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Vice Blog

UN FESTIVAL PAZZETTONISSIMO

Abbiamo intervistato uno degli organizzatori del BABA Festival.

Come molti di voi sapranno, fino alla metà del secolo scorso, in Italia, esistevano ancora i manicomi. A volte, dentro questi manicomi, risiedevano dei soggetti che dipingevano letteralmente come pazzi. Una cosa incredibile: le sostanze chimiche del loro cervello, stuzzicate da elettroshock e clisteri, ribollivano in modo talmente bizzarro che poi erano costretti a produrre arte. Quello che molti di voi non sanno invece, è che la grande stagione dell'opera squilibrata non è finita con la chiusura dei manicomi, anzi, torna sotto forma di festival, un festival chiamato BABA.

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Il BABA, giunto alla sua quarta edizione, inizialmente si teneva nell'ex manicomio di Roma–d'altronde il leitmotiv di chi vi partecipa è la propensione ad assecondare i propri istinti più dissociati. Ora la location è cambiata, ma lo spirito di follia primordiale è rimasto pressoché intatto. Vi prescriviamo quindi di scatenare i vostri subconsci più farlocchi e andare a far festa con gli sbabi domenica 25 settembre nell'hangar del Forte Fanfulla. E sappiate che il programma prevede attività psicoattive di gruppo anche per il giorno precedente e quello successivo al festival vero e proprio.

Per chiarirvi le idee, abbiamo fatto un paio di domande al nostro amico Stefano, uno degli organizzatori.

VICE: È vero che nell'ex ospedale psichiatrico in cui si teneva inizialmente il festival c'erano gli internati di una volta, che ancora bazzicano clandestinamente le mura del vecchio sanatorio? O è una leggenda metropolitana tipo la morte di Pippo Franco?

Stefano: No no, è verissimo, lì c'è ancora una casa famiglia. Tra l'altro alcuni di loro sono artisti art brut. Nelle prime edizioni del festival, oltre a loro c'erano gli spiriti della gente che è marcita là dentro che avevano voglia di distrarsi un po' e ballare. Sai com'è, ne hanno bisogno anche loro.

Come è nata l'idea di un festival di questo tipo?

Ci è venuta l'idea perché a Roma mancava un festival come, che so, il Dramarama ad Hasselt. Dopo esserci stati abbiamo pensato "come mai qui non si fanno 'ste cose?". Infatti nella prima edizione abbiamo presentato proprio un documentario su quella realtà. A dire il vero, ancora prima, avevo pensato di fare un festival di cose scoppiate per il mio quartiere. Sono nato a Torrevecchia, dove non c'è mai stato un cazzo di interessante, per cui è stato un sollievo riuscire nella prima edizione. Ora ci stiamo spostando un po' ovunque cercando location strane. Quest'anno lo facciamo in un hangar.

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Avete dei criteri di selezione per gli artisti che partecipano?

Beh, debbono essere "sbabi", nel senso che dobbiamo intravedere in loro una qualche squagliatezza di fondo. Insomma roba che è difficilmente inquadrabile e che tenta di dire cose che neanche sa dire.

OK, adesso ti faccio una domanda da intellettuale. Credi veramente che la sottocultura di oggi si possa ricollegare all'art brut di metà del secolo scorso? Non siamo troppo socialmente compromessi da una serie di mezzi di comunicazione che castrano le profusioni spontanee?

Beh, a forza di essere castrati, qualcuno deciderà che le palle se le vuole tenere e fare quello che gli passa per il cervello, cosa che è quello che cerchiamo di fare ogni volta che progettiamo una nuova edizione. C'è da dire che l'art brut è l'ispirazione da cui si parte, ma poi facciamo come ci pare, come i monelli all'asilo.