Com'è passare ogni singola estate a Milano, mentre tutti sono in vacanza

Per inciso, non sono uno di quei pazzi che pensa che la città sia incredibilmente romantica quando è deserta.

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ago 9 2017, 4:30am

Yuri e un amico alla ricerca di refrigerio nelle zone limitrofe a Milano.

Un recente rapporto Eurostat riferisce che un europeo su tre (per la precisione, il 39,2 percento) non può permettersi una settimana di vacanza propriamente detta. In questa speciale graduatoria l'Italia ha una quota di non vacanzieri che supera il 40 percento, seguita tra gli altri da Portogallo, Grecia e Romania—paese, questo, in cui a non poter affrontare le spese per una settimana via da casa è quasi il 70 percento della popolazione.

Mi sono fatto raccontare da Yuri, 25enne milanese, com'è passare praticamente ogni estate al caldo di una metropoli, senza la possibilità di partire.

Ormai ho perso il conto di tutti i mesi estivi che ho passato a Milano. Non sono uno di quei pazzi che pensa che la città sia incredibilmente romantica quando è deserta o che ama vagare di notte senza incrociare un'anima viva—è che ormai succede sempre più spesso di ritrovarmi incastrato in città e di rimanerci anche quando neanche il più sadico dei suoi abitanti vorrebbe restarci.

Il motivo è molto semplice: il mio conto in banca non mi permette di prendere e partire per una settimana, o comunque per un tempo sufficiente a definire una vacanza come tale.

Quando ero più piccolo andavo con i miei genitori in campeggio. L'estate in campeggio ha caratterizzato praticamente tutta la mia adolescenza, finché, com'è ovvio che sia, a un certo punto mi sono sentito troppo grande per seguire la mia famiglia—anche se farlo voleva dire cambiare aria per un po', per di più tutto spesato. L'anno successivo a questa mia piccola ribellione ho fatto la mia prima vacanza da solo: per inerzia sono andato allo stesso campeggio di sempre, nello stesso periodo dell'anno, questa volta con due amici e la ragazza di uno di loro. L'attività che richiedeva maggior sforzo era quella di scavallare le bici degli altri ospiti per andarcene un giro.

Ma non è passato molto tempo prima di dover fare i conti con la cosiddetta "vita vera". Già dall'anno successivo, una volta iniziata l'università, sono rimasto per tutto giugno-luglio-agosto a casa. Prima mi davo come giustificazione gli esami, poi piano piano le scuse sono diventate sempre meno—mentre il portafogli era sempre più vuoto e io mi risolvevo a girare in motorino per la città, aspettando quasi con ansia settembre.

Nel corso del tempo c'è ovviamente stata qualche eccezione. Una volta, per esempio, con un gruppo di amici siamo partiti in bicicletta da Milano e siamo arrivati alla punta della Puglia. L'anno dopo ho scoperto l'esistenza degli Interrail: 30 giorni in giro su dei treni, a mangiare hummus e pane, Philadelphia e pane a pranzo e cena e—se sei fortunato—a rubare qualcosa che consenta alla tua dieta di essere quanto più differenziata possibile. Ma una vacanza vera, intesa come la intendono tutti, probabilmente non l'ho mai fatta: non ho mai villeggiato in nessun posto, né di mare, né di qualsiasi altro tipo, e non ho mai preso un volo per fare questa vacanza. Niente di niente.

Giugno e luglio, alla fine, sono i mesi meno pesanti: faccio l'assistente in uno studio di grafica, per cui il lavoro mi tiene abbastanza impegnato e contemporaneamente lontano dal pensiero che di lì a poco non ci sarà più nessuno. Perché ad agosto, le consegne iniziano a scarseggiare, il mio capo—come tutte le persone normali—stacca e parte per le mete più disparate, e lo stesso fanno i miei amici. Ci sono quelli che partono per davvero, e quelli che "torno dai miei per due settimane" in Liguria, in Veneto, in Calabria. Per me che sono nato e cresciuto qui tornare a casa significa tornare a Crescenzago, quindi non ho nemmeno quell'attenuante.


Se hai troppo caldo, prova a rinfrescarti con il nostro documentario sull'Islanda, l'isola dei giganti:


La mia giornata tipo da "agosto in città" non esiste—e non perché ogni giorno abbia una così ampia scelta da poter fare il cazzo che mi pare, ma perché sono costretto a farmi trascinare dagli eventi.

Per combattere il caldo la prima soluzione è svegliarsi tardi. Le prime persone che vedo sono quelle della mia famiglia, com'è ovvio che sia abitando nella stessa casa. Se non mi sono svegliato troppo tardi, pranzo con loro. Dopodiché esco, e coi pochi rimasti cerchiamo il posto più fresco in cui radunarci e giocare per ore a Magic. L'altra sera, in una delle poche occasioni mondane estive, ho incontrato un amico che non vedevo da anni, che mi ha raccontato della sua nuova fissa: i droni da corsa. Va a farli correre dietro un parcheggione qua a Milano, quindi per le prossime settimane potrei aver trovato una nuova attrazione.

Per sopravvivere a questa giungla d'asfalto, il mio budget giornaliero è di 7,50 euro, nei quali devono rientrare le sigarette e la benzina per il motorino, che durano entrambe un giorno e mezzo. Di conseguenza il cibo cerco di grattarlo, appoggiandomi magari a chi è in partenza e deve svuotare il frigo. Lo stesso approccio lo ho con tutti gli intrattenimenti possibili: se ho voglia di farmi un bagno, ci sono alcune piscine nelle quali la notte puoi scavalcare. Il grande plus poi è il bagno nel Naviglio, oppure trovare il baracchino dell'anguria ancora aperto —visto che anche i bar in cui solitamente ci ritroviamo vanno in ferie. Alla peggio puoi provare l'ebrezza di prendere un treno regionale. Che so, parti da San Cristoforo e vai nei pressi di Monza, alla ricerca di un fiume o un lago, o ancora provi ad arrivare al Ticino in cinquantino. Fare 40 chilometri su un motorino è un'esperienza che consiglio.

Capirete insomma che, per quanto sia a casa dal lavoro, non riesco propriamente a chiamare questo periodo di "riposo" vacanza. Il punto è che d'estate Milano è un cesso ed essere costretto a restarci una merda, e ogni anno affronto le partenze degli amici come Will Smith in Io sono leggenda—con la differenza che almeno lui ha un cane.

Ora mi sto preparando all'arrivo della settimana di Ferragosto. Che è la peggiore, quella in cui inizi a capire davvero il significato di deserto e in giro non ci sono neanche le macchine parcheggiate. In quei giorni smette di esserci persino quel qualcuno da cui rifugiarti per l'aria condizionata o che puoi provare a imbarcare in partite infinite a Magic. Quindi stai a casa tua, rispolveri la Playstation 1 delle elementari, qualche gioco come Tekken 3 e ti ci chiudi fino a diventare scemo.

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