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Il massacro di Orlando è un orrore dentro l'orrore

I diritti civili riguardano tutti ed è per questo che l'orrore di Orlando, nel suo declamato odio verso gli omosessuali, è il frutto di una società che continua ad escludere l'altro.

di Riccardo Conti
13 giugno 2016, 3:41pm

A poche ore da quello che è stato definito il più grande massacro con armi da fuoco nella storia moderna degli Stati Uniti, ho visto moltiplicarsi con la consueta virulenza reazioni e opinioni più o meno prevedibili.

Eppure, fin delle primissime informazioni appariva chiaro che quella di Orlando fosse una tragedia nella tragedia. Oltre al fatto in sé—l'ennesima carneficina di un killer che ha deciso di gridare tutto il suo odio e la sua repressione al mondo—l'accanimento verso individui omosessuali in un locale per gay non poteva non rendere questo fatto ancora più straziante, al di là del già impressionante numero di vittime.

La mia sensazione, che poi ho sentito esprimere anche da altri, è che a differenza degli ultimi atti di follia omicida commessi in questa manciata di anni, le vittime di Omar Mateen in quanto donne e uomini gay sarebbero state considerate "diverse" anche nella morte.

Non ho visto infatti crearsi istantaneamente, come per altre analoghe circostanze, quel cordone digitale e reale di empatia e solidarietà per le vittime e per le loro famiglie. Da subito etichettati dai media come "gay," veniamo definiti ancora una volta per il nostro orientamento sessuale e puniti in quanto tali, questa volta mortalmente, per mano di un folle.

Ma come rispondono gli stati e le istituzioni a tutto questo orrore?

LA DISINFORMAZIONE DEI MEDIA

La rapida successione d'informazioni—che all'inizio abbiamo sbirciato controvoglia sui social, magari mentre stavamo trascorrendo una domenica di relax—è stata solo la punta gelata dell'iceberg di tutto questo orrore che è cresciuto di ora in ora.

Mentre nei vari aggiornamenti online si affrettavano le ricostruzioni e si tracciavano le prime biografie del killer, i telegiornali italiani ci proponevano un inaccettabile adagio di questo tenore: "Ora l'incubo peggiore è che si possa trattare di un atto di terrorismo di matrice islamica." Nel giro di un'ora, ho sentito ripetere questo nonsense almeno 20 volte.

Mi chiedo se sia possibile accettare ancora questi meccanicismi dalle istituzioni e da chi dovrebbe occuparsi di fare informazione: con 50 corpi di vittime innocenti ancora per terra, e almeno altrettanti in gravi condizioni, è davvero possibile immaginarsi un incubo ancora più grande?

Omar Mateen era un simpatizzante o un affiliato dello Stato Islamico? Era un uomo violento e instabile mentalmente come sostiene l'ex moglie? Oppure, come racconta suo padre, era un razzista omofobo che dopo aver visto due uomini baciarsi ha deciso di dare il via al massacro?

Le motivazioni di Mateen non ci riguardano più. Non possiamo davvero cadere ancora una volta nell'ennesima trappola della politica e dei media che vogliono imporre il caso umano di un carnefice, o sventolare lo spauracchio dell'Isis come nuova incarnazione del "male assoluto" al quale contrapporre il ricatto moralizzante del sentimentalismo.

I media dovrebbero invece puntare i riflettori sulle vere cause che hanno portato a questo stato delle cose, facendo emergere le responsabilità di tutte le istituzioni politiche e religiose che non hanno mai fatto nulla e continuano a non fare nulla per prevenire questa ecatombe che—temo questione di mesi—si ripeterà.

IL MITO DELLA GUERRA E LA REPRESSIONE SESSUALE

La storia del massacro di Orlando, va sottolineato prima di tentare qualsiasi altra interpretazione, è una storia in tutto e per tutto americana. È solo l'ultima delle molte simili stragi che dall'1984 ad oggi hanno funestato gli Stati Uniti con un bilancio di oltre 700 morti.

Se si ha la pazienza di studiare i vari casi si noterà che il leitmotiv è pressoché sempre lo stesso, e le strategie dei killer—l'irruzione con armi più o meno da guerra in luoghi come scuole, uffici, locali pubblici o legati a funzioni religiose—le medesime. Il dato che sembra sempre cambiare è la fisionomia degli assassini: ci sono bianchi, neri, asiatici, teenager, uomini adulti, persone mosse da motivi religiosi, che credono di essere il Joker o si vestono da Babbo Natale.

Indipendentemente dal loro background e dal loro movente, tutti quanti ricorrono alla bestiale modalità che è ormai diventata consuetudine di questi delitti. Come hanno risposto la politica e le istituzioni a questo problema? Fatta eccezione per il pressoché solitario impegno di Obama sulle restrizioni alla vendita di armi, la maggioranza della popolazione americana resta a favore del possesso di pistole e fucili; e ovviamente la maggioranza del politici (non solo di destra) continua a sostenere tale posizione, nonché la potentissima NRA (National Rifle Association).

È la centralità del mito della guerra, che deve sempre rigenerarsi, e trovare un nuovo nemico verso il quale proiettare odio e desiderio di morte. La paura del diverso è così strumentalizzata sapientemente da tutti i vari leader populisti e altre squallide figure—come quelle nostrane che risparmierò questa volta di citare—per ottenere il consenso delle persone più deboli mentalmente e meno informate. Dove il razzismo non basta più a creare fratture sociali, in un contesto globale che per fortuna diventa sempre più multietnico, ecco allora che l'omofobia diventa il perfetto strumento per alimentare la paura del "simile ma diverso."

A questo proposito mi appare tristemente chiaro che, oltre alle varie dichiarazioni ufficiali di politici e religiosi, chi amministra il potere continua a non vedere e non voler affrontare il problema alla radice: la mancanza di educazione sessuale e sentimentale continua a generare i mostri che vediamo.

OMOFOBIA E ISLAMOFOBIA NON SONO LE RISPOSTE

È perciò inutile riempire le bacheche di nastrini arcobaleno e hashtag #prayfororlando, anche perché finora nella storia della civiltà le preghiere non ci hanno mai portato lontano. Al contrario, la conoscenza dei fenomeni, l'intelletto e l'educazione civica hanno permesso all'umanità di fare passi da gigante.

Non potendoci aspettare questi passi dai politici e dai media, sarebbe necessario partire da noi e dalle persone che ci circondano. Sperando che i nuovi genitori insegnino ai propri figli che non c'è nulla di sbagliato ad amarsi, qualunque sia il nostro sesso; e tenendo ben presente che l'omofobia non implica soltanto l'odioso atteggiamento discriminatorio verso la comunità LGBT, ma è il cavallo di troia che nasconde la repressione verso ogni tipo di minoranza, e perciò non riguarda chi di queste minoranze non fa parte.

Dopotutto, ciascuno di noi prima o poi nella vita si ritroverà a far parte di una minoranza: in quanto gay o donna, povero o immigrato, portatore di handicap o di malattia, o semplicemente perché anziano. I diritti civili riguardano tutti ed è per questo che l'orrore di Orlando, nel suo declamato odio verso gli omosessuali, è il frutto di una società che continua a escludere l'altro, svilito e demonizzato dalle religioni e dalla politica.

Certamente il terrorismo esiste, e quello di matrice islamica è stato ben visibile negli ultimi 20 anni. Ma non confondiamo gli attacchi dell'11 settembre o i massacri parigini perpetrati da commando di uomini ben organizzati ed eterodiretti con le ultime rivendicazioni dei vertici di uno Stato Islamico che ha abilmente tesaurizzato questa—e altre recenti sparatorie—intestandosene la responsabilità.

Ovviamente siamo di fronte a una tecnica orrenda, ma perfettamente comprensibile dalla prospettiva di ogni gruppo che deve il suo nome a quell'emozione irrazionale che definiamo "terrore." Perciò finiamola di ricercare in questo "altrove" esotico dell'Isis le cause e le responsabilità di un orrore che appartiene a tutti i paesi, a tutte le latitudini, ma al quale—e questo va detto—tutti noi contribuiamo ampiamente ogni qualvolta discriminiamo il diverso.

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