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Dieci canzoni di Natale tristi per un Natale triste

"Jingle bells, jingle bells, jingle voglio sprofondare fino al centro della Terra."
Sufjan Stevens ci dimostra lo spirito giusto con cui approcciarci alle feste. // Foto promozionale.

Se lavorate in un ufficio o in un negozio, probabilmente nell'ultimo mese vi siete sorbiti una playlist di natale ufficiale che i vostri superiori hanno pensato di cominciare a diffondere dalle casse per mettervi dentro un po' di gioia festiva, e ora siete tutti presi male perché non avete potuto giocare a Whamageddon, e avete rinnovato il vostro stupore nei confronti di chi riesce davvero a rispondere pavlovianamente ai suggerimenti di spirito natalizio imposti dalla società contemporanea. Ho raccolto dieci canzoni per darvi la forza in questo momento difficile, così che questi giorni possano passare tranquillamente all'insegna del realismo e del fatalismo. Si parla di bambini morti, papà morti, regali buttati nel fuoco e razzismo, il tutto con il Santo Natale come sfondo. Buon ascolto!

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Sufjan Stevens – "That Was the Worst Christmas Ever!"

Sufjan Stevens è una di quelle persone che hanno scelto di rendere la propria autobiografia il centro di quello che fanno in musica. E nonostante nelle sue canzoni capitano momenti di pura e inalterata gioia, quella di Sufjan è stata un'esistenza piuttosto triste—sua madre, che soffriva di schizofrenia, depressione ed era dipendente da diverse sostanze, lo abbandonò quando aveva solo un anno e ricomparve a caso negli anni prima di morire tragicamente per un cancro. Quindi potete immaginare che i natali, a casa Stevens, non fossero propriamente distesi e calorosi. Ed è appunto per questo che Sufjan ha dedicato al Santo, Triste Natale una serie di mini-album uno più strappalacrime dell'altro, poi raccolti nel cofanetto Songs For Christmas.

Battendo di poco "Did I Make You Cry On Christmas Day? (Well, You Deserved It!)", "That Was the Worst Christmas Ever!" è una canzone perfetta per pucciare il pandoro nelle lacrime invece che nella panna. Si inizia in modo canonico, con scene di neve spalata e slittini giù da discese, ma già dalla seconda strofa si capisce che i momenti di pace e felicità sono solo piccoli diversivi da una realtà un po' più grave: "Nostro padre grida / Butta i regali nella stufa / Mia sorella scappa / Si porta i suoi libri nel cortile di scuola". Perché se una famiglia è disperata, non sarà certo un canto a salvarla. E quindi tanto vale modificarlo un attimo: "Silent night / Holy night / Silent night / Nothing feels right".

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Run The Jewels – "A Christmas Fucking Miracle"

Anche a Natale è giusto ricordare, sotto la lana di un bel maglione ironico, che gli Stati Uniti sono pieni di persone che festeggerebbero volentieri gettando i neri nel camino invece che i pezzi di legno.

Low – "If You Were Born Today (Song for Little Baby Jesus)"

"Se fossi nato oggi / Ti uccideremmo a otto anni / Non avresti mai potuto dire / Gioia al mondo e pace sulla Terra". Perché è giusto ricordarsi, in salsa slowcore, che se siamo tutti qua a tirare su 'sta baraccata delle messe, dei regali e della bontà è perché in Palestina, duemila anni fa, non c'erano ancora le mine e i bombardamenti che squartavano i ragazzini. Auguri!

Los Campesinos! – "The Trains Don't Run (On Christmas Day)"

I Los Campesinos! sono gallesi, e sanno benissimo che la maggior parte dello stato in cui vivono sta restando disperatamente aggrappata alle proprie radici così da rifuggire le terrificanti novità della società aperta e multiculturale. E cosa c'è di più rassicurante che un bel natale a casa coi propri genitori, in un paesino da cui tutte le persone della tua generazione sono scappate, e rendersi conto che è tutto un po' più trasandato, vecchio e fascista? "Restiamo seduti con cappelli di carta in testa, gli stomaci ingozzati / Ci ubriacheremo prina di annoiarci, lo giuriamo", dice il finale di questa canzone—tratta dall'ottimo, e tristissimo A Los Campesinos! Christmas—tanto per ricordarci il valore dell'alterazione per assentarsi dal mondo.

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Earl Sweatshirt (feat. Tyler, The Creator & Hodgy Beats) – "Fuck This Christmas"

Earl, Tyler e Hodgy sono come i Re Magi. Solo che invece di portare oro, incenso e mirra portano odio, sborra e stile, e invece della stalla con Gesù ad aspettarli alla fine del viaggio ci sono il successo e la ricchezza. Menzione d'onore per la parte in cui Tyler parla di abeti e neve per parlare di altre due cose rispettivamente verdi e bianche.

Bright Eyes – "Have Yourself a Merry Little Christmas"

C'è qualche motivo per cui i cantautori americani maschi bianchi e tristi tendono a fare album dedicati al Natale in cui buttano fuori tutte le proprie paranoie e debolezze senza dirle in maniera esplicita ma semplicemente applicandole, tramite suoni e toni, a canzoni solitamente considerate vessilli di gioia e speranza? Probabilmente sì, e la colpa forse è di Conor Oberst aka Bright Eyes, che nel suo A Christmas Album rapì diversi classici festivi, li legò a una sedia, gli aprì la bocca a forza e gli cacciò in gola un po' di ansiolitici e antidepressivi.

Beat Happening – "Christmas"

"Christmas" dei Beat Happening sembra una canzone di Natale cantata ed eseguita da un sessuomane abbandonato dalla società che ha appena subito un'aggressione violenta e a cui è stato sfondato il cranio con una martellata.

Murder City Devils - "364 Days"

A Natale siamo abituati a rivolgere un pensiero alla solitudine di chi non ha una famiglia o una casa e, per carità, va bene; ma a Babbo Natale, da solo al Polo Nord per 364 giorni all'anno, chi ci pensa? Ci pensano i Murder City Devils, con questa devastante ballata che chiude il loro EP di addio Thelema, uscito nel 2001: "San Nicola, San Nicola, al Polo Nord / 364 giorni passati da solo / Togliti gli stivali, versati un drink / Tenta di non piangere, tenta di non pensare".

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Mineral – "Waking to Winter"

"D’inverno, quando l’aria si fa fredda / E il respiro fa apparire fantasmi bianchi / Accendono la città con alberi di Natale / E fili tesi da una parte all’altra della strada / Da palo del telefono a palo del telefono / E quindi quando sto tornando a casa in macchina, la notte / Stanco, frustrato e messo alle corde dalle paranoie / Mi ricordo il tuo amore / E il fatto che non cambierà mai / E né svanirà o morirà / A differenza di queste cose" (spoiler: poi in realtà muore anche l'amore, ma nessuno lo dica a Chris Simpson quando era un ragazzino).

Iron & Wine – "Sodom, South Georgia"

"Sodom South Georgia" è tipo una fiaba terrificante che comincia con papà che muore, e segue la sua cittadina immaginaria che passa un Natale senza di lui e si scopre tutta stanca, sporca e insensata. Quindi, dato che siamo nel profondo sud degli Stati Uniti, cerca conforto in una fede delirante: "Dio è buono", dicono "i bambini bianchi morti" e "le lingue bianche" che "penzolano". Ci vediamo alla messa del 25.

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