Dmitrij Panov, il 25enne che teneva un blog sulla sua malattia, è morto sabato

Sabato 8 ottobre Dmitrij Panov, il 25enne malato di cancro che aveva permesso a tutti di seguire il decorso della fase terminale della sua malattia su un blog, è morto. Ad agosto avevamo raccontato la sua storia.
10.10.16

Dmitrij Panov, autore del blog "Sterben mit Swag" [Morire con swag] è morto. Questo sabato mattina è stato pubblicato un breve post sul suo blog. "Addio, amici miei, è stato bello," ha scritto Dmitrij.

Aveva preparato a lungo i suoi lettori a questo addio. Aveva cominciato a scrivere sul blog dopo che i medici gli avevano diagnosticato alcune metastasi incurabili al midollo spinale. Nei suoi post documentava il decorso della malattia, il dolore lancinante, ma anche e soprattutto i momenti positivi. Ha passato gli ultimi giorni di vita in una clinica per malati terminali a Marburgo. "Tutto a posto," ha scritto in proposito. "La visita è andata bene, mi fa male il culo e dintorni—chiedete pure. Se è inevitabile, è inevitabile. Così dev'essere. Bisogna farci i conti. Non è facile, ma cosa lo è." Dmitrij voleva morire con stile, voleva arrivare alla fine a testa alta. E l'ha fatto. Sabato 8 ottobre Dmitrij Panov, 25 anni, è morto.

Quello che segue è il ritratto che Stefanie Diemand ha scritto di Dmitrij ad agosto, dopo averlo seguito per lungo tempo, e che abbiamo pubblicato su VICE.com.

Dmitrij

_, 25 anni, studente di psicologia._

Il primo febbraio 2015, Dmitrij ha pubblicato un post sul suo blog: "Ciao, mi chiamo Dmitrij Panov e tra non molto morirò. Può sembrare strano, ma è la verità."

Quattro anni prima, a inizio dicembre 2011, Dmitrij aveva 20 anni e viveva a Marburgo, in Germania. Fuori nevicava, ma in ospedale non esistono le stagioni. Dmitrij stava aspettando da solo in un ambulatorio, ancora esausto per la risonanza magnetica: era rimasto all'interno del tubo beige del macchinario per circa mezz'ora. Al dottore invece erano serviti solo pochi secondi per fare la sua diagnosi.

"Tumore al cervello ," aveva detto. Cellule maligne cresciute nel cervello.

Dmitrij aveva composto il numero di sua madre, l'aveva chiamata e le aveva detto, "Sappiamo cos'è." Sua madre aveva finalmente una risposta. Finalmente sapevano cosa c'era che non andava.

Prima ancora, Dmitrij studiava psicologia a Marburgo. Si era deciso ad andare dal medico quando il mal di schiena era diventato insopportabile—e quando la sensazione di stare per vomitare era diventata una costante delle sue giornate. L'ortopedico aveva ipotizzato si trattasse di stress, e il fisioterapista lo aveva mandato da un internista.

Ci era voluto un mese, che a Dmitrij era sembrato molto più lungo a causa del dolore, prima che approdasse nella sala d'aspetto di un neurologo. Dmitrij stava giocando a Tetris, accumulava mattoncini, e all'improvviso era caduto sul pavimento. Si era risvegliato nella clinica universitaria di Marburgo, con un intervento fissato per la mattina successiva. Dmitrij lo aveva aspettato con impazienza, così come aveva aspettato con impazienza gli esami post-operatori. Finalmente il dolore se ne sarebbe andato, pensava: niente più vomito, niente più svenimenti. "Sistemeremo tutto," gli aveva detto il dottore.

Dopo però aveva vomitato ancora.

"Nei giorni successivi ho imparato a conoscere i benefici degli anestetici potenti e del catetere (andare al bagno è da plebei), ho compiuto di nuovo i miei primi passi e poi sono nuovamente uscito dopo dieci giorni. Poi ci sono state la radioterapia (meh) e la chemio (lasciamo stare) e per qualche anno tutto è andato per il meglio. Non sarebbe stato così male se tutto fosse finito lì."

Dopo l'intervento, Dmitrij si era preso un periodo di pausa dall'università. All'inizio faceva il trattamento di radioterapia ogni sei settimane. Verso la fine soltanto una volta ogni qualche mese. Durante le visite, cercava sempre di porre ai medici una domanda precisa. I dottori non avevano molto tempo per lui, ma a volte gli chiedevano come stesse.

Dmitrij ci metteva sempre troppo tempo a rispondere. Aveva bisogno di almeno dieci frasi per descrivere quello che stava vivendo, e il dottore lo interrompeva già dopo la prima.

Dopo essere stato libero dal cancro per due anni, Dmitrij aveva smesso di preoccuparsene. Ma per dire di essere definitivamente guarito dal cancro ci vuole più tempo.

Era tornato ai suoi studi di psicologia e aveva ricominciato a trovarsi con gli amici per giocare ai videogiochi. Guardava decine di film, recitava nella compagnia teatrale dell'università e aveva sconfitto il ragno parassita Ghomas in Zelda. Discuteva di film sul forum Moviepilot e aveva incontrato alcuni utenti anche nella vita reale. La community era sempre stata importante per lui. Quando si era ammalato, la notizia si era diffusa rapidamente su Facebook. Persone che lo conoscevano solo online, con cui aveva soltanto chattato, avevano iniziato a chiamarlo. Dmitrij aveva 680 DVD. Amava Kill Bill, Moonrise Kingdom, i classici sud coreani di Garon Tsuchiya, Oldboy. Un giorno, quando sarà morto, quei film apparterranno a qualcun altro. Aveva già deciso che uno dei suoi coinquilini avrebbe potuto avere i suoi utensili da cucina.

A quel punto la sua vita non era molto diversa da come era sempre stata.

***

Ad aprile 2015, è tornato nell'ufficio del medico. Diagnosi: una recidiva—lo stesso tumore nello stesso posto della prima volta. Un'altra operazione, seguita da radioterapia e chemio. Il conto alla rovescia verso la guarigione era stato riportato indietro di cinque anni. Era tornato a fare una risonanza magnetica ogni sei settimane.

Dmitrij con i marker per la radioterapia

Alla fine del 2015, ha fatto un esame del fluido spinale. Aveva delle metastasi. Non potevano nemmeno provare a operarlo. Il dottore ha iniziato un ciclo di chemioterapia. "Vogliamo fare in modo che tu abbia la miglior qualità di vita possibile," gli aveva detto. A quel punto nessuno parlava più di possibilità, solo di misure migliorative.

Dmitrij non era sorpreso. "Lo sapevo," aveva detto. "È normale." Non essere operato voleva dire che avrebbe potuto passare il Natale con sua nonna. Si era già perso il suo compleanno, a causa della chemioterapia.

Il primo febbraio, alle due del mattino, ha scritto un post sul suo blog.

"Ciao, mi chiamo Dmitrij Panov e tra non molto morirò. Può sembrare strano, ma è la verità."

Il suo diario online si chiama "Morire con Swag". Ha scritto un nuovo post ogni quattro giorni, per mostrare come l'incurabile, l'inevitabile, non fosse poi così male. Voleva lasciare qualcosa di se stesso.

Dmitrij ha un medulloblastoma al quarto stadio. Le persone si riferiscono a questo genere di cancro come "tumore dei bambini", dato che nella maggior parte dei casi si manifesta in giovane età. Ci sono state pochissime ricerche sugli adulti o i giovani adulti come Dmitrij. Il tumore è vicino al cervelletto. "Quando è grande, impedisce che il liquido cerebrospinale fluisca oppure preme contro la corteccia visiva, mina l'equilibrio, ecc," ha spiegato Dmitrij.

***

Venticinque anni prima, quando la madre di Dmitrij aveva partorito il suo unico figlio nell'allora Unione Sovietica, il cordone ombelicale si era stretto attorno al suo collo. Il bambino non respirava. Ci erano volute quattro ore per rianimarlo.

Adesso la donna sta per perdere quel figlio. Vive a 50 chilometri di distanza, a Herborn, nella regione tedesca dell'Assia. Quando Dmitrij parla con lei al telefono si infastidisce facilmente. Non vuole tornare a casa. "Non hanno nemmeno una connessione internet decente." È in rapporti "relativamente buoni" con la sua famiglia. Dmitrij pensa soltanto che sua madre potrebbero essere un po' meno tesa, certe volte.

Dopo essere stato dimesso dall'ospedale, Dmitrij ha provato a tornare nel suo appartamento, quello che condivideva con il suo migliore amico, ma non ha ripreso gli studi.

Passava le giornate guardando film e giocando ai videogiochi fino a che non batteva il boss finale. Andava alla prove di L'importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde con il suo gruppo di teatro. Alla prima si è trascinato faticosamente sul palco, e ha recitato la sua parte fino a ricevere l'applauso del pubblico. Non appena ha finito di recitare l'hanno trasferito in una clinica.

"Piano piano, la sensazione che non me ne andrò mai più da questa clinica si fa sempre più forte. Ci sono troppe possibilità che le cose vadano sempre peggio. L'ho accettato? Non ancora. Quello che è veramente fastidioso è che i dottori (come sempre) ti fanno aspettare. Mi fa male la schiena, mi fanno male le gambe, sta tornando anche il dolore al sedere. Sì, potrebbe andare peggio. Non voglio descrivere la mia reazione quando succederà." (29 aprile 2016)

I commenti dei lettori lo aiutano quando il muro bianco della sua stanza gli sembra troppo opprimente.

Nel frattempo Dmitrij ha subito un'altra operazione seguita da altre sei settimane di radioterapia. Sembra che potrebbe rimanere paralizzato nella parte inferiore del corpo. Sarà mai in grado di tornare a casa? Il suo migliore amico si è informato su un servizio infermieristico, e Dmitrij ha scritto il testamento. I suoi film hanno bisogno di un nuovo proprietario.

"Cose che una volta erano importanti per me e adesso non lo sono più: l'università. Il sesso." (Luglio 2016, dal suo AMA su Reddit)

Dmitrij non vuole sapere quanto gli resta da vivere. Cosa lo spaventa? Non la morte. Alcune persone muoiono a 100 anni, infelici. Lui non arriverà ai 30. "Ma la mia vita è stata soddisfacente," ha detto. Non crede che si perderà niente, non gli interessa fare il giro del mondo. Ci sono solo un paio di cose che lo infastidiscono: una è il fatto che non è mai stato al buffet cinese all-you-can-eat di Bonn. Per non parlare di tutti i videogiochi che non sono ancora usciti.

"L'ultima volta ho scritto che non ho molta paura di morire. Forse avrei dovuto scrivere 'di essere morto'. Quando stai morendo sei ancora vivo, anche se per poco, e a volte penso che è la vita che mi faccia paura." (11 maggio 2016).

***

Bas Zwesten, maggio 2016: a Hesse è un giorno di sole. I pazienti della clinica vanno a passeggio nel parco vicino. Si sdraiano sull'erba. Dmitrij è bloccato in camera sua nel reparto di neurologia e non può nemmeno muoversi. La clinica ha due ali, una per chi ha problemi mentali e una per chi deve recuperare le forze fisiche. Lui non sa bene in quale ala sia.

Guarda film, gioca ai videogiochi e guarda fuori dalla finestra. Guarda il bosco. Ma non gli interessa. "Me la cavo," dice, cominciando a gemere. È preoccupato dal dolore alla schiena. Continua a girarsi ma non riesce a trovare una posizione comoda. A un certo punto, si sdraia. Come si fa a stare perennemente sdraiati sulla schiena? La flebo non scende bene. Chiama l'infermiera. Lei gli chiede come sta.

"Abbastanza bene," risponde.

Fa fisioterapia più volte al giorno, perché le sue giunture non vogliono più lavorare come dovrebbero. La diagnosi più recente, dopo che la recidiva si è estesa a tutta la colonna vertebrale, è che una metastasi ha preso una vertebra. Ci sono momenti in cui fa fatica a vedere, e a volte durano anche mezz'ora.

"Questa mattina/a mezzogiorno ho provato il dolore peggiore di tutta la mia vita. Per un'ora è stato gestibile (grazie al paracetamolo che mi hanno dato per la febbre). Una confezione intera. Ora non sono al meglio, ma almeno posso sedermi senza urlare dal dolore. Spero che le cose restino così, primo perché vorrei davvero riuscire a uscire di qui e secondo perché non so se posso reggere quel dolore un'altra volta." (4 giugno 2016)

Dmitrij è tornato a casa il 9 giugno 2016. Quando morirà, il suo migliore amico dovrà pubblicare il suo ultimo post sul suo blog. Postumo.

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