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I Salem suonano dal vivo perché gli piace Roma

Settimana scorsa sono venuti i Salem in Italia per portare in giro il loro nuovo album, King Night. I Salem sono John Holland, Heather Marlatt, e Jack Donoghue, vengono dal Midwest e fanno musica definita in circa venti modi diversi. Ha dentro...
14.12.10

Settimana scorsa sono venuti i Salem in Italia per portare in giro il loro nuovo album, King Night. I Salem sono John Holland, Heather Marlatt, e Jack Donoghue, vengono dal Midwest e fanno musica definita in circa venti modi diversi. Ha dentro synth, tastiere, voci eteree e reincarnazioni di Dj Screw, impastati con trance, techno rallentata, noise, psichedelia, e il suono che fanno gli elefanti quando si fanno di LSD. In pratica ti mettono in una specie di stato di estasi e a un certo punto ti accorgi che stanno tutti pogando a rallentatore-che non è meno doloroso del pogare classico. La gente tende a sostare molto di più sui tuoi piedi.

Li abbiamo incontrati alla data di Milano e gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche domanda tra il sound check e la cena, a un paio d'ore dall'inizio del concerto con l'audio più terribilmente inscatolato della loro carriera. Li abbiamo fatti sedere a gambe incrociate sul pavimento perché erano finiti i posti a sedere. Più che un'intervista è stata una punizione per essere arrivati con due ore e mezza di ritardo dalla capitale. L'ossigenato Jack ha monopolizzato la conversazione, gli altri hanno cercato di piazzare qualche frase durante le sue pause, con scarso successo.

Vice: Come è andato il concerto a Roma?
Jack Donoghue: È andato bene, ci siamo divertiti molto. Eravamo già venuti in Italia al Dissonanze due anni fa, appena avevamo iniziato a suonare insieme. Quel concerto è stato il motivo per cui abbiamo iniziato a fare live. Ci hanno detto, "Vi va di suonare a Roma, con viaggio, alloggio e spese pagate?" E noi: "Mmm, certo!" Allora ci siamo messi a preparare un live set.

Parlando del genere di musica che suonate, si usano spesso espressioni come "witch house" o "haunted house". Cosa ne pensate di queste definizioni? Siete felici di essere capostipiti di un genere o pensate che siano stronzate?
All'inizio non ci interessava più di tanto, poi quando durante tutte le interviste hanno iniziato a riferirsi alla nostra musica in quel modo e a chiederci cosa voleva dire abbiamo iniziato a porci il problema. Certo, siamo stati tra i primi a farla, però, insomma, a Gesù nessuno chiedeva cosa fosse il Cristianesimo.

Sembra anche un'eccessiva semplificazione: musica spettrale più il nome "Salem", uguale stregoneria.
Sì, sembra una definizione creata da una persona pigra, portata avanti da persone altrettanto pigre. Comunque, per quanto la tirino fuori in continuazione durante le interviste, a noi non interessa più di tanto. Abbiamo molti interessi, e nei nostri pezzi mettiamo tutto quello che riguarda la nostra vita, quello che ci succede e che proviamo. Certo ci piacciono quelle atmosfere, ma non siamo dei credenti della magia nera.

Ci sono stati dei problemi riguardo a una definizione che vi è stata affibbiata, "rape gaze", un'espressione inventata dai Creep.
Non credo sia stata nemmeno una cosa ufficiale: ormai con internet chiunque può scrivere qualunque cosa sul suo blog, e tutti possono riportarlo. È un nome orribile da dare a un genere, è stupido e non significa nulla. Di solito ce ne freghiamo delle definizioni, ma in questo caso non potevamo stare zitti. È offensivo, e non ha niente a che vede con quello che facciamo. Non vogliamo neanche essere accostati a quella definizione. È il nostro lavoro e siamo molto sensibili a riguardo. Chiunque sia la persona che ha iniziato a usare quella definizione per attirare l'attenzione, non è certo il tipo di attenzione che vogliamo ricevere.

Usate in un modo particolare la voce e i testi: non sembrano rilevanti, o quantomeno non sono più importanti della musica. Spesso le persone che ascoltano i vostri brani si lamentano di non capire cosa state dicendo.
Cerchiamo di usare la voce come fosse un altro strumento, per creare una melodia, e capita che il testo sia semplicemente funzionale per raggiungere lo scopo. Altre volte invece è importante, ma non ci interessa che tutto il mondo capisca ogni singola parola. Sai, se si trattasse del suono di un violino nessuno chiederebbe: "Perché hai messo il violino così basso in quel pezzo?" Noi cerchiamo di usare la voce allo stesso modo: a volte più alta, a volte più bassa, altre volte non la mettiamo affatto. Ci sono molti gruppi dance che usano la voce e i testi con lo stesso scopo.

Questa è la parte "house" della vostra musica.
Ah ah, esatto. In certa musica sperimentale a volte usano la voce a un volume così alto che non si riesce a capire cosa dicano, ma è fondamentale per la melodia. Noi facciamo lo stesso.

Ho ascoltato il vostro album varie volte e in situazioni diverse. La prima volta è stata alle due di notte dopo una pessima serata, e mi ha messo davvero paura. La seconda volta è stata il pomeriggio seguente, e mi ha dato un senso di pace inaspettato. In diversi momenti, provavo sensazioni diverse. Sembra che la vostra musica abbia l'effetto di una droga, che cambia in base allo stato d'animo di chi la assume. Qual è lo stato d'animo che avete quando scrivete musica e quale sentimento volete mostrare con i vostri pezzi?
In realtà noi vogliamo offrire la più ampia gamma di sensazioni possibili, tutte quelle che si possono provare nella vita: sicuramente c'è la paura, c'è la rabbia, ma c'è anche la speranza, l'amore verso gli altri, verso le cose e la natura. Non conta tanto come o dove siamo quando creiamo musica, ma in che modo quello che succede influenza la nostra vita, e come le sensazioni che proviamo possono influire sulla nostra musica. Non dobbiamo essere di un umore particolare, proprio perché non vogliamo che venga fuori un solo sentimento. Siamo semplicemente noi. Le persone provano sempre più sensazioni insieme, per questo cerchiamo di metterne il più possibile.

Alcuni dicono che siete dark, ma anche questo è riduttivo. C'è sempre della serenità di fondo nei vostri pezzi.
Hai presente quando piangi disperato, ma allo stesso tempo ti senti bene perché hai raggiunto il limite e sai che da quel momento in poi può solo andare meglio? Non puoi definirlo con una parola sola, c'è tutto dentro. E noi cerchiamo di mettere tutto.

FOTO DI BEA DE GIACOMO
INTERVISTA DI CHIARA GALEAZZI