Com'è partecipare all'edizione italiana di 'Matrimonio a prima vista'

Ne abbiamo parlato con Francesca e Stefano, trentenni e unica coppia del programma a essere rimasta insieme.
8.9.17
Francesca e Stefano in un momento del programma.

Quando sei single, i tuoi amici si dividono generalmente in tre categorie: ci sono quelli che ti portano fuori a divertirti, quelli che ti organizzano appuntamenti al buio con "un mio collega che sarebbe perfetto per te," e quelli che ti spingono a iscriverti a un programma televisivo nel quale sposerai un perfetto sconosciuto—nella speranza che sia lo sconosciuto perfetto.

È proprio così che è andata per Francesca Musci e Stefano Protaggi, i due trentenni che a un certo punto si sono ritrovati nella seconda stagione di Matrimonio a prima vista. La trasmissione di Sky Uno, basata sul format americano di Married at First Sight—a sua volta ricalcato su un reality show danese—costruisce a tavolino e poi segue gli sviluppi delle relazioni di tre coppie di estranei, che si incontrano per la prima volta soltanto il giorno delle nozze. Una volta sposati, e dopo aver passato 40 giorni insieme—incluse luna di miele e alcune settimane di convivenza—marito e moglie possono decidere se continuare la relazione, o firmare i documenti per il divorzio.

Per partecipare alla scorsa edizione si sono presentati in 1300. Tutti i candidati sono stati sottoposti a vari test sulla personalità, sullo stile di attaccamento, sui valori fondamentali per la loro vita e persino ad alcuni test di natura sessuologica, per ottenere indici accurati di compatibilità tra possibili partner. Dopo una prima scrematura, tutti i candidati superstiti hanno incontrato i tre esperti del programma—un sociologo, una sessuologa e uno psicologo—per alcuni colloqui d'approfondimento, prima delle scelte definitive delle coppie.

C'è qualcosa di estremamente strano in tutto questo, no? Volevo capire com'è, dal primo sguardo alla convivenza, sposare qualcuno che non hai mai visto prima e ritrovarti di punto in bianco a condividere quotidianità e intimità, per di più di fronte alle telecamere.

L'ho chiesto direttamente a Stefano e Francesca: maître d'hotel a Lugano lui, operaia in un'azienda tessile della provincia di Milano lei, dopo dieci mesi di matrimonio sono l'unica coppia superstite—ovvero, ancora insieme—del programma.

VICE: Come siete venuti a conoscenza delle selezioni per il programma, e cosa vi ha spinto a farlo?
Francesca Musci: Gli amici! Sia per me che per Stefano sono stati gli amici. Parlando con loro delle nostre storie e dei nostri incontri, ci hanno dato lo stesso consiglio: vi dovete iscrivere, è il programma per voi.

Come sono state le selezioni?
Stefano Protaggi: All'inizio non pensavo di essere preso, mi dicevo: "Figurati! Chissà quanta gente ci sarà." Poi, il giorno dei colloqui, dopo che c'era stata una grande scrematura, ho capito—vedendo gli altri ragazzi, sentendo le loro storie e le situazioni di tutti—che avevo delle chance.
Francesca: Per me è stata una cosa un po' diversa… Mi sono iscritta all'ultimo. Ho fatto tutto quello che hanno fatto le altre ragazze, ma concentrato in una settimana: avevano capito che potevo interessare a Stefano, e hanno accelerato tutto per farmi fare i test e vedere la compatibilità tra noi. Sono arrivata quando il treno era quasi partito, e l'ho preso all'ultimo.

E non avete mai pensato di ritirarvi?
Io sì, dopo aver firmato il contratto: quando ti danno la lettera e ti chiedono di firmare, non capisci niente. Poi cominci a discuterne con i colleghi e la famiglia, e ti dici, "Sto facendo una cosa veramente fuori dal normale!" Ti viene voglia di tirarti indietro: è per quello che ti fanno firmare il contratto!

Stefano e Francesca in un momento del programma.

Che rapporto si crea con i tre esperti, sociologo, psicologo e sessuologa?
Stefano: Non abbiamo avuto particolarmente bisogno di loro, non li abbiamo quasi mai visti o sentiti. Gerry, lo psicologo, un paio di chiamate ce le ha fatte, poi siamo andati a Roma a trovare Nada [la sessuologa] per parlare dell'intimità sessuale—anche se andava tutto bene tra noi. Gli esperti sono stati bravi a farci incontrare, ma fortunatamente non abbiamo avuto molto bisogno di loro dopo che l'incontro era effettivamente avvenuto.

Che ruolo hanno esperti e produzione rispetto alle scelte più pratiche, come organizzazione del matrimonio, del viaggio di nozze alle Maldive..?
Francesca: Hanno fatto tutto loro! Noi non sapevamo neanche dove ci dovevamo sposare. Sono venuti a prendere in macchina la sera prima me e la mia amica, e ci hanno portate in un hotel vicino a dove si sarebbe tenuta la cerimonia. Hanno preso il numero dei nostri parenti e li hanno avvertiti sul luogo e l'ora. Nessuno sapeva niente, ci hanno anche ritirato i telefoni il giorno del matrimonio.

Com'è vivere un momento così importante di fronte alle telecamere? Non vi ha dato fastidio?
Dopo un po' si crea un rapporto di amicizia con il cameraman e gli altri ragazzi che ti seguono: sono tre persone e sono sempre e solo quelle. Ridi e scherzi, la telecamera non ti pesa, non te ne accorgi più. Viene tutto naturale. Comunque la troupe è stata sempre con noi soltanto durante il viaggio di nozze. Poi quando torni, inizi a lavorare—siamo persone normalissime con una vita normale—e ti gestisci con la produzione: "Siamo a casa questo giorno, sono libera oggi pomeriggio…"

Quali erano le vostre paure più grandi?
La paura più grande mi è venuta il giorno del matrimonio: "Oddio, ora lo vedo e non mi piace!" Però mi sono sempre ripetuta che l'aspetto fisico non è la cosa più importante. Anche in passato, non ho mai guardato solo ed esclusivamente il lato fisico. Però è ovvio che una persona ti deve anche trasmettere qualcosa a pelle, altrimenti 40 giorni sono lunghi.
Stefano: Io ero tranquillo, ho avuto però un po' più di problemi intorno a me, tra familiari e amici. Per quello che poi riguardava i 40 giorni da vivere con una persona che non conoscevo, non avevo particolari paure perché per lavoro sono a contatto tutti i giorni con tantissime persone. Chiaramente, se fosse stata una persona che non trovavo interessante, l'avrei trattata in maniera educata e poi dopo 40 giorni ciao ciao.

Generalmente i matrimoni del programma si chiudono in fretta, e dopo i 40 giorni le coppie si lasciano—cosa pensate abbia fatto la differenza per voi due?
Francesca: La testa e il fatto che non ci aspettavamo troppo. Viverla come un'esperienza in più: se va va, se non va non succede niente. Anche perché io e Stefano siamo due persone fatte: il lavoro ce l'abbiamo, la casa ce l'abbiamo, ognuno ha la propria indipendenza, cosa ci manca? Niente. Eravamo single, se poteva cambiarci la vita bene, se tornava tutto come prima.
Stefano: Forse c'entrava anche l'età: fare grandi cambiamenti a 30 anni è un conto, modificare le proprie abitudini a 40 è un altro, forse.

C'è qualcosa nel programma che pensate potrebbe essere migliorato?
Francesca: Non è un programma semplice: prendi una persona e le dici che di lì a una settimana deve sposarsi con uno che non conosce, e lei si ritrova tutti, famiglia e amici, contro. Secondo me, dovrebbero aiutare le persone che ti seguono a capire, prepararle. Alle prime registrazioni non mi sono fatta trovare a casa. La sera prima avevo scritto un messaggio ai ragazzi che mi seguivano dicendo che non mi sentivo tranquilla, ma non sono stata rassicurata molto.
Stefano: È tosta. Quando hai la famiglia contro, cerchi [sostegno] almeno nella produzione. Poi hanno trovato chi ha saputo gestire il tutto molto bene.

Che cosa pensate vi abbia insegnato sull'amore questa esperienza?
Che l'amore è una botta di culo. Se hai la fortuna di trovare la persona che ti capisce, con cui stai bene, allora si possono creare i presupposti per metterci l'impegno e tutto quanto. Se invece non hai la fortuna di trovare questa persona che ti completa, puoi metterci tutto l'impegno che vuoi ma non funziona. Se trovi la persona giusta puoi iniziare a costruire, se no rimani sempre in cantiere.

E per quanto riguarda l'aspetto più scientifico del riuscire a mettere insieme persone altamente compatibili, cosa ne pensate?
Francesca: Io sono rimasta sbalordita. Già dal viaggio in aereo [verso la luna di miele alle Maldive], c'era molta chimica, ci piacevano le stesse cose, tanti piccoli dettagli.
Stefano: C'è chi si affida a dei siti, chi si affida a delle persone. C'è la tendenza ad andare a colpo sicuro, a cercare un profilo che ti assomigli pensando che ci siano più possibilità che la cosa funzioni. Questo lavoro, invece di farlo noi, l'hanno fatto altre persone per noi. Noi ci siamo affidati a loro e abbiamo vissuto il momento.

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