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Attualità

Una letterina non restituisce dignità a un partito che le ha fatte passare tutte a Salvini

Dopo aver aiutato il leader leghista in molte delle sue scelte peggiori, sul caso Open Arms il M5S all'improvviso ha riscoperto "l'umanità."

di Leonardo Bianchi
16 agosto 2019, 10:57am

Foto del Parlamento Europeo via Wikimedia Commons (CC BY 2.0).

Mentre cercava di buttare giù il governo gialloverde, Matteo Salvini—che ora sembra tornare indietro sui suoi passi, a riprova della schizofrenia di questi giorni—non ha rinunciato all’unica cosa di cui è stato capace in questi 14 mesi: fare politica sulla pelle dei migranti, tenendo in ostaggio centinaia di persone in mare.

Lo scorso 1 agosto, infatti, il ministro dell’Interno (insieme a quello della difesa e dei trasporti) ha firmato il divieto di ingresso nelle acque territoriali per la nave della Ong spagnola Open Arms, che aveva salvato più di 147 persone al largo della Libia. Dopo quasi due settimane, però, la situazione a bordo si è fatta sempre più critica, e a bordo si rilevano non solo “pessime” condizioni igienico-sanitarie, ma anche “sofferenza psicologica, istinti suicidi e dissociazione.”

Nel frattempo sono intervenute due grosse novità sul piano giudiziario. Il 13 agosto il tribunale dei minori di Palermo, rispondendo a un ricorso della Ong, ha scritto che i diritti dei 32 minori sull’imbarcazione “evidentemente vengono elusi,” chiedendo “chiarimenti ai ministri.” Lo stesso giorno, il Tar del Lazio ha accolto un altro ricorso contro il cosiddetto decreto sicurezza bis. I giudici amministrativi hanno così sospeso il “divieto di ingresso in acque territoriali italiane per permettere il soccorso delle persone a bordo,” riconoscendo “un eccesso di potere per travisamento dei fatti e di violazione delle norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso in mare.”

A quel punto la Open Arms ha fatto rotta verso Lampedusa. Ieri sono state evacuate undici persone per ragioni mediche, ma la nave ancora non può entrare in porto: Salvini, deciso ad andare fino in fondo, ha firmato un altro divieto d’ingresso. E questo perché il caso è stato inglobato dalla crisi di governo, diventando ennesimo motivo di scazzo tra Lega e Cinque Stelle.

Ieri, a Ferragosto, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha spiegato di non aver firmato il nuovo divieto d’ingresso per “solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza,” aggiungendo che “dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto: la politica non può mai perdere l’umanità.”

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, dal canto suo, ha pubblicato una lunga lettera aperta a Matteo Salvini bacchettandolo per la sua “sleale collaborazione,” e criticando la sua “fedele o ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula ‘porti chiusi’.” In più, continua, “se davvero vogliamo proteggere i nostri ‘interessi nazionali’ non possiamo limitarci a esibire posizioni di assoluta intransigenza.”

Il post—a cui Salvini ha risposto parlando della “sicurezza” degli italiani—ha totalizzato una valanga di like (al momento in cui scrivo siamo quasi a 300mila) ed è stato accolto positivamente anche da molti esterni al Movimento Cinque Stelle. Finalmente è arrivato un sussulto di dignità; finalmente, almeno sul versante immigrazione (cioè quello su cui il leader leghista ha costruito il suo capitale politico) per Salvini la pacchia potrebbe essere finita.

Chiaramente, l’importante è che le persone sulla Open Arms scendano e vengano curate al più presto: ogni gesto che va in quella direzione è ben accetto. Ma è a dir poco grottesco far passare Conte come uno statista perché ha dato una bacchettata sulle mani di Salvini con una letterina su Facebook; o, ancor peggio, far passare in secondo piano le gigantesche responsabilità del Movimento Cinque Stelle su questo tema.

Nell’ultimo anno e mezzo, Salvini ha potuto fare tutto ciò che ha fatto solo ed esclusivamente grazie ai Cinque Stelle. Qualche mese fa Danilo Toninelli l’ha rivendicato apertamente in una trasmissione televisiva: “Se non c'era il sottoscritto, la Lega non faceva niente”—e per una volta è impossibile dargli torto.

L’“ossessione dei ‘porti chiusi’” che Conte attribuisce al segretario leghista è stata ampiamente condivisa e coltivata dallo stesso Conte e dai ministri del M5S. Per l’appunto, sono i Cinque Stelle ad aver fatto da volenterosi carnefici nella guerra alle Ong; sono loro ad aver approvato i due decreti sicurezza senza battere un ciglio, nonostante gli evidenti profili d’incostituzionalità e disumanità; sono loro ad aver salvato il culo a Salvini sul caso Diciotti, assumendosene pure la responsabilità; e sono sempre loro ad aver firmato qualsiasi divieto d’ingresso alle imbarcazioni.

E se torniamo ancora più indietro, ci sono una sfilza di atti e dichiarazioni ben oltre i limiti della xenofobia: penso ai “sacri confini” da difendere dall’“invasione,” ai rom come una "bomba a tempo" che va "disinnescata,” ai “Kabobo d’Italia,” ai “taxi del mare”.

L’aver riscoperto all’improvviso “l’umanità” è un qualcosa che grida vendetta, perché anche loro—come Salvini—hanno sempre fatto propaganda sulla vita dei migranti. La retromarcia di Ferragosto è soltanto la prova di un cinico riposizionamento, e conferma la spregiudicatezza di un partito che ha sempre detto tutto e il contrario di tutto in base ai sondaggi e alle contingenze del momento.

Nessuno sa dove andrà a parare questa crisi di governo; probabilmente, non lo sanno nemmeno i protagonisti. Tuttavia, nel caso di maggioranze alternative o nuovi esecutivi, è chiaro che il M5S è in grado di formattare il proprio sistema operativo e ricominciare daccapo come se non fosse mai successo nulla.

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