Quali sono gli album italiani più belli del decennio?

Ok, è stato il decennio di Crack Musica della Dark Polo Gang e di Mainstream di Calcutta, ma sono successe anche tante altre figate di cui non vi siete accorti.
19.12.19
dischi migliori decennio

Compilare le liste delle cose più influenti e/o belle del decennio è stato bello ma anche brutto. Il bello è stato rendersi conto di come le cose si sono evolute, riascoltare dischi che dieci anni fa ci esaltavano e renderci conto che—hey, erano davvero importanti, alla fine.

È stato brutto, invece, rendersi conto che ci eravamo dimenticati di cose splendide, e anche notare alcuni problemi del sistema-Italia—per esempio, la drammatica scarsità di diversità nelle liste che sono venute fuori. È stato anche brutto rendersi conto che era impossibile rappresentare davvero tutto e tutti. Per il prossimo decennio, quindi, speriamo che ci siano 1) più diversità 3) più rappresentanza 3) più cose sempre più nuove.

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Per questa cosa di Best Of Decennio siamo limitati alla musica italiana perché di liste sulle cose del mondo ce ne sono già a caterve. Abbiamo tre pezzi: questo sui dischi, uno sugli artisti e uno sulle canzoni. Lungo l'articolo ci sono link ad articoli in cui avevamo parlato di quelle cose quando sono uscite. Ciao!

Massimo Volume - Cattive abitudini (2010)

Per chi scrive i Massimo Volume sono una delle cose migliori che l’Italia abbia mai dato al mondo della musica. Nel 1999 pubblicano quello che per lungo tempo resta il loro ultimo album, dopo lo scioglimento del 2002. Ma nel 2008 riprendono a calcare i palchi, e nel 2010 arriva anche un nuovo album. Cattive Abitudini è una specie di miracolo dalle atmosfere irripetibili, un disco fuori dal tempo e il rarissimo caso di un ritorno in scena che non ha nulla da invidiare ai capolavori del passato. Dopo aver firmato i dischi più belli degli anni Novanta, i Massimo Volume danno vita anche a uno degli album più belli degli anni Dieci, e da lì ripartono per quella che è la migliore reunion che si sia mai vista dalle nostre parti. (Federico Sardo)

Tre Allegri Ragazzi Morti - Primitivi del futuro (2010)

I Tre Allegri sono fra i pionieri e i veterani dell'indie italiano. Suonano dal 1994 eppure, nonostante dopo di loro siano arrivate generazioni di nuovi musicisti, non hanno perso il loro fascino. E ci sono riusciti soprattutto perché hanno trascorso l'ultimo decennio a cambiare stile e sonorità restando sempre coerenti con i loro valori di base—la gioventù, l'andare contro, il fascino del mondo. Primitivi del futuro è l’album più riuscito di questa nuova fase: punk-rock storico rinfrescato dal reggae, in un momento in cui contaminarsi poteva anche essere un tabù. E con la loro poetica in grande spolvero: ideali, insicurezze, corpi che si strusciano, morte. (Patrizio Ruviglioni)

Ufomammut - Eve (2010)

Gli Ufomammut sono in giro da vent’anni e da vent’anni sono una delle versioni più giuste del rock, del doom e dello stoner italiano, e negli ultimi dieci finalmente il mondo intero l’ha capito. Con una formazione a tre, forti solo di chitarra, basso, batteria e pedaliere infinite, la band alessandrina ha sfornato un capolavoro dietro l’altro, firmando con una delle etichette più prestigiose del panorama doom/stoner/post, la Neurot dei Neurosis. Eve è un concept album sulla figura di Eva costruito su un’unica traccia divisa in cinque movimenti in gran parte strumentali, su cui Poia, Vita e Urlo fanno di tutto: soffrono, riflettono, incantano, evolvono, ma soprattutto spaccano i culi. Bonus: a latere della loro attività musicale, gli Ufomammut sono anche Malleus, uno dei collettivi artistici più apprezzati anche negli States, dove già diverse volte sono stati invitati a curare delle mostre personali. (Andrea Bosetti)

Uochi Toki - Cuore amore errore disintegrazione (2010)

Che coss’è l’amor? Non bisogna chiederlo al vento ma a Napo e Rico, gli Uochi Toki, che dopo quasi dieci anni insieme si sono inventati questo artefatto qua, dieci brani legati da un unico titolo e un unico tema: relazionarsi tra innamorat* e amat*, o anche solo infatuat* e oggetto dell’infatuazione, definiti dal contesto. Il loro album appena prima si chiamava Libro Audio, ma non che non lo sia anche questo, e forse di più. E procede per sovrapposizioni e spostamenti, slanci, sia nel testo che nella base, a creare una musica e una prosa con una consistenza simile al magma. Che brucia e fa male, però è anche molto affascinante. Come l’amore, che è sempre e comunque la cosa che più ci è piaciuta cantare in questa nostra nazione qua. (Elia Alovisi)

Be Forest - Cold. (2011)

Ad inizio decennio c’è stato un glitch che non solo ha fatto sì che un mix di post punk, dream pop e shoegaze tornasse d’attualità, ma anche che ai maggiori interpreti anglosassoni di questo revival venisse associata una band proveniente da una città di centomila abitanti tra Marche e Romagna. Con il loro disco d’esordio Cold., i Be Forest hanno attirato l’attenzione del pubblico internazionale, arrivando a fare lunghi tour negli USA e a suonare nei blasonati studi della KEXP. L’oscura coerenza stilistica fatta di ritmi martellanti, riff di chitarra che sembrano registrati nello spazio e voci angeliche, ha reso questo album un momento unico nella discografia italiana e ha puntato i riflettori sulle allora molto floride scene provinciali. (Tommaso Tecchi)

Crookers - Dr Gonzo (2011)

Parlando di italiani che hanno spaccato all’estero bisogna ovviamente menzionare i Crookers. Dopo quel remix di “Day ’N’ Nite” di Kid Cudi il duo milanese ha vissuto un momento di picco clamoroso suonando nei maggiori club del mondo e pubblicando un album, Tons of Friends, con ospiti come Major Lazer, will.i.am e persino Pitbull. Dr Gonzo, del 2011, è stato però il disco dell’affermazione definitiva: dentro c’è tutto il suono dei Crookers fatto di electro, blog house, hip hop e dancehall. Un ritorno al clubbing che non necessita di star mondiali, ma anche l’ultimo lavoro prima che il progetto diventasse solista e si rispostasse in Italia per la gioia di Massimo Pericolo. Per capirci meglio, Dr Gonzo è uscito su Southern Fried e Mad Decent, etichette rispettivamente di Fatboy Slim e Diplo. (Tommaso Tecchi)

I Cani - Il sorprendente album d’esordio dei Cani (2011)

Basterebbe l'iconica strofa finale di "Hipsteria" per spiegare perché questo album è fondamentale per il decennio appena trascorso. È forse il primo disco proto-indie di successo, con la sua attitudine underground sapientemente mitigata da synth ed electropop orecchiabile, ma soprattutto, è una fotografia perfetta di un’intera generazione. In undici tracce, i testi brillanti di Niccolò Contessa immortalano perfettamente le paure, le mode, le velleità, gli amori, le difficoltà e tutto ciò che ha caratterizzato i giovani italiani di questi primi Duemila. A distanza di quasi dieci anni, questo album suona ancora attuale e specchio collettivo di un modo di essere. (Cecilia Esposito)

Raein - Sulla linea d’orizzonte tra questa mia vita e quella di tutti (2011)

Il modo in cui i Raein dicono le cose, che poi è simile a quello dei loro fratelli La Quiete, è uno dei pochi per cui userei la parola “poetico” senza sentirmi di aver usato il termine a cazzo. Pubblicato gratuitamente e mezzo a sorpresa, Sulla linea d’orizzonte è un compendio del motivo per cui lo screamo italiano ce lo invidiano in tutto il mondo—il grido liberatorio e capolavoro di tensione che è “Se la notte sogno sogno di essere un maratoneta”, il lento crescendo di “Nirvana”, la dolce e lunga coda di “Come Materia Infinita”. È anche grazie a questo album che ci sono ancora gruppi che portano avanti questa forma musicale. (Elia Alovisi)

Verdena - WOW (2011)

Semantica dei testi dei Verdena

Il fatto che i Verdena si facciano vivi poco, solo quando serve, non ce li deve far dimenticare. Il loro Wow è forse il vertice del rock italiano dal 2010 a oggi: illuminato dalla riscoperta pionieristica di Lucio Battisti (i Verdena!) e sporcato col pop, eppure ancora contorto, coi chitarroni e le distorsioni in bella vista. Nell'epoca dell’hype e della parcellizzazione delle uscite, loro hanno pubblicato questo doppio album pieno di grandi canzoni, alternativo, generoso negli spunti e spericolato nei riferimenti. Per quando non avremo niente in cui credere, ci resteranno sempre loro. (Patrizio Ruviglioni)

Dargen D’Amico - Nostalgia Istantanea (2012)

Quanto avrebbe poco senso oggi un album rap con due pezzi da venti minuti? Poco, per l’appunto. Ma Dargen D’Amico è sempre stato—ed è tuttora—un modello di persona che le cose le guarda un po’ da un’altra prospettiva. Il caso ha voluto diventasse un rapper, e i rapper che guardano le cose da un’altra prospettiva sono rari, e quindi preziosi, e quindi è per questo che Nostalgia Istantanea ha un valore enorme. Un disco senza pretese ma al contempo pretenzioso. Una contraddizione, proprio come il suo autore. “Se Dio si incarnasse ancora / Finirebbe su una croce tutta nuova / Ripreso dai telefonini in aria / Ecco che cos'è la nostalgia istantanea”, cantava, ed è bello leggerci un piccolo presagio degli otto anni che sono passati da allora. (Elia Alovisi)

Voices From The Lake - Voices From The Lake (2012)

Un album che gioca in Champions League, composto da due professionisti già rispettatissimi nelle rispettive carriere singole, qui alle prese con un progetto che ne ha fatto esplodere a livello mondiale la potenza messi in coppia. Donato Dozzy e il sodale Neel sono cresciuti nella scena del clubbing capitolino underground, allenandosi nell’ingegneria del suono e dei field recordings. Cuciono assieme quel che più amano, un flusso etereo di ambient, techno, dub, dilatazione spaziale ed evaporazione del reale allo stato atmosferico. Un’esperienza immersiva e senza fratture di ascolto e meditazione, uscendo dal corpo facendosi spirito per cercare un contatto con gli elementi della natura. Dozzy e Neel sono tribali, ancestrali, suonano cose che viaggiano al centro della Terra dove tutto nasce e da dove tutto prende forma. Se “Voices From The Lake” fosse un universo, Donato e Giuseppe ne sarebbero i Deus ex machina, creatori di mondi paralleli impalpabili. (Laura Caprino)

Craxi - Dentro i battimenti delle rondini (2012)

La storia della musica è costellata di esperimenti situazionisti, one-night stand musicali che vorremmo venissero replicati e invece niente. I Craxi ne sono un esempio perfetto: Enrico Gabrielli e Luca Cavina dei Calibro 35, lo splendido cantautore Alessandro Fiori e Andrea Belfi sono le quattro menti dietro a uno dei migliori supergruppi italiani di cui non avete mai sentito parlare, e che con il più noto Bettino hanno poco a che fare. Dentro i battimenti delle rondini è il loro unico album, così come unico era il loro sound che, tra ritmi isterici, fiati distorti e narrazioni allucinate, ha fatto innamorare la me diciannovenne—che all’epoca, neopatentata, adorava cantare in macchina: “Ok, mi bevo un altro bicchierino di rosso, poi vado a pisciare nel mestruo/Ok, ripasso i canti anarchici: la nostra patria è il mondo intero, parapapapa/Se non mi fermano i carabinieri sarà una buona serata anche per me, mi piace guidare da sbronzo, sono il mio passeggero.” Ascoltatelo, è invecchiato benissimo. (Giada Arena)

Noyz Narcos - Monster (2013)

Se Noyz Narcos è un diamante, Guilty è l’inizio della sua sgrezzatura ed Enemy è la sua definitiva levigazione. Monster è quello che ci sta in mezzo—con un piede nel sangue e nella merda e un altro nella maturità, che il sangue e la merda le sa capire e trasformare in arte. C’è tutto Noyz e l’ultimo TruceKlan in queste sedici canzoni, dalle distorsioni e le pance squartate di “Alfa Alfa” alla serenata arrugginita che è “My Love Song”, dalla street life di “Hasta La Muerte” alla narrazione di appartenenza di “Attica”. (Elia Alovisi)

Marnero - Il sopravvissuto (2013)

I Marnero sono ciò di cui abbiamo bisogno. Lo erano ieri, lo sono oggi, e visto come stanno andando le cose lo sarebbero anche domani, se un domani ci fosse. Eppure sono loro stessi a chiarire che il domani non c’è. Niente, ma proprio niente, è stato più incisivo e puntuale della poetica dei Marnero nel descrivere quanto hanno fatto schifo gli anni Dieci. Quel misto tra hardcore anni Novanta e influenze post-tutto (post-hc, post-metal, post-rock e soprattutto post-ritegno) che racconta le cose dall’unico punto di vista possibile: quello di chi è sopravvissuto, ma ha perso. Ogni frase de Il Sopravvissuto, o più probabilmente ogni frase dei Marnero rimbomba come una sentenza ineluttabile, una lettura lucidissima e incontrovertibile del nostro tempo. Sarà per questo che il gruppo bolognese gode della stima e del supporto di gente come Nicola Manzan (Bologna Violenta) e dei Wu ming. E quindi tutto bene, dai, a parte la vita… (Andrea Bosetti)

Wow - Amore (2014)

Amore è la genesi del progetto degli WOW: rispolverare Nada e Patty Pravo, ma anche Piero Umiliani e i Goblin, per creare un suono senza tempo, che non ha paura di rallentare per disegnare atmosfere e dare il giusto peso alle parole evocate. Con un titolo del genere il rischio di sembrare banali e poco ispirati era massimo, ma non c’è un singolo istante del disco in cui musica e testo non si fondano per rappresentare le tante sfumature di questo termine così inflazionato. Amore è arrivato prima della metà del decennio e in questo momento storico in cui l’odio sembra avere la meglio e le parole vengono trattate come carta igienica, prendersi mezz’ora per riascoltare questo album farebbe bene a tutti. (Tommaso Tecchi)

Madman & Gemitaiz - Kepler (2014)

All'uscita di Kepler, Gemitaiz e Madman erano la coppia d'assi del rap italiano. Erano i Gemelli Derrick, Mancini e Vialli, un dynamic duo inarrestabile. Il loro primo album ufficiale come coppia, dopo Haterproof e l'EP Detto Fatto, era attesissimo. L'apertura super aggressiva con "Il giorno del giudizio" e "Non se ne parla" non smentiva minimamente le aspettative. Invece di essere solo una lunga e impressionante cavalcata autocelebrativa sul loro successo, la magia vera di Kepler si consumava nelle ultime tracce: "Diario di bordo" e soprattutto "I don't care". È lì che la coppia non nasconde di avere problemi che molti dei loro ascoltatori non avrebbero mai immaginato potessero avere. "Io non avevo un bel niente a parte i problemi nella mia testa / Adesso da quando stanno nell'album sono di un altro / Cosa mi resta?" Difficile rispondere, ma a noi resta un album incredibile. (Riccardo Primavera)

Populous - Night Safari (2014)

Verso la metà degli anni Dieci tutte le produzioni elettroniche e i DJ set su territorio nazionale sembravano orientati verso la cosiddetta world music: una cosa nuova per l’industria italiana, una proverbiale ventata d’aria fresca dovuta all’anima e alla natura di quello specifico sound. Night Safari di Populous è stato un po’ l’emblema di quel momento, di quelle atmosfere difficilmente recintabili in confini geografici e sonori definiti. Scuri bassi 808 scuotono sonorità ariose e tropicali prese in prestito da Africa, Sudamerica, Asia e chissà dove, facendo convivere una propensione melodica squisitamente pop e l’invito a danze infinite. (Simone Zagari)

Valerio Tricoli - Miseri Lares (2014)

Tra le pieghe dei suoni che formano i dischi di Valerio Tricoli ci sono vaghi sentori, presenze sorprendenti. Possiamo chiamarla musica elettroacustica, o anche musica ambient, o anche improvvisazione, ma non cambia niente: nessuno in Italia, come in buona parte del mondo, è riuscito a creare musica così spettrale, sospesa tra estrema chiarezza e complessità latente. Miseri Lares, uscito per l'etichetta del suo amico e grande estimatore Bill Kouligas, è la sua opera più inquietante—le voci e gli scoppiettii di "La Distanza", l'improvviso battito metallico a metà di "In The Eye Of The Cyclone", il dolce trapano che sembra accendersi e spegnersi lungo "Le Qoeleth". (Elia Alovisi)

Sfera Ebbasta & Charlie Charles - XDVR (2015)

L’esordio di Sfera e Charlie è uno dei pochi album per i quali si può tranquillamente e con cognizione di causa parlare effettivamente di trap in Italia, parola decisamente abusata nel raccontare il “nuovo rap italiano”. Ormai siamo abituati a un artista luminoso, colorato, felice, celebratorio: per le orecchie che sono arrivate a lui dal 2017 in poi potrebbe essere una sorpresa riscoprirne il lato più scuro e paranoico, ma è in questo disco che stanno i pezzi che ne hanno rivelato il talento. (Federico Sardo)

Father Murphy - Croce (2015)

Un sottotitolo di questo disco potrebbe essere La Passione della Psichedelia Occulta Italiana. I Father Murphy, duo (a partire da questo disco) veneto che a cavallo tra anni Zero e anni Dieci aveva rappresentato il lato più oscuro e inaccessibile della nuova musica sperimentale italiana, con Croce si concettualizzano al massimo, in un viaggio buio e inquietante dentro il senso di colpa cattolico. In Croce si trovano soltanto schianti, riverberi, litanie e meditazioni: di musica ce n’è pochissima, di atmosfera invece a palate. Sul Golgotha di questo disco, dal sangue raccolto sotto la Croce, è nata una nuova generazione di musicisti che portano avanti un modo unico al mondo di fare psichedelia. (Giacomo Stefanini)

Iosonouncane - DIE (2015)

Iosonouncane è senza dubbio uno degli artisti più interessanti ad essere emersi dall’underground italiano in questi anni Dieci e DIE è un disco monumentale che ha colto tutti di sorpresa. Dentro c’è tutto quello che ci auspichiamo per la nostra musica indipendente nel futuro, soprattutto per quanto riguarda il tentativo di creare qualcosa di unico e la maniera di rendere omaggio a grandi come Dalla e Battisti. Mentre tanti cantautori e band si limitano ad emulare artisti inarrivabili, Iosonouncane è riuscito ad utilizzarli come base per un lavoro molto personale e con pochi punti di riferimento, dove l’elettronica, gli strumenti analogici e i testi criptici collaborano in maniera eccellente. Ah, e dentro c’è pure una hit molto radiofonica. (Tommaso Tecchi)

Calcutta - Mainstream (2015)

Tralasciando i cloni che ha generato, e che comunque dicono molto del suo impatto, Mainstream è stato l'album che ha scritto per sempre il nome di Calcutta nella storia della nostra musica, nonché il primo, grande successo culturale di un artista appartenente al fu indie italiano. Oggi quello che resta è un disco pop cristallino: col ritornello di "Gateano" da cantare a squarciagola, gli arrangiamenti ammiccanti al lo-fi di "Cosa mi manchi a fare", i bridge in stile britpop e i testi iconici dal taglio generazionale di "Frosinone" Ma nel 2015, quando uscì, fu uno spartiacque che, con la sua estetica, mandò per sempre in crisi il vecchio pop, quello dei talent e delle major, dimostrando che qualcosa di "diverso" era, forse, possibile. (Patrizio Ruviglioni)

Tedua - Orange County Mixtape (2016)

C’è questa cosa molto difficile da fare, quando fai qualsiasi tipo di arte, che si chiama world building. È quel processo per cui non racconti solo una storia ma crei uno spazio fisico, emotivo e storico in cui quella storia si dipana e ramifica. Tipo: Il Signore degli Anelli o Il Trono di Spade non sono romanzi e basta, sono mondi con una loro storia e mitologia. Bene, nessuno nella nuova scuola ha saputo creare un mondo con il suo rap come Tedua, che ha disegnato i confini del suo, che è un po’ una California dell’anima, attorno alla Liguria e alla Lombardia. Li ha popolati di una gioventù spudorata, di caldo che brucia la sabbia e l’asfalto, di un gruppo di amici pieni di gioia e dolore. (Elia Alovisi)

Dark Polo Gang - Crack Musica (2016)

Che cos'è la Dark Polo Gang?

Lo dico? Lo dico: l’album che ha spaccato in due l’Italia. Chi li amava, chi li odiava, chi non capiva che sentimenti provare; ciò che è certo, però, è che tutti parlavano della Dark Polo Gang e del loro mixtape più rappresentativo. Crack Musica è stato un lavoro di rottura su tutti i fronti, dal sound oscuro forgiato dai beat di Sick Luke agli argomenti trattati da Tony, Side, Pyrex e Wayne con quel linguaggio alieno e quell’attitudine perennemente in bilico tra il serio e l’ironico. Tracce come “C C”, “Mafia” e “Cavallini” hanno posto le radici per i trend degli anni a venire, rampa di lancio per la trap tutta e principio di un successo incalcolabile. Tutto questo oggi non esiste più, ma Crack Musica simboleggerà sempre l’inizio di qualcosa di rivoluzionario. (Simone Zagari)

Krano - Requiescat In Plavem (2016)

Gli anni Dieci avevano trasformato il garage rock italiano in un genere da barzelletta. Per fortuna dai monti del Veneto è arrivato Krano, la barba lunga e l’aria di uno che è un po’ di tempo che non parla con nessuno, almeno non in italiano. Requiescat In Plavem è un disco unico, intimo, registrato su nastro, in casa, dal suono polveroso e vintage, ispirato al country, al folk e dall’attitudine low-budget anni Novanta. Ed è cantato tutto nel dialetto di Valdobbiadene, che anche se non lo capisci comunica una tale sincerità che non si può non restarne colpiti. Poi mettici che Krano è uno che è capace di scrivere, suonare e registrare una canzone per davvero, e ottieni uno dei dischi con le chitarre più belli del decennio. A livello mondiale, intendo. (Giacomo Stefanini)

Marracash & Gué Pequeno - Santeria (2016)

L’incontro tra due dei più grandi talenti del rap italiano ha generato quello che a tutti gli effetti si può già definire un classico. Pezzi old school e pezzi trap, testi introspettivi e testi leggeri, molti stili diversi ma una scrittura sempre di livello altissimo, che tra giochi di parole, metafore e citazioni non fa che ricordarci che si tratta di due tra le penne più forti d’Italia. E che la vendibilità non deve per forza andare di pari passo con la scarsa qualità. (Federico Sardo)

Carl Brave x Franco126 - Polaroid (2017)

Se in Italia parliamo di graffiti pop, cioè di un genere che unisce il nuovo pop e l'hip-hop, gran parte del merito di questo disco. Polaroid di Carl Brave e Franco126 è l'anello mancante di cui avevamo bisogno ma che non sapevamo di volere, nonché l'apripista al successo di un colosso come Coez o di Frah Quintale. E, nonostante adesso i due artisti abbiano preso strade diverse, resta un gioiello per tanti motivi: il flow morbidissimo, le basi suonate come un bignami lo-fi dell'itpop, i testi instant-romantici di una generazione social e disillusa. Le "noccioline" dell'aperitivo, lo schimico "dallo zozzone", tu che sorridi sempre "ma si vede che t'annoi". Un cumulo di frasi cult con un’anima nera post-adolescenziale (la spettrale "Lucky Strike", la cupa "Enjoy", la malinconia di "Per favore"), dentro storie di romana quotidianità in cui succede tutto—e alla fine non succede niente. (Patrizio Ruviglioni)

Caterina Barbieri - Patterns of Consciousness (2017)

In una società afflitta da overload informativo e deficit dell’attenzione, Patterns Of Consciousness di Caterina Barbieri ci obbliga a fermarci, a prenderci del tempo. Le composizioni ambient dell’artista, tra pad e arpeggi modulari, fluiscono lente e meditative, astraendo l’ascoltatore dalla frenesia quotidiana e mettendolo a tu per tu con il suo io interiore. Patterns Of Consciousness sa essere ora caldo ora siderale, doloroso e al contempo confortante, sempre e comunque ascetico e commovente. (Simone Zagari)

Coez - Faccio un casino (2017)

Capire i testi di Coez

Coez, è riuscito a passare dal rap al cantato, poi al rap-pop, per arrivare all’Itpop prima di molti e farlo anche bene. Sì, perché se Calcutta sta all’indie, possiamo dire che Coez sta all’Itpop. Silvano è planato, non senza rischio di cadere, su questi generi per atterrare sano e salvo al suo Faccio un Casino, un album che ha sancito la liberalizzazione definitiva del mondo “indie” nel pop. Complici melodie leggere, ritornelli azzeccati e frasi perfette per caption da Instagram, Coez ha dimostrato che si può fare del buon pop da radio senza fare un casino, ecco. Il successo dell’album, infatti, è dovuto certamente a una produzione accattivante e a versi killer che ancora cantiamo sotto la doccia, ma soprattutto al fatto che Coez è rimasto prima di tutto Silvano. Tra sfighe, vita vera e amori cantati in rima, la sua persona traspare da ogni singola traccia dell’album e un artista che è se stesso in ogni suo lavoro non può non piacere. (Cecilia Esposito)

Ketama126 - Rehab (2018)

Ketama126 fa schifo

Verso la fine del decennio, mentre la trap pura iniziava ad essere un po’ ridondante, un rapper romano con alle spalle già qualche mixtape si è presentato al grande pubblico con Oh Madonna, un disco che dava una rinfrescata al suono della nuova scuola senza rompere così nettamente con il rap tradizionale. Con l’album successivo, Rehab, Ketama126 ha invece trovato la sua dimensione definitiva portando in Italia le influenze dell’emo rap statunitense. Tra gli elementi decisivi di questo disco c’è il fatto di aver letto in anticipo dove si stava dirigendo questo genere dopo lo scossone della trap, il superamento di ulteriori tabù nei testi musicali italiani, soprattutto in quanto al tema della droga, e ovviamente il contributo dato al successo della Love Gang. (Tommaso Tecchi)

Gabber Eleganza - Never Sleep #1 (2018)

Alberto Guerrini irrompe sulla scena inventandosi un progetto che è una specie di scatolone dei ricordi della cultura Gabber: fanzine, illustrazioni, dresscode e hardmusic, portati a conoscenza da una nicchia di cultori al grande pubblico. Gabber Eleganza è un omaggio a un movimento underground tra i più resistenti d’Europa, una dedica d’amore alla sua estetica di teste rasate e tute dell’Australian. Editando il famoso logo dell’italiana Permaflex, Guerrini lancia il motto “Never Sleep”, sostituendo al materasso su cui riposa in pigiama l’omino disegnato una pasticca di ecstasy. L’EP è una rivisitazione al 2018 dell’hardstyle, modellata sull’eco techno berlinese—che di Guerrini è casa, e sulla destrutturazione elettronica. Perchè Gabber Eleganza è un’agiografia di un mondo a parte, di un pezzo di universo radicale, e come tale lo rende accessibile a chi, nel 2018, del Number One di Brescia non ha mai sentito parlare. Un dipinto della Gabber come controcultura, in cui si dorme poco e si sogna tanto. (Laura Caprino)

MACHETE - MACHETE MIXTAPE 4 (2019)

Il MACHETE MIXTAPE 4 è la celebrazione del successo di un progetto iniziato molti anni prima da un gruppo di ragazzi sardi a cui piacevano le cose violente, le punchline e il grezzume. Con il passare del tempo hanno accolto persone da tutta Italia nelle loro fila, e così sono diventati tanto variegati da guadagnare il rispetto di vecchi e giovani, veterani ed esordienti. E così si accoppiano nomi, si incrociano destini, si esalta un pubblico intergenerazionale. Si fanno incontrare Massimo Pericolo e Fabri Fibra, si ridà luce alla carriera dei Linea 77, si lanciano l'una contro l'altra le melodie storie di tha Supreme, Tedua e Nitro. Si scrivono hit su hit, senza soluzione di continuità. (Elia Alovisi)

Marracash - Persona (2019)

Il disco che tira le fila della carriera di Marracash e la esplode—in senso assonometrico—agli occhi dell'intera nazione. Tutte le parti del corpo e dell'arte di Marra sono lì, insieme, davanti ai nostri occhi. Un ragazzo capace di usare il cazzo, annusare il sangue e allenare muscoli ed ego, ma con un cuore enorme che continua a battere, un'anima tenera, uno stomaco che sa stringersi. Lungo il corso della sua carriera, non erano mai state così chiare ed evidenti. Così come il suo peso culturale e artistico, suggellato da enormi risultati di critica e pubblico. (Elia Alovisi)

PSICOLOGI - 2001 (2019)

Drast e Lil Kaneki sono stati svezzati entrambi da SoundCloud, uno spazio musicale dove le grida belluine e l'intimismo adolescenziale da chitarra acustica convivono come se fosse la cosa più naturale del mondo. Quando si sono concentrati sulle secondo, però, hanno trovato senza volerlo una formula perfetta per cominciare a raccontare la loro generazione—figlia di divorzi ma piena d'amore, sfiduciata dal mondo ma attiva e volenterosa. Gli PSICOLOGI sono l'affermazione della vita e dell'impegno sull'apatia e il menefreghismo. (Elia Alovisi)

Pufuleti - Tumbulata (2019)

Ma chi se lo sarebbe aspettato che a fare il primo disco rap italiano sperimentale, pazzo, destrutturato e brutalmente eccitante dopo anni e anni di egemonia della nuova scuola e della tradizione sarebbe stato un ragazzo quasi del tutto tedesco? In Tumbulata di Pufuleti c'è la voce di un ragazzo che con gli argomenti del grande rap contemporaneo—il successo, la rivalsa, i soldi, la moda, gli amici e i nemici—non c'entra assolutamente niente. È espressione pura, il rap di Pufu, un frullatore mediatico e culturale in cui il linguaggio si disfa e si concretizza nell'underground più vero. (Elia Alovisi)

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