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Ottime notizie: siamo riusciti a trasformare lo spazio in un'immensa discarica

La NASA stima che più di 100 milioni di oggetti fabbricati dall'uomo della taglia di un granello di sale stiano orbitando intorno al pianeta.
17.5.16
La vue depuis la Station spatiale internationale. (Photo via NASA)

Recentemente, una finestra della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stata urtata da un pezzo di 'spazzatura spaziale'.

Secondo gli esperti, questo è niente — considerando che sempre più satelliti e rottami riempiono l'orbita intorno alla Terra, si potrebbero verificare dei veri disastri.

"Assisteremo a gravi collisioni tra oggetti nello spazio, e enormi distese di spazzatura spaziale e problemi per i satelliti," spiega Darren McKnight, direttore tecnico della Integrity Application, un'azienda della Virginia che produce satelliti spia per i governi. "Tuttavia è molto difficile prevedere quando questo succederà."

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Le collisioni spaziali infatti sono difficili da pronosticare, soprattutto perché ci sono sempre più rottami che fluttuano nello spazio.

Di recente, l'agenzia spaziale europea ha pubblicato una foto di un'ammaccatura dal diametro di 7 millimetri apparsa sulla finestra della stazione spaziale, dopo che questa era stata colpita da un "piccolo pezzo di spazzatura spaziale, probabilmente una scheggia o un piccolo frammento di metallo non più grande di alcune migliaia di millimetri in ampiezza."

"Mi chiedono spesso se la Stazione spaziale internazionale venga colpita da spazzatura spaziale," ha riferito l'astronauta dell'ESA Tim Peake, che ha scattato la foto durante il suo viaggio a 240 miglia dalla Terra. "Sì, capita – questa è l'ammaccatura in una delle nostre finestre nella Cupola, sono felice che il vetro abbia quattro strati!"

Sebbene piccolissimo, l'oggetto stava probabilmente viaggiando a una velocità di circa 10 chilometri al secondo, o più di 22.000 miglia orarie, e quindi si è abbattuto contro la finestra con una forza immane.

La NASA stima che più di 100 milioni di oggetti fabbricati dall'uomo della taglia di un granello di sale stiano orbitando intorno al pianeta. Si stima che anche altri 500.000 oggetti - più o meno delle dimensioni di una biglia - facciano lo stesso, insieme a circa 23.000 oggetti grandi almeno quanto una palla da softball.

Il numero di questi frammenti è aumentato in maniera esponenziale a partire dalle prime esplorazioni spaziali degli anni 60. Si tratta principalmente di rottami di missili e satelliti, ma anche di scontri tra ammassi di spazzatura spaziale avvenuti negli anni – la maggior parte di questi rifiuti è composta da parti di altri rifiuti. Questo fenomeno è conosciuto come Sindrome di Kessler, dal nome di Donald Kessler, lo scienziato NASA ad averlo descritto per la prima volta nel 1978.

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"Diventa auto-generativo," spiega Kessler, ormai in pensione, a VICE News. "Ogni volta che una cosa colpisce un'altra cosa, i frammenti più grandi che derivano dalla collisione sono solitamente un centinaio e grandi abbastanza da cadere e colpire un altro satellite."

Un'illustrazione generata a computer mostra la spazzatura spaziale nell'orbita terrestre. [Immagine via NASA]

Alcuni scontri più gravi sono già avvenuti. Nel 2009, un satellite russo in disuso si è schiantato contro un satellite commerciale in funzione di proprietà di un'azienda americana. L'incidente ha creato circa 2.000 pezzi di rottami spaziali, come ha spiegato la NASA. Nel 2007, la Cina ha testato un missile su un satellite meteorologico non operativo, creando 3.000 pezzi di spazzatura.

Entrambi gli scontri avranno anche probabilmente prodotto decine di migliaia di oggetti più piccoli che gli scienziati non riescono a individuare, che McKnight sostiene potrebbero facilmente danneggiare la stazione spaziale internazionale e altri oggetti orbitanti in funzione.

Il satellite cinese pesava quasi 900 chilogrammi. McKnight ha riferito che alcuni agglomerati di spazzatura spaziale peserebbero più di 8.000 chilogrammi perché includerebbero pezzi di missili dell'era sovietica. Secondo lui, c'è una possibilità su 4000 che due missili sovietici si scontrino annualmente, creando più e più detriti.

"Il livello di incertezza aumenta, visto che lo spazio che diventa sempre più uno spazio commerciale," spiega McKnight. "Se due satelliti vengono persi a causa dei detriti, le conseguenze si ripercuoteranno anche sul prezzo delle azioni. Potrebbe far salire l'assicurazione."

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La NASA e altre agenzie spaziali hanno istituito misure contro l'inquinamento spaziale, inclusa la regola secondo cui chiunque invii un satellite o qualunque altro oggetto nello spazio debba pianificare di farlo tornare a terra entro 25 anni. Ma Jer Chyi Liou, il capo scienziato NASA per i rifiuti orbitanti, sostiene che solo metà delle missioni spaziali globali, oggi, abbiano programmato un modo per fare tornare i loro mezzi a terra entro il periodo permesso, principalmente per questioni economiche.

"Devi stanziare del carburante aggiuntivo per permettere di abbassare l'orbita e porre fine alla missione," spiega Liou. "Questo comporta dei costi."

Ma se anche tutti seguissero la regola dei 25 anni, il numero di pezzi individuali di spazzatura spaziale non diminuirebbe comunque, sostiene Kessler.

"Abbiamo già spedito così tanta roba nell'orbita terrestre che la frequenza di collisione è così alta, paragonata alla velocità con cui le cose rientrano in orbita, che [la quantità totale] aumenterebbe comunque."

L'ex scienziato NASA Jerome Pearson ha collaborato a progettare una specie di rimorchio leggero chiamato ElectroDynamic Debris Eliminator, o EDDE, che utilizza l'attrazione magnetica planetaria per accumulare spazzatura spaziale all'interno di una rete. Il piano di Pearson è quello di creare una discarica orbitante che possa fornire materiali per future missioni spaziali.

"Dobbiamo liberarci di tutta quella roba prima che avvengano troppe collisioni," spiega. "La miglior cosa sarebbe riciclarla tutta. C'è un sacco di alluminio di qualità, lassù."

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Altri ricercatori stanno lavorando a satelliti in grado di agganciare i rifiuti e trasportarli a terra, a protesi gonfiabili che facciano rimbalzare i frammenti fuori orbita, o a dei laser che possano reindirizzare i detriti cosmici.

Liou crede che questi sistemi siano però leggermente prematuri.

"I rifiuti orbitanti sono un problema serio, ma allo stesso tempo non è che sta per cadere il cielo," dice. "Non dobbiamo attivare servizi di rimozione per i detriti, al momento. Ma dobbiamo cercare tecnologie che forniscano modalità convenienti per affrontare il problema tra dieci o 20 anni."

Kessler crede invece che il problema sia più urgente, e che i rifiuti più grandi vadano rimossi al più presto per evitare collisioni che potrebbero creare ulteriore spazzatura spaziale. Come nella battaglia per il cambiamento climatico, la conquista di uno spazio pulito non è una battaglia da lasciare alle generazioni future, secondo lui.

"Per me, non è molto diverso dai problemi che abbiamo sulla Terra," fa notare. "Non stiamo facendo caso a cosa stiamo facendo all'ambiente. Alla fine diventerà insostenibile."


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