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SKINS di XXXTentacion è tutto sbagliato

SKINS è un prodotto nato e realizzato male e non un'ultima opportunità di entrare nella mente di XXXTentacion.

di Elia Alovisi
10 dicembre 2018, 12:06pm

Come gli album che lo hanno preceduto, anche SKINS comincia con delle avvertenze. La voce che le pronuncia è però diversa da quella a cui X ci aveva abituati. È digitale, robotica, spezzata, si rivolge all'ascoltatore: "Ciao. Stai ascoltando questo album per liberarti di qualcosa, eh? Hai bisogno di ispirazione per l'anima? Vuoi scomparire e riapparire in un luogo in cui puoi percepire quello che c'è al di fuori della tua pelle? Bé, ne hai trovato uno, e sta nella mia mente".

Sono queste ultime tre parole a segnare l'ultimo periodo creativo di X, prima che qualcuno decidesse di interromperlo con un proiettile: nella-mia-mente. "Ascoltando questo album stai letteralmente entrando nella mia mente", diceva X in "The Explanation", posta all'inizio di 17. "Con questo progetto state entrando nella mia mente, percepirete la mia pazzia, il mio genio, la mia energia", diceva invece "Introduction (instructions)", che inaugurava ?.

Insomma, tutti volevano entrare nella mente di X. Chi si era innamorato di Jaseh Onfroy e della sua arte come chi non lo sopportava, chi sceglieva di concentrarsi sulla sua musica e chi non riusciva a scinderla dalle accuse di percosse e rapimento di cui avrebbe dovuto rispondere in un processo. Quelle che si sono poi rivelate fondate quando abbiamo sentito X stesso ammettere di aver aggredito la sua ex ragazza in una registrazione pubblicata da Pitchfork, considerata sia dall'accusa che dalla difesa una confessione.

X non era però solo i suoi crimini. Era un ragazzo capace di scrivere strofe memorabili ed emotive. Era un rapper, ma tramite la sua musica allungava i contorni della parola "rap". Sapeva, ogni tanto, non prendersi sul serio. Parlava di depressione, salute mentale, amore, sesso e violenza faticando a distinguerne i contorni e risultava quindi complesso, interessante, un indovinello da decifrare. I suoi album erano insomma opere degne di analisi e dibattito, non raccolte di brani usa-e-getta come quelli pubblicati da molti suoi colleghi.

SKINS invece è qualcosa di diverso. Quello che è successo al suo autore, ucciso mentre usciva da un concessionario, non può non influenzare il modo in cui lo percepiamo. È un'opportunità di sentire di nuovo la voce di un artista di cui potevamo esserci innamorati, ma come tutte le pubblicazioni postume è anche un prodotto terminato senza l'approvazione definitiva del suo autore. È un'opportunità (sebbene mediata) di entrare un'altra volta nella mente di uno degli artisti più complessi della scena rap contemporanea, ma è anche un prodotto che doveva uscire a tutti i costi. D'altro canto la sua etichetta ci aveva investito dieci milioni di dollari.

"Le canzoni, le idee e la visione dietro al disco c'erano, o comunque ci eravamo molto vicini" ha dichiarato Chris Cunningham, che ha prodotto SKINS e accompagnava X da anni. Questa "visione", ha aggiunto in un tweet ora cancellato, era quella di un viaggio dall'oscurità alla luce. Un'immagine abusata ma efficace e condivisibile: come dimostrano anche solo i commenti sotto alle sue foto sul nostro Instagram molti fan di X erano affascinati dai tentativi di miglioramento personale che percepivano nelle sue canzoni e nelle finestre che apriva sul suo privato tramite storie e dirette.

Mentre aspettava di essere giudicato colpevole, X scriveva di sentirsi "solo un pedone, in balia dell'avarizia di 'sti stupidi" e di "non essere un pezzo del male". In "Guardian Angel" sembra di sentire una persona che fa tutto il possibile per convincersi di essere buona. X si scusa con la sua amica Jocelyn, la stessa a cui aveva dedicato una canzone che adesso sta ricampionando, per non essersi accorto del suo dolore prima del suicidio. Paragona l'amore che prova a un cancro, come a dire che le sue azioni più questionabili, che causano sofferenza a lui e a chi le subisce, nascono comunque da qualcosa di positivo.

Sono però pochi i momenti in cui il discorso di X sembra effettivamente avere una forma. La sopracitata "Guardian Angel", sicuramente. "Train Food", una sorta di "I Spoke to the Devil in Miami" parte seconda, in cui X racconta il proprio rapporto con la morte e immagina i momenti prima della propria scomparsa, legato alle rotaie su cui sta per passare un treno in arrivo. Per il resto SKINS procede per piccole frasi evocative, scarabocchi emotivi: alcune fantasticano su un matrimonio, presumibilmente con la madre di sua figlia. Altre sono generiche dichiarazioni intrise di dubbi e dolore, come quelle di "STARING AT THE SKY" o "what are you so afraid of".

Sebbene X avesse dichiarato che nei suoi piani c'era quello di accorciare la durata delle sue già brevi canzoni, i suoi nuovi pezzi rischiano di suonare incompiuti all'orecchio di chi ascolta. Forse sono le parti in cui X parla di fighe e pompini, che suonano più gratuite del solito. Forse sono i tanti "oh-oh-oh" ficcati nelle canzoni come fossero segnaposto messi lì in attesa che venissero fuori delle parole vere. O forse è solo la consapevolezza che stiamo ascoltando le parole e la voce di un morto.

È proprio per questo che è davvero strano accettare la presenza di Kanye West su "One Minute", l'unico pezzo del disco in cui compare una voce diversa da quella del suo autore. Sorretto da un beat che prende il rock più cazzodurista e lo ricompone e ribadisce fino a diventare quasi fastidioso, Kanye si prende le luci del palcoscenico e interviene a gamba dritta sulla narrazione riportandola, forse involontariamente, alla cruda realtà. "Seguo i miei pensieri, non c'è logica in Ye", dice Kanye, come per spiegare le sue controverse dichiarazioni degli ultimi mesi su Trump, schiavitù e razzismo. E poi:

È tutto quello che voglio dire, l'ho detto, se dovessero trovarlo colpevole
Allora mandatelo in prigione, come un cane in gabbia
[...]
Ora il tuo nome è infangato dalle affermazioni che fanno
L'imputato è colpevole, nessuno incolpa l'accusa.

Kanye dice che non ha senso considerare X colpevole finché una giuria non lo abbia trovato tale. Un'opinione più che condivisibile, dato che la presunzione di innocenza è un pilastro della nostra società.

Lasciando stare il fatto che X era colpevole, sostenere che "nessuno incolpa l'accusa" significa portare avanti un messaggio dannoso: delegittimare chi denuncia violenze (o qualsiasi forma di crimine) significa scoraggiare e impaurire vittime per cui è già stato traumatico e complesso arrivare a parlare di ciò che hanno subito. È un'esempio della mentalità alla "questa troia gli sta facendo causa perché vuole i soldi" che ha danneggiato e continua a danneggiare la conversazione su molestie e violenze scatenata dal movimento #metoo. "Ok le accuse, capiamo se sono legittime e partiamo dal presupposto che arrivano da una parte della società storicamente sottomessa e impaurita" non è accattivante. "Ok le accuse, ma se poi sono false?", come dice Kanye, è invece una proposizione che infiamma gli animi, crea schieramenti, insinua dubbi: come quelle che fanno bene ai populismi e male alla convivenza civile.

Resta che anche solo il fatto che si debba parlare di Kanye e delle sue opinioni all'interno di SKINS è strano, quasi sbagliato. Sarebbe stato bello se questo disco fosse stato solo l'ultima opera di un ragazzo ucciso che aveva cominciato a entrare nella storia, sia dalla parte del giusto artistico che da quella dello sbagliato personale. E invece è uno spazio occupato da tutto ciò che lo circonda: le azioni del suo autore, le opinioni di Kanye West, i pensieri sul modo in cui è stato costruito e venduto. La musica di X creava spazi angusti in cui chi soffriva, o sapeva riconoscere la sofferenza, trovava una forma comoda in cui assopirsi. I cunicoli d'accesso a queste nuove canzoni sono invece spigolosi, contorti, pieni di infiltrazioni. Proprio come la mente in cui ci avevano promesso di far entrare, forse per l'ultima volta.

SKINS è uscito venerdì 7 dicembre per BAD VIBES FOREVER ed Empire.

Ascolta SKINS su Spotify:

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