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Siamo andati a testare le droghe che si fa la gente ai festival

Michael Segalov

Michael Segalov

Sono andato al Bestival con dei kit tascabili, intenzionato a testare tutte le sostanze su cui sarei riuscito a mettere le mani. Come prevedibile, ci ho trovato un sacco di schifezze.

Arrivato sull'isola di Wight sono saltato su un taxi con altri due ragazzi di Londra. Eravamo diretti al Bestival, l'ultimo grande festival estivo inglese, e i miei compagni di taxi avevano deciso di prendersi una botta colossale—effettivamente, entrambi avevano già mandato giù un paio di pasticche.

"Ma ne abbiamo ancora un sacco," mi ha detto uno di loro, orgoglioso. "Nascondo le buste attaccandole con lo scotch tra l'uccello e le palle. Lo faccio tutti gli anni. Funziona benissimo."

Era venerdì e il festival era cominciato il giorno prima, perciò mentre mi avvicinavo ai cancelli d'ingresso ho buttato un occhio ai bidoni della droga—che, se buttata, sarebbe stata "condonata". Molti bidoni erano quasi vuoti, o pieni di cartone. Pare che chi aveva deciso di incrementare artificialmente i propri livelli di serotonina nel corso del weekend non si fosse fatto intimorire dalla security e dai cani antidroga.

Anch'io nutrivo un certo interesse per le buste attaccate ai genitali delle persone, ma per motivi diversi da polizia e security. Mi ero portato da casa un bel po' di kit per testare le droghe, quelli che servono per capire quanto pura è una droga e con quali altre sostanze è stata tagliata. Perché? Volevo capire esattamente di cosa si fanno i giovani ai festival, e come reagiscono quando scoprono che le loro sostanze sono piene di agenti chimici usati per sverminare gli animali da allevamento.

Montata la tenda ho iniziato a vagare per il campeggio, pronto a convincere perfetti sconosciuti più o meno fatti a darmi un po' delle loro droghe per testarle.

"Sei un poliziotto?" è la risposta che mi davano molti. "Perché se sì, col cazzo."

"No," replicavo, e questo sempre—e con un'enorme facilità—rassicurava i miei interlocutori, che da lì in poi si fidavano di me.

La cocaina non era molto diffusa, e solo sei gruppi tra i 35 che ho fermato hanno ammesso di averne. Tre campioni venivano da Londra, e tutti erano della qualità che mi aspettavo—ovvero non particolarmente buona. Ogni campione ha dato come risultato "medio contenuto di cocaina" che, secondo gli esperti che hanno ideato il test, significa che è pura intorno al 40 percento.

L'agente di taglio più presente in questi campioni era la benzocaina, un agente farmaceutico presente negli anestetici odontoiatrici e negli spray per il mal di gola. Si usa molto spesso per tagliare la cocaina perché ti anestetizza le gengive quando ce la sfreghi sopra, e questo—lo sapete tutti perché l'avete visto in tv, no?—è un segno inconfutabile che quella che ti hanno venduto è coca molto buona.

Il ragazzo che aveva comprato la coca a Reading ha avuto una brutta sorpresa: il suo campione è uscito verde, segnalando la presenza di levamisolo nella sostanza che aveva pagato 80 sterline al grammo. Nel 2014 un portavoce del governo inglese ha dichiarato che addirittura i quattro quinti della cocaina inglese sarebbero tagliati con farmaci veterinari, di quelli usati per sverminare il bestiame (cavalli e mucche). I produttori sudamericani usano questi farmaci per "montare" la cocaina perché gli effetti sugli esseri umani sono simili a quelli della droga. Purtroppo, causano anche una soppressione dei globuli bianchi e fanno marcire la pelle.

"Sono mesi che compro la coca da questo tizio, e se l'avessi testata prima non l'avrei mai fatto," mi ha detto il ragazzo di Reading. "Cioè, questo weekend la prendo lo stesso, tanto ce l'ho già—ma appena torno a casa mi trovo un altro spacciatore."

Non che sia una sorpresa che il festival sia invaso da cocaina di infimo livello; i rimanenti test hanno portato alla luce cocaina molto impura e tagliata con la lidocaina, una sostanza che al pari della benzocaina anestetizza pelle e gengive. La benzocaina e la lidocaina valgono 10 sterline al chilo, ma se mescolate con la cocaina o vendute al posto di essa arrivano a valere fino a 50.000 sterline—capite perché gli spacciatori le usano.

Nei test alle pasticche abbiamo cercato di capire se contenessero ecstasy pura o fossero tagliate con altre sostanze chimiche. Tre gruppi di ragazzi di Brighton si erano portati pasticche giallo acceso, i cui campioni sono diventati viola nella provetta, confermandone l'alto contenuto d'ecstasy. Anche due campioni da Manchester sembravano puri.

Questi ragazzi sembravano molto orgogliosi delle loro droghe, e di avermele fatte testare.

Non posso dire lo stesso degli altri.

Harry da Catford aveva messo le mani su qualche pasticca la notte prima. "Ne ho prese un po' a un coglione ieri sera mentre Action Bronson si faceva un cannone sul palco," mi ha detto.

A 20 sterline l'una, le sue tre pasticche avevano un prezzo conveniente, ma ne aveva presa una e non aveva avuto alcun effetto. Dopo un po' di tentativi (per tutto il weekend ho fatto tre test a ogni campione per assicurarmi che il risultato fosse giusto; ma la sua droga l'ho testata sei volte) e una gita dal farmacista, abbiamo concluso che si trattava di mezza pastiglia effervescente per l'influenza al gusto arancia.

"Onestamente sapeva un po' di effervescente," ha sospirato Harry prima di andare in cerca di un acquirente a cui rivenderle.

Un altro campione ha rivelato tracce di un miscuglio di ecstasy e destrometorfano, che non è niente di spaventoso—ce ne sono tracce nello sciroppo per la tosse, che infatti, in grandi quantità, ti fa andare un po' fuori di testa, e quando mescolato all'ecstasy e a una notte in piedi a saltare ti fa rischiare l'infarto.

"Non la prenderò," mi ha detto Sarah di Portsmouth, il cui campione di ecstasy è risultato positivo al PMA (o parametossianfetamina)—un agente chimico che potrebbe essere responsabile della morte di più di 100 ragazzi nel Regno Unito, tra cui anche tre ragazzi quest'anno. Il PMA è molto più forte e molto più tossico del composto di MDMA solitamente contenuto nelle pasticche—ed è molto più mortale. Ci vuole anche più tempo perché il PMA salga, il che significa che spesso i consumatori prendono una seconda pasticca prima che la prima faccia effetto, facendo moltiplicare i rischi.

Ho testato 15 campioni da tutto il Regno Unito, e l'MDMA era per lo più estremamente pura—a parte due campioni gallesi, anche se non siamo riusciti a decifrare le altre sostanze presenti.

Il campione di Alice dalla Cornovaglia non ha mostrato alcuna traccia di MDMA. "Sono un po' preoccupata," ha detto fissando la fiala. "Ne ho preso mezzo grammo ieri sera e mi è salito qualcosa, ma così non ho la minima idea di cosa ho preso."

A differenza di molte delle persone con cui abbiamo parlato, Alice conosceva bene il suo spacciatore, e ha cominciato a mandargli foto del test e insulti.

In un campione di MDMA c'erano tracce di anfetamine, cosa che ha spinto il proprietario a dichiarare che "avrebbe deciso con calma" se prenderle o meno—anche se non sembrava molto convincente.

Volevo testare anche la ketamina, ma solo due persone a cui ho chiesto hanno ammesso di averne. Forse per gli avventori del Bestival è troppo imbarazzante ammettere di avere della ketamina? O forse la carestia inglese del 2014 ha ancora degli strascichi nel 2015? O forse chiunque ne avesse presa era chiuso in tenda in k-hole?

Immagino che non lo sapremo mai. Comunque, quello che so è che i due campioni che ho testato non hanno dato alcun risultato, il che potrebbe voler dire o che erano al 100 percento puri o che erano gesso. O che il test non funzionava. O che non ero stato capace di farlo. Insomma: non sono riuscito a testare la ketamina.

Anche se mi hanno aiutato a farmi un'idea di base sui consumi e la qualità delle sostanze in quella particolare circostanza, i miei test erano tutt'altro che completi, e i kit tascabili in generale sono soltanto un punto di partenza; per ottenere informazioni precise servono macchinari molto, molto più costosi. Ed effettivamente, il dott. Adam Winstock del Global Drug Survey ha dichiarato che i kit di questo tipo non sono fatti per fornire risposte precise.

Quindi cosa dovrebbero fare i festival? Dovrebbero attivarsi, e fornire al proprio pubblico strutture e mezzi adeguati per capire cosa stanno per assumere?

Nick Jones della EZTest, l'azienda da cui arrivavano i kit, mi ha spiegato che ci sono molti limiti. "I festival potrebbero assicurarne una maggiore disponibilità, ma noi non abbiamo insistito per paura di complicare la nostra situazione," mi ha detto per telefono, aggiungendo che la vendita esplicita di questi test come strumento di riduzione del danno sarebbe "contro la legge."

Quando ho chiesto a Jones perché la sua azienda non abbia condotto test sul campo ai festival inglesi, mi ha risposto che molti temono di perdere la licenza e che il confronto con le autorità locali e le forze dell'ordine ha frenato molti organizzatori. "Se ammetti di disporre di un sistema per il test delle sostanze, ammetti anche che in loco si fa uso di sostanze. E ovviamente alla polizia e al comune questa cosa non piace."

Quel che è certo, indipendentemente da ciò che fa contenti polizia e sindaci––come è sempre stato, e come sempre sarà––è che la gente continuerà a fare uso di droghe. E continuerà a farlo anche ai festival. In mancanza di un sistema di prevenzione del danno, però, c'è il rischio che facendolo a qualcuno vada male. Per averne la triste conferma basta dare un'occhiata ai casi di cronaca.

Noi abbiamo testato 22 campioni, ma anche su un numero così piccolo abbiamo riscontrato qualche dato preoccupante.

I kit come quelli che abbiamo utilizzato possono essere acquistati online per una somma irrisoria. Potrebbero benissimo salvare delle vite, e personalmente consiglio a chi fa uso di droga di investirci qualche soldo e provare per conto proprio. Ma anche gli organizzatori dei festival devono fare la loro parte, proprio come avvenuto col Warehouse Project di Manchester, che permetteva ai consumatori che avevano passato i controlli di sicurezza di far testare le proprie sostanze a dei professionisti. Il fatto è che l'atteggiamento delle autorità non facilita le cose. Tutto sta nel metterti una tale paura da toglierti la voglia di parlare di droga, o fare direttamente finta che la droga non esista e non muovere un dito per proteggere i consumatori da eventuali rischi.

Le persone con cui ho parlato erano felici di sapere cosa stavano assumendo. Di fronte a risultati poco rassicuranti c'è chi si è sbarazzato delle sostanze e chi ha solo fatto finta di sbarazzarsene o non ci ha proprio pensato, ma il punto è che almeno tutti erano coscienti di ciò che avevano per le mani ed erano nelle condizioni di prendere delle decisioni consapevoli.

Al Bestival di quest'anno ho imparato un po' di cose. Ho imparato che i festival devono riconsiderare il loro approccio ai test e magari seguire il buon esempio di altre realtà oltreoceano. Ho anche imparato che aziende come la EZTest devono poter operare nella legalità, dal momento che col loro operato potrebbero salvare delle vite.

E poi ho imparato che comprare delle pasticche da un tizio in una tenda alle tre di mattina non è un'ottima idea.

@MikeSegalov