Noisey

Il 2016 è stato un ottimo anno per il post-punk

I dischi di Bootblacks, Altar De Fey, Kaelan Mikla, e molti altri hanno messo in musica tutta l'oscurità degli ultimi dodici mesi.

di Andi Harriman
23 dicembre 2016, 2:17pm

"These days it's crucial to be silent and comfortable.
The exploitation of humanity—they learn to accept it all.
In my generation I will never fit in,
I should be sane but I want to murder everyone."

Con la quantità spaventosa di tragedie e sventure che ha portato con sé, il bisestile 2016 ha fatto il possibile per darci l'impressione di scendere sempre più inesorabilmente verso un abisso di orrore. Il pezzo di Lebanon Hanover "Babes of the 80s" esplicita questo sentimento: come può essere la nostra realtà, questa? Sono circa quarant'anni che l'insoddisfazione quotidiana e la difficoltà estrema a relazionarsi con gli altri sono temi cari all'immaginario post-punk—a quanto pare, oggi non è cambiato molto. Però nonostante—o forse anche grazie a—le angosce e i turbamenti che questo 2016 ci ha regalato, il post-punk sta vivendo un momento di incredibile fermento artistico. Sonorità oscure che si mescolano con gocce di nostalgia pura e si presentano così come sono, crude e intense—familiari, ma sempre sorprendenti.

Non è semplicissimo definire cosa sia "post-punk", dal momento che è un termine-ombrello che può contenere di tutto dal goth al deathrock alla coldwave alla darkwave e così via. Nasce alla fine del punk come un movimento di giovani disgregati e diseredati in cerca di musica più oscura, contaminata da un'estetica vicina ai territori seducenti del mondo notturno. Così nei tardi anni Settanta, a traino di Siouxsie e dei Joy Division, è diventato un fenomeno globale e una comunità in grado di accogliere ogni tipo strano, ogni deviato emozionale, tutti quelli che non si sentivano a loro agio da nessuna parte. 

La band greca Selofan si inserisce perfettamente in questa corrente con Στο Σκοτάδι (tradotto sarebbe Nell'Oscurità). il loro nuovo album. Joanna Pavlidou, metà del duo, ne parla così: "Στο Σκοτάδι parla della nostra storia d'amore, della notte, con tutti i suoi momenti alti e bassi, delle nostre ossessioni personali, dei nostri amici androgini e di ogni estremo che trova un rifugio sicuro nell'oscurità. Però vorremmo che venisse ascoltato di giorno, quando uno ha bisogno di spegnere il mondo."

In particolare, quest'anno sono stati due i sottogeneri di post-punk a dominare la scena: il deathrock, più aggressivo e direttamente punk, e le romanticherie elettroniche della darkwave. Il deathrock ha iniziato a farsi strada con l'arrivo degli anni Ottanta, a partire dal punk e dal glam hollywoodiano, con i Christian Death come apripista. Band di quel tipo si distinguevano per un sound atmosferico, un look mortifero e tematiche sinistre. Oggi gli eredi di quella tradizione si trovano a ogni angolo del mondo.

Ad esempio ci sono i Pawns, band di New York che quest'anno ha pubblicato una cassetta split con i Cemetery, gruppo di Chicago—un demo che ricorda il DIY tanto caro alla scena post-punk, accompagnato da una magniloquenza e da un senso di abbondanza che si allontana dai costumi dei loro predecessori. I finlandesi Virgin in Veil—agghindati con cotonature estreme e vestiti a rete, come da tradizione—hanno tirato fuori un disco, Deviances, che è abbastanza esemplificativo del perché il deathrock dovrebbe accogliere in sé il drammatico, sia a livello estetico che intrinseco. 

Comunque sia, il miglior album deathrock dell'anno (anche se non è esattamente un album di quest'anno) è sicuramente Echoes in the Corridor degli Altar De Fey, un gruppo nato nei primi anni Ottanta, più o meno contemporaneamente a gruppi come Our Lady of Pain, Thrill of the Pull e The Black Dolls, ma che esisteva quasi solo come formazione leggendaria, misteriosa presenza spettrale nella scena deathrock californiana.

Gli Altar De Fey non avevano mai pubblicato niente, neanche un demo—figuriamoci un album intero—fino a quest'anno, quando la Mass Media Records ha tirato fuori un loro mix di materiale inedito di trent'anni fa e pezzi nuovi , suonato dalla loro formazione attuale. Echoes in the Corridor potrebbe quasi essere considerata una reale resurrezione dei non-morti, contenendo sia lo spirito del deathrock che fu che una sua riproposizione in forma perfetta.

Con l'arrivo dei sintetizzatori e delle drum machine verso la metà degli anni Ottanta, l'influenza elettronica prese piede anche nel post-punk, creando la darkwave: una nuova corrente che includeva gente tipo Clan of Xymox e Cocteau Twins. La maggior parte dei gruppi darkwave era un misto tra bassi potenti, una struttura di synth e drum machine, e chitarre più ariose. Il risultato era un suono romantico, ma intriso di morte—una ninna nanna in un panorama da incubo. Trent'anni dopo, parecchie band hanno seguito quella linea per rinnovare l'essenza oscura del genere. 

Ad esempio gli Agnes Circle, un duo britannico, hanno ripreso quest'anno la sensibilità dei tardi anni Ottanta con il loro Some Vague Desire. È un disco che mescola pattern di bassi melodici con linee vocali profonde e atmosfere sognanti intrise di synth. La bassista degli Agnes Circle, Rachael Redfern, vede molti paralleli tra quanto accadeva in passato e il modus operandi di oggi: "Su un piano sociopolitico ci sono parecchie similitudini tra oggi e gli anni Ottanta. Il senso di terrore che ci pervadeva allora è tornato."

Non tutte le band sono pronte ad ammettere le proprie influenze ottantiane, anche quando sono evidentissime nei loro pezzi. Alli Gorman, chitarrista del trio newyorchese Bootblacks, reduce dall'uscita del suo terzo LP Veins quest'anno, dice: "Penso di avere molte di quelle influenze sempre in tasca, ma cerco di scrivere roba che vorrei ascoltare e basta. Non mi interessa granché quanto suonino attuali le cose che faccio, me ne frega soltanto che escano autentiche. Vorrei riuscire a creare uno spazio sonoro in cui l'ascoltatore senta realmente qualcosa a livello emotivo, vorrei che chi ci ascolta avesse la pelle d'oca."  

Il post-punk, se è ben fatto, provoca reazioni abbastanza forti in chi lo ascolta, e lo fa con momenti spiccatamente drammatici, epici—ad esempio nelle progressioni di linee di basso, nei synth malinconici e in linee vocali strazianti.

Qual è uno di quei progetti che ricercano esplicitamente una reazione di questo tipo. La voce riverberata all'estremo, accoppiata a linee melodiche tragiche che ricordano quelle dei più potenti gruppi anni Ottanta, sono un esempio perfetto di come dovrebbe essere il post-punk nel 2016. La sua "Go and Die", contenuta nella compilation Monosynth 2 uscita su Fabrika Records, si inserisce in una tradizione molto ricca di materiale elettronico funereo.  

La compilation vorrebbe fornire un'istantanea della darkwave contemporanea e dei suoi maggiori agenti, come il trio turco She Past Away e gli islandesi Kaelan Mikla il cui inquietante pezzo "Kalt" schiude una prospettiva di svuotamento e solitudine attraverso un lamento stregato. Gli artisti presenti nella compilation sono ancorati al passato ma al contempo proiettati sul futuro, il che garantisce uno sviluppo attuale e futuro della discendenza darkwave.

Il post-punk è un genere ampio, che ci invita a sguazzare nella tragica bellezza di suoni dolorosi, nel tentativo di trovarvi un po' di pace. Ecco spiegato il motivo per cui stiamo vivendo un nuovo momento d'oro del post-punk: ne avevamo bisogno. "La creatività è il risultato dell'emergenza individuale in contrasto con la società, oggi siamo intrappolati in un contesto sociale e finanziario che influisce pesantemente sull'espressione creativa. Questo senso di insoddisfazione generalizzata trova pane per i suoi denti nelle sensazioni traghettate dalla sensibilità avanguardistica degli anni Ottanta," mi dice Pavlidou. "Stiamo percorrendo quella stessa strada, anzi forse il nostro lato della strada è ancora più scuro." 

Con un bagaglio sonoro in cui la luce del passato aiuta nella ricostruzione del presente, il post-punk è ancora l'arma più adatta per combattere il disagio della realtà.

"I should be sane but I want to murder everyone."

Segui Noisey su Facebook e Twitter.