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Ho fatto sondaggi sul femminismo dentro World of Warcraft

E spesso la risposta è stata "torna in cucina a preparare sandwich!"

Trovare una giocatrice di World of Warcraft a Orgrimmar, con il nome di Morrhigan, è una cosa rara: gioca con un avatar femminile ed è una donna anche nella vita reale. Ma se le viene chiesto durante il gioco, solitamente risponde di essere un uomo.

In World of Warcraft non è raro che gli uomini giochino con personaggi femminili; anche il fidanzato di Morrhigan gioca con un l'avatar di una donna. Molte persone pensano che sia così perché i maschi preferiscono guardare il sedere multicolore di una donna piuttosto che di un uomo. Ma Morrhigan ritiene che in realtà sia perché “le ragazze sono disprezzate” dai cittadini di Azeroth.

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Morrighan ha parlato con Angela Washko, artista e autrice di un progetto nel quale chiedeva ai giocatori di World of Warcraft quale fosse la loro definizione di “femminismo” mentre la sessione di gioco veniva proiettata live a Toronto davanti a un pubblico [di una qualche decina di persone].

Poco dopo aver aperto un sito chiamato The Council on Gender Sensitivity and Behavioral Awareness in World of Warcraft), Washko ha iniziato la sua performance dal titolo “Playing A Girl,” in cui l'artista si aggira tra paesaggi fantasy, chiedendo ai giocatori che incontra che cosa ne pensino del femminismo. Lei non conduce le discussioni, le innesca soltanto o cerca di mantenerle vive. Capisce che la performance sta andando per il verso giusto nel momento in cui orchi, troll, elfi del sangue e kung-fu panda iniziano una conversazione di gruppo sul patriarcato.

Playing A Girl di Angela Washko su Vimeo.

Un giocatore in groppa a un mammut afferma: “Suppongo che considererei ogni donna al mio pari.” Un Pandaren dice che è “d’accordo su alcuni punti, ma che spesso la cosa viene usata per dominare.” Un giocatore ha urlato “Feminazi” a Washko, mentre molti altri avatar da cartone animato e i loro controllori umani copiavano e incollavano la definizione da Wikipedia, parola per parola.

Nonostante le sue discussioni siano digitali, secondo lei rivelano molti aspetti importanti della realtà non-virtuale; dice che le persone sono più oneste nelle vesti del proprio eroe dell’Orda che nella vita reale. Ho parlato con lei di “Playing a Girl,” dei giocatori che ha incontrato, e di come questo si rifletta sull’ideologia delle persone fuori dal gioco.

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Motherboard: Quando hai iniziato a giocare a World of Warcraft? 
Angela Washko: Quando è uscito ero davvero molto emozionata. Crescendo ho amato i MUD, apprezzavo davvero i GdR testuali, e ho giocato ad alcuni GdR veramente merdosi che non mi sono piaciuti. Quelli che mi piacciono ancora sono gli sparatutto in prima persona. 
Non ero esaltata da World of Warcraft per via del suo modello di abbonamento mensile, per cui ho resistito a giocarci, ma il mio ragazzo ai tempi del college e i miei coinquilini, che erano anche loro contrari all’idea di pagare l’abbonamento, decisero di provarlo per un mese. Così mi sono unita anche io. Poi ho finito per giocarci tutto il tempo. Io e il mio ragazzo pensavamo fosse giusto continuare a giocarci perché era la nostra attività di svago, “non dovevamo andare al cinema o comprare dell’alcool o altre cose, ci bastava giocare a World of Warcraft.”

Quando hai iniziato a notare delle costanti nel modo in cui si comportavano le persone? 
Nelle Savane. Nella fazione dell’Orda c’è una giungla da attraversare prima di raggiungere una città più grossa, così si finisce nelle Savane, che sono notoriamente un zona di cattiva chat. Penso che con la ristrutturazione del gioco le persone ora vengano spawnate in zone differenti, ma all’inizio era un posto in cui in molti dovevano passarci per forza. Quella è stata la prima volta che ho visto le persone spammare stronzate razziste, omofobiche e misogine.  
Ero solita vedere questo genere di cose in Counter-Strike, ma in WoW era molto più intenso, coinvolge un intero server; in Counter-Strike se trovi qualcuno che rigurgita merda attraverso il microfono puoi metterlo in “mute” o puoi lasciare il server e cercarne un altro. 
Ho anche notato che ero l’unica donna in quella gilda. Quando abbiamo iniziato a parlare usando la chat vocale, mi sono accorta che le persone si emozionavano davvero a sentire la mia voce. Era strano, era trattata in maniera molto differente. C'è un pensiero condiviso nella chat pubblica, l’ho notato immediatamente, ma solo dopo aver giocato per sei anni mi sono sentita in grado di parlarne.

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Che tipo di cose dicevano? 
Oh, solite stronzate sul tornare in cucina a preparare sandwich. Ma anche conversazioni su scoparsi le sorelle degli altri. E io ero tipo “Oh, davvero interessante! Come la conosci sua sorella?”

Con che personaggio giocavi? 
I miei generi di personaggio preferito sono gli orchi e i troll femmina, mi piacciono quelli che sembrano androgini. Mi piace molto giocare come un orco femmina calvo. Questo tipo è il mio preferito, ha una bellissima pelle verde.  
La questione di essere una donna in World of Warcraft è che la maggior parte dei personaggi femminili sono in realtà controllati da uomini. Chiunque dà per scontato che tutti siano uomini, per cui devi riuscire a venirne fuori come donna. Per farlo, nello spazio sociale di WoW, il modo cui fisicamente si appare ha davvero poca rilevanza sull’atmosfera sociale. Ai ragazzi piace davvero giocare, nell’orda specialmente, come elfi del sangue femmine o la nuova razza di panda, i Pandaren. 
Mi hanno detto che a loro gli elfi del sangue piacciono perché sembrano umani, sono attraenti, magri, sexy. Gli uomini che giocano come panda mi hanno detto che lo fanno perché sono bassi e proporzionati, hanno il culo e le tette grosse. Questa è una cosa strana. Un mucchio di giocatori maschi mi dice “Oh, preferisco guardare il sedere di una femmina che quello di un maschio. Sarebbe da gay avere la visuale sempre sul sedere del maschio per tutto il tempo.”

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Quando hai iniziato a pensare di realizzare delle performance? 
Ho lavorato un po’ per The Yes Men come amministratore di spazi artistici no-profit, e anche come curatrice, mediatrice e organizzatrice. In generale, il mondo dell’arte a cui partecipavo mi metteva a mio agio per parlare del femminismo. Ma quando sono tornata a casa, nella Pennsylvania rurale, e parlavo un po’ di femminismo, e chiedevo a qualcuno cosa significasse per lui, ricevevo risposte del tipo “Oh sì, è qualche stronzata da lesbica? Lesbiche mascoline che non piacciono a nessuno.” È in quel momento che ho pensato che avrei dovuto parlarne. Poi mi sono chiesta, in che altro posto vengono espressi questi valori? La risposta è stata: World of Warcraft.

Pensavo che all’inizio le persone avrebbero sclerato e non mi avrebbero parlato, e invece molte di loro si accorgevano che stavano parlando di qualcosa di importante.

Nella vita di tutti i giorni, quando vivevo a New York, non incontravo quel tipo di persone davanti a cui mi ritrovavo in Pennsylvania, perché i miei giri erano limitati al mio ambiente urbano. In World of Warcraft invece circolano un sacco di opinioni. È geograficamente differente, ci sono persone di fasce d’età molto diverse. Solo nella mia gilda si andava dai diciasettenni ai sessantenni, militari, professori di college, infermieri…

Per cui non è stato tanto il comportamento in World of Warcraft che ti ha spinto a questa idea quanto il comportamento delle persone in generale? 
Direi che il comportamento nel mondo fisico mi ha fatto capire in quale altro luogo c'era un pensiero condiviso, un luogo in cui anche io partecipavo. Ho iniziato a pensare al linguaggio volgare, alla discriminazione, alla struttura del gioco―attraverso la sua community, non i suoi sviluppatori.  
Uno dei benefici di WoW è l’anonimato, perché rende le persone più disponibili. Diventano più estremiste, più scherzose, ma anche molto più oneste. Il loro nome non è collegato direttamente alla loro faccia, per cui le persone possono dire alcune stronzate rivelatrici.  
Spesso per farlo uso la scusa di lavorare a un progetto di ricerca. Pensavo che all’inizio le persone avrebbero sclerato e non mi avrebbero parlato, e invece molte di loro sentivano che stavano dicendo qualcosa di importante. Partecipavano sempre di più.

Quando hai iniziato il progetto? 
Un anno prima della performance che avete visto mi esibivo nella mia camera da letto. Non lo faccio sempre dal vivo, spesso uso la mia stanza o uno studio da qualche parte, e registro i video solo come documentazione. La prima volta che l’ho fatto dal vivo ero in una galleria d’arte a Soho. Era soltanto un esperimento, per mostrare alle persone com’era, specialmente a quelli che non avevano mai visto il gioco. L’ho fatto tre volte a New York, una a Toronto, e due in Finlandia.

Si perde qualcosa facendo le performancene dal vivo? 
Quando lo faccio nel mio studio privato posso fare durare le conversazioni anche tutto il giorno, costruire un legame di fiducia. Quando lo faccio con un pubblico dal vivo, devo essere subito molto coinvolgente, è un po’ innaturale. Oppure devo intervenire ininterrottamente. Spero che nel futuro le esibizioni dal vivo durino due ore, invece che solo mezzora.

Hai fatto degli incontri intensi? 
Il momento più intenso che abbia vissuto è stata una discussione estrema durata 8 ore con una giocatrice, un elfo del sangue che si chiamava Chastity. Era una casalinga incinta di 19 anni che viveva nel Midwest. Aveva delle opinioni estremamente conservatrici, diceva stronzate come, “Chiunque abortisce deve essere sterilizzato e ucciso.” 
Ha ammesso di essere stata stuprata da un membro della sua famiglia quando era più giovane, mi ha parlato della collezioni di armi di suo marito per proteggerla. Mi ha parlato della responsabilità che gli uomini hanno sulla protezione e il lavoro. È stata dura nel farmi sapere che non è da signore portare fuori la spazzatura. 
Aveva delle posizioni così estremamente differenti, dava a un sacco di persone uno sfogo per litigare con lei, sebbene molti uomini la celebravano per quanto fosse una ‘brava donna’. “Ecco una brava donna.” Certo, aveva 19 anni ed era incinta, ma è qui che prospera questa ideologia, perché non è popolare negli spazi pubblici fisici. Queste opinioni vengono soppresse in qualche maniera, mentre in questo spazio virtuale fioriscono.

Come pensi di continuare con queste sessioni? 
Ricevo molte email in cui mi scrivono, “puoi venire nel mio server e parlare di femminismo? Perché ci sono molti problemi da me.” E sono molto soddisfatta che questo mio progetto significhi così tanto per loro.  
Spero che questo progetto diventi un esempio per altre persone. Potresti anche diventare un rappresentante del tuo server. Ci sono troppi server e realisticamente non potrei avere un personaggio per ognuno di essi. La mia speranza è, fondamentalmente, che più persone comincino a fare cose di questo tipo con un'iniziativa spontanea, senza la pretesa di essere artisti folli alle prese con progetti folli.