Bad Gyal è la regina della trap catalana
Fotografia di Javier Ruiz.

Bad Gyal è la regina della trap catalana

"Muovo il culo perché mi piace, non perché voglio che lo guardiate".
4.8.17

È venerdì sera e sono in un nuovo club a Tottenham, a nord di Londra, ma mi sembra di essere appena entrata in un feed di Instagram. Sono circondata da gente che porta stivali al ginocchio, pantaloni di tuta della Kappa, girocollo foderati di diamanti e tutti quei vestiti e accessori che abbiamo deciso essere internet cool. I presenti, quasi tutti spagnoli e/o LGBTQ, sono qua per vedere un fenomeno virale nato a Barcellona. Bad Gyal ha vent'anni e la sua "Indapanden", un pezzo simil-reggaeton tutto zuccheroso, ha fatto più di un milione di views in sei mesi, e ora la sua autrice si vanta del titolo de "La reina de la trap catalan"—la regina della trap catalana. Nonostante quello che è stato scritto di lei ultimamente, Bad Gyal—nome vero: Alba Farelo—passa molte delle sue interviste a insistere sul fatto che lei fa dancehall, non trap. Inoltre, molte delle attenzioni che ha attorno sembrano concentrarsi sul fatto che è una donna—e quindi sulla supposta natura rivoluzionaria della sua musica in termini di ruoli di genere all'interno di una cultura tradizionalmente maschile. Non si è parlato molto di lei al di fuori dai confini spagnoli, e forse è per questo che non si è parlato molto del suo essere bianca in una scena principalmente nera. Ma sono questioni che dobbiamo per forza porre se in fondo stiamo parlando di buona musica che ti fa venire voglia di ballare? Bé, forse sì.

Bad Gyal è cresciuta a Vilassar de Mar, un paese sulla costa appena a nord di Barcellona: "un posto tranquillo, senza una vera scena musicale", dice. Siamo appollaiati su due sgabelli in un angolo buio del bar. Il concerto è appena finito, e Alba crede sia andato piuttosto bene. Ha cominciato a fare musica e condividerla un anno fa, anche se è fin da quando era bambina che "se la sentiva dentro". Le chiedo di parlarmi delle sue ispirazioni musicali, attuali e passate, e lei mi parla della "scena giamaicana: Vybz Kartel, Gaza Slim, Portmore Empire, e ovviamente tutte le ragazze". Dice che ciò che fa trae ispirazione da tutti loro, ma è anche "mischiato con il mio vibe e le mie emozioni. Ho le mie influenze, certo, ma non so esattamente quali siano. Non so scegliere una parola per descrivere la mia musica." Bad Gyal è stata la prima artista catalana a mettere assieme beat trap, autotune e ritmi dembow mutuati dal reggaeton e dalla dancehall. In Spagna c'è molto entusiasmo attorno al reggaeton, e lei può quindi godere di un appoggio importante. Non è invece molto chiaro se l'appropriazione culturale è un concetto a cui ha mai fatto caso. Non sembra particolarmente a suo agio a parlare del suo ruolo di donna spagnola in una scena che non è mai stata tradizionalmente appannaggio della popolazione bianca e, nonostante in interviste passate abbia parlato liberamente di femminismo e di sesso, si rifiuta di parlarmi del messaggio che vuole lanciare con la sua musica o di descrivere che cosa intende per "femminismo". Il che… ci può stare. Recentemente è infatti stata criticata per essersi definita femminista e, al contempo, essere solita indossare vestiti piuttosto succinti e twerkare (il che, in sé, denota una certa mancanza di comprensione del concetto di femminismo da parte dei critici—credere nell'uguaglianza di genere non esclude la possibilità di mettersi addosso quello che si vuole).

Fotografia di Javier Ruiz

"Muovo il culo perché mi piace, non perché voglio che lo guardiate", ha detto in un'intervista con Playground. "Se a una ragazza piace vestirsi in un modo particolare o sentirsi sexy non è automaticamente meno femminista". Alla fine della fiera, comunque, Bad Gyal è una ragazza bianca che fa simil-dancehall usando un nome d'arte giamaicano. Si è parlato molto di quanto sia sottile il confine tra apprezzamento e appropriazione culturale: se vieni da una posizione relativamente privilegiata, e vuoi esprimerti usando la lingua o seguendo le norme di una cultura che hai scoperto nel corso della tua vita (e vuoi usarla per fare soldi), probabilmente sei piuttosto vicina a oltrepassarlo. Bad Gyal è quindi passibile di critiche giustificabili, e probabilmente ne arriveranno altre una volta che cominceranno ad arrivare altre attenzioni nei suoi confronti al di fuori dei confini spagnoli. "Non provo a lanciare un messaggio", mi dice, "scrivo quello che mi sento di scrivere e ciò che penso. Credo che le canzoni parlino da sole. Non penso molto ai miei testi, canto quello che viene fuori e quello che suona bene sul beat. Se c'è un messaggio, è 'vivi la tua vita'". Questa tipologia di empowerment femminile è piuttosto evidente nei suoi testi: su "Leiriss", un pezzo rappato nel suo inglese piuttosto limitato, canta "Ragazze, dovete tenere alta la testa / Dovete essere voi stesse" su un beat trap prodotto dal suo amico e collaboratore Fake Guido. In "Mercadano"—un video lo-fi girato sulla piazzola di un'autostrada, pare—parla di quello che si aspetta dalla sua vita mischiando inglese e spagnolo: "Voglio solo i soldi / Dove sono i soldi? / È lì che mi troverai / Mi aspetto di presentare il conto, capito?"

Forse è irrealistico aspettarsi un discorso esplicitamente sociale e politico da tutti gli artisti che ascoltiamo—specialmente se hanno a malapena compiuto vent'anni—ma è difficile non desiderare qualcosa di più di una chioma bionda e delle unghie perfette. Inoltre è difficile distaccare la musica di Bad Gyal, quella di cui si definisce "una pioniera", dalla sua storia e dal contesto che l'ha generata. Il reggaton ha le sue origini a Puerto Rico, e l'identità latinx è un tema comune a livello musicale, lirico e visivo. Rimpiazzarla con la sua identità catalana può essere piuttosto strano, se non vogliamo addirittura intavolare una discussione sulla storia del colonialismo spagnolo in quella parte del mondo. Diciamo che Bad Gyal si inserisce piuttosto bene in una corrente che potremmo definire "future reggeaton", assieme ad altre artiste che stanno espandendo i confini del genere. Tomasa del Real—una tatuatrice che ora fa la reggaetónera—e Ms Nina Los Santos sono altre due artiste che usano ritmi dembow, beat trap e hanno video pieni di marijuana, loghi Nike e maglie a rete. Anche loro, come altre artiste latino-americane che rappano orgogliosamente della loro sessualità e del loro amore per il perreo e la dancehall, sono state lodate per la loro versione femminocentrica del tipico machismo reggaetón. Tomasa del Real ha lavorato con La Mafia del Amor, un collettivo spagnolo che ha collaborato anche con Bad Gyal. Stranamente, però, quando chiedo ad Alba se pensa di essere in una buona posizione all'interno di questa nuova ondata di artiste reggaeton, le mi dice di non notare alcuna somiglianza tra lei e le sue colleghe. "Forse stiamo condividendo lo stesso momento storico", dice, "Ma i nostri sili sono diversi. Io faccio dancehall e ho altre influenze; devi solo ascoltare la musica." Forse è una questione di barriere linguistiche, ma mi sembra piuttosto ingenuo da parte sua convincersi che sia l'unica artista a fare ciò che fa. Come dicevo, la dancehall e il reggaeton hanno un'origine condivisa e storie intrecciate. E ci sono artisti che li hanno combinati fin dai primi anni Novanta, come El General e Nando Boom. Tra l'altro, una delle pioniere della scena è stata Rude Girl AKA La Atrevida, e la sua "Estas Dulce"—basata sul celebre Bam Bam Riddim—era già fuori prima che Bad Gyal fosse nata. Lo ripeto: Alba è ancora molto giovane, e tra qualche anno potrebbe riconsiderare le sue dichiarazioni alla stampa come tutti rabbrividiamo a pensare al modo in cui ci vestivamo da adolescenti o alle idee politiche in cui tanto credevamo. Per ora, la persona di Bad Gyal sembra essere più legata allo stile che alla sostanza. Il che può anche starci, in un momento storico in cui tutti i musicisti che arrivano in qualche modo a farsi notare all'interno dell'industria devono assicurarsi che la loro estetica sia coerente con la musica che fanno. La priorità, per i giovani artisti, non è capire quello che gli piace ma imparare a comportarsi come dei brand. Bad Gyal è splendida e la sua musica spacca, è innegabile, ma sembra che in lei non ci sia molto di più del suo innato appeal nei confronti della generazione-Tumblr, e la sua abilità di far prendere bene i suoi connazionali qualificandosi come reggaetónera spagnola in una scena prevalentemente latino-americana. Da quando ci siamo incontrate, Bad Gyal ha pubblicato una collaborazione con Dubbel Dutch, un vero esploratore di internet e remixer professionista. Mi ha detto che sarebbe apparsa su un pezzo del collettivo messicano NAAFI, ma poi un suo membro—Mexican Jihad—ha negato il tutto. Sono mosse pensate, nelle sue parole, per spingere il suo suono verso "una direzione internazionale". Concludo l'intervista chiedendole che tipo di artista vuole essere. Lei guarda il suo ragazzo, che aveva chiamato a sé a metà della nostra chiacchierata, e risponde: "Non ci penso. Ho avuto una settimana stancante, e ho solo voglia di ballare". Segui Noisey su Instagram e Facebook.