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Cortocircuiti espressivi

La facciona elettrica di Daito Manabe
29.4.09

Daito Manabe è un videoartista giapponese che durante le sue performance si appiccica una mezza dozzina di elettrodi sulla faccia, li sincronizza seguendo una base techno fatta in casa, e li elettrizza dando vita ad una coreografia di smorfie e spasmi.

Questo suo progetto stranamente affascinante ha richiamato talmente tanta attenzione internazionale che dei bavosi parassiti pubblicitari hollywoodiani hanno deciso di riproporre la tecnica di Daito per la campagna di un marchio di cioccolatini. Pessimo. (Sempre diplomatico, Daito sostiene che non lo abbiano propriamente copiato, ma è vero, fidatevi.) Comunque sia, ora è famoso. Lo abbiamo incontrato a Tokyo per scoprire che cosa brutta dev’essere capitata a un bravo ragazzo di campagna per portarlo a fare queste cose alla sua faccia—no, non si tratta di noia—e per capire che cosa abbia in serbo per noi il futuro della controlled-voltage art.

Vice: Qual è l’idea dietro il progetto Electric Stimulus to Face?
Daito Manabe: Ho iniziato pensando che sarebbe stato molto strano poter copiare artificialmente le espressioni facciali umane. Masaki Teruoka, una delle autorità maggiori nel campo dello sviluppo degli apparecchi per la bio-art, una volta ha detto: “Una macchina può simulare un sorriso perfetto, ma non riuscirà mai a farlo sembrare un sorriso vero, non fino a che non riusciremo a far entrare in gioco le emozioni che ci stanno dietro.”

Quindi hai deciso di cablare la tua faccia per provare che si sbagliava?
Ho sentito questa frase e ho pensato che, anche se era probabilmente vero, forse avrei potuto comunque simulare un sorriso perfetto utilizzando l’elettricità. Così ci ho provato e ovviamente non ha funzionato.

Cosa è andato storto?
Ho realizzato quasi subito che è impossibile costruire un apparecchio tecnico in grado di copiare sinteticamente le espressioni facciali umane.

Che era un po’ il nocciolo della questione, no?
Ma ho continuato a studiare e ho presentato i miei esperimenti, inclusi tutti i miei tentativi falliti, come performance. Electric Stimulus to Face è stato semplicemente uno dei video che ho girato mentre provavo a riprodurre queste espressioni facciali.

C’era nient’altro che speravi di portare a termine?
L’intera sequenza era basata su espressioni specifiche: un sorriso, un’espressione arrabbiata, e così via. Sono stato parecchio influenzato dall’artista Stelarc, in particolare da una sua performance, Ping Body, durante la quale il suo corpo si muove grazie a degli stimoli inviati attraverso un sistema di simulazione muscolare online interfacciato ad un computer.

Il tuo video mi ricorda un esperimento condotto da Luigi Galvani. Quello che aveva agganciato una rana morta a degli elettrodi e muoveva i suoi muscoli attraverso degli impulsi elettrici.

Ci sono persone che hanno sperimentato il controllo delle espressioni facciali tramite impulsi elettrici fin dagli anni 50, quindi diciamo che non ho esattamente inventato questa tecnologia.

Beh, è anche vero che prima che il tuo video si diffondesse su internet, non c’era proprio un esercito di persone interessate all’argomento. Ora invece c’è addirittura una sorta di convention, se non sbaglio.

C’è un evento chiamato Dorkbot a New York durante il quale si incontrano tutte queste persone che fanno cose strane con l’elettricità. Ci hanno proiettato tutti i miei video. Il titolo dell’evento più recente era “You’re Doing It Wrong: Creative Misuse of Technology” (Stai sbagliando tutto: l’abuso creativo della tecnologia, ndt), che ho trovato geniale.

È un concetto utile per descrivere quello che fai?
Sì, io non faccio altro che abusare di una tecnologia esistente. L’inventore del Game Boy della Nintendo, Gunpei Yokoi, aveva una teoria interessante sul perché c’è dell’energia nel “pensiero laterale sulle tecnologie obsolete”. Quello che voleva dire era che l’utilizzo di tecnologie comuni in maniere radicalmente inaspettate avrebbe aperto una marea di possibilità. Raggiungere nuovi orizzonti con le tecnologie del quotidiano è proprio quello che cerco di fare con il mio lavoro.

Hai sempre pensato di diffondere globalmente i tuoi progetti attraverso YouTube, o si è trattato di una semplice coincidenza?
Mi era stato chiesto di esibirmi al Digital Art Festival, la cui registrazione va in onda su un canale pubblico giapponese, NHK. Ma siccome non potevo parteciparvi, ho chiesto ad un amico di farlo al posto mio. Lui voleva sapere che genere di performance avrebbe dovuto fare, quindi ho girato Electric Stimulus e l’ho caricato su YouTube per farglielo vedere.

L’attenzione internazionale è stata immediata?
Un blog di nerd l’ha trovato, pubblicato sul sito, e da lì è partito tutto. Prima che me ne rendessi conto, il video era stato visto una miriade di persone! E poi molti miei amici artisti hanno fatto passaparola.

Immagino che una cosa del genere ti abbia subito convertito al fascino del mainstream offerto da YouTube.
Un sacco di programmatori pensano che sia una buona idea condividere le proprie esperienze, e io personalmente ne ho tratto parecchi benefici. Per esempio, ho ottenuto gratuitamente gran parte delle applicazioni che utilizzo per le mie performance. E cerco di fare lo stesso con gli altri. Alcuni sostengono che anche se te ne esci con un’idea e la realizzi, la cosa in sé non ha ragione d’essere se non viene condivisa con altre persone. E io sono assolutamente d’accordo.

Un pensiero fresco e populista.
Oltre a questo, mi sento in colpa a beneficiare sempre di cose gratuite. Quindi cerco di condividere le mie creazioni con la generazione più giovane, anche attraverso dei laboratori. L’utilizzo di siti contenitori di video user-generated sono molto utili agli artisti.

Fino a poco tempo fa, ci volevano molto tempo e denaro per mostrare alle persone i propri esperimenti, perché si era costretti a masterizzarli su DVD e pubblicarli. YouTube ha rivoluzionato tutto. Ha aperto un sacco di opportunità per tutti i nerd come me che non fanno che cazzeggiare senza finanziamenti.

Utilizzi spesso la parola “test” nei titoli e nelle descrizioni dei tuoi video. È solo un modo di pararti il culo, o cos’altro?
Spesso gli apparecchi che appaiono in quei video non sono ancora completi. Anzi, la maggior parte delle performance che trovi su YouTube sono cose che ho trovato interessanti durante il processo di produzione, che è il motivo per cui li ho chiamati test.

Fermoimmagine tratti da Electric Stimulus to Face: Test 3

Hai caricato un altro video intitolato Myoelectric Sensor, e la descrizione recita, “Vi prego di pensare a questo come ad un nuovo genere di strumento.” Questa volta sono le tue mani e i tuoi piedi ad essere sincronizzati al suono! In cosa è diverso dal progetto della faccia?
In questo video appare un sensore che converte in suoni le correnti elettriche deboli che scorrono all’interno dei muscoli. In altre parole, è l’esatto opposto di quello che succede in Electric Stimulus to Face.

Il processo è simile?
Inizialmente, ho sviluppato questo strumento in collaborazione con una ballerina. Il concetto base è che la danza non ha necessariamente a che fare con il movimento del corpo, e che forse contrarre i muscoli può teoricamente essere visto come “danza”.

Quindi la coreografia crea la musica?
Sì, per questo progetto abbiamo deciso di produrre una performance di danza veramente minimale, utilizzando soltanto la contrazione muscolare. Ma ovviamente gli spasmi muscolari non sono molto evidenti alla vista, quindi ho chiesto a Mr. Teruoka se un sensore sarebbe stato in grado di rilevare i movimenti dei muscoli.

E?
A quanto pare sì! Quello era il piano iniziale. Ma in pratica, ballare senza movimento è essenzialmente impossibile, quindi abbiamo gradualmente introdotto delle mosse.

Quindi se un ballerino improvvisa una routine, l’apparecchio reagisce al movimento e riproduce una musica sincronizzata. E se più ballerini avessero dei sensori sparsi lungo tutto il corpo, otterremmo una melodia orchestrale?
Teoricamente, sì. Ma è molto difficile fare in modo che il rumore che viene emesso diventi una melodia. Una danza splendidamente coreografata non si basa sugli stessi principi da cui nasce un bel suono. Se per esempio collegassimo l’apparecchio a dei musicisti, probabilmente sarebbero in grado di approcciare la cosa da una prospettiva uditiva e di ricreare dei ritmi e delle melodie affascinanti.

Ma per un ballerino, il movimento viene prima di qualsiasi cosa, incluso il suono. I ballerini pensano alla coreografia prima di tutto e più di tutto. Questo non si traduce necessariamente in una bella melodia. In più diventa tutto più complicato se si introducono dei sensori addizionali. Io scrivo programmi, quindi sono abbastanza sicuro che potrei controllare un apparecchio con diversi sensori per il ritmo, la melodia, l’armonia ed un effetto. Ma se hai a che fare con 20 o più sensori, diventa una cosa troppo grande da controllare.

Quanti sensori hai utilizzato per Myoelectric Sensor?
Ho optato per pochi sensori cercando di creare quanta più diversità mi era possibile, come se si trattasse della consolle di un videogioco. Comunque, se avessimo a che fare con visual invece che suoni potremmo sicuramente disegnare delle figure interessanti utilizzando molti sensori. Un altro problema è che, con troppi sensori, la correlazione tra il suono e i movimenti del corpo viene offuscata.

Qualcuno su YouTube ha scritto che Björk ti sta cercando.
Ho ricevuto una telefonata dalla Universal Music, che rappresenta Björk, ma per un altro musicista. Sarei assolutamente onorato se Björk mi contattasse veramente, ma l’idea di collegare persone come le Perfume [un gruppo pop femminile giapponese, ndt] a degli elettrodi è molto più allettante! Trovo molto più interessante collaborare con persone con cui non penserei mai di essere associato.

Come mai?
Il mio lavoro sarebbe esposto ad un pubblico completamente differente, che non ha mai sentito parlare di me, e ne sarebbe, spero, sorpreso. Potrebbero anche interpretare l’apparecchio ad un livello nuovo che io non ho mai nemmeno sognato. Adoro collaborare con altre persone, anzi, se qualcuno là fuori è interessato ai sensori o agli impulsi a bassa frequenza, per favore mi contatti.

Sono sicuro che più di qualcuno lo farà. Ma sono curioso: cosa mi dici della pubblicità del cioccolato che ha plagiato apertamente il tuo lavoro? Sei stato ricompensato profumatamente?
Oh, l’ho sentito! Si tratta di una pubblicità di caramelle in cui due ragazzini sono seduti e contraggono la faccia in un sacco di modi, vero?

Proprio lei.
Ho ricevuto email da amici preoccupati quando l’hanno vista per la prima volta. Credo temessero che qualcuno mi avesse rubato l’idea. Un’agenzia pubblicitaria di Londra mi ha scritto chiedendomi se avevo collaborato alla pubblicità. La realtà è che non ci ho avuto niente a che fare.

Stronzi!
A pensarci bene, sì, forse qualcuno mi ha fregato l’idea. Detto questo, credo comunque che la pubblicità sia il risultato di persone che hanno pensato ad un certo concetto, un certo metodo, che alla fine è risultato molto simile al mio lavoro. Non sono arrabbiato.

Cosa credi che abbia in serbo per te il futuro?
Ora come ora, ho tre idee su cui voglio lavorare. Voglio preparare una performance usando la stimolazione magnetica transcraniale. Praticamente, consiste nello stimolare il cervello con dei campi magnetici pulsanti.

È qualcosa che testeresti su te stesso, o va considerato un appello per anime coraggiose?
È da un po’ che voglio sperimentare questa cosa, ma giocare con il cervello è abbastanza pericoloso. Non ho la licenza per farlo, quindi il progetto è in stallo. Ho discusso l’idea con alcune persone di un museo di Philadelphia, però, e mi hanno risposto, “Oh, ne stavamo proprio parlando l’altro giorno.”

Che coincidenza. Proprio come gli amici del cioccolato.
La cosa mi ha spinto a pensare di nuovo all’esperimento. Non sono sicuro se ne ricaverò delle performance, nel caso mi dessero l’autorizzazione a procedere. Ci sono un sacco di ostacoli, ma sento che c’è il potenziale per produrre qualcosa oltre i miei limiti.