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Quello che non abbiamo detto sull'Iran e l'Italia parlando delle statue coperte

La decisione di coprire le statue di nudo ai Musei Capitolini in vista della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani ha suscitato un'ondata di opinioni e confusione. Per orientarci nel dibattito, abbiamo contattato un'iranista.

di Flavia Guidi
27 gennaio 2016, 2:33pm

Foto via

Twitter.

Due giorni fa il presidente dell'Iran Hassan Rouhani è arrivato in Italia nella prima visita a un paese europeo dall'inizio del suo incarico, e la vicenda è diventata in breve nuovo argomento di discussione ufficiale. A far discutere non è stata la portata economica della visita—con la firma di contratti per miliardi di euro—né la sua portata storica. Da ore si parla esclusivamente del fatto che durante l'incontro con Matteo Renzi ai Musei Capitolini le statue di nudo sono state coperte da pannelli.

Se sul responsabile della decisione regna il mistero, su internet le critiche sono arrivate da tutti i fronti, insieme a una grande quantità di speculazioni e giudizi che hanno rapidamente perso di vista il punto centrale della questione (e, nel caso di Gramellini, anche la corretta collocazione dell'Iran). Per orientarci in questo mare di opinioni e capire quali siano i rapporti tra Italia e Iran e l'importanza di questo incontro abbiamo contattato Anna Vanzan, iranista e islamologa.

VICE: Come giudica la reazione della stampa e il fatto che tutti si siano focalizzati unicamente sulle statue?
Anna Vanzan: Questa è l'occasione perfetta per discreditare tanto l'Iran quanto l'Italia. Da un lato la critica è che quello iraniano è un governo oscurantista, rappresentato da un uomo vestito come un sacerdote di secoli fa che impone la censura su statue che rappresentano il nudo in forma artistica—un'operazione di oscurantismo in chiave anti-culturale. Dall'altro la critica all'Italia che si è piegata al volere di un regime oscurantista semplicemente perché in ballo c'erano miliardi, quindi per compiacere il partner.

In realtà è giusto fare chiarezza sulla polemica. Intanto a questo punto possiamo dire con certezza che non c'è stata nessuna richiesta di Rouhani, e del resto non poteva essere altrimenti. Chi conosce l'Iran e ha viaggiato in quel paese sa che tracce del periodo pre-islamico in cui c'era un uso moderato del nudo sono presenti nei musei dell'Iran come in manoscritti di epoca islamica. Se proprio avesse dovuto far coprire qualche nudo, Rouhani avrebbe dovuto partire da quelli in casa sua.

Chi ha voluto oscurare le statue, quindi, ha voluto compiacere Rouhani pensando di anticiparne un gesto e facendo invece un'operazione del tutto squallida—lasciando tra l'altro trasparire che per il business siamo disposti a passare sopra arte, cultura e diritti umani.

Quanto c'è di vero nella rappresentazione dell'Iran che viene fatta dalla stampa italiana?
Ci sono varie immagini dell'Iran, e sono tutte caricaturali. Da una parte si parla di un paese in cui qualsiasi squarcio di civiltà viene negato, dall'altra di un paese estremamente ipocrita in cui la gente per strada e nella sfera pubblica si comporta in un modo mentre nel privato fa l'opposto, dilettandosi regolarmente in feste a base di sesso, droga, alcol e quant'altro.

Le narrative possono anche stare insieme una volta modificate, ma in mezzo c'è tutto il resto. Ci sono soprattutto le persone normali, che però non fanno notizia. Del paese quindi si preferiscono queste immagini—caricaturali, appunto—che colpiscono l'immaginario collettivo. In realtà si tratta di un paese come gli altri, con una grande attività culturale e una grande tradizione di letteratura, cinematografia e arti visive.

Al di là di tutte le polemiche, questa visita segna l'inizio di una nuova era nei rapporti tra Italia e Iran?
Senz'altro. O quantomeno ne è l'ufficializzazione. Non dobbiamo dimenticarci che anche su scala minore noi in questi anni abbiamo continuato a fare affari con l'Iran. Gli imprenditori italiani sono sempre andati in Iran e gli affari si sono sempre fatti, anche se ovviamente le transazioni economiche non potevano avvenire alla luce del sole e passavano per paesi terzi, come gli Emirati e la Turchia. Quindi in realtà c'è un alone d'ipocrisia in questo discorso.

Il fatto interessante è il valore simbolico di questa visita, sulla cui importanza tralasciamo un piccolo fatto: quando diciamo che Rouhani è il numero uno dell'Iran in realtà non è vero, perché il numero uno è la guida suprema, Ali Khamenei. Rouhani è il presidente della Repubblica e ha un ruolo non certo marginale, ma non ha lo stesso potere decisionale che ha la guida suprema e che hanno molti personaggi dell'apparato di governo.

Oltre all'enorme valore economico, qual è il valore strategico di questa visita?
Il valore strategico è importantissimo. In questi anni siamo stati un po' accodati ad altre potenze tipo la Germania, che con la scusa dell'uniformità europea, del doverci presentare compatti nei confronti dell'Iran, ha cercato in realtà di indebolire il rapporto privilegiato che avevamo e di sostituirsi a noi come primo partner commerciale. Si tratta di un'operazione che continua a riuscire, perché anche in questa nuova fase di rapporti tra paesi europei o occidentali con l'Iran i tedeschi si sono già accaparrati tutta una serie di commesse nel settore della tecnologia. Proprio per questo, il fatto che Rouhani sia partito dal nostro paese ha un valore strategico molto importante.

Perché crede che abbia scelto di cominciare proprio dall'Italia?
Forse ha riconosciuto la nostra non ingerenza, il nostro non gridare mai allo scandalo nei confronti di Teheran, cosa che invece era stata fatta ripetutamente dalla Germania, dalla Francia, per non parlare del Regno Unito. Tutto sommato l'Italia in questi anni si è barcamenata abbastanza bene nei rapporti diplomatici con l'Iran, oltre che nei rapporti commerciali, e forse adesso c'è stato un riconoscimento. Oppure è possibile che partire da un paese abbastanza neutro come l'Italia in qualche modo sia stato un banco per le successive prove che l'Iran dovrà affrontare con paesi molto più agguerriti.

Nel nostro rapporto con l'Iran, crede che il discorso dei diritti umani dovrebbe essere considerato?
Il discorso dei diritti umani secondo me va di pari passo con il resto. È un discorso molto difficile, perché l'idea di chiedere il rispetto dei diritti umani non può essere una sorta di ricatto che potrebbe essere letto come ingerenza. Certamente se l'Iran entra in questo contesto internazionale alcuni temi dovranno essere trattati, nel rispetto dell'autonomia di tutti. Come parliamo di diritti umani con Parigi e con Bruxelles, dobbiamo parlarne anche con Teheran e con gli altri nostri interlocutori.

L'ufficializzazione di questo rapporto con l'Iran potrebbe mettere in difficoltà quello del nostro paese con l'Arabia Saudita?
No, non credo. Qui c'è un gioco delle parti. Non credo che essere amici dell'Iran voglia dire che improvvisamente i nostri rapporti con l'Arabia Saudita si deteriorino. Credo che ci siano due narrazioni: quella ufficiale, in cui se hai dei rapporti con l'uno necessariamente ti schieri contro l'altro. E poi c'è l'altra, per cui in realtà non funziona così. Tutti questi stati—noi compresi—hanno bisogno di un equilibrio internazionale. Perciò l'Iran ci può dare e noi possiamo dare all'Iran tutta una serie di cose, ma l'Arabia Saudita può prendersi cura delle altre, e l'Italia in questo senso è sempre stata diplomaticamente capace.

La visita è arrivata dopo la cancellazione delle sanzioni economiche, quindi attraverso una specie di "pace" con l'Occidente. In che direzione sta andando l'Iran? Qual è la situazione interna nel paese?
La situazione interna dell'Iran in questo momento è molto fluida. Da un lato Rouhani considera della sua fazione (riformista) quest'enorme successo, che è quello di aver liberato l'Iran da ruolo di paria del mondo, di averlo rimesso nel circuito internazionale e di aver fatto abbassare in modo consistente l'inflazione.

Questo a livello economico. Dall'altra parte però le fazioni si confrontano spesso in termini di rapporto con l'Occidente, quindi un eccessivo piegarsi all'Occidente viene giudicato dall'ala integralista come un rinnegare la rivoluzione e quello che è successo in quattro decadi.

Quindi a ogni successo di Rouhani e dei suoi corrisponde una stilettata dall'altra parte, c'è un braccio di ferro. L'altra cosa importante è che gli iraniani hanno firmato questa cambiale in bianco a Rouhani ormai due anni e mezzo fa. Sono sicuramente soddisfatti della cancellazione delle sanzioni, ma sono anche molto scettici: prima di giudicare se questa è un'operazione di successo vogliono vedere delle ricadute.

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