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Porno

Valentina Nappi ci ha spiegato come funzionano i porno POV

Insieme a Valentina Nappi e a un sessuologo abbiamo analizzato le caratteristiche di una delle categorie più cercate nel porno.

di Niccolò Carradori
28 agosto 2019, 9:23am

Valentina Nappi durante un POV.

Fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta il regista e attore Jamie Gillis lanciò definitivamente nel settore porno il genere gonzo. Uno stile basato sulla totale immersione della camera e delle riprese (e quindi della prospettiva dello spettatore) nell'atto sessuale e nella preparazione dello stesso: girati molto spesso con camere manuali, nelle scene la regia e la recitazione si fondevano, perché per la maggior parte del tempo era l'attore stesso a riprendere.

Il genere avvicinava lo spettatore agli attori, e dava un senso di forte intimità fisica (uno dei segni distintivi del porno gonzo è l'utilizzo ossessivo dei close-up nella penetrazione, e il fatto che l'attore si riprenda in volto durante le scene per mostrare lussuria o fomento) che ha stravolto un'industria all'epoca basata sul voyeurismo statico e contribuito a magnificare le carriere di interpreti come Rocco Siffredi, Max Hardcore, John Stagliano, Tom Byron e molti altri.

Ma, soprattutto, la prospettiva ravvicinata del gonzo nel corso del tempo si è evoluta in una categoria ancora più ortodossa nel mettere lo spettatore al centro: il genere POV (Point of View). Che oggi rappresenta uno dei pilastri tecnici del settore. Nel gonzo gli attori ti tengono al loro fianco, quasi a braccetto; nel POV, lo spettatore diventa l'attore. La prospettiva è sempre in prima persona.

Sembra una trovata di ovvia natura: si saltano tutti i gradi di separazione possibili nella fruizione, e si aggiunge una componente di identificazione mentre ci si masturba. Ma questo genere ha altre caratteristiche totalmente singolari.

Innanzitutto, le scelte tecniche. Una scena POV viene girata attraverso tre metodi: all'attore viene data direttamente in mano la camera che gestirà come se fosse la sua testa, all'attore viene fatta indossare un'attrezzatura che gli consente di riprendere e al tempo stesso di avere le mani libere, oppure un operatore si posiziona alle spalle dell'attore e gli fa passare la camera davanti alla faccia o di lato.

Come è facile capire, tutte queste opzioni mutano completamente il modo in cui avviane l'azione, perché chi che recita in prima persona non è libero di muoversi come farebbe se fosse ripreso da un'altra angolazione e a figura intera. Per questo motivo è la partner a dover enfatizzare la recitazione. Come mi spiega Valentina Nappi, che lavorando da anni nel mercato USA ha avuto modo di girare molte scene in POV, "rispetto alle scene normali cambia un po' tutto: il modo di posizionarsi, dove guardare, il ritmo da tenere e l'enfasi nella recitazione."

"Normalmente," prosegue Nappi, "una scena viene girata in POV quando è pensata per un sito o una serie interamente dedicati al genere. Dunque per un pubblico che lo apprezza e cerca proprio quello." Mi spiega, poi, che è uno dei generi che più la affascina: "Il porno in POV ha influenzato molto il cinema—si pensi ad esempio a Francis Ford Coppola, il quale peraltro pare abbia iniziato la sua carriera nel porno. Mi piace molto questo genere, sotto tutti i punti di vista."


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La soluzione migliore per realizzare un buon POV, continua a spiegarmi Nappi, è sempre quella di affidare totalmente la camera a uno degli interpreti. "Ovviamente dipende dalle capacità dell'attore, ma è importantissima l'improvvisazione, ed è assolutamente affascinante il fatto che la ripresa diviene parte della performance. È un'arte per certi versi affine al free jazz."

"L'attrattiva esercitata dal porno POV tocca diversi aspetti della sessualità," mi ha detto il sessuologo e psicoterapeuta Daniel Giunti. "C'è sicuramente una componente legata al bisogno di vedersi coinvolti, di calarsi in una certa situazione, però in modo schermato. Se ci si pensa bene, in questo formato l'enfasi non è mai sul 'possedere un altro corpo', ma semplicemente sull'essere presente. Sul rendere più realistica una scena che stiamo osservando. Di fatto nel porno POV l'attore in prima persona è la telecamera, e lo spettatore diventa parte integrante di questo schermo: anche se si ha l'illusione di far parte della scena, in realtà il focus è molto più concentrato su quello che fa la partner. La posizione di spettatori è solo mascherata meglio: più che sull'azione è focalizzata sulla situazione in cui si è calati."

Può sembrare un'osservazione ovvia, ma non lo è: nel porno normale una grossa parte del gradiente d'eccitazione deriva dall'osservazione dei corpi (corpi che troviamo attraenti), e dei loro movimenti. Quindi vederli da una determinata distanza ce li fa apprezzare meglio. Il porno POV è meno "fisico" in senso estetico, ma più "narrativo": la narrazione della scena è accentuata attraverso altri metodi, come il contatto occhi-negli-occhi con l'attore/attrice con cui "si sta facendo sesso", e il fatto che il partner sembri parlare allo spettatore.

E questo lo rende particolarmente adatto—anche se Valentina Nappi mi assicura che ogni tipologia di porno è realizzato e realizzabile attraverso il POV, aggiungendo che "sarebbe bello lavorare a una serie gangbang POV fatta bene"—alla produzione di video basati su determinate fantasie. Matrigne o patrigni provocanti, mogli o mariti di amici, insegnanti di ripetizioni, ecc ecc. "È possibile che parte integrante del successo del POV," mi dice Giunti, sia l'opportunità di "calarsi magari in una situazione che ricorda qualcosa che ci ecciterebbe fare nella vita reale. Anche magari un tabù sessuale che per svariati motivi non si può mettere in atto."

Da questo punto di vista, infatti, non appare strano che nella quasi totalità dei casi i video di incest porn siano girati in POV. Xev Bellringer, Lovely Lilith, Mandy Flores, Zoey Holloway: tutte le attrici diventate famose perché interpretano sempre la parte delle matrigne, delle zie, delle cugine, delle sorelle, girano questi video in POV. "Probabilmente questo accade," mi spiega Nappi, "perché in tali scene lo spettatore cerca un certo tipo di contatto visivo virtuale con l'attrice, o un certo tipo di punto di vista sulla penetrazione."

Fondamentalmente, l'essenza del porno POV è questa: più che per l'illusione di fare sesso con la propria attrice pornografica preferita, di vedere il suo corpo da vicino, questo genere sembra perfetto per attrarre un pubblico con determinate fantasie. Contesti, insomma, più che corpi.

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