Ora puoi pagare delle persone per cancellare il tuo passato online

"Cosa succederebbe se non esistesse un servizio apposito per cancellare un certo tipo di ‘impronte’ online?”
Daniele Ferriero
traduzione di Daniele Ferriero
Milan, IT
Dito che indica il bottone per la cancellazione di un account

Per Iffah Meirizka, i primi tre mesi della pandemia si sono rivelati il momento peggiore della sua vita. Come tantissime persone in Indonesia, il padre era rimasto disoccupato e Iffah aveva quindi deciso di contribuire con piccoli lavori conciliabili con la sua vita di studentessa ventenne di farmacia. Purtroppo, i soldi non erano mai abbastanza.

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Qualche mese più tardi, ad agosto del 2020, ha trovato un corso online dedicato alla cancellazione delle “impronte digitali” su internet. Il corso l’intrigava e ha cominciato a frequentarlo durante il tempo libero. In quel momento, adolescenti e persone adulte in Indonesia—tutti alla ricerca di entrate aggiuntive—avevano cominciato a offrire servizi per cancellare gli account inattivi sui social media. Ne esistono di molti tipi, dai più professionali ai più informali, ed è qualcosa di sempre più frequente nelle nostre vite online.

Mettiamo che vuoi eliminare una foto imbarazzante, ma non hai più i dati per accedere al tuo vecchio account—be’, Iffah può aiutarti. Il corso che ha seguito, a un costo di poco più di 12 euro, le ha infatti insegnato a eliminare gli account da 26 diverse piattaforme, inclusi Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e TikTok.

Iffah si presenta come una rappresentante dei suoi clienti, quando fa domanda per la cancellazione dei contenuti. “Ci sono molte persone interessate. Un cliente può avere più di un account che vuole eliminare,” racconta dalla sua casa a Samarinda, la capitale della provincia indonesiana del Kalimantan orientale.

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Dopo aver realizzato la portata potenziale del guadagno, Iffah ha abbandonato lo shop online dedicato ai saponi e alle maschere di bellezza aperto qualche tempo prima e si è concentrata sulla sua nuova impresa. Ha poi lanciato una semplice campagna di marketing, chiedendo agli amici di condividere sui social i servizi da lei offerti. Ha inoltre pagato alcuni influencer per promuoverla su Instagram, una mossa che l’ha riempita di lavori in grado di generare più di 300 euro al giorno.

Quattro settimane dopo aver cominciato, Iffah ha persino lanciato un suo corso online per insegnare ad altre persone a cancellare gli account social. A suo dire, da maggio 2021 ha già avuto oltre 600 studenti, in qualche caso provenienti anche al di fuori dell’Indonesia.

Oggi Iffah non insegna più e si sta concentrando sul costruire una rete nazionale di persone in grado di offrire gli stessi servizi. Si può lavorare su richieste semplici—come ad esempio la cancellazione di foto su Google—o su istanze più complesse—la disattivazione di un account su Twitter. A dicembre del 2021 Iffah ha guadagnato la cifra maggiore di sempre, più di 2.000 euro.

“Ora posso aiutare i miei genitori a pagare la scuola dei miei fratelli e sorelle. Mio padre tra l’altro ha trovato un nuovo lavoro, quindi posso usare parte di questi soldi per comprare un’auto,” racconta.

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Nadya, che vuole essere identificata da uno pseudonimo per questioni di privacy, ha seguito il corso di Iffah ad aprile del 2021. In quattro mesi dice di aver guadagnato circa 430 euro, un quantitativo piuttosto consistente per una sedicenne.

Secondo Nadya, basta uno smartphone funzionante e una buona connessione internet per mettersi all’opera. Ai clienti chiede la loro carta d’identità e immagini dell’account che vogliono cancellare. Una volta stabilita la cifra necessaria a procedere, Nadya si mette al lavoro e il cliente paga una volta che il contenuto, o il profilo, è stato cancellato.

“Ho disattivato gli account in maniera del tutto legale, quindi non c’è nessun hacking o niente di simile, spiega Nadya. “Ho bisogno di una carta d’identità in maniera da chiedere formalmente, per esempio a Instagram, di cancellare l’account.”

“Non tutti gli account possono essere cancellati, però. Il procedimento è più difficile se le foto sono sfocate. In quel caso, non c’è modo di convincere Instagram che si tratta proprio di quell’account.” Sempre secondo Nadya, i vari procedimenti di cancellazione possono cambiare in ogni momento, ma secondo lei ora su TikTok la procedura è la più facile fra tutte.

Dejo, di 20 anni, che preferisce anche in questo caso rimanere anonimo per questione di privacy, offre servizi simili e ritiene che i suoi clienti siano soprattutto le persone imbarazzate dalle foto più vecchie e cringe su Facebook e Twitter. In più, ci sono donne che vogliono rimuovere vecchie foto nelle quali i capelli non sono coperti con l’hijab.

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Ma gli arrivano anche richieste ben più bizzarre. “Qualcuno mi ha chiesto di cancellare un account Facebook di una donna che credevano avesse una storia con loro padre. Speravano che, cancellandole l’account, le avrebbero impedito di contattare l’uomo. Ovviamente, non posso farlo,” chiarisce.

La stessa Iffah ha ricevuto un bel po’ di richieste particolari, dal cancellare la vita online di un influencer alla rimozione di vecchie foto di un cliente con un’ex, perché così preteso dalla nuova partner prima di poter procedere con il matrimonio.

In ogni caso, la parte che preferisce del suo lavoro è quella relativa alla possibilità di aiutare le persone vittime di violenza di genere. Iffah riceve spesso richieste provenienti da streamer attivi su BIGO, i cui video sono stati caricati su YouTube senza il loro consenso.

Questi clienti di solito indossano “vestiti sensuali” nei loro video. “Alcuni spettatori [su BIGO] registrano gli stream live e poi caricano i video sui loro canali YouTube per il loro guadagno personale. La donna protagonista del video mi ha dunque chiesto di cancellarlo,” spiega Iffah.

Che quasi ogni giorno riceve anche richieste di cancellazione di foto di nudo femminili caricate di solito dagli ex. “I loro account Instagram vengono hackerati e gli ex condividono le foto e i nudi. Cerco sempre di dare priorità a questi casi, anche se ho altro da fare,” conclude.

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