Riki è primo in classifica e Roger Waters no, facciamocene una ragione

Riki è primo in classifica e Roger Waters no, facciamocene una ragione

In difesa di Amici, contro la retorica della Musica Vera.
20.6.17

Ieri mi è stato segnalato un articolo di Michele Monina su Linkiesta in cui l'autore lamenta il fatto che Roger Waters, il fondatore dei Pink Floyd, con il suo ultimo album Is This The Life We Really Want? non abbia raggiunto la posizione più alta nella classifica italiana, fermandosi dietro a Riki—che è un teen idol uscito da Amici, ovverosia una persona che esiste esclusivamente allo scopo di occupare il primo posto in classifica.

Pubblicità

Dei Pink Floyd, detto onestamente, non mi è mai fregato nulla. Mi sono sempre tremendamente annoiata ad ascoltarli e mi sono annoiata ancora di più ad ascoltare le parole dense di indignazione che mi venivano riservate ogni qualvolta io mi sia permessa di esternare questo pensiero al mondo circostante. Non ci posso fare nulla, i Pink Floyd non mi piacciono e sì, può succedere anche che un prodotto culturale considerato immensamente bello dai più ad alcuni non piaccia.

Incredibile ma vero, non per tutti Roger Waters è Dio, come viene definito nell'articolo. E cosa ancora più incredibile, può perfino succedere che Roger Waters pubblichi un album dopo venticinque sacrosanti anni di silenzio e non arrivi primo in classifica in Italia perché, atroce verità, c'è un cantante di nome Riki che venticinque anni fa nasceva e, guarda un po', si è rubato il podio. Ops.

Al di là della mia personale antipatia per i Pink Floyd e in generale per tutti quegli artisti intoccabili che fanno parte dell'Olimpo dei cosiddetti "mostri sacri", io credo che il fatto che Riki sia primo in classifica contro Roger Waters sia una delle notizie più belle del 2017. Capisco perfettamente la rabbia e il disgusto di tutti quei puristi, altissimi conoscitori della vera musica davanti a un tale scempio. Capisco perfettamente il sentimento di isolamento, frustrazione, impotenza davanti alla inesorabile defenestrazione del mito del rock, il sommo Roger Waters. Comprendo con estrema empatia e solidarietà il senso di distanza e soprattutto la consapevolezza che questo mondo è troppo stupido per capire la vera bellezza che l'Arte con la A maiuscola può offrirgli, rispondendo con un insolente Riccardo Marcuzzo seguito a ruota da un Ghali.

Pubblicità

E Roger? Vogliamo veramente mettere Roger Waters dopo un insulso prodotto dell'industria malefica di Maria De Filippi e dopo un rapper che piace a Saviano? Perle ai porci, questa piccola e provinciale Italia non è ancora pronta per te, Roger, dopo soli quarant'anni di dittatura dei Pink Floyd e centinaia di migliaia di cineforum che proiettano The Wall come manifesto assoluto e imprescindibile della cultura del Novecento. Capisco tutto ciò, e ne sono oltremodo lieta. Non riesco nemmeno a descrivere la felicità che provo nel vedere Riki al primo posto, con le sue canzoncine sui locali di Milano e la sua voce che trasmette una sensazione bellissima: la libertà. Sì, Riki mi trasmette freschezza e libertà, libertà prima di tutto e soprattutto dall'egemonia di una serie di obblighi sociali e morali che ti vengono imposti come marchio di riconoscimento per poter essere parte di "quelli che ne capiscono".

Ovviamente, Riki è totalmente inconsapevole di essere un rivoluzionario col vento tra i capelli e la baionetta in mano che si arrampica sulle macerie dell'ancien régime, alla faccia di tutti quelli che rimpiangono Roger Waters e i maledetti Pink Floyd, ma questo non fa altro che renderlo ancora più bello nella sua inconscia battaglia. Ho dovuto combattere contro la violenza dell'opinione che si professava "alternativa" ma che non era altro che un'ennesima forma di conformismo per anni e anni. Ora finalmente ho un leader, anche se lui probabilmente non se ne accorgerà mai: Riki.

Mi dispiace, Roger, che tu abbia addirittura dovuto ritirare il tuo disco dal commercio in Italia perché accusato di plagio, e mi dispiace ancora di più immaginarti nella tua bella casetta in qualche campagna inglese che maledici l'Italia, gli italiani, Riki per averti rubato il posto ed Emilio Isgrò per averti fatto notare che l'artwork del tuo ultimo attesissimo album ricorda tanto le sue opere. Mi dispiace per tutti quelli che per anni mi hanno accusata di eresia e condannata al rogo per aver detto che Guccini mi fa schifo, che i Rolling Stones mi fanno schifo, che i Queen mi fanno schifo e che pure i Pink Floyd, scusatemi tanto, mi fanno proprio schifo.

Oggi però è diverso, non mi sento più sola, perché oggi ho Riki, ribelle inconsapevole ma potentissimo, rivoluzionario naïf ma vittorioso, che ha scalzato via gli dei del rock in nome di un po' di sana e strafottente superficialità.

Segui Noisey su Twitter e Facebook.