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A caccia di fantasmi... sotto acido!

Dopo aver scoperto che Halloween è la festa preferita di Satana, abbiamo organizzato una gita al cimitero insieme a un esperto del paranormale e una tavola Ouija.
01 novembre 2011, 3:35pm
Tutte le foto di Jordan 

Decisi a onorare l'antica tradizione di farcela sotto come cretini nella notte di Halloween, abbiamo organizzato una gita al cimitero di Montreal per dare la caccia ai fantasmi... sotto acido.

Molti a Montreal sono convinti che il cimitero, enorme e piazzato sulla cima di una collina, sia infestato, e sebbene la cosa valga praticamente per ogni cimitero al mondo, coinvolgere un esperto del paranormale ci è sembrata una buona idea (soprattutto dopo aver saputo che Halloween è la festività preferita di Satana).

La nostra amica Steph ha preso un acido circa un'ora prima dell'appuntamento fissato col cacciatore di fantasmi, Jonathan Vandal, di fronte ai cancelli del cimitero. Come abbiamo scoperto una volta sul posto, nessuno di noi aveva mai incontrato estranei in un cimitero, mentre il nostro investigatore del paranormale ci ha confessato di non disdegnare passeggiate solitarie tra le lapidi e di essersi imbattuto più volte in altri esploratori solitari.

Avvicinandoci al cancello, Steph sentiva che l'acido stava iniziando a fare effetto. Le abbiamo chiesto se fosse mentalmente preparata a incontrare i fantasmi dei bambini, urlanti e avvolti in camiciole da orfanotrofio degli anni Venti. Per tutta risposta, Steph ha detto di essere "impaurita e contemporaneamente anche piuttosto eccitata all'idea." Fin qui, tutto normale.

Nell'oltrepassare i cancelli siamo stati accolti da un'oscura figura sbucata fuori dagli alberi, che con voce stridula ci ha chiesto: "Greg?" Era il nostro uomo.

Steph era piuttosto agitata, ma la vista del sensore per fantasmi sembrava aver risollevato il suo umore.

Posto che gli spiriti esistono su diverse frequenze, il sensore intercetta cambiamenti nel campo elettromagnetico suggerendo la presenza di un fantasma nelle vicinanze. Tre indicatori lampeggianti segnalano i diversi gradi di infestazione: verde per "ok", giallo per "attenzione" e rosso per "pericolo". Quando abbiamo chiesto a Jonathan se l'indicatore avesse mai toccato il rosso, lui ha risposto che no, non era successo... non in quel particolare cimitero.

Inizialmente, Steph ha ammesso di avere difficoltà a seguire il cacciatore di fantasmi. "Lo vedevo avanzare nel buio con quel sensore, e avevo paura. Così mi sono messa ad armeggiare anche io con quel coso. Non che lo prendessi sul serio, ma era divertente. Anzi, la luce verde era fantastica, ma non ho mai visto il rosso. Mi sarebbe piaciuto molto."

Il nostro primo incontro con qualcosa di legittimamente angosciante è avvenuto nelle vicinanze di questo spiazzo. Abbiamo scattato quante più foto possibili nel tentativo di immortalare qualsiasi cosa stesse emettendo quei rumori tra gli alberi, ma senza fortuna.

Steph giura di aver sentito un cigolio, e poi la voce di una bambina: "Sembra una bara che si apre. Non viene da un albero. E quelle risate sono di una bambina." Era spaventata e ripeteva che le sembrava di stare in un film: "Non è reale, non è reale. Prima era una pacchia in confronto a quanto reale sia diventata la faccenda qui."

Mentre ci siamo messi a discutere sull'origine di quei rumori, la sua paura si è fatta evidente. Siamo giunti alla conclusione che potevano esserci altre persone nel cimitero. Forse tombaroli e ladri di cadaveri, presenze che ci spaventavano ancora più di fantasmi e demoni.

Quando si è alzato il vento, Steph era convinta di sentirlo passare dalle tombe attraverso il suo corpo. Improvvisamente si è resa conto che in qualche modo esisteva un collegamento tra lei e i cadaveri. "Sento le loro vibrazioni, qui, intorno a me."

Avevamo con noi una tavola Ouija, così ci siamo messi a cercare un posto in cui appoggiarla a terra e testarla, mentre Staph continuava a cercare di far diventare rosso il sensore. Il nostro fotografo, Jordan, ha letto e riletto le regole per il funzionamento della tavola e si è imbattuto in una sorta di disclaimer, che recitava: "Non usare nei dintorni di cimiteri o luoghi in cui sono avvenute morti violente. L'impiego in queste particolari condizioni potrebbe innescare l'apertura di portali e attrarre entità malefiche—soprattutto nei cimiteri, dove gli spiriti sono soliti vagare, persi e confusi."

L'avvertenza ha completamente privato Steph della voglia di giocare. Voleva che lo mettessimo via, e lo usassimo più tardi, a casa sua. "Sento che se gli spiriti dovessero connettersi con qualcuno, quel qualcuno sarei io, perché sono in trip. E io credo a queste cose."

Ma noi, incuranti, abbiamo mandato a quel paese i portali e ci siamo cercati un posticino in cui disporre la tavola. Steph, apparentemente dimenticatasi del pericolo, si è seduta come se niente fosse.

Abbiamo iniziato con domande del tipo "Ci sono degli spiriti qui intorno?" e "Siamo al sicuro?" Sfortunatamente, nessuno ci ha risposto. Ma a questo punto Steph era piuttosto allucinata. "La tavola mi ha buttato ancora più nel trip. Tutti parlavano dei portali, e io ho iniziato a immaginare che la Ouija stessa fosse un portale. Ero molto determinata a non incasinare tutto. Se avessi sbagliato qualcosa saremmo rimasti intrappolati nel mondo degli spiriti. E se non ci fossimo congedati adeguatamente nel togliere le dita dalla tavola, c'era sempre il rischio di rimanere nel limbo, soprattutto per me che ero sotto acido."

Dopo un po' ci siamo stufati e Steph ha approfittato per studiare da vicino la tavola. Diceva che le linee sembravano stelle cadenti, e che le lettere erano fluorescenti e 3D. È stato allora che Jonathan, il cacciatore di fantasmi, ha iniziato a tirare fuori aneddoti piuttosto forti a proposito di clienti con problemi mentali, tra cui uno particolarmente incline al suicidio. Steph sembrava molto coinvolta, tanto da ripetere continuamente a se stessa "Buone vibrazioni, buone vibrazioni."

Quando ci siamo alzati e abbiamo ripreso a camminare Steph ha notato che Jonathan indossava degli occhiali con le lenti scure e gli ha chiesto se fossero degli strumenti speciali in grado di scovare i fantasmi. "No, sono semplici occhiali da sole. Non ci sono mai andato a caccia di fantasmi, sto sperimentando."

A quel punto eravamo tutti un po' spaventati e avevamo bisogno di sciogliere la tensione. Probabilmente era una reazione nervosa al fatto di aver camminato tra tombe di bambini e ascoltato le storie di Jonathan sui volti di persone materializzatisi sugli alberi in precedenti esperienze notturne nei cimiteri.

Mano a mano che gli effetti dell'acido erano più evidenti, Steph faceva pause sempre più frequenti per contemplare la vista su Montreal. Sembrava incantata dalle luci, e ci ha detto che la città sembrava un quadretto natalizio. "Ma senza tutta l'atmosfera del Natale, eh."

Le piaceva anche annusare i fiori per controllare se fossero finti. Questo, per esempio, lo era. Secondo Steph, nessuno aveva un odore particolare. "Annusare la tomba di qualcuno è... è piuttosto inquietante."

Quando era al fianco di Jonathan, le sue allucinazioni si facevano particolarmente spaventose. "Ogni volta che cercavo di capire cosa stesse guardando provavo sensazioni molto strane. Alcune lapidi sembravano fatte di vermi. Ma poi mi giravo e c'erano un sacco di colori."

"Era un po' come stare in un film di Tim Burton. E tutti sembravano personaggi dei cartoni. In pratica, niente aveva senso. Avrei voluto descrivere la situazione, ma non ci riuscivo. Era tutto pazzo."

Questa cappella in particolare sembrava piacere molto a Steph, "ma non volevo toccarla, perché così sarei entrata in connessione con loro. Non volevo toccare niente."

Tutte le brutte vibrazioni sono scomparse non appena si è ritrovata in un mucchio di foglie secche. "Le foglie erano divertenti, era così strano schiacciarle tutte coi piedi! Stavo facendo troppo rumore? Meglio non far arrabbiare i fantasmi!"

Poi, all'improvviso, Jonathan ci ha detto di doversene andare. Si è allontanato camminando nel buio come se sapesse esattamente dove si trovava l'uscita. Eravamo piuttosto lontani dai cancelli.

Steph ha trovato che il modo in cui se n'era andato fosse simile a quello in cui ci si era presentato, e la cosa le ha creato un po' di paranoie: "Anche dopo che ci ha salutati continuavo ad avvertire la sua presenza, come se non se ne fosse andato veramente. Come se abitasse lì."

Non riusciva a smettere di pensare a Jonathan: "Sembrava un alieno, ma in lui c'era un che d'innocente. Forse per il modo in cui rideva quando noi avevamo paura. Però era un tipo strano."

Con questa riflessione, siamo usciti dal cimitero e corsi a casa per scoprire se le nostre foto avessero intercettato qualche creatura soprannaturale.

Tra tutte, questa è quella che ha attirato la nostra attenzione. Jordan non ricordava di averla scattata. Ha spiegato che controllava il risultato subito dopo ogni scatto, e che cancellava quelle sfuocate o venute male. Però con questa non era successo né ricordava il momento dello scatto, nonostante per ottenere quell'effetto avrebbe dovuto premere il tasto per più di dieci secondi.

Non so molto di fotografia e non starò certo qui a discutere se a fare la foto sia stato un fantasma o meno. Ma se nelle prossime settimane inizieranno a succedermi cose strane, il primo passo che farò sarà rimuovere quest'immagine dalla memoria del mio computer. E forse anche voi dovreste fare lo stesso.