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I detenuti di Taranto hanno cominciato a coltivare canapa all'interno del carcere

Per la prima volta in Italia la canapa industriale sarà coltivata all'interno di un carcere, con l'obiettivo di reinserire i detenuti e rendere sostenibile la struttura penitenziaria.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
3.5.16
[Foto di Confagricoltura Taranto]

Per la prima volta in Italia, la canapa industriale sarà coltivata all'interno di un carcere.

Succede a Taranto, in Puglia, dove alla fine di aprile il "Carmelo Magli" ha avviato un progetto sperimentale che coinvolge alcuni detenuti della casa circondariale.

La prima semina meccanica è stata effettuata il 23 su una superficie di due ettari situata fascia extra-murale del penitenziario. Il 29, poi, un gruppo di detenuti ha effettuato la semina manuale nel campo adiacente al settore femminile.

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Il tutto è avvenuto a distanza di otto mesi dal protocollo d'intesa siglato tra Confagricoltura e la direzione del carcere. Nell'iniziativa sono coinvolte anche South Hemp Tecno, un centro di trasformazione delle paglie di canapa, e l'Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi (ABAP).

Quest'ultima associazione fa anche parte anche di C.A.N.A.P.A. (Coltiviamo Azioni Per Nutrire Abitare Pulire l'Aria), un pioneristico progetto di ricerca volto a testare l'efficiacia della coltivazione della canapa nel "ripulire" il territorio agricolo limitrofo al polo siderurgico tarantino dell'Ilva – una sperimentazione unica nel suo genere, della quale VICE News aveva parlato tempo fa.

A ogni modo, l'obiettivo del progetto nel carcere di Taranto – come si legge in un articolo apparso sul Quotidiano di Puglia – è quello di dare vita a "diversi cicli produttivi" (tra cui "tessuto, carta e bioedilizia"), nonché a creare un "orto biologico" dove "lavoreranno i detenuti con anche la vendita dei prodotti a filiera corta."

Un momento della semina manuale all'interno del carcere "Carmelo Magli" di Taranto, il 29 aprile 2016. Foto via Facebook

Secondo gli organizzatori, infatti, "la versatilità nelle applicazioni della canapa è già nota ed apprezzata in questi settori e rappresenta una chiave di svolta nella direzione della sostenibilità e dell'inserimento lavorativo successivo alla fine pena."

Per il presidente di Confagricoltura Taranto Luca Lazzaro, inoltre, la canapa offre "prospettive importanti a un territorio così compromesso come quello tarantino."

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Dopo questa prima fase di semina, ha spiegato la direttrice del carcere Stefania Baldassarri, "sarà la volta della prima azienda agricola bio, che produrrà ortaggi e frutta biologica all'interno delle mura dell'Istituto di pena. Tutto ciò è finalizzato al reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti, che è poi il cuore di questo progetto."

La formazione dei detenuti è un aspetto ribadito anche da Rachele Invernizzi, presidente della South Hemp Tecno. "L'idea è riuscire a fare impresa in carcere con prodotti da vendere all'esterno," ha dichiarato in un'intervista. "Il nostro è un progetto-pilota, un'esperienza ripetibile in altri istituti di pena italiani ed è per questo che stiamo lavorando per pubblicizzarlo il più possibile."

L'ingegnere dell'ABAP Marcello Colao, parlando con il sito Canapa Industriale, ha sottolineato che la coltivazione della canapa "è il seguito del progetto nel carcere di Taranto relativo alla bioedilizia."

Nell'ottobre del 2015 - sempre all'interno dell'istituto penitenziario – si era tenuto un corso di formazione per la figura dell'"Operatore Calcinaio in Calce e Canapa," realizzato "per riconsiderare la figura del calcinaio nell'ottica dell'innovazione dell'impiego della canapa in edilizia."

Al termine del corso, ha raccontato Colao, "3 detenuti dei 10 che hanno partecipato sono stati assunti con contratto intra-murario per occuparsi della manutenzione del carcere. Abbiamo infatti dimostrato quali siano i vantaggi nell'usare questo tipo di materiali per ciò che riguarda l'abbattimento dei costi e l'isolamento. La dirigenza del carcere è rimasta molto colpita."

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Con la messa in atto del progetto di coltivazione all'interno dell'istituto di pena tarantino, conclude l'ingegnere, "la speranza è quella di aprire un nuovo capitolo e rompere certi tabù. Parliamo di canapa industriale, di prosperità di risorse ed economia, e speriamo che anche altri carceri possano seguire questo esempio virtuoso."

Leggi anche: Intorno all'Ilva di Taranto stanno coltivando la cannabis per bonificare i terreni


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Foto di apertura tratta dalla pagina Facebook di Confagricoltura Taranto