Tuute le immagini per gentile concessione dell'intervistato.

Jair Bortoleto ha fotografato tutto il surf che conta

Nel libro 'A Primeira Palavra,' il fotografo brasiliano ha sintetizzato anni di amicizie, viaggi e onde.

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09 maggio 2019, 8:01am

Tuute le immagini per gentile concessione dell'intervistato.

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Durante la sua carriera, il fotografo documentarista e amante delle tavole Jair Bortoleto ha girato il mondo alla ricerca di dettagli unici e onde perfette. Dal Brasile, dove vive, negli anni ha visitato paesi come le Hawaii, il Perù, l'Australia e le Maldive solo per citarne alcuni. Le sue fotografie—scattate tra chiacchiere con gli shaper, campioni del settore e pazienti attese—sono state pubblicate, tra gli altri, su National Geographic, Hardcore, e Mitsubishi.

Oggi Bortoleto è Executive Editor di The Surfer’s Journal, editor e curatore del magazine brasiliano Almasurf, e considerato tra i fotografi più importanti del settore. Qualche mese fa ha pubblicato A Primeira Palavra, un libro fotografico in cui ha selezionato i lavori di cui va più fiero.

Qui sotto trovate la conversazione che ho avuto con lui, in cui mi ha spiegato qualcosa in più del suo libro, perché ama l'Italia e cosa pensa della nostra scena.

VICE: Come è nato il progetto A Primeira Palavra?
Jair Bortoleto: È nato tramite una sorta di connessione sinergica tra me e il signor Piergiorgio Castellani [vinicoltore toscano]. Volevo venire in Italia, e gli ho inviato dei messaggi per spiegargli cosa avrei fatto una volta arrivato. Così abbiamo pensato nel frattempo di fare una mostra con delle mie fotografie, che poi è diventata un libro, e un tour in quattro tappe lo scorso agosto.

Il titolo del libro si traduce in “La prima parola.” Ho sempre avuto difficoltà nello scrivere, esprimermi a parole è molto difficile per me, quindi preferisco usare le mie fotografie.

Le foto sembrano provenire da un altro pianeta, e spesso scatti in bianco e nero. Da dove arriva questa scelta?
Quando realizzo un progetto, normalmente ho già in testa se sarà in bianco e nero o meno. Per esempio, tempo fa Mitsubishi mi aveva assegnato la copertura del World Championship di Gabriel Medina. Mi sono così ritrovato al Banzai Pipeline [sull'isola di Oahu, nelle Hawaii] per venti giorni, e ho avuto la possibilità di vedere quel lato dell’isola in modo diverso. Non colorato, non patinato, ma crudo e intenso. Sapevo così che quel progetto sarebbe stato in bianco e nero.

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Sunny Garcia, Maldive - Gli occhi della tigre. Siamo con te Sunny. Svegliati!

Quali sono le storie che ti hanno colpito di più?
Il libro è un mix tra paesaggi e ritratti. Ogni immagine ha una storia peculiare dietro, ma quella che mi tocca di più in questo momento è il ritratto di Sunny Garcia, che sta combattendo per la sua vita. È in coma.

Stavo coprendo il Four Season Championship alle Maldive e il mio compito era di intervistare i concorrenti, di chiedergli dello stile dentro e fuori dall’acqua. Avevo molta paura di Sunny, con tutte le storie sul suo lato aggressivo. Ho scelto di iniziare dal più difficile e così l’ho intervistato. È stato molto gentile con me, completamente diverso da come me l’aspettavo. La foto è molto emblematica, con la sua faccia da tigre e il tatuaggio sul suo petto. Spero che tutto vada per il meglio.

Molte persone dicono che il surf non è solo uno sport, ma uno stile di vita. Che significa?
Per me il surf è qualcosa di molto diverso dallo sport. È un'esperienza così profonda arrivare in spiaggia la mattina presto, solo tu e i tuoi amici, sentire l'acqua sul corpo, la prima onda, l'alba. Tutto questo rende il surf una cosa speciale, non solo un'attività sportiva.

Cosa ne pensi del mondo del surf in Italia?
Il surf in Italia ha tutta quell’innocenza che mi ricorda di quando ho iniziato a surfare io. Mi piacerebbe tanto tornare a documentare le storie degli albori del surf italiano, le storie di paese che hanno un posto speciale nel mio cuore. All'inizio del secolo scorso un mio antenato si è trasferito da Costa di Rovigo a San Paolo—ho questo sangue pazzo italiano che mi scorre nelle vene.

Scorri in basso per vedere altre foto:

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John John Florence - John John guarda il campione del mondo Gabriel Medina. Sorride, forse perché sta pensando che in futuro potrebbero sfidarsi.
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Garganta Do Diabo - delle bellissime onde 'marciano' nella baia di São Vicente, la mia città natale.
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Dave Rastovich, Maldive - Mi era stata affidata da Almasurf magazine la copertura della Four Season Championships alle Maldive, e Rasta era lì. Indubbiamente il surfista più elegante di tutti, dentro e fuori dall’acqua.
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Landon Mcnamara Pipeline - Landon Mcnamara a Pipeline Banzai. Un'onda di terza barriera, che mostra quanto sono potenti le onde delle Hawaii.
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Bob Mctavish, Byron Bay, Australia - Bob posa con una replica della Genesis, la prima tavola con la quale è iniziata la rivoluzione delle shortboard nella seconda metà degli anni Sessanta. Bob è una persona energica e uno degli umani più gentili che abbia mai conosciuto.
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Guaruja Surfboard - Le stanze per la formatura delle tavole sono uno dei posti più belli in cui io sia mai stato. È come andare a Disneyland per me. Questa è Neco Carbone shaping bay, in Guaruja. Neco è un ottimo realizzatore di longboard e un ragazzo davvero carismatico.
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Picuruta Salazar è il surfista che ha vinto più titoli nel modo. Oltre 150 trofei. Il suo soprannome è The Cat, e questa foto fa parte del mio primo libro, Alma Santista. È stata scattata nel 2006, utilizzando la buona e vecchia Kodak Tri-X 400.
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Chicama night - questa è Chicama, in Perù, di notte. È incredibile che le onde non si fermino mai, persino a quell'ora È l'esperienza più ipnotica che mi sia mai capitata.
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Shane Dorian è bravo con ogni onda, di qualunque dimensione. Può saltare a due piedi da terra e domare le gigantesche onde di Jaws con tutto lo stile del mondo. Questa foto è stata scattata durante il Four Seasons Championships alle Maldive.
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Dentro la pancia della bestia di Pipeline. Che potenza!