Rasty Kilo ci ha spiegato come i domiciliari lo hanno cambiato
Tutte le fotografie appaiono per cortesia dell'ufficio stampa di Thaurus.

Rasty Kilo ci ha spiegato come i domiciliari lo hanno cambiato

"Se vi aspettate che questa cosa mi abbia ammorbidito, vi sbagliate di grosso. La detenzione mi ha incattivito."
21.5.18

Quando arrivo a Parma, alla serata HØT a cui si deve esibire, Rasty Kilo è nel backstage già da molto tempo. Ha in mano una bottiglia di Coca-Cola e quando qualcuno gli chiede se vuole dell’alcool, lui risponde subito “No, ora finito qui devo registrare un altro pezzo, in albergo con The Night Skinny”. In questo locale, che ormai da più di quattro anni con una costanza invidiabile ospita artisti rap da tutti i paesi, Rasty tornerà su un palco dopo 400 giorni di detenzione per presentare al pubblico “Vuoi Parlarmi di Cosa”, il nuovo singolo pubblicato il giorno dopo il rilascio, proprio in collaborazione con TNS e Thaurus. Qualche minuto prima che salga sul palco, l’ho incontrato per scambiare qualche chiacchiera sui divanetti e farmi raccontare di questo suo nuovo inizio.

Noisey: Come stai? Te lo chiedo perché mi sembra stupido dirti “Com’è andata”, ma credo tu abbia molto da raccontare.
Rasty Kilo: Eh, è stata una bella pratica per un anno. Ho vissuto per 400 giorni lo stesso giorno, quindi sono entrato in un vortice di depressione, non mi alzavo dal letto. Non ho sentito musica per dodici mesi. Non è che solo non ne ho fatta, non ne ho proprio sentita, qualcosa di molto strano per uno come me che è in fissa con il rap da quando ha dodici anni. A una certa fortunatamente mi è scattata la scintilla: ho riascoltato il pezzo che poi è uscito come "First Day Out", che doveva essere in “Pezzi”, il disco di The Night Skinny, ma che per ovvie ragioni non siamo riusciti a completare. Allora ho risentito Skinny e gli ho proposto questa cosa di uscire il giorno dopo il mio rilascio. Io sono molto fan di rapper come Gucci Mane e Chief Keef, quindi mi sembrava giusto portare questa cosa in Italia. Gli ultimi mesi di detenzione io mi sono trasferito a casa della mia ragazza a Torre Maura. A una certa Skinny ci ha raggiunto ed è stato due giorni da me, abbiamo realizzato il video, registrato un paio di pezzi, scelto il più appropriato per il ritorno e alla fine siamo qui.

Ma com’è scattata questa cosa di tornare a fare musica? Mi ricordo che a un certo punto avevi addirittura annunciato su Instagram di voler smettere del tutto.
Quella cosa successe perché una sera sono impazzito. Mi era stata fatta una mezza ingiustizia. Mi hanno preso di mira a causa del rap, delle cose che affronto e dico. Mi sono stati levati tutti i privilegi. Pensa che il trasferimento di domicilio di solito si fa in una settimana, per me ci sono voluti due mesi. Così ho sbroccato: ce l’avevo con me stesso, con la mia musica, con quello che avevo fatto. Poi quando è venuto Skinny e abbiamo registrato quel pezzo mi sono sentito liberato, è stata una sensazione incredibile. Da là ho scritto tutti i giorni, almeno un pezzo. Calcola che adesso, prima di suonare, ho registrato un pezzo in albergo con Skinny. Dopo il live ne facciamo un altro. In più ho vari featuring in progetto, davvero molto fighi. Ora sono carico, forse vado a vivere all’estero.

Quindi un cambiamento a 360°?
Io sono uscito con l’avviso orale che, per chi non lo sapesse, è un'anticamera per la sorveglianza. La sorveglianza è quando sei un pericolo per la società, sono cose che danno ai criminali veri, non per l’erba. A me hanno preso di mira, quindi mi hanno dato questo avviso orale. Se io dovessi prendere una denuncia per qualsiasi cosa, da una rissa a due canne in tasca, a me danno la restrittiva. Mi tolgono il passaporto, non posso uscire da Roma e alle 21 devo stare dentro casa. Un bel dito al culo, fraté. E tutto ciò anche per quello che hai scritto nei tuoi testi?
Assurdo, ve’? Non capivamo perché si accanissero così tanto, poi l’avvocato parlando con il PM ha scoperto che il giudice e gli altri, avendo figli che sono ragazzini e ascoltano la mia musica, hanno tratto conclusioni e si sono avvelenati. Io per tre anni ora non devo cappellare. Non potevano darmi la sorveglianza, però hanno cercato di rompermi il cazzo più possibile. Però sticazzi, non ho intenzione di regalare mai più un giorno della mia vita allo stato. Ho scritto così tanti pezzi, così tanti sfoghi, che forse alcuni non vedranno neanche la luce.

Un’altra rosicata, secondo me, è stata il fatto che il tutto è successo mentre a tuo modo stavi portando un’ondata, quella del grime, che ti rendeva un personaggio inedito nel panorama italiano.
La roba del grime stava proprio cominciando a prendere piede proprio quando poi mi hanno bloccato. Quando ho rincominciato a fare musica, ho pensato che non volevo più pormi limiti. Non faccio più grime, trap, rap, cloud rap, non me ne frega un cazzo. Sono Rasty Kilo, la verità e il crimine e tutte le cose che so raccontare. Non voglio elogiare il crimine, ovviamente, ma voglio raccontare quello spaccato. Capisco che per determinati ragazzi sia assurdo pensare che quello che racconto succeda tutti i giorni, ma Ostia è stata abbandonata per venti, trent'anni, senza lavoro. Poi è facile dire “ma siete attaccati a Roma”. Ti dico solo questa cosa, uno solo dei mille problemi: la metro Lido, quel treno che porta da Roma a Ostia, è la peggior metro di tutta Italia. La nostra giunta è sciolta per mafia. Ostia sta nella merda. Non ti puoi aspettare che la gente che muore di fame stia a guardare il muro. Il crimine è una conseguenza, per portare il pane a tavola. Si possono tutti tappare gli occhi, ma a me non frega un cazzo. E tornando a parlare di musica: come vivi questa cosa che dopo tutto questo tempo stai per tornare a suonare davanti a un pubblico?
Eh, è una bomba. Nonostante io sia molto affezionato a tutto il mio passato, prendo per esempio “Favelas”, che è una bomba, il mio anthem, ciò che più mi rappresenta, ho deciso che questo sarà un nuovo inizio al 100%. Per cui non suonerò mai più la roba vecchia. Ora usciranno altri singoli, piano piano costruirò abbastanza materiale per creare un live mio con solo roba nuova. Anche perché se vi aspettate che questa cosa mi abbia ammorbidito, vi sbagliate di grosso. La detenzione mi ha incattivito.

Ma la detenzione è un argomento su cui poi vorrai tornare nei tuoi brani? Oppure fa parte del passato?
L’inferno che ho passato, lo passo da quando sono ragazzino. Una detenzione non mi cambia. Nei quartieri da cui vengo io, ma anche in ogni borgata d’Italia, viviamo in una detenzione costante. È tutto quello che ti raccontavo prima. Non avere un futuro, non avere scelta, è una merda. Lo stato da noi non esiste. Poi vengono e ci puntano il dito, girano programmi di merda come Nemo, che fanno solo notizia e vengono per impietosire chi queste situazioni non le conosce. Io ora sono tornato, sono carico, anche perché ciò che racconto io lo possono raccontare in pochi: Marra, Luche, che mi è stato molto vicino in questo periodo, così come Sfera Ebbasta, Capo Plaza, Rkomi. Sono carico. Segui Tommaso su Instagram.

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