La storia della app f.lux

I creatori della app che cambia il colore agli schermi hanno passato gli ultimi sette anni a cercare di regalarci sonni migliori.
8.2.16

Nel 2005, Lorna Herf ha lasciato il suo lavoro da Google e si è messa a dipingere. Suo marito, Michael, ha trasformato una delle stanze del loro loft in uno studio dove ha installato delle luci adatte alla pittura. I bulbi simulavano la luce del giorno, così che i dipinti di Lorna potessero essere sempre accurati, anche quando dipingeva di notte.

Dentro la stanza con la luce simulata, gli schermi dei computer non avevano niente di insolito; appena è uscita dalla stanza, però, spostandosi dove il sole era tramontato da un po' e aveva lasciato la casa immersa nella morbida e fioca luce della sera, ha notato che gli schermi in giro avevano qualcosa di strano. La luce che emettevano aveva lo stesso colore e la stessa intensità che nella stanza della pittura, ma qui stonava.

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Anche Michael Herf lavorava da Google. I due avevano lavorato insieme su Picasa, la app per gestire le foto comprata da Google, e che Michael aveva co-fondato e di cui era stato CTO. Dato il suo background in fotografia, Michael ha pensato di provare a sistemare le cose. Ha scritto un piccolo script per alterare i colori dei loro monitor, così che sembrassero naturali alla luce della sera.

Lo script toglieva la luce azzurra—il colore della luce del giorno—lasciando per lo più luce rossa, che è particolarmente adatta alla sera. Michael e Lorna hanno poi battezzato questa app f.lux.

F.lux, a un primo sguardo, è un programma relativamente semplice. Nella sua attuale versione, la app si sincronizza con l'orario dell'alba e quello del tramonto (in base al luogo in cui ti trovi), e man mano che si passa dal giorno alla notte, aggiusta i colori dello schermo in modo che facciano meno male agli occhi (questo in teoria, almeno).

"Pensano tutti che questo problema sia facile da risolvere, finché non ci passano uno o due anni sopra e si accorgono che è la cosa più complessa su cui abbiano mai lavorato"

Un sacco di persone—in particolare quelle che lavorano fino a tardi—sono entusiaste di questa app, in buona parte per via delle varie ricerche che sostengono che l'esposizione alla luce dello schermo prima di andare a letto possa condizionare la qualità del sonno. Si trova spessissimo nelle liste di app e strumenti da avere a tutti i costi. Michael mi ha raccontato che gli studenti del college sono una delle fasce demografiche più importanti per f.lux.

All'inizio, Lorna e Michael non capivano del tutto cosa facesse il loro programma. Sapevano solo che cambiare colore agli schermi facilitava il loro lavoro quando faceva buio, e che la cosa poteva interessare anche ad altre persone.

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"Sei mesi dopo, pensavamo che fosse finita lì. Avevamo creato una app che era una discreta figata. E non pensavamo fosse una cosa tanto assurda," ha raccontato Michael. "Ora invece facciamo battute sul fatto che pensano tutti che questo problema sia facile da risolvere, finché non ci passano uno o due anni sopra, e si accorgono che è la cosa più complessa su cui abbiano mai lavorato."

Ascoltate la puntata di Radio Motherboard su come rendere la vostra stanza perfetta per dormire. Il podcast è disponibile su iTunes e sulle app di podcast che preferite.

Sviluppare f.lux, a quanto pare, è stato più complicato di quanto pensassero inizialmente sia Lorna che Michael. E nel corso dei sette anni passati a lavorare sulla app a tempo pieno, Michael e Lorna hanno capito che il loro lavoro si era trasformato in una missione per cambiare il modo in cui dormiamo.

Il principio implicito di f.lux è basato su una ricerca a proposito degli effetti della luce blu sui ritmi circadiani del corpo. Il succo della questione è che, durante il giorno, la luce blu del sole inibisce la produzione di melatonina, l'ormone che regola il sonno. Ma quando il sole tramonta, la produzione di melatonina aumenta rapidamente, raggiungendo il culmine durante la notte e tornando a diminuire la mattina.

Nel quotidiano, però, i nostri corpi sono esposti a luci azzurro-blu anche dopo che il sole è tramontato, tipo gli schermi dei computer, per dirne una. Uno studio del 2015 ha dimostrato che i dispositivi elettronici stanno diventando sempre "più grandi, più luminosi [e] più blu"—la conseguenza è che la luce blu funziona come una droga, distruggendo i ritmi circadiani del corpo e ritardando la produzione di melatonina e, con essa, anche l'arrivo del sonno.

Per compensare, f.lux cerca di filtrare gradualmente la luce blu del monitor con l'avanzare della sera—così da evitare, in teoria, che condizioni il momento il cui dobbiamo prendere sonno di un'ora o più. "È stato dimostrato che l'esposizione alla luce artificiale produce effetti di allerta, riduce la melatonina, e cambia la tabella del nostro orologio biologico," si legge su uno studio del 2014—ecco perché f.lux lavora sull'idea che alterare la lunghezza d'onda e l'intensità di questa luce possa portare a un beneficio (la sua efficacia, però, non è ancora stata dimostrata scientificamente).

"Ciò che stiamo cercando di fare e il motivo per cui ci siamo concentrati sulla temperatura colore, è cambiare la luce in un modo che sia comprensibile per il nostro cervello e i nostri occhi," ha spiegato Lorna. "Cambiando un po' alla volta la temperatura colore, sembra proprio di attenuare le luci."

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Michael e Lorna spiegano subito che bisogna considerare anche la luminosità e la distanza dalla fonte di luce. La coppia gestisce anche un sito parallelo chiamato f.luxometer che misura l'intensità della luce dei dispositivi più diffusi, e come questa influenzi il sonno delle persone—quanto, per esempio, cambia il ritmo circadiano se guardiamo lo schermo di un MacBook Air prima di andare a dormire.

"Abbiamo contribuito a creare l'idea […] che la luce blu faccia male. [Ma] non lo pensiamo affatto"

Dato che f.lux, per la maggior parte delle persone, è solo la app che fa diventare strano lo schermo del computer quando il sole tramonta, Michael e Lorna temono che le persone non abbiano chiaro il suo vero funzionamento.

"Forse un po' è anche colpa nostra, ma le persone hanno iniziato a pensare che i colori siano magici," ha detto Michael—riferendosi al colore rosso che f.lux emette di notte—"e che non importa quanto sia forte una luce, purché sia quella del colore giusto."

Il rosso non è un colore magico. A dirla tutta, è l'assenza di colore—del blu, in particolare—il segreto di f.lux. E anche in questo caso, l'intensità e la vicinanza dal monitor hanno comunque importanza.

Ovviamente, se la luce rossa non fa bene in modo assoluto, quella blu non fa male in modo assoluto.

"Senza volerlo, abbiamo contribuito a creare questa idea, non è una cosa che abbiamo mai detto esplicitamente, ma in qualche modo abbiamo fomentato la teoria per cui la luce blu farebbe male," ha aggiunto Lorna. "[Ma] non lo pensiamo affatto." Il punto è che non fa bene vederne tanta durante la notte.

Nel frattempo, f.lux ha ispirato una manciata di competitori. RedShift è un'alternativa open source di successo per Linux, Twilight è un'opzione per i telefoni Android e Amazon ha introdotto una feature chiamata Blue Shades per i suoi tablet Fire.

Ma il competitor più grande potrebbe essere la prossima versione del sistema operativo della Apple, iOS 9.3. Una versione beta recente del software presenta una feature chiamata Night Shift. "Utilizza l'orologio interno al tuo dispositivo iOS e la geolocalizzazione per stabilire a che ora tramonta il sole nella zona dove ti trovi. Poi muta i colori del tuo schermo automaticamente verso le fasce più calde dello spettro, così da affaticare meno i tuoi occhi," stando a quanto dice l'azienda. Suona stranamente simile a f.lux (che è stato disponibile per un po' su iPhone l'anno scorso, anche se non in modo ufficiale, attraverso un processo chiamato sideloading; la Apple ha richiesto la rimozione del codice dal sito di f.lux, e sembra che questa sia tra le ragioni della richiesta).

Se non altro, il fatto che nascano app come queste non fa che validare la teoria iniziale di f.lux—tutta questa luce forte e blu che bombarda costantemente i nostri occhi anche a notte fonda non va bene e, probabilmente, è meglio cominciare a fare qualcosa.

"Significa forse che dovremmo vivere tutti in grotte buie?" ha detto Lorna. "No. Ma è bene capire qual è il limite."