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La Russia riaprirà le indagini sul più grande mistero dell'epoca moderna

Basta cercare su Google "incidente del passo Dyatlov" per imbattersi nelle teorie più improbabili sulla morte dei nove scalatori.

di Mack Lamoureux
07 febbraio 2019, 10:30am

Foto via Wikimedia Commons.

In una gelida notte di febbraio 1959 nove scalatori si accamparono per trascorrere la notte sotto il picco del Kholat Syakhl, sui Monti Urali, ora soprannominato la Montagna della Morte.

Il gruppo di escursionisti aveva trovato il passo poco prima (e gli aveva dato il nome della loro guida Dyatlov), dopo aver perso la strada a causa delle condizioni meteo avverse—era passata solo una settimana dall'inizio della spedizione che sarebbe dovuta durare 16 giorni, e si trovavano a dieci chilometri dal loro obiettivo.

Quello fu l'ultimo accampamento per il gruppo di scalatori guidati da Dyatlov. Prima delle luci dell'alba, dopo lunghe ore di gelo sul Kholat Syakhl, tutti e nove gli scalatori erano morti. Cosa provocò i decessi, però, rimane uno dei più grandi misteri dell'epoca moderna.

Oggi, la polizia russa ha finalmente riaperto il caso—anche conosciuto come "l'incidente del passo di Dyatlov." L'annuncio è arrivato la scorsa settimana dall'ufficio del procuratore generale russo, che ha giurato avrebbe finalmente messo a tacere tutte le teorie bizzarre che circondano la morte di questi scalatori.

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La tomba degli scalatori defunti. Foto via Wikimedia Commons.

"Sono tutte collegate in qualche modo a fenomeni naturali," ha detto nell'annuncio video Alexander Kurennoi, portavoce del procuratore. Le autorità russe hanno fatto sapere che in questa nuova indagine sono stati coinvolti tre investigatori esperti. "I parenti delle vittime, i media e il pubblico chiedono ancora oggi chiarezza ai procuratori e pretendono di sapere la verità."

Per capire perché un mistero come quello dell'incidente del passo di Dyatlov sia ancora sulla bocca di tutti dopo 60 anni, basta analizzare il ritrovamento dei corpi delle vittime. L'intero gruppo della spedizione—ad eccezione di uno scalatore che aveva dovuto lasciare il gruppo per via di un problema al cuore—morì nella stessa notte.

Sebbene il percorso fosse estremamente difficile, gli scalatori erano esperti e una notte di accampamento sul passo non avrebbe dovuto ucciderli. Così, quando nessuno di loro si presentò al punto di rientro il 20 febbraio, iniziarono le ricerche nella zona.

A pochi giorni di distanza, il gruppo di soccorritori trovò la tenda montata dagli escursionisti—abbandonata e tagliata in due dall'interno. Nonostante l'accampamento fosse deserto, gli scalatori avevano abbandonato lì i propri averi e le scarpe. Sembra che siano dovuti scappare in tutta fretta, con la neve fino alla vita, lasciando dietro di sé le proprie impronte. Alcuni di loro portavano solo le calze, altri erano scalzi, altri ancora indossavano solo una scarpa. Questo ritrovamento colse totalmente di sorpresa il gruppo di ricerca.

Pochi giorni dopo, furono ritrovati anche i corpi.

I primi—quelli di Yuri Doroshenko e Yuri Krivonischenko—erano a circa 1,6 km dall'accampamento, attorno a un piccolo falò sotto un pino solitario ed erano entrambi quasi nudi. Indossavano solo gli indumenti intimi. Sembrava che qualcuno si fosse avventurato sulla cima dell'albero nel tentativo di avvistare qualcosa in lontananza. Poco lontano furono ritrovati anche i corpi di Rustem Slobodin, Zinaida Kolmogorova e quello del leader del gruppo Igor Djatlov.

Gli ultimi quattro cadaveri furono ritrovati solo un paio di mesi dopo, quando si sciolse la neve, a circa 75 metri dal pino, in un burrone pieno di neve. A differenza degli altri, questi quattro corpi furono ritrovati con gli indumenti—non in mutande come gli altri.

Inizialmente nessuno prestò troppa attenzione all'incidente: sembrava la solita spedizione finita male e la morte dei primi cinque scalatori fu attribuita all'ipotermia. Tuttavia, le cause dei decessi degli altri scalatori, quelli ritrovati nel burrone, avevano aperto uno scenario completamente nuovo. Tre di loro erano stati ritrovati con gravi ferite. Una, Lyudmila Dubinina, senza occhi e senza lingua. Dubinina e Semyon Zolotaryov riportavano inoltre gravi fratture alla cassa toracica, mentre Nikolai Thibeaux-Brignolles aveva gravi danni al cranio, assimilabili a quelli provocati da un grosso incidente d'auto. Nonostante le fratture gravi, dalle indagini non risulta che sui corpi fossero presenti segni evidenti di ferite esterne: era come se fossero stati schiacciati da qualcosa.

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Yudin abbraccia Dubinina prima di partire per la spedizione. Foto via Wikimedia Commons.

A parte le condizioni dei corpi, tantissime altre cose bizzarre sono state dette riguardo a queste morti, alcune sensate: sono state rinvenute tracce radioattive sui vestiti, i corpi avevano uno strano colore, gli occhi e la lingua di Dubinina non c'erano più perché era stata ritrovata in un torrente; altre meno: gente che vedeva corpi sferici arancioni attorno alla montagna dove avevano perso la vita gli scalatori, altri secondo cui i corpi erano invecchiati prematuramente. Tutte queste teorie, unite al modo sospetto in cui i Sovietici gestirono il caso (le morti furono attribuite a "forze spontanee della natura" e il caso fu immediatamente chiuso) alimentarono i misteri che ancora oggi avvolgono questa spedizione.

Una valanga? Gli UFO? L'ipotermia che avrebbe fatto perdere la ragione agli scalatori? Uno Yeti gigante? Una tribù indigena li ha fatti fuori perché considera sacra quella montagna? Basta cercare su Google 'incidente del passo di Djatlov', o su YouTube, o dovunque si parli di cospirazioni al giorno d'oggi, per trovare di tutto e di più sulla vicenda. Tra i moltissimi libri, documentari e studiosi, nessuno è mai stato in grado di stabilire la verità.

Una delle teorie più diffuse è che la colpa fu di un test delle armi sovietiche. Alcuni credono che il gruppo di scalatori si sarebbe inavvertitamente trovato nel bel mezzo di un test di bombardamento e che si fosse allontanato di corsa per evitare le esplosioni. Altri, invece, dicono che l'esercito sovietico stava testando armi radioattive nella zona, il che spiegherebbero le ferite bizzarre e la sensazione di calore che fece spogliare alcuni degli escursionisti.

Una spiegazione, sostenuta all'interno del best seller Dead Mountain, è che il vento che soffia sul passo del Kholat Syakhl faccia un rumore tale da provocare degli attacchi di panico negli uomini. Questo avrebbe spinto gli scalatori a fuggire dall'accampamento per correre giù lungo il versante della montagna. Le ferite riportate sarebbero quindi state provocate dalla caduta nel burrone.

In questi giorni, l'ufficio del procuratore ha detto che chiamerà i migliori investigatori per occuparsi del caso. Le indagini si concentreranno su tre possibili spiegazioni. Le autorità hanno infatti escluso a priori qualsiasi movente criminale, e Kurennoi ha dichiarato "non c'è nemmeno una prova, nemmeno indiretta, che sostenga l'ipotesi criminale. È stato una valanga, una lastra di neve o un uragano."

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