Gli annunci di sesso a pagamento delle cabine telefoniche di Londra, rivisitati

La mostra 'Extended Call' riprende le cartoline erotiche della capitale del Regno Unito e le traghetta nel Ventunesimo secolo.

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13 luglio 2018, 7:45am

Quando andavo alle medie era gran moda avere toppe con lo Union Jack sullo zaino e tornare dalle vacanze studio a Londra con un archivio di foto usa-e-getta delle cabine rosse del telefono. Io probabilmente ero troppo distratta per farci caso, ma sono sicura che alcuni dei miei compagni di college più sgamati avranno notato che queste cabine spesso ospitano 'cartoline' di annunci di prestazioni sessuali a pagamento.

Ora i curatori Nelle Gevers, Billy Fraser e Charlie Siddick—dopo aver debitamente fotografato cabine telefoniche durante la preadolescenza—hanno preso ispirazione da quelli che, loro malgrado, erano dei prodotti artistici (altri tempi, male gaze, etc, ma comunque) per dare vita a una mostra diffusa che copi le forme e i mezzi di display delle cartoline erotiche—talvolta ricalcandone anche l'immaginario erotico, talvolta no. Il progetto si chiama Extended Call e, dopo aver vissuto appunto nelle cabine telefoniche della città inglese per qualche settimana, inaugura ora una seconda fase espositiva a The Parasite.

Nelle cabine telefoniche hanno trovato spazio le interpretazioni dei 12 artisti coinvolti; trovate alcuni dei loro lavori qui sotto. Ho anche contattato Nelle e Billy per saperne di più di questa cosa delle cartoline erotiche sui pannelli delle cabine del telefono.

Una delle cabine interessate dall'installazione. Tutte le immagini per gentile concessione di Nelle Gevers e Billy Fraser.

VICE:Ok, ovviamente la prima domanda è sulle cartoline erotiche nelle cabine del telefono londinesi di cui non mi ero mai accorta. Quando avete cominciato a pensarci come a una possibilità espositiva da imitare?
Billy Fraser e Nelle Gevers: Una delle prime cose che vengono in mente a chiunque pensi a Londra sono le cabine telefoniche rosse, e molti conoscono anche le cartoline erotiche che vi si trovano. Da un lato ci interessava la cabina telefonica come luogo espositivo, poi abbiamo cominciato a farci ossessionare anche dal contenuto, le cartoline. La quantità di cartoline varia a seconda della cabina, e ne possono comparire di nuove ogni notte—altre volte le cabine del telefono vengono chiuse e diventa impossibile sostituire quello che c'è all'interno. Una dinamica strana insomma, che si apriva a numerose ipotesi su chi fossero le persone che partecipavano a questa 'installazione'.

Noi siamo cresciuti in altri Paesi, e tutti i preadolescenti avevano la cameretta piena di quadretti del London Eye, o dei bus rossi, o delle cabine del telefono inglesi. Rappresentavano il desiderio di vivere in quella città; certo non erano il massimo come simboli ma erano molto diffusi. In ogni caso, le cabine telefoniche inglesi con le loro cartoline hanno anche un'altra funzione, ci pare: 'perseguitare' la visione periferica dei pedoni, 'facilitare' attività illecite.

Artwork di Louis Judkins.

Quindi è proprio l'ambivalenza della cabina telefonica, da un lato emblema del turismo e dall'altro 'esposizione' di attività illecite, che volevate sfruttare?
La cosa che trovavamo divertente è che ci sono famiglie che fotografano le cabine telefoniche, e sui vetri delle cabine ci sono tutte le foto erotiche. È surreale, ma succede in continuazione. Oggi le cabine sono spazi pubblici in disuso, si sono trasformate da oggetti di utilizzo abituale a incubatori di messaggi 'pubblicitari', passando per il periodo in cui erano aree wi-fi poi dimenticate con l'arrivo degli smartphone. Volevamo esplorare tutte le possibili funzioni di questi spazi, giocarci, e poi generare un progetto artistico che si potesse muovere da questo ad altri spazi espositivi ancora diversi.

Charlie Siddick, nella sua nota introduttiva, dice che le cabine telefoniche "restano una sfera complessa per quanto riguarda le politiche sessuali, il voyeurismo e la proliferazione dell'immaginario legato al male-gaze." In che modo avete reso questi temi nella vostra installazione?
Oggi l'idea di avere accesso a prestazioni sessuali usando le cartoline che si trovano nelle cabine telefoniche può sembrare obsoleta. Le cartoline hanno un'estetica ormai fuori moda e spesso ritraggono le donne in pose che seguono i canoni del male-gaze. Possono sembrare anche un po' antiquate dal punto di vista delle dinamiche di potere, nel senso che le donne non sembrano avere voce in capitolo nel modo in cui vengono rappresentate. Comunque, per quanto volessimo intavolare un dialogo sul tema, bisogna ricordare che il mercato del sesso è sicuramente un contesto più sfumato di quanto possa risultare a prima vista.

Artwork di Daisy Parris.

Più che problematizzare il mercato del sesso, comunque, quello che fa il vostro progetto è parlare della rappresentazione erotica e di tutto quello che la circonda. Non deve essere stato facile riuscire a evitare di proiettare un giudizio, o anche solo un'opinione, sul tema.
Siamo stati molto attenti nel considerare in che modo avrebbe potuto essere percepito il tutto. Abbiamo deciso di non concentrarci sulle cartoline erotiche in sé, perché non volevamo nuocere al business di nessuno; né ci sentivamo nella posizione di esprimere una nostra opinione. A noi interessavano il formato, l'accessibilità e la distribuzione delle cartoline, nonché la difficoltà di stabilirne la fonte e gli spostamenti. Ma non ci sentivamo di andare oltre perché rischiavamo di peccare di ignoranza e danneggiare altre persone.

Come avete scelto gli artisti a cui chiedere di partecipare al progetto?
Volevamo includere artisti di più campi possibili. Su alcuni avevamo già la certezza che, messi a confronto su questo tema, avrebbero spaccato: con Nathaniel Faulkner, Eva Krajlic, Realf Heygate e Rhiannon avevamo già lavorato in passato. Volevamo anche invitare persone che avessero un approccio meno 'tradizionale' nel proprio campo. Harry Dickinson per esempio ha questa pratica per cui si mette a scrivere nei luoghi pubblici di Londra, e poi lascia le poesie dove le ha create in modo che i passanti le possano trovare. Maison Hefner è un tatuatore la cui pratica artistica è tutt'altro che 'volatile'. È stato divertente pensare a come ogni partecipante avrebbe interpretato il progetto in modo diverso.

Artwork di Nathaniel Faulkner.

Il fatto che l'arte si stia spostando nelle strade, o comunque in luoghi che un tempo non ci saremmo aspettati, è parte di un trend di lunghissima data. Pensate che le cabine telefoniche si inseriscano in questo trend, o rappresentano qualcosa di diverso?
L'interno delle cabine del telefono è da un lato accessibile e dall'altro poco invitante, ha delle 'limitazioni' rispetto a uno spazio pubblico aperto. Comunque, il punto in comune è che gli artisti emergenti, soprattutto in una città come Londra, fanno fatica a trovare spazi espositivi, e questo spesso porta gli artisti a prendere in considerazione luoghi alternativi alle gallerie. Quindi sì, certo, esporre in luoghi alternativi è un trend, ma è anche l'indicatore di una crisi.

C'è qualche cartolina in particolare la cui genesi vi ha affascinato, o il cui contenuto vi ha colpito?
Ad affascinarci è stata più che altro la varietà dei materiali, nonché il modo con cui si combinavano le cartoline. Una delle nostre preferite è la "Archaeological Antiquities Card", una cartolina molto misteriosa: molti spettatori ci hanno chiesto che cosa voglia dire, e a noi diverte il fatto che sia così accessibile e si presti a diverse interpretazioni.

Extended Call sarà in mostra da venerdì 13 luglio a The Parasite, per spostarsi a fine agosto alla galleria Subsidiary Projects, sempre a Londra.

Guarda altre cartoline qui sotto:

Artwork di Victor Seaward.
Artwork di Eva Kraljic.
Artwork di Carmen & Louisa.
Artwork di Fenella Brereton.
Artwork di Harry Dickinson.
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