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Il chimico italiano che avrebbe dovuto vincere il premio Nobel

Vincenzo Balzani è uno dei chimici italiani più citati al mondo ma continua a essere escluso dal più importante premio scientifico del mondo.

di Giuseppe Nucera
04 ottobre 2017, 10:21am

Vincenzo Balzani, uno dei chimici itlaiani più citati al mondo. Immagine: Wikimedia

Sono stati appena annunciati i vincitori del premio Nobel per la chimica 2017. Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson hanno vinto il premio "Per aver sviluppato la microscopia crioelettronica per determinare in alta definizione le strutture delle biomolecole".

In occasione del premio Nobel per la chimica 2016, Rivista Micron aveva intervistato Vincenzo Balzani, grande escluso degli award di quell'anno, per capire perché l'Italia ha vinto soltanto un premio Nobel per la chimica.


Il Nobel per la Chimica 2016 è stato assegnato a Jean-Pierre Sauvage, dell'università di Strasburgo, a Sir J. Fraser Stoddart, dell'americana Northwestern University, e a Bernard L. Feringa, dell'università di Groningen. Al centro della motivazione i loro lavori sulle nano-macchine (molecular machines), ovvero strutture composte da un piccolo numero di molecole in grado di essere azionate nel momento in cui ricevono energia. Si tratta di nano-ingranaggi supramolecolari che attraverso stimoli chimici, elettrochimici o luminosi, riescono a eseguire specifici movimenti e compiti.

Due dei tre premiati dai giudici dell'Accademia reale svedese delle scienze, Sauvage e Stoddard, hanno sviluppato le loro ricerche, dagli anni Novanta in poi, in stretta collaborazione con il gruppo di ricerca italiano guidato da Vincenzo Balzani dell'Università di Bologna. Il chimico italiano ha firmato 26 articoli scientifici con il Francese Sauvage, mentre son oltre 70 le pubblicazioni insieme allo scozzese Stoddart.

Nel 1993 è stata proprio la collaborazione tra Balzani e Stoddart a portare al primo caso di risposta a uno stimolo luminoso di una supramolecola: i due scienziati erano riusciti, grazie alla luce, a ottenere lo sfilamento di una struttura supramolecolare chiamata pseudorotassano, ossia un ingranaggio composto da una molecola a forma di filo o di asse infilata in una molecola ciclica.

Jean-Pierre Sauvage, Sir J. Fraser Stoddart e Bernard L. Feringa, vincitori del premio Nobel per la chimica 2016.

In seguito, Balzani collabora con Sauvage per studiare come azionare mediante l'assorbimento di luce un catenano, un sistema supramolecolare composto da due o più molecole cicliche incatenate. Riuscirono così a ottenere, attraverso assorbimento di luce, la rotazione dell'anello di un catenano contenente uno ione di rame.

A tutti gli effetti Balzani, tra i cento chimici più citati al mondo, non può che esser considerato un pioniere della chimica supramolecolare a livello mondiale e oggi il primo grande escluso dal Nobel per la Chimica 2016. Lo abbiamo intervistato per capire quanto sia grande il suo rammarico per tale esclusione, ma anche per parlare dello stato di salute della ricerca chimica italiana.

Giuseppe Nucera: Quanto la rammarica esser stato escluso dal Premio Nobel per la Chimica 2016? Quanto pesa questa vicenda per la sua carriera e per la ricerca chimica italiana?

Vincenzo Balzani: Il rammarico personale è pochissimo, nel senso che mi avrebbe cambiato la vita e non mi posso permettere un impegno così grande: quando si diventa Premio Nobel bisogna sapere di tutto.

Mi dispiace moltissimo perché il Premio sarebbe stato importante per l'Italia, per l'Università e la ricerca italiana e, soprattutto, per i giovani che hanno collaborato con me. Il rammarico nasce dal fatto che con due su tre dei vincitori del Premio per la chimica abbiamo avuto una collaborazione stretta.

Seppure ogni gruppo abbia lavorato separatamente, la collaborazione con Sauvage e di Stoddard è stata enorme. A partire dal 1991, con Sauvage annoveriamo più di 20 lavori insieme; con Stoddard, addirittura, i lavori insieme sono 70. La cosa curiosa è che nella relazione del Nobel, fra le referenze inserite compare il mio nome. Ancora più curioso è il fatto che l'unico libro citato sull'argomento, dal titolo Molecular devices and machines, lo abbiamo scritto noi da soli ed è stato tradotto anche in cinese e giapponese.

Insomma, penso che ci fossero tutti i presupposti per esser premiato. Ciò che mi viene da dire è che, probabilmente, qualcuno avrà in qualche modo spinto di più gli altri tre. Mi riferisco al fatto che la scienza in Italia è tenuta in bassa considerazione sotto molti punti di vista: non viene finanziata e gli scienziati sono tenuti in scarsa considerazione.

Detto questo, mi ha fatto molto piacere che sia stato premiato questo campo della chimica. Mentre fino a qualche tempo fa, infatti, i Premi Nobel per la chimica erano assegnati a dei biologi, questa è veramente chimica e sono felice di esserci dentro in pieno scientificamente.

L'Italia ha vinto un solo Premio Nobel per la Chimica, nel 1963 con Giulio Natta. Non siamo un Paese adatto per la ricerca chimica o, al contrario, sono i riconoscimenti internazionali che mancano?

In Italia di chimici bravi ce ne sono moltissimi. Mancano i riconoscimenti perché vengono assegnati sulla base di criteri che non sono solo scientifici. Non è la prima volta che si verificano casi analoghi nella storia dell'assegnazione del Nobel. Guardando sempre alla storia recente dell'Italia, Nicola Cabibbo è stato escluso dal Nobel per la Fisica nel 2008 quando lo avrebbe meritato più di coloro che poi lo hanno vinto ufficialmente. Purtroppo succede.

"Nicola Cabibbo è stato escluso dal Nobel per la Fisica nel 2008 quando lo avrebbe meritato più di coloro che poi lo hanno vinto ufficialmente."

Il Nobel viene assegnato certamente in base alla bravura dei gruppi di ricerca, ma è chiaro che dietro a queste decisioni importanti c'è anche un'azione di lobby, in senso positivo ovviamente, effettuata dai vari Paesi. E l'Italia, secondo me, è considerata poco e c'è poco da fare: la ragione primaria di tale situazione è che politicamente non abbiamo alcun sostegno, il mondo della ricerca in Italia non vale niente. Come dimostrano gli scarsi fondi assegnati all'università. Siamo nel ridicolo.

Quando i fondi ci sono e sono cospicui, invece, vengono finanziate cose gigantesche, come nel caso dell'Human Technopole, ma attraverso una decisione che è sempre politica.

La politica decide cosa, come e dove finanziare. Il fatto fondamentale è questo: non esiste in Italia una meritocrazia nel distribuire i fondi e la scienza è poco considerata. Non possiamo aspettarci un trattamento diverso a livello internazionale se siamo noi i primi a non promuovere le nostre ricerche.

Forse stiamo pagando ancora oggi la reputazione negativa che abbiamo costruito attorno alla chimica italiana partendo dal disastro di Seveso? Come si sta trasformando questo settore?

Anche la chimica è cambiata, non è più la chimica di prima che faceva grandi disastri, sta diventando una chimica verde e si sta ponendo come missione quella di risolvere i grandi problemi che abbiamo al mondo come quello del clima, per esempio. Dobbiamo progressivamente arrivare ad una eliminazione dei combustibili fossili. Forse la gente non lo capisce, ma la Cop 21 di Parigi lo ha detto in modo chiaro.

"Dobbiamo progressivamente arrivare ad una eliminazione dei combustibili fossili. Forse la gente non lo capisce, ma la Cop 21 di Parigi lo ha detto in modo chiaro."

La chimica, poi, non solo si interessa di rimediare ai danni che ha fatto, ma anche di realizzare nuovi materiali, studiare nuove modalità per convertire l'energia solare in altre forme energetiche. La chimica, inoltre, è fondamentale per ciò che concerne strumenti e metodi di comunicazione, come nel campo della miniaturizzazione dei computer e dei sensori. Non bisogna poi dimenticare la sfida che vede la chimica in prima fila nella ricerca di soluzioni su come sfamare nel futuro i nove miliardi di persone che presto vivranno il nostro pianeta.

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