Abbiamo fatto la spesa nel quartiere ebraico di Milano che (non) c'è
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Abbiamo fatto la spesa nel quartiere ebraico di Milano che (non) c'è

Un giro nelle vie della comunità ebraica milanese, fra alimentari, ristoranti e supermercati dove comprare cibo kosher e non solo.
23.4.18

Di città in città, quello ebraico è sempre uno dei quartieri che mi affascina di più: vie strette e silenziose, case gialle un po' scrostate con panni stesi, dolcetti al miele in vista nelle vetrine e in tavola ciotole di hummus e pane azzimo.

Quando mi sono addentrata nella zona a sud ovest della città che va da Via Washington a Piazza delle Bande Nere, conosciuta come quartiere ebraico di Milano, ho pensato all'inizio di aver sbagliato strada. Viali alberati, condomini e nessuna differenza dagli altri quartieri residenziali. Niente a suggerire di poter trovare il mix di sapori che la comunità ebraica si porta dietro da vari angoli del mondo, con le sue tante etnie (ashkenaziti, sefarditi, israelitii, mediorientali).

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Il motivo è semplice: la storia della comunità ebraica milanese è recente, comincia nell’Ottocento come distaccamento di Mantova e gode di un buon livello d’integrazione. Per questo, per fortuna, qui non si è mai sviluppato un vero e proprio ghetto. Attorno alle arterie principali di Viale San Giminiano e Via Soderini, si trovano la sede della Comunità ebraica con la sua scuola, alcune sinagoghe e (finalmente si arriva al dunque) alimentari, ristoranti e supermercati con specialità kosher.

Ma facendo un passo indietro ho rinfrescato un attimo la memoria, e sono andata a leggere a grandi linee (perché diciamocelo non ho osato leggere i precetti direttamente dalla Torah) quali fossero le regole del cibo kosher.

Il significato è “appropriato” e in sostanza codifica ciò che gli ebrei praticanti devono, o meno, fare in cucina. Dal drammatico “non mangerai il capretto nel latte di sua madre”, che poi significa “non mangiare carne e latticini nello stesso pasto”, alla descrizione dei pesci concessi, quelli con squame e pinne. C'è poi il divieto di mangiare carne di animali impuri, ad esempio maiale e cavallo, o che non siano stati macellati secondo le indicazioni. La supervisione del rabbino è richiesta a certificare qualsiasi alimento, anche quelli parve cioè che, in linea teorica, non ricadono sotto alcun tipo di restrizione. Oltre ad avere un significato religioso, il kosher gode anche di ottima fama come cibo salutare, perché estremamente controllato, ed è diventato così alla moda anche tra i radical chic.

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Con queste solide basi culturali fai-da-te mi sono spinta a cercare i sapori multietnici della tradizione ebraica in alcuni degli alimentari certificati, elencati sul sito della Comunità.

Kosher Paradise

Una quantità immane di prodotti in pochi metri quadri di negozio, che il giovedì e venerdì fa anche da gastronomia in occasione dello Shabbat.

Paradiso Kosher Quartiere ebraico Milano

Foto dell'autrice.

Sbircio subito il banco, che ha preparazioni libanesi e persiane in cui trionfa l'agrodolce. Minuscole zucchine ripiene con albicocche secche e salsa al melograno; riso persiano con uvetta e carote; pollo alle prugne con patate novelle, curcuma e paprika. Dulcis in fundo, perchè quando assaggio risultano davvero dolci, cipolle brasate ripiene di riso e carne (non specificata) con salsa al melograno. È lei che fa la differenza, addomesticando la cipolla e concedendomi una digestione da favola.

In mezzo ai classici hummus, nelle varianti al pomodoro secco, coriandolo, piccante, mi salta all'occhio la salsa più instagrammabile di tutto il negozio: tarama Ikra. Rosa fenicottero gonfiabile, con tante microscopiche ovette di aringa. È un capolavoro social, ma in bocca è una bomba di maionese con retrogusto uramaki. Sono confusa.

Tarama Ikra

Cerco rifugio nel reparto affettati, dove in assenza di maiale, ci sono salamini di tacchino, petto d'oca e vitello. Accanto, ma ben separata, la zona formaggi, in cui trovo i classici italiani (fontina, caciotta alle noci, grana e pecorino romano dop) resi kosher sostituendo al caglio d'agnello quello vegetale. Sapere che nessun capretto è stato maltrattato per questo pecorino mi fa sentire una persona migliore quando l'assaggio. Qui i romani mi perdoneranno, ma non mi sentirei per nulla in colpa a farne una bella grattata su un piatto di carbonara. Saporito come l'originale.

Prima di uscire sento come dovere morale quello di buttarmi sul cibo spazzatura (tanto è kosher): orsetti gommosi, prodotti con i soli coloranti ammessi, e un pacchetto di Bissli, chips ai falafel. E giuro che dopo averle assaggiate ho deciso di non voler più vivere senza. Il sapore è identico, con note di ceci, aglio, cumino e coriandolo e può quindi curare prontamente le mie crisi di astinenza, evitando di ricorrere al kebab più vicino.

Bissli

Bissli, chips ai falafel.

L'alito tornerà regolare solo due giorni dopo, ma è un prezzo che vale la pena pagare.

Kosher Paradise - Pagina Facebook

Dolcevita

Due grandi banconi con pasticcini, brioche, pizzette e focacce, neanche a dirlo, kosher. Nelle ricette si evitano glutine, strutto, latte e, per alcune preparazioni, anche il lievito.

Bureka

Assaggio una bureka, celebre fagottino di pasta fillo ripieno questa volta di purè di patate e ricoperto da semini di sesamo.

Dolce Vita panetteria quartiere ebraico Milano

Panetteria Dolce Vita

L'esterno scrocchia e l'interno è morbidissimo grazie al purè, un po' speziato. Tra le altre specialità il Barbari, un pane iraniano schiacciato con semi di sesamo o papavero, ancora più buono tiepido.

Dolcevita - Pagina Facebook

Eretz

Un supermercatino caotico, un uomo con la kippah appostato all'unica cassa e un ragazzo che canta singoli degli anni '80 mentre sistema le confezioni sui ripiani.

Eretz quartiere ebraico Milano

Eretz

Qui scopro una certa predilezione per l'inscatolato, che riempe un intero scaffale con peperoncini verdi, olive, zucchine ripiene, cetriolini in agrodolce e Gefilte fish.

Gefilte fish

Se siete facilmente impressionabili evitate di studiare troppo a lungo i vasetti di Gefilte fish. Quattro polpette di carpa precotte galleggiano in una gelatina di brodo di pesce. Uno spettacolo raccapricciante alla vista, ma molto popolare come antipasto, che trova la sua origine nell'est Europa. Sono piuttosto pastose e non troppo cariche di sapore. Volendo dare una svolta alla giornata mi accorgo che ne esiste anche una versione zuccherata, ma per assaggiare quella non credo di essere ancora pronta.

Halva

Dal pesce passo all'affettato provando il salame di manzo leggermente affumicato, che in fin dei conti sa di bresaola. Passo per scaffali con matsot tradizionale, cracker di pane non lievitato, e succhi di frutta tra cui quello al pomodoro (pregusto già una colazione con pandistelle inzuppati nel succo al pomodoro o nel bloody mary) e arrivo ai dolci, dove a sorpresa è il regno del sesamo.

A monopolizzare il settore è l'halva, un dolce con impasto a base di sesamo e tahina aromatizzato a tutti i gusti (+1) e realizzato in tutte le forme: marmorizzata, al cioccolato, vaniglia, ai “7 strati”, pistacchio, in pesanti vaschette trasparenti o in barrette. Non avrai altro Dio al di fuori dell'halva.

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Eretz - Sito web

Tuv Taam

Sopra al bancone troneggia una challah a forma di cuore, ah l'amore. La challah è un pan brioche intrecciato, che poi non è proprio un pane dato l'uso di uova nell'impasto.

Challah

Mi spiegano che si mangia per lo Shabbat, infatti il venerdì sera, prima di cena per inaugurare la festività, si usa pregare sopra al vino kosher, categoricamente dolce, e a due, categoricamente due, forme di challah. Che da qui accompagna tutto il pasto.

In questa panetteria, che fa anche da tavola calda, l'ambiente è retrò, pareti rosa e una fontanella per la preghiera a lato della sala da pranzo.

Tuv Taam, la fontanella per la preghiera.

Il menù comprende shawarma, carne speziata tipo kebab; shakshouka, uova in salsa di pomodoro e cipolla leggermente piccante; riso basmati e polpette; fino alle insalate; panini e cotoletta (di pollo). Quando chiedo a Joseph, il proprietario, se c'è qualche dolce tipico tra quelli al banco, mi dice “Tipico di cosa? Lo sbaglio che fate voi giornalisti quando entrate qui è pensare che noi siamo ebrei e facciamo una cucina diversa, ma no, noi siamo italiani”.

Non so se commuovermi perché ha pensato che io sia una vera e propria giornalista oppure cercare di spiegarmi. Tento la seconda, ma senza successo. Rassegnata chiedo due tartufi al cioccolato ricoperti di nocciole, una pasta sfoglia e due dolcetti alla mandorla “Alla mandorla? Nel senso che li vuoi dare alla mandorla? Si dice di mandorla”.

Sorrido e scappo prima che si innesti una serie di controversie da cui uscire solo con l'intervento dell'Accademia della Crusca, che petaloso levati.

Tuv Taam - Pagina Facebook

Quello che ho imparato nel quartiere di Milano alla ricerca dei sapori ebraici è che le tradizioni qui contemplano una cucina vastissima, che va dal medioriente all'est Europa fino al pecorino romano e lasagne alla bolognese (rese kosher con il trucco del latte di soia). Ci sono tanti gusti quante regole e, anche se a Milano non si è immersi in quella classica atmosfera senza tempo, la zona vale un giro.

Se non fosse altro che per fare scorta decennale di pacchi di chips al gusto falafel.

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