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Attualità

La dipendenza dalla dipendenza

Se pensate di non essere persone "dipendenti" perché non bevete, non fumate e non vi drogate, vi sbagliate di grosso. Siete dipendenti da almeno una delle cose menzionate in questo articolo.
4.10.13
dipendenza

Ore 18 di un giorno qualunque: la giornata volge al termine e dopo l’ultima mansione mi faccio una passeggiata nel quartiere. Sembra tutto normale, solito casino, semafori che non funzionano, passeggini di bambini e venditori ambulanti, è una bella giornata. Però mi sento strano, tipo come se mancasse qualcosa. Un calo di potenza, diciamo… una specie di malumore diffuso che mi fa sentire pesante. Be', forse il cambio di stagione, direte voi. Eh, magari: in realtà sono astemio da quattro giorni a causa di un problemino gastrico. Siccome a quanto pare il mondo prende un altro aspetto, ho incominciato a ragionare su quello che è la dipendenza—ma non parlo in particolare dalla dipendenza da alcol, ma della dipendenza tout court.

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Ci sono molte cose nella vita quotidiana che diamo per scontate: beviamo l’acqua del rubinetto e ci approcciamo a essa come fosse di fonte, usiamo lo shampoo senza ragionare sul povero ratto che se l’è preso negli occhi per testarlo e consumiamo l’elettricità come se venisse dal cielo per grazia ricevuta, salvo poi bestemmiare quando arrivano le bollette. Le multinazionali e il capitalismo ce lo stanno buttando nel didietro senza bussare, hanno solo le chiavi della nostra psiche ed entrano ed escono a piacere. Come si chiama questa chiave? Si chiama appunto DIPENDENZA. Avete presente il ciuccio di quando eravate piccoli? Ecco, pensate alla società in cui vivete come a un enorme ciuccio che ogni tanto vi staccano dalla bocca ogni tanto no: alla fine lo anelate e ne siete psicologicamente assoggettati. Come ribellarsi? Semplice, partendo dai piccoli gesti, dall’analisi di quel che riteniamo innocuo e dalla successiva consapevolezza che non è innocuo per un cazzo, ma può ingabbiarci progressivamente.

A partire da una cosa risibile, che ne so… l’Estathè: ci sono prodotti con talmente tanto zucchero che ci vai a rota, non puoi vivere senza, se hai dei figli gli passi la rota pure a loro come se fosse una cosa da nulla, poi quando la credenza è vuota arrivano mancamenti e mal di testa. I prodotti industriali come sapete sono pieni di sostanze che stimolano zone cerebrali atte a farvi divorare intere buste di patatine, salamini chimici, e altra roba del genere. E se sei salutista? Be', sei comunque schiavo di un modo di essere: sei dipendente dal tuo stesso status, nella pratica è un gatto che si morde la coda. Magari avrai pure salvato il pianeta e te stesso, ma non puoi fare a meno di avere i fili alle braccia perché appena sgarri—ed è chiaramente possibile in caso di necessità—ti viene un coccolone etico. E bio non è garanzia di qualità, è solo un modo di produrre.

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La dipendenza da cibo probabilmente è la cosa più pericolosa al mondo, soprattutto perché tutti i dipendenti cronici da altre sostanze una volta smesso si buttano sul reparto alimentari. Con tutte le malattie del caso che fanno più vittime dell’eroina.

Intendiamoci: la mia idea sulla dipendenza è che sia inevitabile. L’idea occidentale, invece, è che tu debba essere perennemente indipendente, autosufficiente, ecc. Insomma una macchina da guerra. La realtà è che siamo dipendenti da tutto e da tutti, e un certo tipo di dipendenza—oltre che necessaria perché comunque sia senza la terra e le sue grazie saremmo dei pupazzetti in caduta libera nel cosmo—favorisce la sanità mentale. Insomma io nella dipendenza in sé non ci vedo nulla di male, però non riconoscerla è un altro paio di maniche. Sì dai, la dipendenza alla fine è divertente: drammatizzo solo perché tocca mettere i paletti e stabilire delle unità di misura. Non è che se ti piace il fuoco ti ci butti dentro e ti fai carbonizzare o ti ci trascini dietro tutti gli altri. Però ci puoi cucinare delle ottime braciole di maiale se impari a usarlo con la graticola. E allora passiamo in rassegna alcune dipendenze niente male, che allietano la vita dei giovani di oggi.

Secondo questo sito, ricco di bellissimi test che potete sperimentare a piacimento, i piu’ gettonati sono:

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1. Facebook dipendenza

Il social network che ci sta massacrando la vita è al primo posto: informare tutti in tempo reale, una proiezione ortogonale della propria esistenza la quale nel frattempo diventa bianca e afona come lo sfondo della vostra bacheca. Ovviamente se non vi date un pizzicotto e non vi ricordate di mangiare.

2. Dipendenza da internet

Ebbene sì, quante ore passiamo davanti a questo schermaccio? Direi parecchie. E direi anche che staccarne la faccia è molto difficile, c’è chi ci dorme davanti tipo televisione. Senza internet non esistiamo, perché esiste la realtà.

3. Dipendenza dal gioco

La dipendenza più popolare di sempre, come distruggersi vincendo per il piacere di perdere. Qualcosa di assurdo ma di spiegabilissimo, sfidare il fato puntando è idealmente una figata. L’unico problema è che il fato ha già scommesso sulla tua sconfitta come uomo, e si frega le mani.

4. Dipendenza sessuale

Eh, e qua c’è molto da dire. Difficile non esserne dipendenti, non credete? Eppure c’è chi non riesce a staccare il pisello da qualsiasi cosa rechi piacere, finanche le zucche. Giorno e notte sui porno, tanto che hanno il PC infestato di virus. È evidentemente un po’ diverso dall’amare la pratica in sé, assomiglia più che altro a un oblio della stessa per eccesso.

5. Dipendenza da farmaci

Ho la tosse? Prendo subito un antibiotico. Ho una verruca? Mi sparo il cortisone. Senza la medicina costoro pensano di cadere come un pezzo di stoffa bagnata, per citare Gene Wilder in Frankenstein Junior. È il piacere di sentirsi sani anche se in realtà ti fotti il sistema immunitario. Ma da una parte è meglio così, si possono prendere ancor più medicine.

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6. Dipendenza dalle malattie

Mi prude un alluce, ho il cancro! Ho freddo alla schiena, sono tubercolotico! E via con un irrefrenabile voglia di un check-up, di farsi curare. Dipendere dallo stare male è un modo per sentirsi protetti, però ha i suoi contro. Che quando stai male davvero non ti va e ovviamente lo neghi, fuggendo dal lettino.

7. Dipendenza da acquisti

Riempirsi la casa di stronzate fa passare l’ansia del vivere quotidiano, distrae, tutto assume un senso. Appena passi davanti alle vetrine alla fine ti ci ritrovi dentro, come accalappiato da un sortilegio ipnotico di uno stregone: cacci fuori il portafoglio e voilà. Per un periodo di tempo ti senti felice, sfogato come dopo un orgasmo. Poi però sei destinato a piantare le tende al ”compro oro”.

8. Dipendenza dai cellulari

Sempre co' sto coso in mano… parli e chi hai di fronte sditeggia sullo schermo del telefono rispondendo a mail o guardando cazzate su FB. Giochini, applicazioni, tutta una serie di cose per cui il mondo circostante non esiste. Ma il problema è che sei fuori all’aperto, e la tua vita si riduce invece a pochi centimetri chiusi.

9. Dipendenza da se stessi

Ah, il narcisismo! Fai una stronzata ed è sempre colpa degli altri, l’unico bravo sei tu, ti guardi e non puoi che vedere un genio, non puoi fare a meno di idolatrarti. Quella da se stessi è forse una delle dipendenze più serpeggianti della storia dell’uomo, ma alla lunga a forza di idealizzarsi si diventa qualcun altro: probabilmente un coglione.

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10. Dipendenza dalle stronzate

Soprattutto quelle che si raccontano a se stessi, tipo che non sei dipendente.

I grandi classici sono chiaramente la televisione (oramai per ovvi motivi in fase di estinzione), le sigarette l’alcol e la droga. Queste ultime tre sono devastanti e lo sapete, però ecco io ho sempre pensato si trattasse solo di fase orale. In effetti basta portarsi qualcosa alla bocca e già ti senti meglio: io la chiamo “dipendenza biberonica”, qualcosa che ha radici nell’infanzia. Altro che birre analcoliche e sigarette elettroniche, ci vorrebbe proprio una “tettarella da adulti” universale, per tornare al discorso iniziale, che mi prometto di brevettare. Dite “Eh, ma chi si buca?” chi si buca forse è un feticista sadomaso, magari basta fargli dei piercing ogni tanto e la fa finita. A chi pippa regaliamo un profumo robusto, ad esempio l’Opium, per rimanere in tema.

C’è anche qualche pazzo che è dipendente dal lavoro, e qui è d’uopo un no comment.

Poi ci sono quelle più simpatiche, tipo dipendenza dalla musica, dal cinema, dalle forme, dai colori ecc. Ma chi dice che siano meno dannose? C’è gente che rimane tappata in casa per una vita a vedersi film e basta, zero vita sociale, solo un insieme di immagini e suoni orgiastici. Sì, ok, è figo, elevato quanto ti pare, però magari ogni tanto le ossa richiedono sole e fare un transfert affettivo a un vinile non è certo il massimo.

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Fra le tante dipendenze, anche quella di leggere al cesso mentre si caga: con l’effetto collaterale che stai 45 ore in bagno e i coinquilini in fila ti vogliono uccidere. Ma ne potremmo trovare altre duecentocinquantamila, fra le quali l’amore e l’odio, di cui non possiamo assolutamente fare a meno e sono il motore della nostra anima.

Quanto a me, io sono dipendente un po’ da tutto e da tutti e me ne vanto. La debolezza è un valore, i forti hanno sempre il loro tallone d’Achille. Però ecco: in generale è bene fare in modo che siano le dipendenze a dipendere da noi, rovesciando la dinamica schiavo-padrone perchè, come dice Pessoa ne Il libro dell'inquietudine, "Dover dominare gli altri significa avere bisogno degli altri. Il capo è un dipendente". Si potrà dipendere più a lungo e con maggior brio, senza fare la fine di Lou Reed—il re dei dipendenti. E magari chissà, su questo cazzo di pianeta magari cambia, finalmente, la solfa.

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