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La guida di VICE alla cannabis in Italia

Gli italiani che investono sulla cannabis all'estero

Marco è un ricercatore di Economia che investe in pot stock in Canada. Ci ha spiegato come sta cercando di guadagnare.

di Tommaso Gori
20 aprile 2018, 6:12am

Foto via VICE Daily News.

Questo articolo fa parte dell'edizione 2018 della Guida di VICE alla cannabis in Italia: da chi la assume a scopo terapeutico a chi la commercializza o ci investe, e da chi la "fuma e basta" a chi si batte perché fumarla non sia l'unica cosa per cui tutti la conoscono. Vai qui per leggere gli altri contenuti della serie.

Mentre in Italia le proposte di legalizzazione vengono regolarmente soffocate e il mercato della cannabis sta ancora muovendo i suoi primi—seppur grandi—passi, nel continente americano in questo comparto esistono aziende sempre più strutturate e quotate in borsa.

La prima fase di apertura ai mercati finanziari della legal marijuana industry è andata oscillando tra momenti di galoppante euforia e ondate di scetticismo. I più abili, nel frattempo, sono riusciti a guadagnarci parecchio.

Questa opportunità non è sfuggita a chi risiede al di fuori di Canada e Stati Uniti, e anche dall'Italia c'è chi ha deciso di investire nell’industria della marijuana all’estero.

Tra questi c’è Marco, ricercatore universitario di Economia che investe in Canada, paese in cui la cannabis è a un passo dall'essere legalizzata anche per uso ricreativo—quella terapeutica lo è già—e sarà commercializzata entro la fine dell’anno, dopo il voto finale del senato che ne decreterà le specifiche modalità di vendita.

VICE: Come hai scoperto i pot stock?
Marco: In realtà in una maniera molto banale, tanto che mi vergogno quasi a dirla: su Facebook mi è uscito il post sponsorizzato di una società finanziaria che diceva “mi raccomando, metti i soldi nell’erba che è la cosa del momento.” Mi sono informato, ed effettivamente c'era del movimento.

Che tipo di pot stock si trovano, e in quali settori della cannabis operano le aziende collegate?
Quando ho cominciato c’erano solo dieci pot stock: io ho comprato il mio titolo il 17 dicembre 2017 a 19 dollari e adesso sta a 28, ma ha toccato anche i 42. A fine febbraio, comunque, i pot stock erano già 200.

Tra questi ci sono produttori di cannabis autorizzati, rivenditori, aziende di equipaggiamento e fertilizzanti per la coltivazione, istituti di ricerca, consulting e molto altro. La maggior parte sono titoli canadesi, ma tra gli ultimi arrivi ci sono anche aziende statunitensi che hanno fatto capolino negli stati in cui è previsto il consumo ricreativo.

Tu su quale hai puntato?
Su Canopy Growth [“WEED” sul listino di Toronto], che è stato il primo produttore di marijuana quotato su un mercato importante ed è la realtà più grande di tutte, quella con capitalizzazione maggiore e quella che ha fatto più investimenti, soprattutto in ambito terapeutico—fatto che è sicuramente una garanzia in questo momento in cui la legalizzazione non è ancora operativa.

Non sono titoli stabilissimi—a quanto pare c’è il rischio che le stime sul futuro mercato canadese fossero esagerate, soprattutto in termini di prezzi: man mano che ci avviciniamo al capitolo finale dell’iter di legalizzazione [la sopracitata votazione del senato canadese], le stime del prezzo al quale si venderà la marijuana sono ogni mese più basse. Ci sono comunque pareri contraddittori, c’è chi parla di sovrapproduzione e chi di produzione insufficiente per coprire la domanda.

Stiamo tuttavia parlando di un’impresa che ha 80 milioni come capitali interni ed è valutata a 2 miliardi di dollari. C’è stata chiaramente una bolla.

A gennaio 2018 tutti questi titoli presentano un picco altissimo, e poi un calo... cos’è successo?
Il 1 gennaio è la data in cui la California ha legalizzato la vendita di marijuana a scopo ricreativo. Poi però la bolla si è sgonfiata già quattro giorni dopo, quando il nuovo procuratore generale nominato da Trump ha cambiato la policy a livello federale, ritirando le istruzioni dell'amministrazione Obama che consentivano più libertà di legislazione ai singoli stati.

Tutti gli stock sono andati giù perché un ostacolo allo sviluppo del mercato statunitense è una minaccia per tutto il comparto. Qualche giorno fa, al contrario, Trump ha invece dichiarato di voler rispettare la scelta degli stati che hanno scelto di legalizzare, lanciando un segnale di fiducia che ha risollevato il valore dei titoli.

Il lancio di Canopy Growth sul mercato azionario. Foto via VICE Daily News.

Come scegliere i titoli su cui investire?
Devi capire se quello che stanno facendo è sostenibile. Io ho scelto Canopy Growth perché ha il core business nel settore medico (affiancato tra le altre cose da un investimento importante in canapa industriale), e perché non ha nessun tipo di investimento negli Stati Uniti.

Canopy poi ha il controllo di Bedrocan Canada, che non è una cosa da poco... È la principale tipologia di marijuana ad essere utilizzata dai dispensari medici, dal profilo di cannabinoidi ottimale dal punto di vista terapeutico.

Oltre ai produttori terrei comunque in considerazione anche tutti gli altri player del comparto già citati. Per fare un solo esempio la canapa si è rivelata utilissima nel campo dell’edilizia, è una cosa risaputa da anni ma adesso potrebbe esplodere.

Quanto è sicuro investire in questo settore?
Anche se l’enorme variabilità dei prezzi offre grandi margini di guadagno a chi fa trading (sul brevissimo termine quindi), lo stesso fenomeno rende poco sicuro l’investimento nel medio termine: non è un buono di stato, insomma.

Sul lungo termine invece secondo me è un investimento sicuro: se punti sui grandi cavalli di questo mercato, anche nel caso di una nuova bolla questi rimarranno in piedi, un po’ come Google non è scomparsa ai tempi della bolla di internet. Su titoli come Aurora Cannabis Inc., azienda già operativa e conosciuta dal mercato, sul lungo ci puoi guadagnare e anche parecchio.


Guarda il nostro documentario sul business della canapa legale in Italia:


Cosa influenzerà il mercato quest’anno?
Ora che il Canada legalizzerà diventerà tutto un gran casino, perché a quel punto gli USA si troveranno confinanti con il più grande produttore mondiale di marijuana legale a nord ed uno dei più grandi produttori clandestini, il Messico, a sud. A quel punto saranno costretti a scegliere se affrontare la situazione potenziando la loro consueta war on drugs o trovando una nuova soluzione.

Dal punto di vista di un investitore è molto importante tenere in considerazione queste cose: parliamo di mercati poco stabili, le cui dinamiche dipendono da tanti attori. Da economista però devo dire che c’è anche uno spazio infinito per fare entrare le organizzazioni criminali per riciclare... soprattutto se la cosa non viene legislata bene.

Quanto all'Italia, quando ci saranno possibilità di investimento simili?
Se il grigiore legislativo attorno alla cosiddetta cannabis legale diminuisce, allora potranno arrivare anche i capitali.

Il presupposto fondamentale è che si abbandoni l’ipocrisia di vendere questi prodotti senza che sia ufficialmente consentito fumarli [in Italia la cannabis light viene venduta come prodotto da collezione, non medicinale, alimentare o da combustione]. Guarda in Svizzera ad esempio, a luglio vendevano già i pacchetti di sigarette alla canapa nei supermercati.

Comunque, fino a che questa cosa non verrà chiarita non vedo possibilità che si creino dei conglomerati o delle imprese abbastanza grandi da andare sul mercato. Del resto, per ora non si capisce nemmeno se il settore durerà.

Non credo dunque che un'azienda che produce la light comparirà sui mercati finanziari italiani prima di almeno cinque o sei anni... e non so nemmeno se poi effettivamente succederà: una volta legalizzata ufficialmente la possibilità di fumare è plausibile che il business passi di mano ai grandi player del mercato dei tabacchi.

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