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Perché ho abbandonato l'Islam e ora aiuto gli altri a fare lo stesso

Imtiaz Shams racconta le discriminazioni subite dai musulmani che decidono di abbandonare la fede, e come abbia usato la sua esperienza per aiutare altri che vogliano intraprendere lo stesso, difficile percorso.

di Imtiaz Shams
22 febbraio 2016, 11:30am

Imtiaz Shams (foto di Andrew Smith)

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In arabo, per descrivere un ex-musulmano, si usa una parola molto forte, quasi un insulto: murtadd, ovvero qualcuno che ha "voltato le spalle" all'Islam. Intrinsecamente, questa parola ha un'accezione volgare, dispregiativa — con una "r" arrotata e una sillaba dura alla fine. 

La discriminazione strisciante e sistematica riservata nei confronti di chi abbandona l'Islam permea tutti gli aspetti della nostra vita, comincia svilendo la nostra storia di fede. La frase più comune che ci si sente dire, in questi casi, è: "probabilmente non sei mai stato un vero musulmano."

Ho trascorso metà della mia vita in Arabia Saudita, spostandomi alla Mecca ogni anno per l'Umra, il pellegrinaggio sacro. Il mio primo libro era una copia finemente rilegata, rossa e oro, del Riyad us-Saliheen — una raccolta di hadíth, anedotti e narrazioni sulla vita del profeta Maometto e dei Sahaba, i suoi Compagni.

Ho pregato, digiunato e imparato a memoria il Corano fin da quando ero bambino. Divoravo i libri che testimoniavano le verità dell'Islam attraverso miracoli scientifici e codici morali.

La mia famiglia si trasferì nel Regno Unito appena dopo l'11 settembre. Molti musulmani possono confermare come, da quella data in poi, l'atmosfera cambiò radicalmente. I compagni di scuola mi avevano soprannominato "terrorista," l'ultimo giorno di superiori disegnarono bombe ed esplosivi sulla maglietta che indossavo — la conservo ancora. Quella discriminazione tuttavia non mandò in crisi la mia fede e il mio amore per l'Islam; al contrario, li rafforzò.

Che cosa accadde, quindi? Se tutto sembrava condurmi verso una vita da musulmano praticante, allora perché ho deciso di abbandonare la fede? Uno dei principi cardine dell'Islam ortodosso è la sua natura perfetta e l'infallibilità del Corano, due affermazioni che per vent'anni non ho mai messo in discussione. Ma mentre crescevo, e il mio pensiero critico si sviluppava, le verità che avevo accettato sulla moralità indubbia delle azioni del Profeta e sui miracoli descritti nel Corano sono diventati via via sempre più difficili da mandare giù.

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Ho cessato di credere che le montagne fossero "pali" o "ganci" che proteggono la Terra dai terremoti. Paradossalmente, anzi, le montagne sorgono nelle zone tettoniche, dove i sismi sono più frequenti.

Mi avevano insegnato che l'Islam era riuscito a eliminare la schiavitù, ma non ci credevo più. Al contrario, cominciai a credere che l'istituzionalizzazione della schiavitù nelle Scritture islamiche - definita "prigionia di guerra" - è ciò che ha portato milioni di africani e non-arabi a essere utilizzati come schiavi sotto i vari Califfati, talvolta causando risultati più crudeli della famigerata e terribile 'tratta atlantica'.

Pensavo che l'Islam avesse dato alle donne gli stessi diritti degli uomini, e questo sarebbe potuto anche essere vero, se stessimo parlando di 1.400 anni fa. Tuttavia, se presi alla lettera, i precetti dell'Islam possono essere usati per ridurre i patrimoni e i diritti legali delle donne, per costringerle a indossare abiti rituali e subire alcune pratiche, impedire loro di sposare uomini non musulmani, e consentirlo invece agli uomini... quella lista, nella mia testa, si allungava sempre di più.

Nonostante tali crescenti consapevolezze, intimamente non potevo accettare l'idea di avere abbandonato l'Islam — principalmente, perché non sapevo di poterlo fare. L'idea stessa che un uomo potesse essere un musulmano praticante e poi abbandonare la fede mi suonava completamente assurda. All'inizio del 2012 dovetti però arrendermi e venire a patti con l'idea che non credessi più nell'Islam, ma non sapevo assolutamente quale sarebbe stata la mia identità successiva, non avevo nessuno che avrebbe potuto comprendere la mia scelta. Secondo il mio amico Aliyah, in questa fase ci si sente come "un alieno nella propria pelle," dei completi emarginati.

E poi, avevo paura. L'Islam aveva sempre rappresentato un progetto di vita 'totale', in grado di dirmi quale fosse il mio ruolo nel mondo, il mio rapporto con la morte e l'aldilà. Questo mi faceva pensare che senza la religione, anche se avessi vissuto una vita felice, non sarei più stato abd Allah, uno schiavo di Allah, e che invece sarei stato condannato a un'esistenza inutile. Arriverà il giorno del Yawm al-Qiyamah, il giudizio universale, mi dicevo, e io sarò considerato un apostata, e finirò nello Jahannum, l'inferno islamico. Le scritture dell'Islam descrivono l'inferno come un luogo apocalittico — è davvero così strano che l'ansia di finire nello Jahannum terrorizzi molti ex musulmani?

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Il periodo di paura e isolamento non è durato a lungo: in un gruppo Reddit chiamato /r/exmuslim ho trovato altre persone nella mia stessa condizione. Improvvisamente ho incontrato virtualmente migliaia di ex musulmani, ho conosciuto le loro storie di discriminazione, ho ricevuto consigli. Quasi tutti questi Redditors erano anonimi, portavano con sé i rischi fisici e sociali derivanti dalla scelta di abbandonare l'Islam. 

Così ho iniziato a contattarli. Ho stabilito un processo di controllo accurato, verificando una persona alla volta e ospitano incontri di ex musulmani che arrivavano fino a 60 partecipanti. Condividere la propria storia per la prima volta con un altro ex musulmano è un'esperienza coinvolgente, è stato bello mettere in comune le proprie esperienze! Certo, ci sentivamo ancora come alieni, ma eravamo in tanti e abbiamo cominciato a sentirci sempre più a nostro agio nella nostra 'nuova pelle'.

In questo periodo ho avuto anche l'opportunità di incontrare due avocati gay che mi spiegato una cosa importante: ciò che è stato veramente utile alla comunità LGBTQ nel Regno Unito non è stato solo l'organizzarsi in comunità di dialogo, ma anche farlo pubblicamente. Una strada che ho sperimentato in prima persona dando vita - insieme all'attivista e femminista ex musulmana Aliyah Saleem - a "Faith to Faithless," un'organizzazione che dà vita a piattaforme online e offline che danno voce agli apostati. 

Il primo evento si è tenuto un anno fa a Londra, presso la Queen Mary University. Benché fuori dai cancelli ci fossero alcuni gruppi di preghiera e membri della QMUL Islamic Society che volantinavano contro l'iniziativa, è stato un grande successo. Alcuni degli ex musulmani incontrati in quell'occasione sono poi diventati relatori in eventi successivi. Certo, l'odio non è mancato: abbiamo ricevuto tante mail cariche di risentimento. C'è stato chi mi ha chiamato murtadd, dopo avere sputato per terra, e ci sono stati anche tanti insulti sessisti rivolti alle speaker donna dell'evento. 

Come probabilmente immaginerete, numerosi ex musulmani hanno contattato Faith to Faithless in cerca di aiuto o semplici consigli, dopo aver sperimentato abusi e discriminazione. Ad alcuni di loro viene ripetuto costantemente che "bruceranno all'inferno," anche dagli stessi famigliari. Altri vengono lasciati per strada, senza aiuti economici. Altri ancora vengono abusati mentalmente, come una ragazza ex musulmana colpita allo stomaco dal fratello e poi chiusa a chiave nella propria stanza dai genitori.

È importante sottolineare, però, che non tutti i musulmani trattano gli ex musulmani in questo modo. Diversi amici musulmani, privatamente, mi hanno rassicurato, offrendomi il loro amore e il loro supporto. 

Dobbiamo restare uniti per combattere le discriminazioni anti-musulmani e anti-ex musulmani, che spesso vanno a braccetto. Se sei un ex musulmano che ha abbandonato la fede e si sente solo o isolato, entra in contatto con noi. Davvero, non sei solo.

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