La musica dei Coma_Cose è Battist_reet

Abbiamo incontrato il duo composto da Fausto Lama e California per capire cosa sia il loro niente, cosa sarà il loro tutto e, soprattutto, che genere fanno.

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08 novembre 2017, 2:51pm

Le influenze musicali più disparate che si intrecciano con il rap ci hanno accompagnato a inizio anno con Carl Brave e Franco 126, per fare un esempio tra tanti, e lentamente si sono evolute in diversi progetti, più o meno interessanti.

Fra questi mi sento di diritto di annoverare Coma_Cose, composto da Fausto Lama e California, che con tre singoli e un EP contenente altrettanti singoli hanno dato un po' uno scossone a Milano, alzando la mano e facendo notare che, no, il capoluogo lombardo non è fatto solo di grillz, lean e ammenicoli vari.

Il primo video che ho guardato con attenzione ha come protagonista Blanka, un cane con cui nei primi mesi a Milano ho avuto un rapporto difficile ma a cui voglio molto bene (ciao Blanka <3) per cui a un certo punto è stato quasi naturale affezionarsi a questo duo.

Proprio in quel singolo la barra che torna più spesso è "Vengo dal niente e voglio tutto", così li abbiamo incontrati, per capire cosa sia "niente", cosa sarà "tutto" e soprattutto la cosa che più assilla coloro che hanno un principio di ossessione compulsiva, ovvero: che genere fanno?

Noisey: Nei vostri testi torna spesso Ticinese, in generale quella zona di Milano. Quindi è spontaneo partire subito chiedendovi quale sia il vostro background, inteso proprio a livello di vita, lavoro, abitazione. In breve: perché Ticinese?
California: Abbiamo abitato in zona Naviglio Pavese per un anno, un anno fa, adesso stiamo in piazza Napoli per cui giriamo sempre in quella zona, bene o male, pertanto parliamo della nostra vita e di quello che ci succede tutti i giorni e che per forza di cose succede lì.

Fausto Lama: Poi appunto abbiamo lavorato anche in un negozio in corso di Porta Ticinese, per cui la nostra vita si svolgeva in 200 metri quadri, tra Darsena, negozio e casa. Fortunatamente è una zona piena di locali e posti da frequentare, per cui come succede spesso ci si lega a una zona nello specifico. Quindi abbiamo raccontato e stiamo tutt'ora raccontando la Milano Sud, vedila così.

Come mai fare un EP con tre tracce che non contengono i singoli usciti in precedenza?
California: in realtà noi volevamo fare una canzone e quindi abbiamo iniziato ad unire un po' le idee. Alla fine in una canzone non ci stava tutto, quindi abbiamo deciso di farne tre.

Fausto Lama: Visto che è un progetto che nasce un po' in punta di piedi, che nasce con la voglia di essere liberi e permetterci di fare ciò che vogliamo. Il disco, secondo noi, è qualcosa che nasce nel momento in cui ne senti la necessità, devi sentirti pronto, ma devi anche avere cose da dire. In realtà se tu in un mese accumuli cose da dire in una canzone, secondo noi è il caso di buttare quella canzone fuori. In questo caso non ci stava tutto in una canzone, per cui ne abbiamo usate tre. Una sorta di grossa canzone, infatti anche tutta l'operazione visual fa capire che voleva essere proprio un pacchetto che trasmettesse questo nostro momento.

Quindi da quanto uscito finora cambia solo che c'erano più cose da dire?
Fausto Lama: Esattamente. Noi in realtà sentiamo l'EP come una canzone singola a tutti gli effetti. Poi chiaramente sono tre canzoni anche dalle sonorità diverse, perché non aveva senso farne tre uguali. Tutti ci chiedono quale sarà il prossimo step, la risposta è semplice: noi non lo sappiamo. Ci teniamo molto che passi il fatto che non c'è questa grossa strategia dietro.

Ma quindi come funziona il vostro processo creativo?
California: Noi abbiamo due quaderni, uno a testa, su cui ognuno scrive le sue cose. Poi le mettiamo insieme, lui le aggiusta con la sua tecnica molto matematica e scientifica e poi basta. Facciamo i provini, poi portiamo tutto dai produttori che le sistemano.

Fausto Lama: Diciamo che dal punto di vista dei testi è molto naturale, pian piano accomuniamo le immagini che vogliamo raccogliere e le confrontiamo. A livello musicale ascoltiamo un sacco di cose, di tutti i generi. Deve succedere che si accende una lampadina, che qualcosa ci prenda davvero bene, io mi metto al pianoforte, alla chitarra, ai programmi per produrre e tiro giù un primo scheletro. Dopodiché fino ad adesso ci siamo affidati ai Mamakas, che sono stati bravissimi a dare l'ultima rifinitura alle canzoni che escono come escono dalle loro mani. E anche qui non possiamo che essere soddisfatti: il processo è molto semplice e sentiamo che siamo percepiti come vorremmo essere percepiti.

Prima parlavamo di raccontare "Milano", nello specifico una zona precisa. Nessuno dei due è di Milano, però. Io neanche sono di Milano, vivo nella vostra stessa zona, e mi affascina il vostro racconto. Come cambia raccontare una città da "esterno"?
Fausto Lama: La cosa che ci piace dire è che noi viviamo Milano ancora con l'orgoglio e lo stupore dei primini che vengono qua per iniziare l'Università. Quando si dice che si scappa dalla provincia perché poi non c'è un cazzo, è assurdo che poi ti lamenti delle dinamiche cittadine. Stai in provincia, dove non succede un cazzo. A noi, con gli alti bassi, i problemi che ha la città e tutto il resto, piace proprio stare a Milano e ci fa sentire liberi. Poi in provincia si torna sempre volentieri, gli affetti, gli amici. Quello è ovvio. Quindi a noi piace raccontare la città con lo stupore che viviamo davvero. La domanda classica poi è: non pensate di essere troppo autoreferenziali su Milano e escludete un certo tipo di pubblico? Posto che a noi non ce ne frega niente e parliamo di quello che viviamo, ma secondo me — come dicevi tu giustamente — un ragazzo tra i 16 e i 35 anni c'è passato da Milano e se c'è passato è stato nella zona che raccontiamo.

Ma poi io la trovo una cosa molto fica partire dal particolare. Secondo me è così che fai immedesimare le persone. Se cercassi di fare un testo "paraculo" che cerca di prendere quante più persone, di rimando troveresti pochissime persone che si immedesimano.
Fausto Lama: Questa è una di quelle cose che mi piace sentirmi dire, perché lo percepisco come un complimento. Però noi facciamo questo, non è che è una cosa pensata. Io, come te, quando mi approccio alla musica che io definisco "cosmica", un po' universale, che abbraccia tanti concetti, un po' mi rompo il cazzo. Quindi, boh, è molto più viva la canzone se parla di cose piccole. Poi finalmente ora si è sdoganato un modo di esprimersi che è quello che deve essere: raccontare se stessi. Era così anche negli anni '70, i cantatuori raccontavano la propria vita di quartiere. Mi viene in mente Guccini che intitola il disco Via Paolo Fabbri, che era la via dove abitava. O Venditti che parla di Roma, tu sei di Genova, quindi De André che parla dei caruggi. Poi ovviamente sono arrivati gli anni '80, le ballerine, i nani e la cocaina, quindi è cambiato un po' il modo di fare musica.

Chiedere delle etichette è sempre una merda, però se si parla di voi si parla di Battisti, si parla di rap, quindi un po' è obbligatorio chiedervi come inquadrate la vostra musica, se lo fate.
California: Be', si parla di Battisti perché ci siamo trovati ad ascoltare Anima Latina una sera e siamo rimasti affascinati come ogni volta che lo ascoltiamo e quindi ci siamo chiesti se avesse senso provare a mischiare il nostro stile a Battisti. Quindi abbiamo provato a fare questo tributo ed è nato così. Definire il nostro genere è difficile, direi crossover?

Fausto Lama: Crossover sicuramente funziona, c'è stato un nostro amico che mi ha detto che il genere di questa musica è Battistreet. Punchline della vita, un po' rosico a non averla pensata io, ma onore al merito. Quello su Battisti era una sorta di esercizio di stile, ma anche lì non cervellotico, volevamo capire se quella cosa funzionava. In un pomeriggio è arrivata la canzone, poi rimaneggiata ovviamente. Se non fosse stato così spontaneo probabilmente non sarebbe nata, non ci avremmo "perso più tempo".

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