Graffiti

Nella 'guerra' dei graffiti, la 1UP Crew è su un altro livello

Un'intervista alla crew di graffiti in attività più produttiva e famosa di tutto il mondo.

di Giovanni Spera
06 giugno 2019, 8:04am

Tutte le foto di Martha Cooper, Ninja K & 1UP Crew per gentile concessione di 1UP.

La crew di graffiti 1UP—nome completo One United Power—arriva da Berlino, è composta da un numero imprecisato di persone e si è fatta conoscere dal pubblico del web, oltre che dagli appassionati, per le sue azioni spettacolari e organizzate nei minimi dettagli.

Più di quindici anni di attività e un nome impresso sulle pareti e sui treni di centinaia di città li hanno legittimati come protagonisti di una scena in cui l’autenticità e il rispetto di codici non scritti sono veri e propri dogmi, facendone probabilmente la crew in attività più produttiva e famosa di tutto il mondo.

Noi avevamo parlato con loro circa un anno fa, poco dopo l’esecuzione di uno dei video che più li rappresenta, Graffiti Olympics. In occasione della loro prima mostra italiana, all’Avantgarden Gallery di Milano, li abbiamo ricontattati per cercare di allargare la discussione su un tema complesso come quello del writing.

Se infatti da decenni i galleristi strizzano l’occhio a chi fa dell’essere fuori legge una ragione di vita, legittimandone qualità che molti non riescono a cogliere, non si può ignorare come i graffiti siano per natura frutto di un gesto vandalico e fuori legge, con tanto di squadre speciali delle forze dell'ordine e lotte con le istituzioni. È anche come risposta a tutto ciò che 1UP ha scelto di offrire testimonianza di tutte le loro azioni al pubblico di Youtube e Instagram, mettendosi a nudo e smascherando tecniche e mosse che neppure il migliore dei poliziotti potrebbe mai intercettare.

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Tutte le foto di Martha Cooper, Ninja K & 1UP Crew per gentile concessione di 1UP.

I membri di 1UP hanno spostato la “guerra” su un livello diverso, quello della strategia pura, fatta di astuzia ma soprattutto di disciplina. In un certo senso, e all’interno di una nicchia molto specifica, sono l’emblema di cosa possa significare resistere e opporsi a qualcosa di più grande.

Se non volete cedere a questa visione romantica potete continuare a odiarli, oppure leggere quello che hanno da dire.

Il 15 giugno 2019, all'Avantgarden Gallery di Milano ci sarà il finissage di Tutt Cous dei 1UP, con presentazione del backstage della mostra.

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VICE: La vostra crew è attiva da più di 15 anni, cosa vi motiva a continuare dopo così tanto tempo?
1UP: Fin dall’inizio dell’attività l’unica costante della crew è stato il cambiamento. Le persone attive cambiano, e con loro cambia il modo di interpretare i graffiti. Abbiamo sempre avuto grandi progetti a cui ci siamo appassionati e che ci hanno spinto a continuare. Negli ultimi anni ci sono stati un libro con Martha Copper e Ninja K, le “Graffiti Olympics” e ora il supporto a SeaWatch.

In che maniera gestite la quotidianità, dividendovi tra lavoro e famiglia e una vita parallela fatta di azioni, yard, tunnel e scalate giù dai palazzi?
Ognuno deve trovare quell’equilibrio che gli permetta di vivere la sua vita al meglio. Alcuni dei membri sono molto attivi, altri concentrano le loro azioni nei periodi di vacanze. E poi chiaramente la passione per i graffiti ti porta a trovare degli spazi liberi ogni tanto.

Le vostre azioni non sono solo folli: viste da fuori hanno quasi un background politico, non espresso da simboli ma dalle azioni stesse. Cosa ne pensate?
Il nostro gruppo è molto eterogeneo e come esso lo sono i nostri punti di vista su cosa significhi dipingere. Non sempre le nostre azioni sono contro qualcosa in particolare, ma mostrano comunque cosa è possibile fare.

Dall’altro lato ci sono azioni effettivamente politiche come la recente “vestizione” del molecule man a Berlino, per la quale abbiamo supportato gli attivisti per i salvataggi in mare e il loro impegno nella lotta contro il regime dei confini europei.

I video di buona parte di ciò che fate si trovano facilmente su Youtube, il vostro account Instagram è sempre aggiornato e poi organizzate mostre come quest’ultima di Milano. Cosa pensate della reazione tra graffiti e social media?
I social media hanno cambiato i graffiti più di quanto i graffiti stessi abbiano fatto con i social. Per recepire la presenza vera e propria di un pezzo non è più importante che tu lo veda davvero, quanto che ci sia una foto o un video sui social. Questo è un cambiamento fondamentale. Anche l'enorme massa di fotografie di graffiti è diventata stancante.

È interessante, osservando questi video, notare come cambino le reazioni al vostro lavoro da un paese all’altro. Il vostro video a Bangkok ne è un esempio: dipingete in pubblico con bambini, c’è anche un poliziotto e tutto sembra abbastanza rilassato. Sembra quasi che in alcuni paesi lontani dalla cultura occidentale ci sia una percezione ben diversa...
L’aspetto positivo del sistema politico e giudiziario occidentale è che è tutto più o meno prevedibile. In paesi con regimi autoritari o molto religiosi spesso non è così—magari tutto sembra divertente, ma poi all’improvviso la situazione si ribalta perché sei finito a dipingere su un muro di proprietà del re o dell’esercito o che. O a pagare multe di migliaia di euro per aver fatto un pezzo anche molto piccolo, cosa che a noi è successa in Thailandia.

Oppure ti può capitare di dover scappare, come ci è successo in India, o ancora peggio: vieni beccato a dipingere una metro a Singapore, vieni picchiato e ti fai un paio di mesi di carcere, proprio com’è successo ad alcuni nostri amici della Radicals Crew di Lipsia. Quindi, ad esempio, in molti paesi asiatici, puoi dipingere in maniera estremamente tranquilla per strada (metro e treni sono da sempre qualcosa di più complesso), ma la situazione si può ribaltare da un momento all’altro.

Segui Giovanni su Instagram. Per sapere di più su 1UP e la loro mostra a Milano, seguili su Instagram e sulla pagina della galleria.

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