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COLOMBIA

Il Nobel per la pace sta diventando un premio piuttosto controverso

L'assegnazione di qualche giorno fa del premio al presidente colombiano Santos non è stata la prima ad aver suscitato numerose polemiche.

di Isabella Mackie
10 ottobre 2016, 10:56am

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos durante un incontro con Barack Obama. (Foto di Drew Angerer/Getty Images)

Venerdì scorso il presidente colombiano Juan Manuel Santos si è aggiudicato il premio Nobel per la pace.

Santos è stato scelto dal comitato per il ruolo giocato nel raggiungimento del trattato di pace tra il governo e i ribelli delle FARC. L'accordo, però, è stato poirespinto dai colombiani, in un referendum tenuto pochi giorni prima dell'assegnazione dell'onoreficenza.

Quella della vittoria di Santos non è la prima volta che il conferimento del Nobel e il concetto stesso di "pace" sembrano muoversi a velocità diverse: basta guardare ai suoi predecessori, per capire quanto il presidente colombiano abbia ben poco da festeggiare.

Eccone alcuni:

L'Unione Europea

Nel 2012 è toccato all'UE ricevere il titolo, grazie al suo contributo per aver trasformato l'Europa "da un continente in guerra a un continente di pace." Negli anni successivi, però, la solidità del progetto europeo è andata incontro a pressioni enormi.

L'UE è stata duramente criticata per la gestione della crisi migratoria, che ha dato vita a malumori e divisioni tra i paese membri. A intaccare l'armonia europea hanno inoltre contribuito i problemi economici. Diversi paesi, con la Grecia come capofila, hanno dovuto patire le conseguenze della politica di austerity dettata da Bruxelles.

Questo paradigma ha generato risentimento nei confronti del componente più ricco dell'Unione, la Germania, spesso accusata di essere l'artefice della loro miseria.

Più recentemente, il Regno Unito è diventato il primo paese a decidere di lasciare l'Unione. L'esito del referendum ha portato l'ex leader di UKIP, Nigel Farage, ad affermare che "l'UE sta morendo." Oggi, l'ostacolo più grosso per la sopravvivenza del progetto europeo sembra essere rappresentato dal populismo di estrema destra che sta prendendo piede in tutto il continente.

Barack Obama

Uno dei più controversi vincitori del premio Nobel per la pace è senza dubbio il presidente americano Barack Obama, scelto dal comitato nel 2009, a soli 12 giorni dal suo ingresso nella Casa Bianca. Da allora, Obama ha lanciato iniziative militari in Libia e nell'Africa Sub-sahariana oltre ad aver prolungato la permanenza dell'esercito americano in Afghanistan.

L'utilizzo sempre più frequente dei droni per scopi militari ha rappresentato un'altra macchia sul suo curriculum come promotore della pace. Il presidente Democratico ha battuto il record del suo predecessore - e noto guerrafondaio - George W. Bush, lanciando 500 attacchi drone contro i 50 del Repubblicano.

Inoltre, i continui cambiamenti di posizione sulla questione siriana hanno creato confusione sia tra i suoi sostenitori che tra i detrattori. Solamente nel 2015 gli Stati Uniti hanno portato a termine più di 5.000 attacchi aerei contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq.

L'anno scorso l'ex segretario del comitato per il Nobel ha ammesso di essersi pentito di aver dato il premio a Obama.

I 'Caschi Blu' dell'ONU

Nel 1988 il premio è stato assegnato alle forze di peacekeeping dell'ONU, i cosiddetti 'Caschi Blu', per il "contributo fornito nella realizzazione di uno dei principi fondamentali delle Nazioni Unite."

Tuttavia, quest'anno l'ONU è stato costretto ad aprire un'indagine sulle accuse di abusi sessuali perpetrati dai 'Caschi Blu' nella Repubblica Centrafricana. A finire sul banco degli imputati sono ora anche i funzionari che hanno operato in Marocco e Burundi.

Henry Kissinger

Probabilmente il vincitore più controverso della storia del premio è stato un altro politico americano: Henry Kissinger.

Kissinger si aggiudicò il titolo nel 1973 per il suo impegno nei negoziati per il cessate il fuoco della guerra in Vietnam. Circostanza che, però, non si è mai verificata. La vittoria di Kissinger fu seguita da numerose polemiche, spingendo due membri del comitato a rassegnare le dimissioni.

L'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche

Nel 2013 l'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche ha ricevuto il premio per il suo "impegno esaustivo per eliminare le armi chimiche," in particolare in Siria.

Nonostante il loro utilizzo sia stato spesso negato, e malgrado non si possa addebitare all'organizzazione il fatto che non siano scomparse dai campi di battaglia del mondo, le armi chimiche sono la dimostrazione più plateale di come in guerra i diritti umani siano carta straccia — e le atrocità che da cinque anni caratterizzano la guerra civile siriana ne sono la dimostrazione più scandalosa.


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