—prima a Giovane Italia, poi al MSI—Krancic ne è stato un po' un precursore. Ha iniziato a fare satira negli anni Ottanta e dal 1994 pubblica una vignetta al giorno sul Giornale.

Come per tutti gli altri vignettisti di destra e per tutti i vignettisti politici in generale, la tematica principale delle opere di Krancic è il commento alle vicende del giorno e la critica all'operato del partito di governo. In questo senso la satira di destra è andata naturalmente a coprire un vuoto lasciato dai vari vignettisti di sinistra una volta che il berlusconismo è crollato e il PD e quella che un tempo era l'opposizione è andata al potere.

Lo schema è sempre lo stesso: in una curiosa alternanza, quando una delle due parti ottiene l'egemonia politica, l'altra inizia a puntare a quella culturale. In questa vignetta di Krancic si vede bene il ribaltamento di ruoli che è seguito a questo cambio di paradigma—dai Fascisti su Marte di Guzzanti nel 2006 si è passati ai Renziani su Marte di Krancic dieci anni dopo, in occasione dell'atterraggio della sonda Schiapparelli.

Come altri vignettisti di destra, anche Krancic è allineato su una precisa posizione politica—quella di un tipo di destra che in Italia sembra ormai non esistere più, e che non ha mai dimenticato la contrapposizione Berlusconi/comunisti (propendendo comunque per il primo).

Questo orientamento è evidente in molte delle sue vignette—come questa del mese scorso su Schultz, che riprende il famoso episodio di quando Berlusconi gli diede del "kapò" al Parlamento Europeo.

A queste si aggiunge poi tutta la produzione che costituisce il vero leitmotiv unificante della satira di destra italiana, ovvero gli stessi temi entrati di recente nel discorso politico delle destre europee: ci sono l'anti-americanismo con le vignette dozzinali su Obama, l'anti-atlantismo con la celebrazione della Brexit e l'esaltazione della Russia di Putin dipinta come grande potenza in contrapposizione alla decadenza occidentale. C'è tutta la retorica di destra sull'immigrazione, "i profughi negli alberghi e i terremotati nelle tende," i finti profughi, le Coop rosse che ci si arricchiscono sopra, i "buonisti," l'odio per la Boldrini e l'idea secondo cui l'ISIS sarebbe creato e finanziato dagli USA.

Krancic tuttavia è sempre esistito e spinge quest'agenda ormai da una ventina d'anni, adeguandosi man mano alle retoriche del momento.

Il capostipite della nuova satira di destra italiana è infatti un vignettista emerso negli ultimi anni: Marione. Anche lui ha una precisa connotazione politica ed è allineato a un partito, in questo caso il Movimento 5 Stelle. Anche se dire che è soltanto "allineato" è abbastanza riduttivo, visto che come ho potuto appurare personalmente Marione è un po' la bussola degli umori online della base grillina. Le vignette con cui ogni giorno commenta l'attualità forniscono ai militanti preziose indicazioni su quello di cui bisogna parlare e per cui bisogna indignarsi.

Rispetto a Krancic, Marione si occupa di più di attualità, a cui dedica molte più vignette con riferimenti molto più precisi—probabilmente perché rappresenta una parte politica ancora forte. Così sulla sua pagina si possono trovare vignette sul No alla riforma costituzionale, critiche varie al governo Renzi, commenti sulla direzione PD, celebrazioni di Di Battista paragonato a Che Guevara.

C'è persino un riferimento alla nostalgia del Berlusconismo—un altro tema montante nella cultura italiana—con la figura di Berlusconi rivalutata di fronte all'operato del PD al governo.

Nonostante questo, però, la posizione di Marione è più moderata di quanto sembri. Proprio per il suo ruolo di vignettista organico del Movimento 5 Stelle, finisce per concentrarsi più sulla politica interna e di conseguenza nel suo repertorio mancano molti dei temi più estremi della satira di destra. Alcuni di questi passano comunque, seppure in una prospettiva un po' diversa—per esempio, basta osservare la sua opinione sulla Brexit.

Marione non è il solo vignettista da Facebook riconducibile al mondo grillino. Sul Fatto Quotidiano compaiono le vignette di Natangelo (come questa) mentre sul Facebook grillino uno dei nomi più forti è Vinegars, la cui pagina ha più di 28mila like. Quest'ultimo non è propriamente un vignettista, visto che fa prevalentemente fotomontaggi, ma nei suoi lavori si ritrovano molti temi classici della satira di destra: le prese per il culo di Renzi, l'elogio della Brexit.

Il suo capolavoro probabilmente è l'ormai famoso fotomontaggio di Benigni-Johnny Lecchino, girato molto settimana scorsa.


Più l'affiliazione politica del vignettista è labile, più questi temi estremi tendono ad emergere in modo netto. Uno dei casi più emblematici di questo è Ghisberto, un altro vignettista che ha fatto la sua comparsa su Facebook piuttosto di recente, la cui opera è la definizione precisa di quello che si intende per satira di destra.

Anche lui commenta l'attualità, anche lui ha una simpatia per Putin e un odio viscerale nei confronti degli Stati Uniti e della NATO, anche lui trasuda razzismo, sessismo e omofobia. Nel suo caso, però, non si riesce a capire esattamente da che parte (politica) stia: ad esempio è schierato esplicitamente contro Renzi ma fa vignette critiche anche nei confronti del M5S. È più simile al Movimento dei Forconi o a un gruppo Facebook di "italiani veri" che a un partito politico vero e proprio—e proprio per questo lo si potrebbe definire una specie di vignettista ufficiale del gentismo italiano.

Questa definizione è particolarmente calzante perché nelle sue vignette Ghisberto attinge a piene mani ai temi e alle retoriche dei meme gentisti che circolano sul Facebook italiano. Un esempio perfetto è questa sua vignetta di un paio di mesi fa che commenta il meme/bufala gentista di Renzi al cellulare durante il funerale delle vittime del terremoto di Amatrice.

Simile a Ghisberto è il caso di Aisar. Si tratta di un vignettista semisconosciuto e a prima vista, per i temi che tratta, piuttosto apolitico: la maggior parte delle vignette pubblicate sulla sua pagina sono infatti disegni fatti su commissione per amici ed eventi a cui ha partecipato.

Ma anche lui può essere ascritto al filone della satira di destra—come dimostrano sia le sue (poche) vignette esplicitamente politiche, sia soprattutto queste due vignette che ha realizzato un paio di mesi fa per Forza Nuova, come risposta alla vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto di Amatrice.


Oltre alle tematiche che affrontano, la caratteristica principale di questi autori è il modo in cui sono emersi. A parte il caso particolare di Krancic, tutti gli altri vignettisti sono dei prodotti di Facebook: è lì che diffondono le loro vignette e sono diventati famosi proprio così, tramite le condivisioni degli utenti. Al di fuori delle loro pagine non hanno un vero e proprio canale di comunicazione.

Il che, in parte, potrebbe dare la chiave di lettura per capire lo sviluppo della satira di destra in Italia. Nell'ultimo ventennio la satira italiana, per quanto osteggiata e mal tollerata, aveva trovato un suo spazio e una sua ragione di essere nell'identificazione di un nemico comune—la "censura" berlusconiana, i vari discorsi sulla libertà di stampa in Italia, l'editto bulgaro e via dicendo. Quando però questo nemico è venuto a mancare, la satira si è ritrovata a corto di argomenti. Completamente depotenziata, resa sterile commento politico buono per la copertina di Crozza a Ballarò il martedì sera.

Il nemico era stato sconfitto, ma non era mai stato quello il punto. Il motivo del successo della satira anti-berlusconiana non era Berlusconi in sé, ma la sua capacità di incarnare il bersaglio perfetto di ogni indignazione, l'obiettivo su cui scaricare ogni debolezza, frustrazione e fallimento. Il motore di un'esigenza di catarsi. Quando è venuto a mancare si è creato un vuoto che qualcuno doveva pur riempire, perché quelle istanze esistevano ancora.

Questo la satira "classica" non l'ha capito. I vari Krancic, Marione e Ghisberto invece sì.

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