Dalla manifestazione per il "No" in piazza Syntagma ad Atene, 3 luglio 2015. Foto di Alexia Tsagkari
Già prima del referendum di ieri, praticamente chiunque fosse dotato di connessione internet o capacità articolatorie aveva espresso la propria opinione sulla situazione greca. Il che aveva portato, nella migliore delle ipotesi, a enormi semplificazioni—e allo scontro tra la retorica per cui i greci farebbero la bella vita a nostre spese e la glorificazione di Tsipras liberatore dalla tirannia dell'Europa delle banche—e nella peggiore all'analisi della situazione da parte di Rita Dalla Chiesa.
Insomma, si era capito che il "Greferendum" era un tema particolarmente sentito anche nel nostro paese. E infatti, terminato lo scrutinio dei voti, le diverse parti politiche—comprese forze la cui storia è lontana anni luce da quella di Syriza e che in Europa portano voti alle forze che vi si oppongono—hanno fatto a gara per appropriarsi del risultato e interpretarlo nel modo a loro più utile e congeniale, come del resto era già successo subito dopo la vittoria elettorale di Alexis Tsipras dello scorso gennaio.
Il variegato mondo della sinistra italiana ha festeggiato la vittoria del "No" come se fosse la propria. A partire da Nichi Vendola e SEL per arrivare a Stefano Fassina (recentemente fuoriuscito dal PD), anche in questa occasione c'è stato il pellegrinaggio ad Atene per celebrare il referendum in piazza Syntagma.
Ma non c'è solo la sinistra italiana. Matteo Salvini, ad esempio, si è allineato istantaneamente alla posizione di Marine Le Pen, che su Twitter ha definito il referendum una "bella e grande lezione di democrazia," mentre Giorgia Meloni ha parlato di "voto eroico", "schiaffo all'egoismo di Angela Merkel e alla fallimentare gestione della UE" e "ribellione alla schiavitù."
In tutto ciò, in Grecia è volata anche una delegazione del MoVimento 5 Stelle sospinta dall'hashtag #TuttiAdAtene. Sin da subito, però, la mossa di Beppe Grillo non è stata accolta particolarmente bene dai diretti interessati. Il portavoce italiano di Syriza, Argyrios Argiris Panagopoulos, in un post su Facebook ha scritto: "I tuoi europarlamentari si mischiano a dir poco con razzisti e xenofobi e tu stesso hai dimostrato ripetutamente il tuo disprezzo verso gli immigrati."
A riprova della presenza non gradita, Beppe Grillo—mentre era in piazza Syntagma per unirsi ai festeggiamenti del popolo greco—è stato anche contestato e allontanato da attivisti dei movimenti italiani al grido di "siedi dalla parte sbagliata del Parlamento europeo," in riferimento all'alleanza europea con Nigel Farage e l'UKIP.
Ciò non ha comunque impedito la declinazione in chiave grillina del referendum greco, perfettamente esemplificata in uno status del parlamentare Carlo Sibilia—quello che di solito va a " protestare" contro il club Bilderberg—in cui viene proposta come vera un'immagine falsa dell'ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis.
Nel frattempo la stampa italiana, che negli ultimi giorni aveva preso posizione in blocco a favore del "Sì" arrivando ben oltre l'assurdo—come, per fare solo un esempio, la nota copertina di Panorama che titolava "Grecia, che affare!"—sembra aver accusato il colpo della vittoria del "No."
Le copertine di Panorama specchio della peggiore informazione e mentalità italiota. Prima sfruttare, poi deridere. pic.twitter.com/2VDxpswByz
— Adil (@adilmauro) July 3, 2015
Il vicedirettore ad personam del Corriere della Sera Federico Fubini, che negli ultimi giorni aveva dipinto un'Atene sull'orlo della guerra civile, ha commentato a caldo l'esito del referendum dicendo che "Schaueble [Ministro delle Finanze tedesco] e Tsipras hanno lavorato insieme per un unico obiettivo: l'uscita della Grecia dall'euro, contro la volontà dei greci stessi."
Il direttore del Foglio Claudio Cerasa—anche lui schieratosi dalla parte del "Sì"—ha preferito sdrammatizzare con un irresistibile gioco di parole:
Alexit Tsipras
— Claudio Cerasa (@claudiocerasa) July 5, 2015
Il giornalista di Repubblica Vittorio Zucconi, che nei giorni precedenti il referendum non aveva fatto altro che dileggiare in ogni modo il fronte del "No" con battute che sfondavano ogni barriera dell'imbarazzo, dopo la pubblicazione dei risultati ha augurato buona fortuna ai "fratelli" greci definendo quella del "No" una vittoria di Pirro e citando l'incipit del De bello gallico—a dimostrazione del fatto che, come sostenuto da Guido Vitiello sul Foglio qualche giorno fa, le radici comuni dell'Europa sono nel liceo classico fatto a cazzo di cane.
Graecia est omnis divisa in partes duo. Pirro ha vinto. Buona fortuna, fratelli.
— Vittorio Zucconi (@vittoriozucconi) July 5, 2015
C'è anche chi è sembrato accettare la "sconfitta" con una certa serenità, come l'economista e leader di "Fare per fermare il declino" Michele Boldrin, che ha commentato l'esito del voto soffermandosi sull'astensione ("persino in un referendum venduto come vita/morte 4 su 10 son rimasti a casa") e sottolineando come l'esperimento del "socialismo mediterraneo" ora possa andare avanti in tutta tranquillità.
Il colpo più duro, tuttavia, sembrano averlo ricevuto Matteo Renzi e i renziani. Mentre infatti a gennaio si erano sprecati i paragoni tra SYRIZA e il Partito Democratico Del 41 Percento e si era tentato di dipingere Renzi come uno Tsipras ante litteram, negli ultimi giorni il premier aveva mantenuto un profilo piuttosto basso sull'argomento.
Alla fine, un paio di giorni fa, si era totalmente schiacciato sulle posizioni tedesche: prima definendo il referendum " un errore"; poi dicendo che l'Italia era "il problema" come la Grecia mentre ora è parte della soluzione; infine, descrivendo il referendum come "un derby tra euro e dracma."
The point is: greek referendum won't be a derby EU Commission vs Tsipras, but euro vs dracma. This is the choice.
— Matteo Renzi (@matteorenzi) June 29, 2015
A dare manforte al premier italiano si è messa anche la nuova Pravda renziana, la resuscitata Unità.
Tsipras visto da sinistra/2 pic.twitter.com/RLv43WvA3z
— Marco Di Fonzo (@marcodifonzo) July 3, 2015
Alla luce di queste posizioni, è comprensibile come fin da subito, all'interno del Partito Democratico, si sia tentato di limitare i danni. Ospite alla maratona elettorale di Enrico Mentana su La7, l'eurodeputata Simona Bonafè ha detto che il PD è sempre stato contro l'austerity—ma altri suoi compagni di partito hanno reagito diversamente.
Continuate così, fatevi del male. #greekreferendum pic.twitter.com/q1kuMRpwIU
— Luciano Nobili (@lucianonobili) July 5, 2015
Al momento, dunque, l'unica cosa certa sembra essere il risultato del referendum, mentre su tutto il resto regna ancora la confusione più totale. Non si sa quale sarà il destino della Grecia e dell'Europa, né tanto meno se la mossa di Tsipras si dimostrerà o meno vincente.
Per questo motivo, le uniche cose che restano sono le intestazioni dei risultati del voto da parte un po' di tutti e le frasi fatte sulla vittoria di "Davide contro Golia" e su come la Grecia ci abbia insegnato ancora una volta cosa significa democrazia.
Il che può portare anche a comunanze e convergenze piuttosto bizzarre, considerato il fatto che frasi del genere possono addirittura provenire da Renato Brunetta.
In Grecia ha vinto la democrazia e adesso in Europa nulla sarà più come prima
— Renato Brunetta (@renatobrunetta) July 5, 2015
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