offlaga disco pax
Fotografia promozionale

Enrico Fontanelli era l'estetica degli Offlaga Disco Pax

A quattro anni dalla morte del loro amico e compagno di band, Daniele e Max degli Offlaga Disco Pax ci raccontano la sua arte ora raccolta in un catalogo.
26.10.18

Gli Offlaga Disco Pax sono stati una storia molto personale e intima per il loro pubblico. Mi hanno sempre dato la sensazione di essere in grado di toccare corde particolari, di avere creato con i loro fan un rapporto di vero affetto, di vicinanza. Non intendo a livello pratico, ma proprio di un legame molto intimo con la loro musica. Non è un caso per esempio che un articolo recente comparso su queste pagine abbia quel tipo di approccio, come se ogni ascoltatore abbia avuto una propria storia personale con la band resa celebre da "Robespierre". È anche il mio caso (figuriamoci, ho fatto a loro la prima intervista della mia vita, che era anche la loro) ma non è questa l’occasione di parlarne. Questa è l’occasione di parlare di una bellissima iniziativa, che purtroppo va a inserirsi in un quadro molto triste: quello della morte nel 2014 di Enrico Fontanelli, che del gruppo era una delle tre colonne portanti—in quel momento i suoi due soci hanno deciso che inevitabilmente il progetto Offlaga Disco Pax finiva lì per sempre—mentre la bella iniziativa è che è stata allestita a Parma, a Borgo Delle Colonne, una grande mostra che mette insieme per la prima volta tutto il lavoro grafico (e iconografico) che Enrico aveva curato per la band sin dal primo giorno. Quella di Enrico è una mole impressionante di lavori, realizzati nell’arco di dieci anni, che spesso erano stati dimenticati e mai più rivisti anche dai diretti interessati. A completare il progetto è stato realizzato anche un catalogo di oltre 130 tavole che sfogliato nella sua interezza dà ancora di più l’idea del talento di Enrico e del suo genio poliedrico, della sua raffinata visione d’insieme. Abbiamo raggiunto Max e Daniele per farci raccontare qualcosa di più.

offlaga disco pax catalogo locandina

131, locandina per un concerto a Ferrara.

Come nasce l'idea di questa mostra e del suo catalogo?
Max Collini: L'idea era già insita nella scelta di Enrico, fin dall'inizio, di catalogare la produzione del gruppo con numeri progressivi fin dai primissimi vagiti del collettivo. In un paio di occasioni esponemmo anche un po' di questo materiale, per esempio alla Casa 139 di Milano nel 2006, visto che avevamo due concerti consecutivi in quel luogo così accogliente e in cui c'era l'occasione di poter fare vedere questa parte creativa del gruppo in modo congruo. Lui stesso voleva realizzare il catalogo dei suoi lavori grafici (e non solo) per il gruppo. Riscoprirli è stato un modo per ripercorrere la nostra storia, ritrovare materiale poco conosciuto e a volte che nemmeno io e Daniele ricordavamo o, in questo caso parlo per me, che proprio non avevo nemmeno mai visto o di cui non avevo conservato memoria. La mostra è figlia di questo lavoro ed è conseguenza del catalogo. Noi, grazie all'editore BDC - Bonanni Del Rio Catalog di Parma, volevamo realizzare il volume e per realizzarlo abbiamo dovuto cercare tutto il materiale esistente. Una volta messo insieme la mostra, sostanzialmente, era già pronta.
Daniele Carretti: La mostra è conseguenza del catalogo che abbiamo prodotto assieme a BDC, editore del progetto, e ad Andrea Scarfone, Skarfo, che ha curato la parte grafica di assemblaggio del libro. Il catalogo lo voleva fortemente già da tempo Enrico, ne abbiamo parlato parecchie volte, e ora lo abbiamo portato a termine, speriamo nel migliore dei modi. BDC oltre che editore del catalogo è anche proprietario dello spazio a Parma che ospita la mostra.

Come e da chi è stato svolto il grande lavoro che ci sta dietro?
M: Dal punto di vista pratico il curatore del volume e il coordinatore del lavoro è stato Skarfo, su incarico dell'editore. Il materiale è invece stato messo assieme da me e Daniele e dalla famiglia di Enrico, suo fratello maggiore Fabrizio e la sua compagna Elena Pavani. Cassetti, archivi, vecchi computer, scatoloni, manifesti, qualche amico collezionista, il nostro booking Lorenzo Bedini, un giornalista in Calabria che ci ha spedito un pezzo che non avevamo (#135.1; Eliseno Sposato: grazie!), fotografie di ciò che non era riproducibile, eccetera. Quasi un anno di lavoro a cui sono seguite l'impaginazione, le scelte estetiche, la carta, il cofanetto e poi le didascalie. Tutto molto bello, anche se a volte un po' faticoso. Il risultato finale mi sembra oltre ogni nostra aspettativa, certamente migliore e più convincente di quanto potessi immaginare. Ne sono felicissimo e molto fiero.
D: E poi Vittore Baroni ha fatto una prefazione legata al lato artistico che stava dietro al lavoro di Enrico mentre Giulia Cavaliere ha scritto un piccolo saggio legato alla musica degli Offlaga rappresentata poi nelle grafiche di Enrico.

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119, locandina per un concero a Milano.

Quali sono state le più grandi sorprese, o riscoperte, che ci sono state durante la lavorazione?
D: Parecchi sono i numeri che non ricordavo e che riscoprire è stato emozionante. Soprattutto nei primi anni la produzione da parte di Enrico di locandine e la numerazione di eventi e concerti era impressionante e molte cose erano girate su newsletter o fotocopiate in pochissime copie per le singole esigenze, quindi era inevitabile non ricordarle per intero. Una su tutte è una locandina per un concerto al Covo di Bologna dove Enrico aveva preso la facciata del palazzo dove c'era l'Hacienda, a Manchester, e nelle varie finestre aveva posizionato i diversi gruppi dell'etichetta (#88), una doppia citazione per il suo numerare tutto il catalogo (un po' come faceva Tony Wilson per le produzioni Factory) e per il Covo, che era all'epoca un po' la nostra Hacienda.
M: L'emozione di ritrovare cose che nemmeno avevi mai visto e restare a guardarle per ore incredulo. La serie di quattro rivisitazioni di un piccolo busto di Ludwig van Beethoven (#118 - #119 - #120 - #121) con tutto il contorno di casualità e riferimenti che l'aveva prodotta (è ampiamente spiegato nel volume, non spoilero) e le tavole ironiche/autoironiche. Una su tutte quella realizzata in occasione dei tanti premi vinti dopo l'uscita di Socialismo Tascabile, alcuni dei quali avremmo poi ritirato al MEI di Faenza alla fine del 2005 con un concerto al Teatro Masini: in quella tavola (#112) Enrico scelse come protagonista nel manifestino che preparò per l'occasione il calciatore George Best, ripreso nella famosa fotografia in cui festeggia il suo gol decisivo della finale di Coppa dei Campioni vinta dal Manchester United nel 1968, squadra che Enrico tifava (oltre al Milan, ovviamente) anche per ragioni affettive: Manchester, Madchester, l'Hacienda, la Factory, i Joy Division, i New Order… Abbiamo riscoperto noi stessi e dieci anni bellissimi. Tutto fa un po' male, direbbe il poeta.

Ho letto che alcuni (pochi, per fortuna) materiali restano tuttora perduti. Come è possibile? Che fine avranno fatto?
D: Alcuni numeri, per fortuna molti meno di quanto inizialmente pensassimo, non sono stati trovati perché molto probabilmente frutto di errori di numerazione: più volte negli anni Enrico mi aveva chiesto se ricordavo il numero a cui eravamo arrivati. In altri casi può essere accaduto che Enrico preparasse delle grafiche per eventi che poi successivamente non si sono tenuti, oppure che non ha potuto terminare o che ha scartato perché insoddisfatto. Altri ancora, pochissimi, perché effettivamente non ritrovati per davvero e quindi realmente perduti.

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25, locandina per un concerto a Cavriago (RE).

Il catalogo è arricchito anche da alcuni materiali extra realizzati appositamente, di cosa si tratta?
M: Nell'edizione limitata, autografata e numerata a 300 copie, inserita poi in un cofanetto, si trovano come contenuti "extra" un manifesto della seconda parte del tour di Socialismo Tascabile che all'epoca non venne molto utilizzato, ma che a me è sempre piaciuto moltissimo e che abbiamo ristampato appositamente (#133). Oltre al manifesto c'è una cartolina originale dell'epoca dedicata alle date di chiusura del tour di Bachelite e che riprende le grafiche del nostro EP in vinile trasparente Onomastica (#150) e infine un adesivo con la scritta OfflagaDiscoPax nell'inconfondibile font che Enrico ha usato per il nome del gruppo fin dalla locandina del 2003 per il nostro primissimo concerto (#2). Oltre a questo all'interno del catalogo ci sono dei riferimenti, alcuni dei quali inediti, che vanno cercati in rete. Basterà far leggere il codice al vostro telefono e riappariranno ulteriori reperti da un passato più o meno remoto. Tra gli altri un piccolo live in sala prove del 2005 che mandammo in nostra vece sotto forma di DVD a un piccolo festival a Salerno a cui non potemmo partecipare. Commovente: io sono quasi magro, Daniele ha i capelli e Enrico dà quasi sempre le spalle alla camera e quindi al pubblico, come spesso gli capitava. Una tenerezza indicibile.

Per tutta la durata della mostra ci sono stati e ci saranno anche alcuni eventi collaterali, in cosa consisteranno?
M: Per tutta la durata della mostra (aperta a Parma in Borgo delle Colonne 28 dal venerdì alla domenica - dalle 18,00 alle 23,00 - per tutto il mese di Ottobre 2018) abbiamo organizzato un appuntamento per ogni giorno di apertura che arricchisse l'esposizione con contenuti diversi: dj set, incontri, dibattiti, presentazioni, approfondimenti, sonorizzazioni, letture. Abbiamo invitato chi riteniamo affine alla nostra storia e che magari nel tempo è diventato anche nostro amico o chi era amico anche prima che tutto accadesse. Tra gli altri: Jukka Reverberi, Fabio De Luca, Giulia Cavaliere, Enrico "Enver" Veronese (#93), Vittore Baroni, Carlo Pastore, i registi Marco Molinelli, Pierr Nosari, Luca Lumaca. Il catalogo e la mostra non esauriscono la loro spinta propulsiva alla mostra di Parma e li ritroverete anche altrove, perché a questa uscita seguiranno diverse altre iniziative. La prima riguarda la scelta fatta da Controradio di Firenze di dedicare a Enrico Fontanelli la trentesima edizione del Rock Contest. Porteremo il volume e la mostra, grazie anche all'editore BDC, nel periodo della finale del concorso di quest'anno (1 dicembre) nella città toscana. Daniele e io, assieme ad altri artisti della scena indipendente degli anni zero e degli anni dieci saremo ospiti della serata finale all'auditorium FLOG e risuoneremo—per Enrico, per noi, per tutti—alcune canzoni degli Offlaga Disco Pax tratte da Socialismo Tascabile e dagli altri due album nel luogo dove quindici anni fa vincemmo l'edizione del 2004, il luogo dove quel mondo che guardavamo da lontano fino a un attimo prima si accorse di noi.
D: Molti eventi saranno incontri con giornalisti e addetti ai lavori con cui abbiamo collaborato e conosciuto come gruppo, oltre a Vittore Baroni che ha fatto la prefazione al libro. In alcune serate Max farà delle letture di testi degli Offlaga e io sonorizzerò la mostra con alcuni sintetizzatori di Enrico. Nelle prime tre settimane in cui la mostra sarà aperta ci sono stati eventi collegati al mondo degli Offlaga mentre l'ultimo fine settimana c'è un evento organizzato direttamente da Borgo delle Colonne - BDC ma la mostra rimarrà comunque aperta e visitabile. All'interno della mostra c'è poi un JukeBox che per l'occasione è stato riempito con i 45 giri dalle nostre collezioni private e selezionabile da chiunque voglia ascoltare uno dei nostri dischi personali.

Come è stato per voi a livello emotivo e personale riavvicinarsi ai lavori di Enrico?
D: Sia il lavoro di ricerca che quello legato all'allestimento della mostra è stato abbastanza intenso. Ogni piccola cosa che saltava fuori portava a ricordi del passato che non sempre era facile affrontare. La parte più complicata per me è stato l'andare a casa di Enrico a cercare i vari oggetti che abbiamo poi messo in mostra, il visionare e scegliere i 45 giri per il jukebox assieme ad Elena, il prendere i suoi strumenti e sistemarli sul piccolo palco che abbiamo riprodotto a Borgo delle Colonne. Vedere però il libro stampato, tutto quel materiale assieme per la prima volta, è stato bellissimo e fa capire una cosa che fino a quel momento non era poi così chiara a tutti: Enrico aveva fatto un lavoro immenso e bellissimo, curato in ogni particolare.
M: A parte l'aspetto emozionale, a tratti impegnativo per i sentimenti che comporta una scomparsa così crudele e così ingiusta, la cosa davvero inattesa è stata riscoprire la dimensione della faccenda: messo tutto assieme nemmeno noi immaginavamo che il lavoro fosse stato così ampio, vario, profondo, interessante e, soprattutto, perfettamente contestualizzato, coerente, spiazzante e a tratti irresistibile nei suoi riferimenti, a volte espliciti, a volte ermetici. Nessuno, a parte forse lui, aveva idea di quante cose avesse realizzato per gli ODP. Dieci anni sono lunghi e noi vedevamo le tavole, i manifesti, i flyer solo uno alla volta. Questo libro d'arte per me è come avere ritrovato "la bellezza riunita", per dirla come il maestro Pasquale Panella. Non mi riterrò soddisfatto fino a quando ognuna della mille copie che BDC ha stampato non sarà nelle librerie di chi ci ha voluto bene nel corso di quel decennio 2003/2013 e di chi ci ha scoperto dopo e ugualmente apprezzato attraverso i nostri dischi. Sento che potrei diventare un testimone di Geova di questo catalogo e portarlo in giro strada per strada, casa per casa. Non sto scherzando. Il libro è dedicato alla piccola Leila Fontanelli, che ora ha 5 anni. La vita va avanti, ma a noi manca sempre un pezzo. Federico è su Instagram. Segui Noisey su Instagram e su Facebook.