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Quando il recupero crediti diventa un inferno

Minacce, umiliazioni, stalking: alcuni operatori del recupero crediti trasgrediscono a molte regole.
Niccolò Carradori
Florence, IT
12.3.19
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Foto di José Luis Sánchez Mesa via Flickr (CC BY 2.0).

Nel decennio successivo alla crisi, in Italia, una fetta sostanziosa delle fasce più deboli ha cominciato ad avere seri problemi a pagare i propri debiti. E di pari passo con le difficoltà nell'estinguere mutui, prestiti per beni di largo consumo, leasing, ma anche bollette per servizi, c'è stato uno sviluppo crescente di un settore del servizio privato piuttosto preciso: quello del recupero crediti. Si tratta di agenzie a cui i creditori—che siano privati o enti pubblici—affidano temporaneamente i crediti in sofferenza che non riescono a gestire autonomamente per cercare di recuperarli (o recuperarne almeno una parte).

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Di per sé questo mondo non ha niente di sconvolgente. Fondamentalmente si tratta di mediazione fra le parti, e l'attività è monitorata e regolamentata dal Ministero dell'Interno. Ma purtroppo in alcuni casi gli operatori di queste agenzie possono rendere la vita dei debitori un supplizio fatto di stalking, minacce, ed estorsioni.

Secondo l'ultimo rapporto annuale pubblicato dall'Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito (UNIREC) e redatto in collaborazione con Il Sole 24 Ore, nel 2017 le aziende associate hanno gestito circa 35 milioni di pratiche, per un totale di 71,4 miliardi di euro rappresentativi dei crediti affidati. Questa mole immensa di credito viene gestita da 17.151 addetti ai lavori—fra le sole aziende associate ad UNIREC—di cui circa l'83 percento impegnato direttamente nel contatto con i debitori, attraverso telefonate e visite domestiche.

Dal punto di vista legale, questi operatori e le loro attività non sono assoggettati alle norme che regolano la riscossione forzata dei crediti, perché operano per società private, e quindi non sono ufficiali giudiziari. Ma dopo che i creditori gli hanno affidato una pratica possono presentarsi al debitore in via stragiudiziale—prima tramite segnalazione postale, e poi di persona o al telefono—e sollecitare il pagamento dell'insoluto. In altri casi, possono offrire una strategia di rientro, mediando fra le parti: cercano di ridiscutere i tempi in base a determinate situazioni che si sono verificate e che hanno impedito di onorare un debito (un divorzio, un problema di salute, un licenziamento, un lutto), oppure accertano in modo inequivocabile che una determinata situazione è troppo compromessa, e quindi comunicano al creditore che difficilmente sarà possibile recuperare il credito senza passare per le vie legali.

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"Nonostante la gente spesso ci veda come degli aguzzini," mi ha detto M., un recuperatore che opera nel settore da 25 anni, "chi svolge questo mestiere nel completo rispetto delle norme e leggi, del buonsenso, e delle persone, non fa altro che facilitare la posizione di un debitore. Perché i debiti non spariscono nel nulla se vengono ignorati, e magari si ripresentano in modalità più aggravate."


Guarda anche il nostro documentario su Shaun Smith, ex criminale inglese passato al recupero crediti:


Il punto però, come detto sopra, è che in alcuni casi i recuperatori operano senza rispetto. Né di norme e leggi, né di buonsenso, né di persone, come dimostrano le varie denunce, le sentenze, e le testimonianze pubblicate continuamente nei forum delle associazioni a tutela dei consumatori. Molte riferiscono di pressioni ossessive (che sfociano nel vero e proprio stalking, con decine di telefonate al giorno), minacce e umiliazioni ai danni dei debitori che vanno contro il codice di condotta realizzato da UNIREC insieme a varie associazioni che tutelano i consumatori.

Come spiega S., una donna che ha seguito i corsi di formazione per recuperatori, "alcuni lavorano a provvigione o a percentuale, e quindi diventano aggressivi e oltrepassano le regole per cercare di velocizzare tempi e recuperi, e guadagnare di più. Nei corsi formativi non ti insegnano tecniche di intimidazione o coercizione, assolutamente. Nessuno ti spinge a forzare la mano."

"I comportamenti sleali e illeciti sono di molti tipi, e le persone spesso non se ne rendono nemmeno conto perché sono prese dalla paura," mi ha detto Claudio Gugliotta di Adicons, un'associazione di difesa dei consumatori. "Il primo comportamento sleale messo in atto è quello della qualifica: i recuperatori di credito hanno un'autorizzazione della questura per suonare i campanelli e operare sul territorio. Ma sostanzialmente è simile a quella di cui dispongono i rappresentanti porta a porta, e i cittadini non sono obbligati a riceverli. Alcuni invece esibiscono questo foglio, con scritto Questura, come se fossero degli ufficiali giudiziari: e cominciano da lì a mettere in soggezione il debitore."

"Cominciano a chiedere minacciosamente di rientrare dei soldi, […] e parlano subito di pignoramenti e azioni che non possono assolutamente fare. Mi è capitato spesso di assistere persone a cui avevano detto che per un debito di 700 euro rischiavano il pignoramento della casa, o peggio ancora. Una volta una madre disperata mi ha contattato perché un operatore, infastidito dalla sua impossibilità a restituire anche un piccolo acconto da 200 euro, le aveva detto che a causa della sua condizione di indigenza si sentiva autorizzato a contattare i servizi sociali per farle portare via i figli. Poi ci sono anche minacce da barzelletta, tipo 'ti pignoriamo il gatto o il cane'."

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"Secondo la legge l'unica persona che può ricevere informazioni e richieste sul suo debito è il debitore stesso, o al massimo al contestatario del debito (quasi sempre il coniuge)," continua Gugliotta. "Invece questi contattano i parenti, gli amici su Facebook, i datori di lavoro. Il loro scopo è umiliarti, e spingerti a fare di tutto pur di mettere fine all'umiliazione. Ma la legge sulla privacy parla chiaro [e anche il codice di condotta di UNIREC]: non solo sono vietati i contatti con soggetti terzi, ma anche affissioni di notifica (che possono metterti in imbarazzo coi vicini di casa), messaggi lasciati in segreteria telefonica, e invio di lettere con diciture che possono far capire che la missiva riguarda l'insolvenza di un credito."

"Per mettere fine alle vessazioni," continua Gullotta, "basta andare alla caserma dei carabinieri per fare un esposto." Dopodiché i carabinieri si metteranno in contatto con gli operatori. Del resto, aggiunge, sono loro stessi "a non voler far sapere alle proprie agenzie che lavorano così, perché rischiano il posto di lavoro."

"È bene ricordare poi," continua Gugliotta, "che l'unica reale azione che possono fare queste agenzie è inviare una raccomandata di messa in mora, e avviare l'iter giudiziario. A quel punto se avete uno stipendio rischiate il pignoramento di un quinto—se ne può avere solo uno alla volta, e se si hanno più debiti si accodano—in caso contrario il vostro debito risulterà semplicemente non esigibile. Il mio consiglio è: tutelatevi, abbiate il coraggio di reagire, e non pagate mai piccole somme cash in cambio della promessa di rimandare la richiesta di restituzione. Perderete quei soldi, e i vostri debiti rimarranno lì."

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