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Questo chirurgo rimuoveva 'impianti alieni' dai suoi pazienti

'Patient Seventeen' è il documentario che racconta l’ultima operazione di Roger Leir, chirurgo e ufologo.

di Daniel Oberhaus
13 dicembre 2017, 11:18am

Tutte le immagini per gentile concessione di Jeremy Corbell

Nel 1992, uno studio poi diventato popolare sosteneva che circa 3,7 milioni di americani soffrivano della cosiddetta “sindrome da rapimento UFO,” o la convinzione di aver avuto un incontro con visitatori extraterrestri. Lo studio è stato criticato sia sul piano metodologico che su quello logico, ma resta innegabile che esistano persone che dicono di essere state rapite dagli alieni, e sono tante.

Molti ricercatori hanno cercato, negli ultimi vent’anni, di giustificare l’alto tasso di presunti incontri del terzo tipo, associandolo a un impulso religioso o alla manifestazione di una psicopatologia. In assenza di prove chiare di un incontro con forme di vita aliene, cercare spiegazioni alternative per le denunce ha senso. Ma cosa succede se, invece, le prove materiali di questi incontri ci sono?

Questo è il concetto alla base di Patient Seventeen, un nuovo documentario pubblicato il mese scorso da Jeremy Kenyon Lockyer Corbell. Patient Seventeen racconta l’ultima operazione chirurgica di Roger Leir, chirurgo podologo e ufologo di fama internazionale, che sosteneva di aver rimosso impianti di nanotecnologia aliena dai suoi pazienti.

Il documentario è un elogio commovente a Leir, che è morto durante le riprese. Ha passato gran parte della sua carriera cercando di rendere lo studio degli UFO e dei rapimenti alieni una vera branca scientifica.

Leir e i suoi collaboratori esaminano immagini dell'oggetto dopo averlo analizzato con un microscopio elettronico.

Per le sedicenti vittime di rapimenti extraterrestri, gli interventi chirurgici di Leir rappresentavano un ponte — per quanto pericolante — tra le esperienze personali viscerali avute con forme intelligenti non umane e le prove schiaccianti necessarie per confermare la realtà di questi incontri. Gli scienziati più tradizionali, però, continuano a guardare con scetticismo al lavoro di Leir. Hanno sempre respinto la sua teoria degli “impianti di un altro mondo,” definendoli invece oggetti terrestri, cosa che ha sottoposto il suo lavoro a svariate controversie.

Quando ha deciso di girare Patient Seventeen, Corbell era scettico riguardo a tecnologie aliene, impianti e quant’altro, mi ha detto, ma non aveva “alcun dubbio” che gli UFO esistessero e che fossero pilotati da intelligenze non-umane.

"Pensavo che sarei arrivato in fondo al lavoro nel giro di un paio di settimane… cazzo se mi sbagliavo.”

“Stavo lavorando a documentari su campi di studio come quello della nanotecnologia e della propulsione avanzata e su come si relazionino con il fenomeno degli UFO,” mi ha detto Corbell. “Non volevo in alcun modo fare un film su una presunta tecnologia d’impianto aliena e non sapevo cosa pensare, all’epoca. Pensavo che sarei arrivato in fondo al lavoro nel giro di un paio di settimane… cazzo se mi sbagliavo.”

Nel tentativo di gettare luce sul mistero dei presunti “impianti tecnologici alieni,” Corbell ha passato il tempo con Leir e l’anonimo Paziente Diciassette — che Corbell ha descritto come “un tipo qualunque” —, mentre si preparavano alla rimozione chirurgica e all’analisi di un piccolo frammento di metallo misterioso, trovato inserito nello stinco dell’uomo.

Quando si è presentato per l’intervento, ha trovato Leir impegnato a individuare il pezzo di metallo nella gamba del suo paziente con uno stud finder, uno strumento usato in genere per trovare i pezzi portanti nelle strutture di legno dentro le mura di un edificio.

“Ho detto al Dr. Leir che avrei filmato l’intervento, ma che se avesse mentito, manipolato la realtà dei fatti o cercato di ingannare il pubblico in qualche modo alterando i suoi risultati, l’avrei smascherato,” ha detto Corbell. “Gli ho chiesto se fosse sicuro di volermi lì a filmare il suo lavoro e lui ha risposto “Sì, Jeremy. Se lo faccio da più di 20 anni, c’è un motivo!”

Il Paziente Diciassette era a sua volta scettico sulla possibilità che un pezzo di metallo nel suo corpo avesse origine extraterrestri, per quanto nel documentario spieghi di aver incontrato più volte gli alieni da bambino. Ha anche fatto riferimento esplicito alla propria ostilità nei confronti dei propri rapitori alieni nel film — ne parla definendoli “gangster alieni” che vorrebbe “far fuori.”

Sono stati questi incontri negativi con gli extraterrestri avuti in infanzia che hanno spinto il Paziente Diciassette a contattare Leir per farsi rimuovere chirurgicamente ciò che riteneva essere un qualche tipo di invasiva tecnologia aliena. Leir dichiarava di aver rimosso nanotecnologie da diciassette pazienti diversi, benché non sembrasse interessato a condividere questi oggetti o i dati relativi ai casi con altri ricercatori.

Leir è morto poco dopo aver rimosso il piccolo pezzo di metallo dalla gamba del Paziente Diciassette, all’inizio del 2014. Nonostante non abbia potuto vedere i risultati del suo ultimo intervento chirurgico, due dei ricercatori con cui collaborava più strettamente hanno proseguito le analisi dello strano oggetto dopo la sua morte e la seconda metà di Patient Seventeen è dedicata ai loro sforzi.

La rimozione chirurgica dell'oggetto presente nella gamba del Paziente Diciassette.

Secondo le teorie di Leir, i dispositivi ritrovati nei suoi pazienti sarebbero state sofisticate nanotecnologie create dagli extraterrestri. Sempre secondo il chirurgo, questi oggetti non emettevano segnali radio, ma cosiddette “onde scalari,” un tipo di radiazione elettromagnetica la cui esistenza non è mai stata comprovata e che non può essere individuata dagli strumenti radio dell’uomo. L’ultimo fisico che ha seriamente valutato la possibilità che le onde scalari esistessero è stato Nikola Tesla, che aveva non pochi precedenti in quanto a idee di dubbio valore scientifico.

Ad ogni modo, il dispositivo trovato nella gamba del Paziente Diciassette è più che strano in termini di composizione. Corbell, il collaboratore di Leir Steve Colbern — uno scienziato materialista — e un nanoscienziato di affiliazione militare (presunta) che si fa chiamare semplicemente “Nano Man” (lui stesso soggetto di un breve documentario opera di Corbell) hanno portato avanti l’eredità del dottore, mandando il campione a due laboratori per farne analizzare la composizione usando la microscopia elettronica a scansione e l’analisi elementare ad ampio spettro. Questi test possono rivelare rispettivamente la struttura di un oggetto sulla scala molecolare e la composizione elementare completa di un campione.

L’ufologia affonda le proprie radici nell’opera di Josef Allen Hynek, un noto astronomo e medico militare, autore di numerosi documenti di intelligence governativa sugli UFO. Per quanto abbia attirato l’attenzione di diversi scienziati affermati — tra cui il professore di psichiatria di Harvard John Mack, è dagli anni Cinquanta che il campo fatica a farsi accettare come legittima scienza. Questo perché la maggior parte delle prove di incontri alieni è limitata a testimonianze visive o foto e video raccolte dagli stessi testimoni. Eppure, le mancano molti dei presupposti delle scienze dure come la fisica o la biologia, come la possibilità di condurre esperimenti per confutare le teorie.

Esaminando l'oggetto misterioso.

In questo senso, Leir è stato un vero pioniere, almeno nel cercare di introdurre una sorta di rigore scientifico nell’ufologia. Riteneva che questi “impianti di un altro mondo” fossero la prova definitiva che potesse confermare o confutare del tutto le visite extraterrestri sulla Terra. Eppure, come alcuni scettici tra cui Joe Nickell hanno sottolineato, la riluttanza di Leir nel condividere i propri risultati o i presunti impianti alieni che ha rimosso, affinché altri ricercatori possano condurre ulteriori analisi è anti-scientifico e mette in una luce ambigua le sue affermazioni.

Corbell, ad ogni modo, sostiene che Leir non stesse affatto cercando di nascondere i propri risultati.

“Dr. Leir è stato tutt’altro che riluttante nel condividere il proprio lavoro,” ha detto Corbell via email. “Semplicemente, la gente non lo ascoltava — me compreso.”

Senza rovinarvi il film, vi basti sapere che i risultati degli esperimenti scientifici di Leir in Patient Seventeen sono decisamente strani. L’oggetto incastrato nella gamba del Paziente Diciassette aveva una serie di caratteristiche che fanno pensare a un oggetto extraterrestre almeno per la sua composizione chimica, ma è lontano dall’essere una prova schiacchiante.

Dopo la morte di Leir ci sono stati eventi strani e Corbell si è ritrovato con più domande senza risposta di quelle che aveva all’inizio.

Roger Leir mentre suona un organo poco prima della sua morte.

Nel tentativo di dare senso alle analisi di laboratorio dell’oggetto misterioso, Corbell ha contattato due esperti esterni al progetto — compreso l’esperto di meteoriti Alan Rubin della UCLA — che ha detto di non essere disposto a essere ripreso per parlare di una possibile forma di tecnologia aliena. Quando Corbell gli ha portato i risultati di laboratorio, ha detto che erano curiosi, ma alla fine ha concluso che sarebbe stato necessario fare altri test per determinare se l’oggetto avesse davvero origini aliene.

Stando a Corbell, poco dopo aver finito le riprese, Colbern — che aveva preso in custodia l’oggetto rimosso dal Paziente Diciassette dopo la morte di Leir — ha smesso di rispondere alle chiamate e alle email del regista e del paziente stesso. Colbern è di fatto sparito e ha portato con sé l’unica speranza di soluzione del mistero.

Corbell ha detto di non aver avuto notizie da Colbern per due anni, ma poco dopo la pubblicazione di Patient Seventeen, i due hanno ristabilito i contatti e ora Corbell è in possesso dell’oggetto misterioso. Corbell ha detto che intende ripetere i test iniziali per essere sicuro che non ci fossero falsi positivi prima di esplorare altri test che potrebbero — alla fine — determinare se la piccola cosa metallica venga o no dalla Terra.

Nel frattempo, Corbell ha detto di aver sospeso qualsiasi giudizio sul piccolo pezzetto di metallo, se sia o no una nanotecnologia extraterrestre.

Non credo che le credenze e le convinzioni possano giocare un ruolo,” ha detto Corbell, “Potrei trovarmi davanti alla più incredibile conferma fisica di un dispositivo di nanoteconologia aliena proveniente da un altro pianeta e prodotto da un’intelligenza aliena avanzata… oppure no. Ma puoi star certo che scoprirò la verità. Lo devo al Paziente Diciassette e lo devo al Dr. Leir.”