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C'è un videogioco in VR identico alla prima puntata del nuovo ‘Black Mirror’ e fa morire dal ridere

Ho scoperto dei video gameplay di 'Star Trek: Bridge Crew' prima di vedere la nuova stagione di 'Black Mirror' e ora sono felicissimo.

di Federico Nejrotti
05 gennaio 2018, 10:06am

Immagine: Star Trek: Bridge Crew

Devo ancora finire di vedere la nuova stagione di Black Mirror: a me è piaciuto, ad altri no. C'è però una cosa che, nella mia vita in generale, mi sta piacendo ben di più di Black Mirror, e sono questi video di gameplay di Star Trek: Bridge Crew.

Si tratta di un videogioco per Playstation VR sviluppato da Ubisoft e pubblicato nel maggio del 2017 in cui, grazie alla realtà virtuale, ogni giocatore ricopre un ruolo specifico nell'equipaggio della nave spaziale U.S.S. Aegis. Si gioca in multiplayer e lo scopo è collaborare per portare a termine una serie di missioni: ognuno ha un compito specifico e l'esperienza in realtà virtuale sembra estremamente vicina all'esperienza di un gioco di ruolo nella vita reale.

Questa premessa ci porta alla storia di Alex Gray, uno youtuber che nell'ultimo periodo ha deliziato l'intero internet con la pubblicazione di una serie di partite a Star Trek: Bridge Crew che fanno urlare dal ridere. Alex il più delle volte interpreta il ruolo del capitano della nave e si impegna a prendere più sul serio possibile il proprio compito, e l'attrito con le altre persone coinvolte nelle partite genera degli scambi e dei dialoghi da Premio Nobel per la Pace.

I movimenti sono goffi, approssimati e limitati dalla fisica dei modelli di gioco, ma per qualche motivo risultano credibili, come in una sorta di curva inversa della Uncanny Valley.

La possibilità di traslare i propri movimenti nel mondo reale sull'avatar di gioco grazie al sistema VR di Playstation anima questi doppelganger digitali in maniera estremamente particolare: i movimenti sono goffi, approssimati e limitati dalla fisica dei modelli di gioco, ma per qualche motivo risultano credibili, come in una sorta di curva inversa della Uncanny Valley. I membri dell'equipaggio si costringono a chiamarsi per nickname, forzandosi a rimanere seri mentre impartiscono ordini urgenti e invocando i vari componenti della squadra attraverso nomi come "TRASHPANDA" o "SHABOUBALAH".

In un mercato in cui la realtà virtuale sta faticando a prendere davvero piede, Star Trek: Bridge Crew sembra aver trovato un modo per rendere la componente VR non soltanto una piacevole caratteristica aggiuntiva, ma una vera e propria funzione indispensabile per poter goder appieno dell'esperienza di gioco; a tal punto che la recentissima decisione di permettere anche ai giocatori non muniti del kit di VR di giocare a Star Trek: Bridge Crew, più che suonare come una mossa di marketing natalizio, assomiglia più che altro a un vero e proprio torto che Ubisoft ha deciso di infliggere ai propri clienti.

Non è un caso, dunque, che qualunque persona a cui abbia mostrato questi video mi abbia redarguito dicendomi che stavo parlando della prima puntata della nuova stagione di Black Mirror: quella in cui il Chief Technical Officer della casa di sviluppo VR Infinity si rivela come un pazzo furioso in grado di intrappolare delle copie digitali dei suoi conoscenti all'interno di un mondo virtuale creato a suo uso e consumo. In un certo senso Star Trek: Bridge Crew offre un'esperienza simile, sicuramente quella che più tra tutte mi ha fatto davvero venire voglia di spendere troppi soldi per un visore ingombrante e scomodo.

"Sospetto che la cultura generale infine finirà per accogliere la realtà virtuale, in parte perché i prezzi si stratificheranno, ma principalmente perché abbiamo già visto succedere qualcosa di simile," mi spiega Alex, contattato per mail. "Le persone spendono migliaia di euro su un televisore e meno di 10 anni fa hanno cominciato a portare nelle loro tasche dei supercomputer da 700 euro — La realtà virtuale diventerà progressivamente sempre più semplice da utilizzare, fino a quando non penseremo nemmeno più alla sua interfaccia, un po' come succede oggi quando facciamo swipe sul telefono."

Ma non si tratta solo di una questione di prezzo: lo stigma culturale che la realtà virtuale si porta dietro è, se possibile, ancora più invadente di quello che i videogiochi per anni (e ancora oggi) si sono trascinati dietro, "Credo che la realtà virtuale comincerà a prendere piede proprio perché ti isola dal resto del mondo," mi risponde Alex. "Ero solito a tenere le notifiche del telefono attive nel visore, ma le ho disattivate: quanto spesso lasci il tuo telefono a casa quando esci? O quante ore riesci a far passare davvero senza controllarlo? Non è difficile credere che negli ultimi 8 anni sia stato sempre a fianco a te, anche quando dormivi," continua. "Ironicamente, la realtà virtuale ci permette di staccare per un po' la spina."

"Star Trek è un ottimo esempio di realtà virtuale per molti motivi," mi spiega Alex. "La mimica labiale ha fatto passi da gigante nell'ultimo periodo, certo, ma la verità è che nella realtà virtuale tu non c'è bisogno del fotorealismo," continua. "La neuroplasticità è una bomba: non serve molto tempo al tuo cervello per adattarsi a nuovi ecosistemi e percepirli come 'normali', e questa nostra abilità ci aiuta anche a superare il problema della Uncanny Valley."

"Quando sono usciti i primi video di Star Trek: Bridge Crew, la gente su Reddit ha cominciato a lamentarsi della grafica," spiega Alex. "Ma, contro-intuitivamente, nella realtà virtuale ciò non ha importanza: il tuo cervello riempie gli spazi vuoti molto velocemente — La prima volta che mi sono fatto un giro in Minecraft VR e uno zombie si è presentato davanti alla porta di casa mia ho urlato," mi racconta. "Hai presente gli zombie su Minecraft, no? Sembrano scarabocchi fatti su Paint, visti a schermo fanno ancora più ridere. Ma quando quell'omino lego alto 2 metri tenta di acchiapparti non ha importanza quando sia malamente modellato. Il tuo istinto dice che è reale e che è lì. La realtà virtuale è un'interfaccia che si basa sull'istinto."

"La realtà virtuale finirà per cambiare l'idea che l'umanità della natura della realtà," continua Alex. "La prima volta che l'ho provata mi sono davvero reso conto di ciò che filosofi e scienziati affermavano da secoli: la 'realtà' sono solo impulsi che arrivano al nostro cervello dagli occhi e dalle orecchie. Il mondo che percepiamo non ha nulla a che fare con il vero Universo; non sono in grado di vedere le enormi voragini che separano gli atomi di un muro, a me sembra solido."

"Con il passare del tempo ci trasformeremo sempre di più in filosofi della natura: la realtà virtuale è la realizzazione di qualcosa a cui gli essere umani ambiscono sin da quando hanno cominciato a dipingere sulle mura delle caverne," mi dice Alex. "La finzione. Siamo la prima generazione di esseri umani in grado di entrare nei propri sogni."