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Qualcuno ha creato un videogioco ambientato nel caos della Rivoluzione Iraniana

Ideato da un iraniano-canadese che ha lavorato anche per GTA, "1979 Revolution: Black Friday" costringe i giocatori a prendere decisioni difficili nel caos della rivoluzione iraniana.

di Ky Henderson
22 aprile 2016, 2:40pm

Reza se ne sta a braccia conserte in una sudicia stanza degli interrogatori. La sola luce che illumina la stanza mostra il suo volto emaciato e sanguinante, devastato dalle 'attenzioni' dei soldati. Sul tavolo di fronte a lui, un registratore a nastro e una cartella il cui contenuto potrebbe condannare a morte lui e le persone che ama.

Un uomo dalla voce gracchiante, l'unica altra persona nella stanza, gli offre una tazza di tè. Ma somiglia più a una minaccia che a un'offerta, "Il tuo tè si sta raffreddando," gli dice, mettendolo sul tavolo.

A quel punto, cosa succederà? Reza berrà dalla tazza, o la scaglierà per terra in uno stizzoso gesto di sfida?

È una delle molte decisioni che i giocatore è costretti a prendere in "1979 Revolution: Black Friday", un nuovo videogioco ambientato nel bel mezzo della Rivoluzione iraniana.

Prendendo le mosse da eventi e persone realmente esistiti, il gioco offre la possibilità di indagare e esplorare l'esperienza della realtà iraniana dell'epoca rivoluzionaria, culminata con la destituzione dello scià Mohammed Reza Pahlavi - sostenuto dagli Stati Uniti - e la salita al potere dell'Ayatollah Khomeini, nella nuova Repubblica Islamica.

Reza e il suo aguzzino, in uno screenshot del gioco.

Il protagonista del gioco è Reza Shirazi, un aspirante fotogiornalista coinvolto nella rivoluzione del settembre 1978. Dalle foto sui tetti di Teheran fino alla prigionia del 1980, il giocatore dovrà compiere azioni che influenzeranno il modo in cui la storia si svilupperà. Bevi quel tè? La cosa avrà delle conseguenze.

L'interrogatori è ambientato nel famigerato carcere di Evin, noto per aver ospitato diversi prigionieri politici — di recente, anche Jason Rezaian del Washington Post è stato detenuto nella stessa struttura, con l'accusa di spionaggio.

Subito dopo la rivoluzione, i prigionieri sono stati torturati regolarmente, e in migliaia sono stati uccisi — molti dei quali, secondo alcune testimonianze, da Asadollah Lajevardi, una delle guardie della struttura per buona parte degli anni Ottanta.

È lo stesso Lejevardi, terrificante nel videogame come nella vita reale, a offrire a Reza una tazza di tè e a interrogarlo.

Mantenere una certa coerenza con gli eventi storici è stato fondamentale, ha spiegato il direttore, co-autore e co-creatore del gioco Navid Khonsari. Insieme al suo team, ha condotto più di 40 interviste con iraniani reduci da quel periodo: quella di Reza è una storia di fantasia, basata però su fatti realmente accaduti. Parte dele scene che riguardano Reza sono ispirate al fotografo francese Michel Setboun, in Iran ai tempi della rivoluzione.

Le foto del giocatore - spesso mostrate in un menù di gioco accanto a quelle di Setboun - sono accompagnate da spiegazioni di quello che sta succedendo nell'immagine. Il risultato è un'educazione rapida ma estesa sull'Iran degli anni Settanta, che tocca gli argomenti più disparati, dalle auto Paykan di manifattura iraniana alle musicassette illegali usate per diffondere i messaggi dei leader religiosi e degli intellettuali in esilio.

Ma per Khonsari, rimanere fedele alla storia non è l'aspetto più importante di 1979 Revolution.

"Non importerebbe a nessuno se non fosse un gran gioco," dice. "Vorrei innanzitutto che le persone si divertano e siano interessate... Ma spero che l'elemento secondario, cioè le informazioni che noi diffondiamo, diano inizio a una conversazione. Non vogliamo portare la pace nel mondo. Vogliamo creare dell'empatia e ridurre i giudizi, così possiamo finalmente iniziare a lavorare per un risultato positivo."

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Nonostante Khonsari sia nato a Montreal nel 1970, ha trascorso i primi 10 anni della sua vita in Iran. Parla dei suoi ricordi della rivoluzione con la stessa enfasi con cui ricorda la prima volta in cui ha visto Guerre Stellari o altri esempi di cultura pop dell'epoca. Khonsari ha infuso di cultura pop - che definisce "la vera lingua internazionale parlata da tutti," - tutto il videogioco — un amico rivoluzionario di Reza scherza su John Travolta e la disco music, mentre Reza ha l'opportunità di prendere in mano una rivista la cui copertina ritrae Googoosh, una cantante e attrice estremamente popolare, rimasta in Iran per vent'anni dopo la rivoluzione nonostante non potesse esibirsi, essendo una donna.

I ricordi della rivoluzione di Khonsari sono quelli di un bambino — interesse ed eccitazione nel vedere le persone e i veicoli militari per le strade. Ma suo padre, un chirurgo, ha deciso di tornare con la famiglia in Canada quando il nuovo regime è salito al potere.

"Gli ostaggi americani erano stati arrestati, la rivoluzione era finita, le scuole erano chiuse per ripulirle delle influenze occidentali, e stava scoppiando la guerra contro l'Iraq," racconta Khonsari. "Mio padre, che aveva tre figli, ha pensato 'Dobbiamo levare le tende da qui.' Non era preoccupato per quello che era successo, ma per quello che ci riservava il futuro. I giorni più bui dell'Iran sono iniziati dopo la rivoluzione."

Khonsari è poi diventato uno sviluppatore di videogiochi, lavorando nei primi anni Duemila per Rockstar Games su diversi titoli della serie Grand Theft Auto (GTA). I giochi sono noti per la loro violenza, ma sono anche ammirati per il loro storytelling creativo e coinvolgente. Nonostante anche in 1979 Revolution non manchi la violenza, è un gioco interattivo legato a una storia, e Khonsari ritiene che la qualità del videogioco sia il legame più diretto con il suo lavoro per GTA.

Tra gli attori di 1979 Revolution - tutti iraniani, in gran parte iraniani-americani - figurano Navid Negahban, che ha recitato nel ruolo di Abu Nazir nel telefilm Homeland, e Farshad Farahat, meglio noto per aver recitato la parte di un rivoluzionario iraniano nel film Argo, vincitore di un premio Oscar nel 2012.

Farahat è nato in Iran nel novembre del 1978. Al tempo, lo Shah aveva imposto un coprifuoco, quindi i suoi genitori hanno dovuto superare diversi checkpoint con il padre costretto a spiegare ai soldati armati fino ai denti che la moglie aveva bisogno di andare in ospedale. La famiglia di Farahat ha lasciato l'Iran nel 1986, ma lui è riuscito a tornare. Crede che una lezione che i giocatori possono imparare dal gioco è la lezione che hanno imparato gli iraniani grazie alla rivoluzione.

"Ero in Iran durante le proteste del 2009, e una cosa che il popolo iraniano ha imparato è che non avranno mai un'altra rivoluzione armata," dice Farahat. "La cosa grandiosa del gioco rispetto a un film è che ti mette al centro della rivoluzione, e tu puoi prendere decisioni e vederne i risultati. Sceglierai il metodo violento o la strada della non-violenza?"

Il videogioco, uscito il 5 aprile per Mac e PC, ha dovuto affrontare molti ostacoli. È stato annunciato per la prima volta nel 2011, ha superato una fallita campagna su Kickstarter nel 2013 e la data di pubblicazione continuamente rimandata. Khonsari è stato definito una spia dai giornali iraniani, e un iraniano che ha lavorato sulla grafica del gioco è stato costretto a lasciare il paese.

Nonostante questo, Khonsari è ottimista sulla ricezione del gioco nel paese che un tempo chiamava casa.

"In Iran dovremmo essere accolti anche dalla destra, perché stiamo raccontando una storia vera," spiega. "Non stiamo demonizzando nessuno, perché non indichiamo chi nel sistema politico è una brava persona e chi no. Non stiamo cercando di cambiare la storia. Stiamo raccontando la storia alle persone."

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