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Non possiamo più ignorare le 15 donne che Bill Cosby avrebbe violentato

Abbiamo parlato con Barbara Bowman, una delle donne che sarebbero state stuprate da Bill Cosby, di come sia riuscita ad andare avanti dopo essere stata violentata e di come ora sia intenzionata ad aiutare altre donne a fare lo stesso.
18.11.14

​Foto di Spencer Platt/Getty Images

Nel 2004 una donna di nome Andrea Constand ha accusato Bill Cosby di molestie sessuali.

Secondo la sua ​versione, Constand si sarebbe recata a casa di Cosby nel gennaio del 2004, e lì l'uomo le avrebbe offerto tre pillole blu dicendole che erano a base di erbe. Dopo averle ingerite, sempre stando al suo racconto, la donna aveva iniziato a sentirsi debole. Cosby allora l'avrebbe portata sul divano per farla sdraiare e a quel punto lei sarebbe caduta in uno stato di semi incoscienza. Poco dopo Cosby avrebbe "iniziato a toccarle il seno e a strusciarle il pene contro la mano per poi penetrarla con le dita." Persa conoscenza, la donna si sarebbe risvegliata alle 4 del mattino con i vestiti in disordine e diverse irritazioni vaginali.

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Il suo racconto non è stato l'unico: all'epoca altre 13 donne, dieci delle quali avevano deciso di rimanere anonime, erano state chiamate a testimoniare su simili violenze presumibilmente commesse dall'uomo. Poi però Cosby e Constand hanno deciso di risolvere la causa in via extragiudiziale e la ricorrente ha accettato di non tornare sul fatto in sede legale. Dopo l'accordo la maggior parte delle testimoni è rimasta anonima, ma qualcuna ha deciso di parlare con i giornalisti, come accaduto nel 2006 con il Philadelphia Magazine. La versione fornita da queste donne è unanime: Cosby le avrebbe drogate per poi approfittare di loro.

Eppure in tutti questi anni il diretto interessato è rimasto relativamente immune alle accuse e ha continuato a godere di un enorme successo in America. Ben 13 donne si erano dichiarate disposte a testimoniare contro di lui in un'aula di tribunale e l'America aveva risposto ignorandole.

Quest'anno però, con Cosby pronto a recitare in una nuova serie della NBC, le accuse sono lentamente riemerse. Nonostante due delle sue presunte vittime avessero rilasciato un'intervista a Newsweek a febbraio, non c'è stata una vera e propria attenzione sulla questione finché in uno dei suoi monologhi (successivamente diventato virale) Hannibal Buress non ha definito Cosby uno stupratore.

Nel 2004 Barbara Bowmann ha deciso di rendere pubblica la sua versione dei fatti e anche lei ha raccontato di essere stata drogata e violentata da Cosby. Il fatto sarebbe avvenuto quando aveva 19 anni ed era un'aspirante attrice. In un'intervista al Daily Mail Barbara ha ​raccontato la natura del suo rapporto con Cosby e l'abuso che ha subito. Secondo la Bowman Cosby le aveva promesso di aiutarla a diventare un'attrice famosa. Una sera l'avrebbe invitata a cena a casa sua, e nonostante lei avesse bevuto un solo bicchiere di vino l'unica cosa che ricorda è il suo risveglio, riversa sulla tazza del water, con la sola biancheria intima e una maglietta bianca da uomo, mentre Cosby le tira indietro i capelli. La Bowman sostiene anche che nel corso del loro rapporto questa droga le sarebbe stata somministrata più volte con l'inganno: "sono sicura, ha abusato più volte di me," ha detto durante l'intervista.

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La Bowman aveva rilasciato altre interviste, ma fino ad oggi nessuno le aveva prestato particolare attenzione. Ora spera che condividere la sua storia possa aiutare altre vittime a trovare il coraggio di parlare.

Nel frattempo Bill Cosby ha preferito restare in silenzio. Durante il weekend la NPR ha provato a fargli alcune domande, alle quali lui non ha risposto. Domenica il suo ​avvocato ha rilasciato una dichiarazione sostenendo che queste accuse sono solo dei tentativi per screditarlo e ha insistito sul fatto che "Crosby non intende dare credito a queste illazioni." Lo stesso giorno si è fatta avanti un'altra vittima e ha raccontato che Cosby l'aveva violentata due volte quando aveva 19 anni.

Ho parlato con Barbara della sua esperienza con Cosby e della sua attività di sostegno nei confronti delle donne che hanno subito violenza.

VICE: Ti sei fatta avanti nel 2006. E tante altre donne hanno fatto lo stesso, ma finora nessuno sembrava avervi prestato attenzione. Com'è stato vivere in prima persona questa situazione?
Barbara Bowman: È stato scoraggiante, perché è il classico tipo di ostacolo che ti trovi ad affrontare in quanto vittima, soprattutto se hai a che fare con qualcuno che ha i soldi, il potere e la fama di Bill Cosby. È incredibile.

Cosa è successo la prima volta che hai parlato?
Ero molto giovane, avevo 18 anni. Venivo da Denver e la mia agente era convinta che fossi una promessa del cinema. Era un'amica di Bill Cosby e quando lui è venuto in città me l'ha presentato. Lui mi avrebbe dovuto forgiare, doveva diventare il mio mentore e loro mi avrebbero dovuto portare a New York per lanciare la mia carriera da attrice. Cosby e il mio agente mi tenevano sotto stretta sorveglianza. Vivevo a New York in un ambiente molto isolato e controllato. Non potevo fare altro che andare a lezione di recitazione, tornare a casa e vedere Bill Cosby. Mi sentivo in gabbia.

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Quando ho finalmente trovato il coraggio di parlare di quello che mi stava succedendo e degli abusi che avevo subito, la mia agente non ha fatto nulla. La cosa che mi terrorizzava di più era che sapevo che non mi avrebbe creduto. E infatti non mi ha creduto.

Volevano tutti bene al dottor Huxtable. Era il classico padre americano, il padre di tutti, nessuno escluso. Le mie accuse si sono dissolte nel nulla. La mia agente non mi credeva. Mi sentivo completamente a pezzi e sola. Quindi ho ingoiato il rospo e ho cercato di andare avanti.

Pensi che si siano rifiutati di crederti anche per timore di ripercussioni sul piano professionale?
​Sì, ne sono certa. E credo che questo timore abbia riguardato anche i media e che questa sia la ragione per cui un fatto del genere ci abbia messo così tanto a circolare sui giornali. Avevano paura. Farsi nemica una celebrità sarebbe stato come bruciarsi un ponte.

È difficile prendere posizione contro uno degli uomini più potenti di Hollywood.
​Lui ha bisogno di donne deboli e facilmente controllabili che non lotteranno o che non sono capaci di lottare. Usare la droga per violentare una donna significa volerla mettere in una posizione in cui lei non può fare nulla e non ha alcun controllo su quello che le succede. Dopo la mia intervista al Daily News sono stata contattata da altre vittime di Bill Cosby che non erano ancora uscite allo scoperto. Mi hanno cercato e mi hanno raccontato la loro storia, della quale appunto non volevano parlare pubblicamente. Io sto cercando di aiutarle ma sono sicura che non parleranno. Una di loro è addirittura riuscita a scappare e a tornare a casa mentre era ancora parzialmente cosciente.

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Perché hai deciso di parlare pubblicamente di quello che ti era successo?
​Nel 2004 o nel 2005 una delle vittime è uscita allo scoperto e ha intentato una causa contro Cosby. È stato lì che ho pensato di dovermi fare avanti. Nessuno le credeva. E io invece ho detto, "Io le credo perché a me è capitata esattamente la stessa cosa."

L'attenzione dell'opinione pubblica per la questione andava e veniva: è stato difficile. Adesso però è arrivato il nostro momento, la gente ha deciso di ascoltarci.

Ancora oggi, di fronte a notizie del genere, ci sono persone che reagiscono dicendo: "In fondo lei ha accettato il suo aiuto ed è andata a casa sua da sola. Cosa si aspettava?"
​È tipico: si incolpa la vittima. Per una donna è difficile ammettere di essere una vittima. In molti casi le persone da cui si subisce la violenza sono persone fidate. Sono entrati nella nostra vita e continuano a farne parte perché ci hanno detto che avremmo potuto fidarci di loro. Sono i nostri insegnanti, i nostri familiari, i preti delle nostre chiese. Bill Cosby. E lui aveva sapeva nascondersi molto bene dietro la cerchia dei suoi protettori.

In un tuo articolo sottolinei come la storia non sia finita sotto i riflettori finché  non è stata tirata fuori da un uomo. Ci sono tanti esempi simili. Quante donne devono schierarsi contro un unico uomo per far credere alle persone che gli abusi che hanno subito non se li sono inventati?
​Il mio obiettivo è sempre stato quello di ottenere l'attenzione del pubblico e di convincere altre donne a parlare. Nel mio caso parliamo di 13 donne che si sono dichiarate disposte a testimoniare in tribunale. Io mi sentivo pronta, preparata, e quindi mi sono fatta avanti. L'abbiamo fatto in tre. Dieci di noi non l'hanno fatto. E alcune di loro sono ancora terrorizzate all'idea.

​Sono entrata a far parte di un gruppo di sostegno che si chiama ​PAVE. È un'organizzazione educativa nazionale che dialoga con persone di ogni età vittime di molestie sessuali. Attraverso la comunicazione e l'educazione noi diamo coraggio a queste donne affinché  possano far sentire la loro voce. Diciamo loro: "Dovete raccontare la vostra storia. Non andate a dormire la sera con questo fardello. Non vi è d'aiuto." Se non abbiamo il coraggio di farci sentire e dire alle altre persone cosa sta succedendo le cose non cambieranno. In questo modo i violenti continueranno a stuprare le donne, a drogarle, ad abusare di loro mentre noi stiamo in silenzio.

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A proposito, non si tratta solo di donne. Là fuori ci sono anche uomini che soffrono, e non se ne discute abbastanza.

Questi casi sono ancora più stigmatizzati.
Esattamente. È come se secondo la nostra cultura le donne debbano sopportarlo, che sia una cosa normale. E si pensa che agli uomini non succeda, che siano solo gli uomini a farlo alle donne. Questo non è vero.

Io non sono più una vittima. Ora mi occupo di aiutare le vittime. Questa è una delle cose più importanti che insegnerà a mia figlia di 12 anni. Lei è la ragazza più brava ed intelligente che conosco. Capisce quello che sta facendo sua madre. Capisce che sua madre si espone, aiuta gli altri e si rifiuta di restare nella condizione di vittima.

Cosa pensi del nuovo show di Cosby sulla NBC?
Sono molto amareggiata dal fatto che ignorino quello che succede intorno a lui, il suo passato oscuro, e che siano pronti a metterlo nuovamente in TV nel ruolo di una figura paterna. Così rappresenterà tutto ciò che lui ha distrutto con le sue azioni e darà fantastici, saggi e onesti consigli alle sue figlie e nipoti. Non è da uno come lui che voglio sentire questi consigli.

Con l'avvento dei social media è diventato più difficile convincere le persone che l'immagine pubblica di qualcuno non coincide necessariamente con la realtà. Forse un'altra ragione per cui questa storia ha fatto così scalpore è stata la sua stupida decisione di invitare la gente a fare dei meme su di lui.
I social media possono essere il tuo miglior amico o il tuo peggior nemico. Io sono contenta che siano un alleato. Se avessimo avuto i social media all'epoca, non so se le cose sarebbero andate come sono andate. Allora le persone non parlavano. Era un'altra epoca.

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La legge sulle limitazioni, a mio parere, dovrebbe essere abolita. Questa è una delle proposte legislative che proporremo attraverso l'organizzazione PAVE. In altre parole chiederemo l'abrogazione della legge sulle limitazioni per i crimini sessuali. Perché non è chiara. Non è facile per una donna fare i conti con una molestia sessuale, specialmente nelle circostanze in cui mi trovavo io, quando il colpevole non è uno sconosciuto.

Ci vuole molto tempo per trovare la forza di parlare. Io non ce l'avevo; non l'ho avuta per 17 anni. Quando ho iniziato a parlare pubblicamente, nel 2004, ho deciso che non sarei diventata un'altra Jane Doe. Anche allora avevo paura. Ho solo sbirciato fuori dalla mia tana angusta e ho raccontato qualcosa, per poi tornarmene dentro strisciando. Poi ho detto qualcosa in più e ho tastato il terreno ancora una volta. Piano piano mi sono sentita sempre più a mio agio nell'espormi. Alcune donne non trovano mai questa forza.

Spero di raggiungere le vittime, chi è sopravvissuto a degli abusi, spero di raggiungere queste persone. Spero che la gente mi ascolti e faccia attenzione a ciò che dico. Già solo questo salverebbe delle vite.

Mi sembra che tu stia già raggiungendo molte persone.
Penso di aver fatto la scelta giusta. Penso che i social abbiano dato una mano, aprendo molte possibilità di comunicazione. Sono felice di essere qui. Sono felice che le persone ascoltino. Sono contenta di andare in diretta. Se qualcuno vuole dirmi qualcosa, sono disposta ad ascoltare in ogni momento perché il mio messaggio che deve diffondersi il più possibile.

Che altre attività farai con la PAVE?
Farò dei discorsi in pubblico in giro per il paese, per parlare con studenti e altre persone interessate al tema. Ma soprattutto vorrei concentrarmi su alcune attrici e modelle in ascesa, contattare i registi, organizzare seminari, creare del materiale da diffondere in quell'ambiente.

Come ti senti adesso che riesci a parlare pubblicamente e ad usare la tua esperienza per aiutare gli altri?
Quando le accuse hanno cominciato ad essere rese pubbliche, ho detto cose che non avevo mai detto prima. È stato molto imbarazzante. Mi sentivo sporca solo nel pronunciare quelle parole. Questa è la vergogna con cui ho vissuto e che nessuno dovrebbe vivere, e spero che saremo in grado di rompere il silenzio e aprirci al dialogo.

Segui Callie su Twitter: ​@cal_beu.