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Tutti i modi in cui la Brexit può ancora essere fermata

Un'opzione è quella di rimandare il più a lungo possibile, e sperare che i pro-Brexit si 'accontentino' del terremoto generato fino ad ora.
Un aereo della British Royal Air Force a Gibilterra. [Foto di Jon Nazca/Reuters]

I primi effetti di Brexit non sono tardati ad arrivare: la sterlina è crollata ai livelli più bui dagli anni 80, il primo ministro Cameron ha annunciato le dimissioni, Nigel Farage ha rinnegato una delle più grandi promesse della campagna per il "Leave", e la Scozia si sta preparando a fare i bagagli.

Nel frattempo, alcuni elettori pentiti di aver votato "Leave" sono usciti allo scoperto; "Regrexit", nato dalle ceneri di "Remain", è entrato tra le tendenze su Twitter.

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A livello legale, la situazione è la seguente: il governo britannico non è obbligato a rispettare i risultati del referendum, avvierà il percorso di uscita dall'Europa finché il parlamento non voterà in favore della stessa.

Martedì all'Ideas Festival di Aspen, in Colorado, il Segretario di Stato americano John Kerry ha avanzato la possibilità che la Brexit potrebbe essere "percorsa all'indietro" e che ci sarebbero "diversi modi" per avviare un'inversione di marcia.

"Si tratta di un divorzio molto complicato," ha detto Kerry, aggiungendo di credere che le persone che hanno spinto per la Brexit non abbiano veramente un piano, o che non vogliano veramente lasciare l'UE.

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Intanto il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che la Gran Bretagna si è messa in questo guaio, e adesso dovrà affrontarne le conseguenze.

"Non vedo alcun modo per tornare indietro," aveva detto martedì sera Merkel riferendosi la possibilità che i britannici rinuncino alla Brexit. "Dobbiamo guardare tutti alla concretezza. Non è il momento di illudersi."

Il professore Jo Shaw, direttore dell'Institute for Advanced Studies in the Humanities alla Scuola di legge della University of Edinburgh, in Scozia, ha detto che è importante ricordare che Merkel e Kerry rappresentano entrambi gli interessi del proprio paese.

Il Ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault aveva avvertito la scorsa settimana: "Dobbiamo dare un nuovo senso all'Europa, altrimenti arriverà il populismo a colmare il vuoto."

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"La Commissione europea è terrorizzata dall'effetto domino," ha detto Shaw, aggiungendo che i movimenti populisti, come quello alla guida della campagna per la Brexit, prosperano nell'instabilità.

Prolungando le negoziazioni per la Brexit, perciò, si creerebbe un senso di incertezza che potrebbe permettere a simili movimenti di impadronirsi di altri paesi europei.

"Vogliono prendere qualsiasi misura precauzionale per ridurre l'attrazione verso i populisti," ha detto Shaw.

Intanto, il presidente francese Francois Hollande ha già puntato alle compagnie finanziarie europee che hanno sede nel Regno Unito: ovviamente, vuole che parte di quegli investimenti si spostino a Parigi.

È nell'interesse di Hollande che la Gran Bretagna porti a termine il piano d'uscita in tempi rapidi. Il presidente francese vuole "arrogarsi il trionfo di aver soffiato a Londra i servizi finanziari," ha spiegato Shaw, chiarendo che questo metterebbe Hollande sulla buona strada per essere ri-eletto il prossimo anno contro Marine le Pen, l'euroscettica leader dell'estrema destra del Fronte Nazionale.

Hollande is particularly keen to grab as many banks as he can from London: a sudden rush of banks to Paris could turn his Presidency around.

— Ben Judah (@b_judah)June 29, 2016

Hollande said London losing Euro clearing:

— Ben Judah (@b_judah)June 29, 2016

Le allusioni di Kerry sulla possibilità di evitare la Brexit riflettono invece chiaramente gli interessi degli Stati Uniti, che vorrebbero vedere garantita la stabilità del mercato europeo. Prolungare le negoziazioni, infatti, non costituisce una minaccia per la stabilità degli Stati Uniti.

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Intanto, il processo di divorzio tra uno stato membro e il resto del blocco continentale non comincerà fino a che una notifica ufficiale verrà avanzata, come previsto dall'Articolo 50 del Trattato di Lisbona. Fino a che la notifica non verrà fatta, il Regno Unito continuerà a essere membro dell'UE, come se il referendum non fosse mai accaduto.

Un'opzione è quella di ritardare e sperare che quelli pro-Brexit rinsaviscano o si dimentichino della cosa.

"Più si va avanti, più la gente a poco a poco si rende conto che andarsene non è una buona idea, e che dobbiamo andare avanti," ha spiegato Shaw. "La gente potrebbe rendersi conto che il referendum ha già causato uno shock profondo al sistema, e che non c'è bisogno di andare oltre."

Un'altra opzione potrebbe essere quella in cui l'uscente primo ministro David Cameron, che ha presentato le dimissioni venerdì, o il suo successore, portino la questione al voto del Parlamento.

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Dal momento che la maggioranza dei parlamentari è a favore del Remain, probabilmente la 'mozione Brexit' non passerebbe.

Questo scenario potrebbe scatenare la rabbia dei populisti, i quali hanno votato per uscire dall'UE e hanno già la sensazione di venire esclusi dalle decisioni politiche e da un governo d'élite. Ignorare la loro volontà, da un lato, sarebbe come gettare benzina sul fuoco.

Cameron, che si era schierato per rimanere nell'UE, ha descritto in passato il risultato del referendum come "vincolante." Una petizione per un secondo referendum è diventata virale online durante il weekend, e ha raccolto oltre 3 milioni di firme (77.000 delle quali si sono poi rivelate false).

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Un altro modo per evitare la Brexit sarebbe quello di anticipare le elezioni. Secondo Shaw, infatti, questo produrrebbe un chiaro messaggio politico, e il nuovo parlamento potrebbe avere il potere di votare per evitare di ricorrere all'Articolo 50, mettendo in chiaro che quella non è più la volontà dei cittadini.

Un altro scenario potrebbe essere invece l'attuazione di una versione annacquata della Brexit. Boris Johnson, sostenitore della campagna per il "Leave", ex sindaco di Londra e probabile rimpiazzo di Cameron, ha rotto il silenzio per la prima volta dal giorno del referendum, lunedì, per offrire una visione della Gran Bretagna post-Brexit che è stata ampiamente denunciata come "una presa per il culo" e "piena di unicorni."

La versione di Johnson – che vede la Gran Bretagna prendere solo il bello dell'Europa, come l'accesso al mercato unico e il controllo dell'immigrazione – è già stata ampiamente rifiutata da Merkel e dalla Commissione. Merkel ha detto che la Gran Bretagna non potrà scegliere le condizioni d'uscita dall'Europa.

"Sono degli illusi, se pensano di poterlo fare," ha detto Shaw. Concedere opzioni favorevoli al Regno Unito costituirebbe un precedente pericoloso.

"Lasciare l'Unione non ti frutta un accordo che concede i benefici e toglie ogni peso. Sarà una separazione dura e dolorosa, quindi pensaci bene," ha scritto Max Fisher sul New York Times.

In ultima istanza, c'è la variabile-Scozia. Gli scozzesi hanno stravotato per rimanere nell'UE e il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha diritto di veto sulla Brexit. Se la Gran Bretagna procedesse per l'uscita, Sturgeon ha annunciato che indirà un secondo referendum per chiedere l'indipendenza dal Regno Unito e il ritorno in UE.

Se il prossimo primo ministro britannico fosse anti-Brexit potrebbe magari spiegare ai cittadini che lasciare l'Unione senza il consenso della Scozia è impossibile. Se il successore di Cameron sarà pro-Brexit, potrebbe chiamare in causa la legge che dà il diritto di veto alla Scozia.

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