Come si ottiene gratis un orto da coltivare in città, a Milano e non solo

Avere un orto urbano non significa necessariamente avere un enorme giardino: il comune di Milano, e non solo, concede spazi. Ecco chi ce l'ha e come si ottiene.
Orti urbani a Milano
Tutte le foto dell'autrice ove non specificato altrimenti

Un coltivatore di orti urbani su quattro è under 34, mentre gli over 65 sono quasi la metà

Sono una ragazza di campagna, cresciuta nell'hinterland milanese. La mia migliore amica da piccola era figlia di contadini, ho visto nascere vitelli e maiali e non mi sono mai persa il rito del toro che il venerdì faceva visita alle mucche. Mio papà ha sempre avuto un orto e la sua verdura, così buona, l'ho rimpianta nei miei anni trascorsi in città. 

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I dati dicono che dopo il primo lockdown l’attenzione degli italiani per l’alimentazione è aumentata e con essa la richiesta di cibo sostenibile - locale, stagionale, coltivato in modo etico (anche quello dei braccianti rimane un altro grande problema, purtroppo). Non c’è da stupirsi che sempre più persone, anche nel resto del Mondo, si interessino all’idea di orti urbani e giardini condivisi.

Milano è ancora oggi uno dei maggiori esempi di coltivazione urbana grazie alle grandi aree del Parco Agricolo Sud, il più grande e più fertile d’Europa, e del Parco Nord.

Questo fenomeno ha dei precedenti storici, gli Orti di guerra creati per necessità durante il Regime Fascista: terreni coltivati in aree urbane, nei giardini pubblici, perfino nelle aiuole. A Milano c'erano coltivazioni nei pressi del Duomo e a Roma ai Fori Imperiali. Nel secondo dopoguerra l'idea viene ripresa e rilanciata nei Paesi Bassi e in Germania e torna in Italia negli anni '70-80. Milano è ancora oggi uno dei maggiori esempi grazie alle grandi aree del Parco Agricolo Sud, il più grande e più fertile d’Europa, e del Parco Nord.

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Il Comune di Milano mette a disposizione pezzi di terra coltivabili con un canone di 1 euro al mq tramite bandi

Non è dunque un caso che in tempi di crisi e di voglia di mangiare “tracciato” in molti si mettano a coltivare, su un triste balconcino o in un giardino, se si è più fortunati e agiati. Ma lo sapevate che chi è a Milano non deve per forza accontentarsi di un vasetto emaciato sul balcone che affaccia sulle rotaie del tram?

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Cascinet Milano

Il Comune di Milano, infatti, mette a disposizione pezzi di terra coltivabili con un canone di 1 euro al mq tramite bandi. La convenzione dura da un minimo di un anno a un massimo di cinque, rinnovabili. Quest'anno sarebbero scaduti i termini ma, dato il momento complicato, è stato tutto rimandato al 2021. Di solito le nuove assegnazioni avvengono in primavera. Si tratta spesso di aree degradate e abbandonate che vengono bonificate e quindi recuperate ma, per sua stessa ammissione, il Comune ha attivato questo progetto anche per creare relazioni di scambio tra culture e generazioni differenti.

Nell’area urbana si contano circa 2300 orti, per un totale di 850 ettari, e 16 giardini condivisi

Facendo un giro in zona Forlanini ci si imbatte, ad esempio, in Cascinet, ex convento del 1100 trasformato in una cascina agricola. Qui incontro Annalisa con sua figlia Blu. Annalisa ha il suo orto sin dall'inizio del progetto green. Dentro ci sono anche l'asilo, una foresteria, l'apiario e una bottega dei mestieri. All'inizio lei e il suo ex compagno hanno fatto un corso di permacultura organizzato da Cascinet per capirne qualcosa in più.

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Cascinet Milano

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Il loro orto ha anche un nome: “Masha e l'orto”, che fa il verso al famoso cartone animato: “È il nome che gli ha messo mia figlia, che si sente praticamente una  proprietaria terriera,” ride.

“L'orto invernale è sempre stato un epic fail. Le grandi soddisfazioni ce le danno i meloni e le angurie, anche se sono molto piccole, insieme a pomodori e zucchine. A febbraio-marzo inizierò con la semina di fave e piselli, che tra l'altro sono molto ricchi di azoto, così nutrono anche la terra.” Ovviamente il ristorante T'imo, interno alla struttura, utilizza solo i prodotti coltivati nel parco. 

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Chiunque può richiedere l'assegnazione di un'area di 25-50 o 90 mq e, dopo averne verificato la disponibilità, presentare la domanda all'ufficio del municipio di competenza.

Questo è solo uno dei tanti orti nell’ara urbana: se ne contano circa 2300 in Milano città, per un totale di 850 ettari, e 16 giardini condivisi. I primi possono essere affidati a singoli privati, mentre i secondi ad associazioni senza scopo di lucro. Chiunque può richiedere l'assegnazione di un'area di 25-50 o 90 mq e, dopo averne verificato la disponibilità, presentare la domanda all'ufficio del municipio di competenza.  La priorità viene data a categorie socialmente deboli (basso reddito, disabili, anziani e disoccupati). 

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Un orto da 90 mq

All'esterno di ogni giardino c'è sempre un nome, inciso o dipinto in una targa realizzata a mano, il che conferisce al tutto un'aria molto personale: è una delle regole che ti da il comune. Di regole ce ne sono un bel po' da rispettare: le coltivazioni devono essere biologiche, no OGM e no pesticidi, eventuali recinzioni devono essere rimovibili e di materiali naturali, ed è vietata qualsiasi attività pubblicitaria. Prevedibilmente c’è anche chi prova a “buttarla in caciara” e che, negli orti del Parco Lambro in mezzo alle verdure miste, ha coltivato un po' di erba.

Roma, Palermo, Bologna, Firenze e Torino sono città altrettanto attive. Su tutti i siti del comuni c'è la sezione dedicata agli orti urbani e la procedura per ottenerli è molto simile

Ci spostiamo verso il Parco Emilio Alessandrini, nel pieno del quartiere Calvairate, vicino casa mia, tra le piste di bocce e i giochi per gli infanti incontro Michele, disoccupato di 50 anni che mi racconta quanto è stato facile fare richiesta: “La prima volta ti danno il lotto più piccolo, poi l'anno successivo puoi richiedere quello grande, da 90 mq, e così ho fatto. Spesso sono i meno richiesti perché i più difficili da tenere. Con 90 euro sono a posto tutto l'anno con le verdure”. Solo in questo parco ci sono 60 orti, tutti curatissimi. Fa impressione pensare che fino al 2003 qui non ci fosse nulla - solo due cascine malmesse.

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Foto Archivio via Gruppo Alessandrini

Ora invece ciascun orto è dotato di impianto di irrigazione, compost e attrezzature di base. “Spesso ce le rubano, ma fa parte del gioco; qui potremmo anche non chiudere i cancellini, siamo una grande famiglia, e in ogni famiglia capita che ci sia un vandalo.”

Unico nelle sue colture è il Giardino degli Aromi, che si trova nel parco dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini ad Affori, dove un gruppo di donne ha deciso di coltivare piante aromatiche e medicinali. Negli anni hanno raggiunto 200 soci e offrono corsi di formazione, tirocini e terapia orticolturale per il reinserimento sociale.

Infatti non sono da sottovalutare i benefici, non solo sociali, relazionali ma anche familiari e psicologici: diversi studi indicano che il contatto con la natura aiuta a prevenire ansia e depressione. Nascono così anche tante occasioni per organizzare iniziative aperte a tutta la comunità: attività didattiche (come il progetto Orto a Scuola promosso dalla Fondazione Catella), festa della semina e del raccolto… Un confronto, uno scambio di conoscenze e di aggregazione multietnica, che rende la metropoli un po' meno grigia e un po' più verdognola,  alimentando un'economia circolare. 

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I giardini condivisi a Milano

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Ma a parte i giardini “singoli”, come dicevamo prima, a Milano esistono anche quelli condivisi. Il primo – e anche il più famoso-, è Pepe Verde a Isola. All’inizio era solo un cumulo di macerie edili che, grazie a qualche  volontario, è diventato un punto di riferimento per tutti i progetti green in città.

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Il più grande, invece, è il Giardino San Faustino, a Lambrate, che è ritornato un po' alle sue origini: è un terreno a ridosso della stazione ferroviaria dove un tempo venivano coltivato fieno e grano. Ora è molto di più: ci lavorano sei associazioni che si occupano di disabili, randagismo, migranti ed istruzione. Non solo i privati, ma anche le aziende possono contribuire e diventare sponsor, aiutando a completare opere già in corso o presentando dei progetti propri. Il Giardino Condiviso Scaldasole per esempio, è stato finanziato da Bnp Paribas Real Estate Investment.

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Orti urbani a Roma, Palermo, Bologna e Firenze

Fin qui abbiamo parlato solo di Milano. Ma Roma, Palermo, Bologna, Firenze e Torino sono città altrettanto attive. Su tutti i siti del comuni c'è la sezione dedicata agli orti urbani e la procedura per ottenerli è molto simile. Nella capitale il regolamento è cambiato recentemente creando un po' di lamentele (ma il malcontento dei romani non dura mai molto perché poi si adattano) e ci sono realtà attive da anni che continuano senza sosta come Tre Fontane e gli Orti urbani Garbatella .

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A Bologna il più famoso, e anche cool, è  Le Serre dei Giardini Margherita , dove oltre al coworking, lab artistico e bistrot, l'orto è gestito dal 2016 da un gruppo di cittadini che sperimentano un modello di coltivazione sostenibile e innovativa. Firenze non è da meno (strutturatissimi gli Orti Dipinti con addirittura market e libreria) - infatti il Comune ha appena stanziato 200 mila euro proprio per migliorare e aumentare gli orti.

Interessante anche la proposta torinese dell'associazione Orti Generali, che mette a disposizione 160 appezzamenti per gli ortolani senza terra. Ci sono tre fasce: quelle solidali dove la terra ha un prezzo simbolico (5 euro al mese), ma viene ripagata in ore di volontariato per accrescere il progetto; appezzamenti per gli under 35 a 15 euro al mese; fascia normale 25 euro al mese. Qui tutte le info.

Chi coltiva in città?

Ci sono erbe perenni, come il timo, il rosmarino, la salvia e il basilico giapponese, che raccogliamo sempre, soprattutto per i nostri cocktail

Ma chi sono i nuovi contadini urbani? Un coltivatore di orti su quattro è under 34, mentre gli over 65 sono quasi la metà (dati Nomisma). Pochissimi agricoltori di professione, molti  pensionati, casalinghe, operai ed artigiani. Ci sono però anche professionisti, commercianti e ristoratori che riqualificano così le proprie giornate. Scopro infatti che anche chi ha un ristorante può coltivare la sua verdura; ovviamente non riuscirà a produrne a sufficienza, ma meglio di niente. Non sono tantissimi ma ci sono, il più conosciuto, Ratanà a Milano attinge direttamente dall'orto didattico della Biblioteca degli alberi. 

Chiedo allo chef Cesare Battisti se ha il tempo di lavorare all’orto: “Mi piace moltissimo vedere le verdure che crescono, raccogliere fiori, sentire il profumo delle aromatiche a piena maturazione. Ci sono erbe perenni, come il timo, il rosmarino, la salvia e il basilico giapponese, che raccogliamo sempre, tutti i giorni quando servono, meglio averle appena recise, soprattutto per i nostri cocktail”. Non dimentichiamoci che questo è un'orto didattico e quindi non può soddisfare i bisogni del ristorante: “Sono piccoli passi verso una sensibilità dei nostri ospiti sempre maggiore,” afferma Battisti. “Per gli ortaggi avremmo bisogno di un vero e proprio orto nostro e ne abbiamo uno in Valsassina che pianta per noi varietà di ortaggi o frutta che difficilmente reperiremmo in città. Questo impegno cittadino però premia perché tanta è la curiosità e l'attenzione dei nostri clienti riguardo la provenienza delle materie prime e il metodo di coltivazione”.

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Un orto urbano sotto la neve

Mio papà in tutti questi anni non si è mai mosso dalle campagne dell'hinterland milanese. Forse sapeva che prima o poi la città lo avrebbe raggiunto e infatti di verde, nella mia zona, ne è rimasto davvero poco.

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