Youqine Lefevre
Tutte le foto per gentile concessione di Youqine Lefèvre.
Attualità

Foto di un viaggio in Cina, sulle tracce della mia adozione e della politica del figlio unico

Nel suo progetto, la belga Youqine Lefèvre torna nel suo paese di origine, la Cina, per raccontare le conseguenze della "politica del figlio unico."
Gen Ueda
Brussels, BE
DF
traduzione di Daniele Ferriero
Milan, IT
27.8.21

A partire dagli anni Quaranta del secolo scorso, in Cina si è verificato un boom demografico che ha portato la popolazione a toccare quasi la quota di un miliardo a fine anni Settanta. Nel tentativo di prevenire un eccesso di 400 milioni di nascite ulteriori, che avrebbe compromesso i piani nazionali per la crescita economica, il governo cinese ha poi introdotto nel 1979 la cosiddetta “politica del figlio unico”, limitando per legge il numero di figli permessi a ogni coppia.

Benché il sistema contemplasse diverse deroghe e si affidasse spesso a incentivi di natura economica per ottemperare alle norme, milioni di persone hanno subito sanzioni e multe, ma anche aborti forzati e sterilizzazioni. Di conseguenza, ci fu chi si sentì obbligato a rinunciare ai propri figli per evitare le punizioni.

Molti di questi bambini finirono negli orfanatrofi e furono anche adottati da persone non provenienti dal paese. Tuttavia, secondo Nanfu Wang, regista del documentario One Child Nation, molti dei bambini presenti nelle liste delle adozioni internazionali furono portati via con la forza alle famiglie, senza il consenso dei genitori.

Nel luglio del 1994, tra i futuri genitori provenienti dall’estero c’era anche il signor Lefèvre*, un belga che si incontrò con altre cinque famiglie dello stesso paese presso l’aeroporto di Bruxelles, a Zaventem. Queste nove persone passarono le due settimane successive a Yueyang, una città cinese nella provincia di Hunan, per finalizzare le procedure d’adozione. Dal momento in cui lasciarono Bruxelles, Mr Lefèvre filmò tutto il viaggio verso l’orfanatrofio.

Le immagini mostrano il percorso tra campi aperti e tratti apparentemente desolati di terra, fino all’arrivo nel cortile dell’istituto. L’edificio era logoro e malandato, con i muri scrostati. Dopo una breve attesa, il personale introdusse le famiglie alle sei bambine a loro assegnate. In quel momento Lefèvre incontrò per la prima volta sua figlia adottiva, Youqine, che allora aveva solo otto mesi. Tutte le bambine furono adottate quello stesso giorno.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Orfanatrofio di Yueyang – Fotografia delle famiglie belghe con le bambine cinesi in adozione, e lo staff dell'orfanatrofio

Il giorno dell'adozione. Luglio del 1994. Foto d'archivio.

Attraverso le immagini girate dal padre, Youqine Lefèvre, oggi 27enne, è riuscita a decenni di distanza a ricostruire una preziosa testimonianza delle sue origini. “Per diversi anni ho avuto un rapporto conflittuale con la Cina, e non avevo alcun desiderio di visitarla,” racconta Lefèvre. “Ma, arrivata a 23 anni, ho sentito il bisogno istintivo di andarci. Penso abbia a che fare con una maturità raggiunta, con il bisogno di capire a che punto si è della propria vita.”

Dopo il diploma presso la School of Graphic Research a Bruxelles, Lefèvre ha quindi deciso di compiere il proprio viaggio, visitando l’orfanotrofio di Yueyang. I dintorni erano molto cambiati, tra nuove strade e palazzi, e anche l’edificio era diverso. Oggi, l’istituzione accoglie anche soggetti con disabilità fisiche e mentali, tanto quanto anziani che hanno perso la propria autonomia. Il cortile dove il gruppo dal Belgio aveva parcheggiato nel 1994 non esiste nemmeno più—resta solo l’edificio dove il signor Lefèvre l’ha tenuta in braccio.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Yueyang Social Welfare Center - L'entrata di un edificio grigio in mattoni, con porta bianca e lettere cinesi d'oro

L'orfanatrofio dove Lefevre ha vissuto per sette mesi.

Lefèvre non sa nulla dei propri genitori biologici. Ha vissuto solo un mese con loro prima di essere apparentemente abbandonata insieme a un pezzo di carta con la sua data di nascita. Una persona l’ha trovata nei dintorni di Wulipai e l’ha portata dalla polizia, che poi l’ha trasferita a sua volta in orfanotrofio.

Lefèvre ha visitato anche la centrale di polizia dove era stata portata. Vedere con i propri occhi luoghi di cui aveva soltanto letto nei documenti le ha dato una sensazione destabilizzante. “Li ha resi reali,” dichiara. “Preservare le loro tracce attraverso la fotografia è un tentativo di riappropriazione.”

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Wulipai, Yueyang – Retro di un edificio residenziale, con balconi, siepi, piante e cespugli che crescono ovunque.

La zona di Wulipai nella città di Yueyang, dove Lefevre è stata trovata.

L’ultimo progetto fotografico di Lefèvre, The Land of Promises, ovvero “La terra delle promesse”, raccoglie le immagini scattate in due viaggi a Yueyang, il primo nel 2017 e il secondo nel 2019, ma non si tratta di autobiografia. Nonostante la base del progetto derivi dalla sua infanzia, Lefèvre ha scelto di limitare gli aspetti più personali per affrontare un altro tema molto importante. “In realtà, volevo capire la politica del figlio unico,” sottolinea.

Ritirata nel 2015, questa legge ha avuto molte inattese conseguenze e in particolar modo ha creato uno sbilanciamento di genere nella popolazione. “A causa del patriarcato e della preferenza culturale per i maschi, le donne sono state discriminate attraverso aborti, abbandoni, infanticidi,” spiega Lefèvre. Questa carenza di donne ha anche accelerato l’invecchiamento della popolazione, diventato così problematico da richiedere, nel 2021, una politica nazionale inversa, che permettesse alle famiglie di avere fino a tre figli.

Sgradite e rigettate per diversi decenni, ora le donne sono diventate sempre più rare e ‘ricercate’. “È difficile immaginarlo, ma ci sono moltissimi paesini abitati solo da uomini,” sostiene Lefèvre. “Sono tutti poveri. Le donne, che a questo punto hanno più scelta e possibilità, hanno lasciato queste zone per andare a vivere in città.” In alcuni casi, donne e ragazze da paesi vicini quali Cambodia, Nepal, Indonesia e Corea del Nord vengono ora rapite o vendute dalle proprie famiglie per diventare mogli in Cina.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Donna sorridente vestita di rosso e seduta sul letto. Alla sua destra la figlia maggiore. Alla sinistra il figlio minore.

Un ritratto di una madre con due figli.

Lefèvre dice che un giorno potrebbe andare a cercare i propri genitori biologici, armata di quella che ritiene la sua prima foto di sempre: una fotografia per il passaporto, per i bimbi in attesa di adozione. “Ho sempre visto quest’immagine tra i miei documenti, ma non ci avevo mai dato molta peso,” ammette. “Non so nemmeno quanti mesi avessi nella fotografia.”

Scorri verso il basso per vedere altre foto, e vai qui per sostenere il progetto di Youqine pre-ordinando il libro.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Una vecchia casa con scritte in rosso.

Una scritta sbiadita del governo per promuovere la politica del figlio unico. C'è scritto: "Se obbedisci, sarai rispettato. Altrimenti, vergognati e peggio per te.".

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Un'adolescente con lo sguardo perso all'orizzonte.

Ritratto di un'adolescente.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Una donna con capelli alle spalle, lo sguardo perso all'orizzonte.

Ritratto di una donna.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Uomini al lavoro nel fiume. Sullo sfondo: montagne avvolte dalla nebbia.

Paesaggio rurale dalla provincia di Yueyang.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Una cucina i cui fornelli sono composti da due wok incastonati nella pietra.

La cucina di una casa.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Un bambino trasportato in un cesto di vimini sulle spalle di un anziano. Entrambi danno la schiena alla macchina fotografica.

Ritratto di un bambino e un anziano.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Una giovane donna che porta in braccio suo figlio.

Una giovane mamma.

Youqine Lefèvre, The Land of Promises. Un gruppo di bambini che gioca sopra un cumulo di macerie.

Bambini che giocano.

* Youqine Lefèvre ha preferito non condividere il nome del padre per questioni di privacy.