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Italia

Le “sezioni gay” nelle carceri italiane esistono davvero — e per una ragione precisa

Le sezioni destinate ai gay non sono una novità assoluta nel panorama carcerario italiano. Spazi riservati ai detenuti LGBT sono stati ricavati all'interno di diverse carceri già da anni, in modo più o meno formale.

di Matteo Civillini
14 aprile 2016, 8:05am

Foto via Flickr.

Aggiornamento di lunedì 9 maggio: Il Garante nazionale dei diritti dei detenuti Mauro Palma, in visita al carcere di Gorizia, è intervenuto sull'argomento delle sezioni gay nelle carceri, dopo le polemiche relative all'istituzione "de facto" di un'ala per detenuti omosessuali nella struttura friulana di cui si parla in questo articolo.

"Creare nei penitenziari sezioni apposite per i gay, per tutelarli da eventuali aggressioni omofobe può significare escluderli dai percorsi trattamentali, negando loro diritti riconosciuti agli altri detenuti," ha spiegato.

Sebbene l'obiettivo sia tenerli al riparo da omofobia e violenze - ha spiegato il Garante - in questo modo i detenuti vengono però "esclusi dalle attività di rieducazione e dalla vita detentiva quotidiana," creando "di fatto" una "situazione di isolamento ingiustificata."

"È come fossero al 41bis," ha specificato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone.

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"Celle solo per gay, divampa la polemica."

Così, venerdì scorso, il Messaggero Veneto riportava la notizia dell'apertura di una sezione per omosessuali all'interno del carcere di Gorizia, in Friuli Venezia-Giulia.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, l'area ha una superficie di 63 metri quadri e include un bagno e due celle, nelle quali attualmente sono ospitati tre detenuti dichiaratamente omosessuali.

L'apertura del 'braccio' per omosessuali a Gorizia risale già all'agosto del 2015. Inoltre, non si tratta di una novità assoluta nel panorama carcerario italiano. Come ha spiegato a VICE News il segretario nazionale dell'Arcigay Gabriele Piazzoni, infatti, spazi riservati ai gay sono stati ricavati all'interno di diverse carceri italiane già da anni.

"Al di là della notizia di Gorizia, di fatto [sezioni simili] esistono già in numerose carceri, spesso anche solo in maniera informale," spiega Piazzoni.

"Anche se non ci sono iniziative strutturate, molto spesso i direttori garantiscono la sicurezza dei detenuti creando bracci o celle omogenee non solo in base all'orientamento sessuale, ma anche alla provenienza o alla tipologia di reato."

Spesso sono i detenuti stessi, vittime di emarginazione e violenza, a chiedere di essere trasferiti in un'area dedicata, dove i loro diritti possano essere tutelati in modo adeguato.

"Gli episodi di discriminazione [nei confronti degli omossesuali] sono innumerevoli, anche se non esiste un monitoraggio continuo e completo di questi casi," continua Piazzoni.

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I casi di violenza sessuale perpetrata dietro le sbarre non sono rari. In un ambiente spesso caratterizzato da un forte machismo e dall'impossibilità a una sessualità normale, i detenuti gay rischiano di diventare oggetto di abusi sessuali.

"I casi di stupri e di schiavitù sessuale stimati nelle carceri italiane sono oltre 3000 ogni anno, una cifra che corrisponde a ben il 40 per cento di tutti gli stupri che vengono perpetrati in Italia anche grazie alla connivenza delle guardie carcerarie," aveva denunciato Roberto Malini, co-presidente per l'Italia di Every One, associazione a difesa dei diritti umani.

"I casi non vengono denunciati," aggiungeva Malini, "ed esiste una omertà che coinvolge tutti: guardie carcerarie e carcerati stessi, oltre che strutture mediche che non sono adibite al controllo dei sintomi come abrasioni anali o rettali."

Nel 2008 Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili, raccontò la storia di un detenuto calabrese 40enne, omosessuale e sieropositivo, che era stato ripetutamente violentato prima di essere recluso in una cella di isolamento.

La creazione di sezioni o celle protette, sorprendente al primo impatto, sembra quindi essere una risposta a questi pericoli. Una misura d'emergenza che, in mancanza di soluzioni alternative, tutela persone in grave difficoltà.

Il problema, però, nasce quando questa situazione porta i detenuti a scontare la pena in condizioni più dure di quelle previste dalla sentenza.

Nel caso di Gorizia, per esempio, a causa della carenza cronica di personale, ai detenuti dell'area riservata a detenuti gay verrebbe negata la possibilità di partecipare alle attività di rieducazione.

Altre volte, addirittura, i detenuti omosessuali sono costretti a rimanere in celle di isolamento giorno e notte.

"È importante che questa misura non si trasformi in un totale isolamento," spiega Piazzoni.

"Questo [tipo di provvedimenti] può servire a tamponare un problema nell'immediato, ma non serve a molto se non viene affiancato da un programma di sensibilizzazione su questi temi. Si deve educare i detenuti alla non discriminazione e al superamento dei comportamenti violenti."

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Nel frattempo, dopo le polemiche, la sezione per omosessuali del carcere di Gorizia potrebbe essere chiusa.

A confermare questo nuovo sviluppo è stato Franco Corleone, ex sottosegretario della Giustizia e oggi Garante dei detenuti, il quale ha criticato duramente l'iniziativa del penitenziario friulano.

"Esiste un diritto alla riservatezza delle proprie scelte, anche in tema di orientamento sessuale," ha dichiarato Corleone al Messaggero Veneto.

"Oltretutto, la netta separazione tra i detenuti eterosessuali e omosessuali lede in maniera preoccupante la dignità di questi ultimi. Di fatto, si è lanciato un messaggio carico di razzismo e discriminazione ed è quindi opportuno eliminare quanto prima questa novità."

Il Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria del Triveneto sarebbe pronto a valutare soluzioni alternative.

Ma non è ancora chiaro se i detenuti vivranno al riparo dal rischio di subire violenze, o se saranno costretti a tornare a condividere le celle con gli eterosessuali contro la loro volontà.

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Foto in apertura di Marco via Flickr in Creative Commons