Illustrazione di Juta.

Cosa fare quando sei senza soldi e vuoi andare dallo psicologo

Quando si tratta di psicologi sembra che prevalga ancora la sfiducia nei confronti delle strutture pubbliche. Eppure molti servizi sono già attivi, e presto potrebbero venire potenziati.

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10 ottobre 2018, 5:00am

Illustrazione di Juta.

Questo post fa parte della Guida di VICE alla salute mentale, realizzata da VICE in collaborazione con Progetto Itaca in occasione della Giornata mondiale per la salute mentale. Puoi vedere tutti gli articoli della serie qui.

Essere poveri fa male alla salute, anche quella mentale. Eppure persiste l’idea che l’assistenza psicologica sia una necessità, se non addirittura un capriccio, riservato alla classe benestante, l’unica che abbia soldi da spendere in chiacchiere con lo psicoterapeuta, in uno studio privato con foto di paesaggi appese in sala d’aspetto e il divano in pelle dei film.

La cosa non sorprende se consideriamo che la psicoterapia è praticamente monopolio privato: nel 2016, soltanto poco più del sei percento delle quasi 12 milioni di prestazioni per la salute mentale erogate dal servizio sanitario nazionale erano riconducibili ad attività psicologica psicoterapica. David Lazzari, presidente dell’Ordine degli psicologi dell’Umbria e membro del direttivo del Consiglio nazionale dell’ordine, stima che l’80 percento dei trattamenti psicologici in Italia siano pagati dal cittadino di tasca propria.

Inoltre, che si voglia chiedere aiuto per affrontare una situazione difficile o un disagio, quando si tratta di andare dallo psicologo sembra che prevalga ancora una sorta di sfiducia nei confronti delle strutture pubbliche. Forse si ha paura di non venire accolti, che lo stato si possa occupare soltanto di casi estremamente gravi, che le liste d’attesa siano troppo lunghe; forse, banalmente, non si sa a chi rivolgersi. Eppure molti servizi sono già attivi, e presto potrebbero venire potenziati.

Ma come funziona davvero? A chi rivolgersi? E a quali costi? Abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto, non esiste un percorso standard valido in tutto il paese. Il Ministero ha sì stabilito che l’assistenza psicologica è un servizio irrinunciabile per la salute dei cittadini, ma sono le regioni a doversi poi occupare dell’effettiva distribuzione dei servizi e delle risorse sul territorio, attivando le varie aziende sanitarie locali (ASL).

Non sempre ci sono unità psicologiche autonome a cui indirizzarsi; tanti psicologi vengono impiegati nei servizi di psichiatria, al servizio per le tossicodipendenze, lavorano con i malati o con i loro familiari in ospedale, e può essere difficile orientarsi.

Ci sono regioni e province dove ci si può effettivamente rivolgere a un ambulatorio e prenotare direttamente un primo consulto psicologico gratuito o pagando un ticket contenuto, più o meno analogo a quello di una visita specialistica—che dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 euro. Ma in diversi casi è ancora necessario presentare la prescrizione del medico curante o, a volte, sostenere una visita psichiatrica (e quindi pagare un altro ticket) per riuscire ad ottenere un appuntamento.

La cosa migliore è fare una veloce ricerca su internet per individuare i contatti dell’ufficio relazioni al pubblico della propria ASL o degli sportelli dedicati all’assistenza psicologica, se ce ne sono, per ottenere informazioni sicure sui servizi disponibili e su come potervi accedere. Se la cosa non ci mette a disagio, può essere una buona idea confrontarsi con il proprio medico curante e chiedere consiglio su come muoversi.

Una volta che insieme al professionista si è stabilito che, effettivamente, il percorso di terapia psicologica è quello più adatto—e che quindi, non si tratta di un problema per il quale sia meglio rivolgersi a uno psichiatra, o ai servizi sociali, o a qualunque altra figura necessaria—si può avviare un ciclo di sedute di psicoterapia di diverso tipo (cognitivo-comportamentale, familiare, di gruppo, per citare alcune delle più comuni) e durata, a seconda della disponibilità del personale e della situazione del paziente.

Al momento, è possibile prescrivere fino a un massimo di otto sedute alla volta, per un costo totale che si aggira intorno ai 36 euro complessivi (molto meno di quanto si spende per una singola sessione da uno psicologo privato, che supera solitamente i 60 euro), ma la prescrizione è ripetibile, quindi non è stato fissato un vero e proprio limite da non poter superare.

Per quanto riguarda i tempi d’attesa variano ovviamente da zona a zona, anche in base alla gravità, spiega Elena Bravi, presidente della Società Italiana di Psicologia dei Servizi Ospedalieri e Territoriali. “Non puoi separare il tempo d’attesa da una sorta di priorità clinica,” fa notare. Dovrebbe funzionare un po’ come per i codici del pronto soccorso: per un caso grave, magari segnalato dai servizi sociali, l’appuntamento dovrebbe arrivare entro poche ore, mentre se non vi è urgenza i tempi si possono allungare. Lasciando perdere i casi limite come quello del Policlinico di Bari dove la lista d’attesa è fino al 2019, diciamo che aspettare qualche settimana può rientrare nella norma.

Per problematiche relative alla cura dei figli, alle relazioni o al percorso di maternità, può valere la pena controllare anche la carta dei servizi dei consultori familiari della propria zona. Solitamente offrono sedute di consulenza o di terapia di supporto—più breve della psicoterapia—ma possono essere d’aiuto nella gestione di situazioni difficili.

Un limite di accessibilità della sanità pubblica in campo psicologico è forse rappresentato dal fatto che non è previsto un regime privato convenzionato. Cioè, mentre per le prestazioni mediche il cittadino che ha una prescrizione può rivolgersi al servizio pubblico, ma anche al privato convenzionato—ovvero che offre un prezzo agevolato al paziente—nel trattamento psicologico questa possibilità ancora non esiste, se non in fase sperimentale.

Al di fuori della rete della sanità pubblica, a volte è comunque possibile accedere a risorse gratuite o quasi. Molte università dispongono, per esempio, di sportelli di consulenza psicologica per gli studenti. Questi hanno soprattutto lo scopo di intercettare situazioni a rischio, ma rappresentano uno valido strumento d’intervento, anche solo per indirizzare chi ne abbia bisogno verso le risorse specialistiche più indicate. Iniziative simili vengono spesso promosse anche da associazioni e gruppi dedicati a patologie specifiche o all’interno delle pubbliche assistenze.

Insomma, il panorama nazionale è piuttosto vario e i numeri ci dicono che c’è ancora strada da fare perché la sanità pubblica diventi il punto di riferimento per l’assistenza psicologica; ma alcune risorse esistono ed è importante riconoscere che è possibile chiedere e ricevere aiuto senza dover sborsare cifre proibitive. Il benessere psicologico non può essere considerato un lusso, e questo la legge l’ha già riconosciuto.

Progetto Itaca è un’associazione di volontari per la salute mentale. Se hai bisogno di aiuto o vuoi entrare in contatto con loro, chiama il numero verde 800 274 274 (02 29007166 da cellulare) o scrivi una mail a info@progettoitaca.org.

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